Mobili intarsiati tra XVII e XVIII secolo: i Rovelli di Cusio (Bg)
di Andrea Bardelli
Premessa
In questo sito ci siamo in varie occasioni occupati degli intarsiatori Caniana (nota 1), mentre abbiamo trascurato un’altra famiglia di intarsiatori, quella dei Rovelli, la cui produzione viene spesso confusa con quella dei primi.
Prima di addentrarci nell’arduo compito di distinguere i lavori degli uni e degli altri – impresa a cui dedicheremo un prossimo articolo – è opportuno fare il punto sulle opere dei Rovelli ai quali è stata dedicata una monografia che abbiamo avuto modo di recensire nel febbraio 2009 e alla quale facciamo ampio rimando (nota 2).
Ogniqualvolta si tratta di analizzare a fini attributivi un mobile transitato in asta, sul mercato antiquario oppure conservato in qualche collezione pubblica o privata, l’esistenza di un testo completo e affidabile consente di disporre, come termine di paragone, di lavori per lo più eseguiti per la committenza ecclesiastica e quindi documentati.
I mobili dei Rovelli
Iniziamo da un cassettone conservato presso il Museo Miniscalchi-Erizzo a Verona dove è sempre stato considerato un prodotto dell’artigianato locale, mentre lo si può attribuire con relativa certezza ai Rovelli, possibilmente ad Antonio Rovelli [Figura 1, nota 3], in virtù del confronto con diversi suoi lavori, in particolare la grande credenza eseguita per la chiesa parrocchiale di Cusio (Bg) a due riprese, nel 1671 e nel 1782-84, che presenta gli stessi decori intarsiati a girali fogliati [Figura 2, nota 4].

Figura 1. Antonio Rovelli (?), cassettone, fine XVII secolo, Verona, Museo Miniscalchi-Erizzo.

Figura 2. Antonio Rovelli, credenzone, 1671/1682-1684, Cusio (Bg), chiesa di Santa Margherita d’Antiochia, sacrestia.
Lo stesso decoro a girali è anche reperibile in un altro cassettone che possiamo senz’altro attribuire ai Rovelli che rappresenta una sorta di raccolta del repertorio figurativo di questa bottega [Figura 3].

Figura 3. Bottega Rovelli, cassettone, XVII-XVIII secolo, mercato antiquario.
A parte il fregio, anche il triangolo isoscele a due colori, riscontrabile nel mobile di Figura 1, ricorre frequentemente nei lavori dei Rovelli.
Il confronto più eclatante è quello con il credenzone della sacrestia della parrocchiale di Cassiglio (Bg) attribuita ad Ambrogio Rovelli di cui mostriamo un dettaglio in cui si vede, qui collocato in verticale a uso lesena, un decoro fiammato [Figura 4, nota 5], altro elemento “rovelliano” che nel cassettone qui sopra si dispone sulle fasce superiore e inferiore del cassetto centrale .

Figura 4. Ambrogio Rovelli, credenzone (particolare), 1722 circa, Cassiglio (Bg), chiesa di San Bartolomeo, sacrestia.
Il motivo dell’aquila bicipite è riscontrabile in diversi lavori dei Rovelli. Lo mostriamo alla base di un inginocchiatoio con lo stemma della famiglia Guarinoni, attribuito ad Antonio o Ambrogio Rovelli ed eseguito tra XVII e XVIII secolo per la parrocchiale di Bordogna di Roccobello (Bg); si possono notare altri elementi decorativi comuni ai mobili finora considerati come il fregio a girali fogliate e il decoro fiammato [Figura 5, nota 6].

Figura 5. Antonio o Ambrogio Rovelli, inginocchiatoio, XVII-XVIII secolo, Bordogna di Roccobello (Bg), chiesa di Santa Maria Assunta.
E ancora: sul piano del cassettone di Figura 3 si vede un motivo raggiato [Figura 3a] che si può confrontare con un motivo analogo al centro di uno schienale nel coro della parrocchiale di Mezzoldo (Bg) [Figura 6].

Figura 3a. Particolare del piano del cassettone di Figura 3.

Figura 6. Antonio Rovelli, coro (particolare), 1675, Mezzoldo (Bg), chiesa di san Giovanni Battista (fonte leterredeibaschenis.it).
Nel mobile successivo, la fronte è suddivisa in tre cassetti, ciascuno dei quali ripartito in due cartelle laterali più grandi, rettangolari, e una centrale più piccola e quadrata. A parte il motivo fiammato che delimita i cassetti, qui cambia il tipo di decoro che, nelle cartelle grandi, è costituito da un fitto intarsio simmetrico e, in quelle centrali, da piccole figure di animali [Figura 7].

