Riconsiderando un gruppo di mobili neoclassici lombardi
di Andrea Bardelli e Manuela S. Carbone
Premesse
Questo è un articolo di tipo tecnico, dedicato a chi è interessato alla classificazione del mobile neoclassico lombardo all’interno di singole botteghe.
La ricerca procede continuamente e si fanno scoperte continue che possono mettere in crisi quanto finora sostenuto; rivendichiamo l’opportunità di rendere noti anche risultati “intermedi” e di procedere successivamente alle necessarie rettifiche.
Un gruppo di mobili neoclassici lombardi ovvero la “Bottega dei nerboruti seduti”
Nel 2021 pubblicavamo un articolo in cui veniva identificato un gruppo di mobili che presentava “una certa aria di famiglia” e si rilevavano alcune affinità con un tavolo firmato dai fratelli Cassina (nota 1). Nei nostri appunti di lavoro, il nucleo centrale di questo gruppo era stato denominato “Nerboruti seduti” per le due figure maschili contrapposte che caratterizzano alcuni esemplari di cui mostriamo un esempio inedito [Figura 1]. Anche per comporre da subito le didascalie in modo completo, anticipiamo di voler attribuire questo nucleo all’ambito di Giovanni Maffezzoli, comprendente suoi eventuali collaboratori più o meno stretti o epigoni.

Figura 1. Ambito di Giovanni Maffezzoli, cassettone neoclassico intarsiato, Sotheby’s 12.11.2019 n. 133.
Nello stesso articolo, pubblicavamo un secretaire (ivi Figura 17), rimandando a un articolo precedente in cui, con una certa lungimiranza, veniva già attribuito all’ambito di Giovanni Maffezzoli (nota 2).
Successivamente, si comincia a parlare di “artefice prossimo a Maffezzoli”, riferendoci a una produzione certamente collocabile nell’ambito di Maffezzoli, ma con caratteristiche specifiche che hanno indotto a identificare una figura a sé stante (nota 3).
Ciò che qui si intende sostenere, è che i mobili della cosiddetta “Bottega dei nerboruti seduti” (nota 4) siano da mettere in stretto collegamento con i mobili riferibili all’ “artefice prossimo a Maffezzoli” e, più in generale, alla bottega di Maffezzoli medesimo (nota 5).
Ci limitiamo a pochi confronti.
Il cassettone già attribuito a Giuseppe Maggiolini, capofila della “Bottega dei nerboruti seduti” [Figura 2, nota 6], ha lo stesso decoro “a festoni” riscontrabile sia in un secretaire già attribuito a Maffezzoli, oggi inserito tra i mobili dell’artefice prossimo a Maffezzoli [Figura 3, nota 7], sia in un cassettone che gode di un’attribuzione diretta a Maffezzoli [Figura 4, nota 8].

Figura 2. Ambito di Giovanni Maffezzoli, cassettone neoclassico intarsiato, catalogo mostra commemorativa di Giuseppe Maggiolini, Milano 1939, n. 100-101 tav. 46.

Figura 3. Ambito di Giovanni Maffezzoli, secretaire neoclassico intarsiato, mercato antiquario.

Figura 4. Giovanni Maffezzoli (attr.), cassettone neoclassico intarsiato, mercato antiquario.
Notiamo che la qualità e l’elaboratezza del mobile di Figura 1, unite al prestigio della committenza, fanno pensare a un intervento diretto dello stesso Maffezzoli.
Proseguiamo con il confronto tra un comodino collocato “Bottega dei nerboruti seduti” [Figura 5, nota 9] e un cassettone classificato come “artefice prossimo a Maffezzoli