Figura 7. Bottega Rovelli, cassettone, fine XVII secolo, mercato antiquario.
L’intarsio sulle cartelle grande trova un riscontro molto preciso in un mobile che si trova nella sacrestia della frazione Cornello dei Tassi del comune di Camerata Cornello (Bg), dove si rivede anche il decoro a triangolo isoscele bicolore [Figura 8, nota 7].

Figura 8. Antonio Rovelli (attr.), credenzone (particolare), 1675-1677, Camerata Cornello, frazione Cornello dei Tassi (Bg), sacrestia.
Si vedano i due fregi intarsiati a confronto [Figure 7a e 8a].

Figura 7a. Particolare del cassettone di Figura 7.

Figura 8a. Particolare del credenzone di Figura 8.
Per quanta riguarda le figure di animali, il cervo è visibile anche nella Figura 6 sotto il motivo raggiato, ma il riferimento principale è al coro e ai banchi del presbiterio nella prepositurale di Averara (Bg), opera di Antonio Rovelli tra il 1690 e il 1692, coadiuvato da Damiano Lozza per le parti intagliate [Figura 9, nota 8], dove – oltre al leone rampante [Figure 10] e al cervo – compare anche l’aquila bicipite vista sul cassettone di Figura 3 e sull’inginocchiatoio di Figura 5.

Figura 9. Antonio Rovelli e Damiano Lozza, banco, 1690-1692, Averara (Bg), chiesa di San Giacomo, presbiterio (fonte altobrembo.it).

Figura 10. Antonio Rovelli, leone rampante intarsiato nel coro di Averara (Bg).
Prima di passare al mobile successivo, mostriamo altri due particolari del cassettone di Figura 7.
Il primo è il piano in cui si nota (all’interno del rettangolo celeste) lo stesso decoro che vediamo nella Figura 6 al centro delle lesene. Il decoro gigliato che marca i quattro spigoli del piano è anch’esso largamente diffuso, in questa o altre posizioni, nei mobili dei Rovelli [Figura 7b].

Figura 7b. Piano del cassettone di Figura 7.
Il secondo è il piede che, contrariamente alla sobrietà della maggior parte dei piedi relativi ai mobili finora considerati, è arricchito da un insolito intarsio raffigurante un drago alato [Figura 7c].

Figura 7c. Piede del cassettone di Figura 7.
Stessi fregi sui cassetti e stessi piedi sono riscontrabili in un cassettone in collezione privata che presenta un’organizzazione della fronte incentrata su quattro cassetti, diversamente dai precedenti [Figura 11].

Figura 11. Bottega Rovelli, cassettone, XVII-XVIII secolo, collezione Michele Rodeschini.
Un’immagine del piano [Figura 11a], confrontabile con quella di Figura 7b per la disposizione degli intarsi, mostra lo stesso decoro gigliato negli angoli e il cervo raffigurato negli arredi di cui alle Figure 6 e 7.

Figura 11a. Piano del cassettone di Figura 11.
Inoltre, troviamo un fregio identico in un confessionale eseguito da Giuseppe e Ambrogio Rovelli “il giovane”, zio e nipote, per la parrocchiale di Cusio (Bg) nel 1716 [Figura 12, nota 9].

Figura 12. Giuseppe e Ambrogio Rovelli “il giovane”, confessionale, 1716, Cusio (Bg), chiesa di santa Margherita d’Antiochia, sacrestia.
Chiudendo idealmente il cerchio dei rimandi, i due fregi all’interno di un rombo nella parte bassa delle lesene del confessionale di Cusio sono uguali a quello già evidenziato sul piano del cassettone di cui alla Figura 7b.
Un cassettone passato anni fa sul mercato antiquario [Figura 13] ha sulla fronte dei cassetti un decoro a girali fogliati che riscontriamo, con poche varianti, in diversi lavori dei Revelli, tra cui la predella dell’altar maggiore – (moderno – che si trova nella parrocchiale di Valtorta (Bg) [Figura 14, nota 10].

Figura 13. Bottega Rovelli, cassettone, XVII-XVIII secolo, già mercato antiquario.

Figura 14. Rovelli Antonio e Ambrogio (attr.), predella, XVII-XVIII, Valtorta (Bg), chiesa di Santa Maria Assunta.
Per quanto riguarda le figure di animali il riferimento è, ancora una volta, al coro di Averara (Bg), già richiamato a proposito del cassettone di Figura 7; in particolare: il leone rampante e l’uccellino raffigurato sul primo cassetto (che vediamo anche agli estremi del cassetto centrale nel cassettone di Figura 3) [Figura 15].

Figura 15. Antonio Rovelli, uccellino intarsiato nel coro di Averara (Bg).
L’altro uccellino, raffigurato sul terzo cassetto, trova invece un riscontro nella fascia superiore del confessionale di Cusio di cui alla Figura 12.
Un elemento solo apparentemente trascurabile è costituito dallo scontorno dei cassetti, realizzato con una doppia sequenza di tasselli romboidali di colore chiaro scuro alternati che troviamo nel pulpito di Antonio Rovelli eseguito nel 1699 per la parrocchiale di Cusio (Bg) [Figura 16, nota 11].

Figura 16. Antonio Rovelli, pulpito (particolare), 1699, Cusio (Bg), chiesa di Santa Margherita d’Antiochia.
L’ultimo cassettone ad essere esaminato appartiene a una collezione privata milanese e ci consente una sorta di “ripasso” di alcuni elementi decorativi tra quelli finora esaminati [Figura 17].

Figura 17. Bottega Rovelli, cassettone, XVII-XVIII secolo, collezione privata.
L’aquila bicipite sul cassetto centrale è riscontrabile in diversi esemplari (confronta Figure 3 e 5), mentre l’uccellino e il cane sono uguali a quelli del cassettone di Figura 13, con cui condivide anche lo scontorno.
In questo caso, siamo in grado di mostrare anche il fianco [Figura 17a]

Figura 17a. Fianco del cassettone di Figura 17.
Il decoro all’interno di una cartella romboidale si confronta abbastanza puntualmente con analogo decoro presente nel più volte citato coro di Averara (Bg) [Figure 17b e 8].

Figura 17b. Particolare del fianco del cassettone di Figura 17.

Figura 18. Antonio Rovelli, coppia di draghi intarsiati nel coro di Averara (Bg).
Proseguiamo in questa carrellata con alcuni inginocchiatoi. La monografia scritta da Medolago, Boffelli e Calvi (op. cit.) ne pubblica diversi, anche provenienti dal mercato antiquario o da collezione private.
Tra quelli inediti, ne mostriamo uno che proviene dal mercato antiquario e presenta un decoro a tralci floreali assimilabile a quello già rilevato sul cassettone che precede [Figura 19].

Figura 19. Bottega Rovelli, inginocchiatoio, XVIII secolo, già mercato antiquario.
Per entrambi, per quanto riguarda il fregio, un riferimento può essere trovato in un inginocchiatoio eseguito per la prepositurale di Averara (Bg) da Antonio Rovelli a fine Seicento e perfezionato da Giovanni Paolo Caniana nel 1722 (vedi ancora nota 8) [Figura 20, nota 12].

Figura 20. Antonio Rovelli (XVII-XVIII secolo) e Giovanni Paolo Caniana (1722), inginocchiatoio, Averara (Bg) chiesa di San Giacomo, foto dell’autore.
Un’immagine del piano superiore dell’inginocchiatoio [Figura 19a] consente un altro confronto, quello con analoga figura di pavone intarsiata sul coro di Antonio Rovelli (1675) per la parrocchiale di Mezzoldo (Bg) [Figura 21, nota 13].

Figura 19a. Particolare del piano dell’inginocchiatoio di Figura 19.

Figura 21. Antonio Rovelli, pavone intarsiato nel coro della chiesa di San Giovanni Battista a Mezzoldo (Bg).
Non sarà sfuggito che i due cavalli ai lati del pavone nella Figura 19a sono pressoché identici a quelli raffigurati sulla fronte del terzo cassetto dall’alto nel cassettone di Figura 11.
Per il resto, attorno alla formella raffigurante san Cristoforo, si riconosce il decoro fiammato che abbiamo incontrato altre volte (confronta Figure 3, 4, 5 e 7); il piede ha una forma molto semplice, come nell’inginocchiatoio di Figura 5, qui arricchita dall’intarsio di un cervo, lo stesso che compare nelle Figure 6, 7 e 11a.
La lesena con fregio floreale sormontato da un uccellino e “agitato” da un putto collocato alla base ci introduce all’inginocchiatoio successivo che presenta lo stesso tipo di lesena. Il mobile è passato in asta da Finarte nel 2009, proveniente da una collezione privata a Belluno, con un’attribuzione al Friuli [Figura 22].

Figura 22. Bottega Rovelli, inginocchiatoio, XVII-XVIII secolo, 22. Finarte febbraio 2009 n. 141.
L’intarsio figurato sull’anta riproduce lo stesso soggetto che vediamo su uno dei tre inginocchiatoi eseguiti dai Rovelli per la parrocchiale di Gerola Alta (Bg) [Figura 23, nota 14].

Figura 23. Bottega Rovelli, inginocchiatoio, 1741, Gerola Alta (Bg), chiesa di San Bartolomeo.
Inoltre, i quattro decori posti simmetricamente agli angoli dell’anta medesima sono uguali a quelli che si trovano sul pulpito eseguito nel 1693 da Antonio Rovelli per la parrocchiale di Mezzoldo, qui intercalati al motivo fiammato più volte incontrato [Figura 24, nota 16].

Figura 24. Antonio Rovelli, pulpito (particolare), 1693, Mezzoldo, chiesa di San Giovanni Battista.
Come si può notare, tuttavia, l’inginocchiatoio di Figura 22 mostra un intarsio più “pieno”, diverso da quello filiforme che caratterizza la maggior parte della produzione dei Rovelli. Non possiamo quindi escludere che si tratti di un mobile eseguito da Angelo Regazzoni, un emulo dei Rovelli attivo nella seconda metà del XVIII secolo (nota 16).
Conclusione
Sperando di essere riusciti a mantenere i propositi iniziali, si è voluto introdurre un criterio che consenta di attribuire ai Rovelli alcuni mobili non meglio identificati, basato sul confronto con alcuni loro lavori certi in quanto firmati e/o, documentati oppure provenienti da un contesto che li possa plausibilmente qualificare.
NOTE
[1] Si rimanda all’articolo Cassone bergamasco di fine Seicento appartenuto alla famiglia Tasso (novembre 2020) [Leggi]; ivi la nota 5: Sui Caniana sono stati pubblicati su Antiqua diversi contributi, l’ultimo dei quali è Trumò intarsiato del Settecento attribuibile a bottega bergamasca (Caniana?) (ottobre 2019) dal quale si può risalire ai precedenti [Leggi]. A questi si aggiunge: La famiglia Caniana e l’arte organaria di Andrea Luigi Serassi (agosto 2025) [Leggi].
[2] Il capostipite è Ambrogio Rovelli (1591-1674) a cui succedono i figli Giovanni Antonio (1641-1710) e Giuseppe (1655-1729) e il nipote Ambrogio “il giovane” (1674-1747), figlio di Giovanni Antonio. La bottega prosegue con i figli e i nipoti di Ambrogio “il giovane” per poi estinguersi agli albori del XIX secolo (Medolago-Boffelli-Calvi 2008, p. 26).
[3] Vedi Marchini 1994, pp. 24-25.
[4] Medolago-Boffelli-Calvi, op. cit., p. 134-135 nn. 233-236, scheda n. 1 p. 82.
[5] Medolago-Boffelli-Calvi, op. cit., p. 176 nn. 408-409, scheda n. 102 p. 96-97.
[6] Medolago-Boffelli-Calvi, op. cit., p. 193 nn. 487-488, scheda n. 167 p. 105.
[7] Medolago-Boffelli-Calvi, op. cit., p. 202 nn. 548-550, scheda n. 210 p. 111.
[8] Medolago-Boffelli-Calvi, op. cit., p. 156-159, nn. 302-325, scheda nn. 50-52 pp. 88-89. Sugli stessi arredi interviene successivamente (1722) Giovanni Paolo Caniana (1669-1749).
[9] Medolago-Boffelli-Calvi, op. cit., p. 140 n. 245, scheda n. 5 p. 83.
[10] Medolago-Boffelli-Calvi, op. cit., p. 170 n. 367, scheda n. 67 p. 92.
[11] Medolago-Boffelli-Calvi, op. cit., p. 138 n. 239, scheda n. 4 pp. 82-83.
[12] Una diversa immagine è publicata in Medolago-Boffelli-Calvi, op. cit., p. 160 n. 326, scheda n. 52 pp. 88-89.
[13] Medolago-Boffelli-Calvi, op. cit., p. 181 n. 426, scheda n. 113 p. 98.
[14] Medolago-Boffelli-Calvi, op. cit., p. 229 n. 743, scheda n. 378 p. 129.
[15] Medolago-Boffelli-Calvi, op. cit., p. 185 n. 444, scheda 117 p. 100.
[16] L’intarsio sul cassetto e sulla fascia di base dell’inginocchiatoio è infatti simile a quello che compare sulla fronte di un cassettone del Regazzoni che si conserva nella parrocchiale di Santa Brigida (Bg) (Medolago-Boffelli-Calvi, op. cit., p. 152 n. 290), a sua volta fortemente ispirato agli intarsi di Ambrogio Rovelli per uno scranno presbiteriale nella stessa chiesa (Medolago-Boffelli-Calvi, op. cit., p. 152 n. 287).
Bibliografia citata
-Gian Paolo Marchini, Antichi mobili veronesi secoli XVI-XVIII, Fondazione Museo Miniscalchi-Erizzo, Verona 1994.
-Gabriele Medolago-Roberto Boffelli-Giacomo Calvi, I Rovelli di Cusio e l’arte dell’intarsio e della tarsia lignea in Valle Brembana (secoli XVI-XX), A.V.B. Valtorta (Bg) 2008 [Leggi].
Ringrazio Michele Rodeschini per la collaborazione.
Settembre 2026
© Riproduzione riservata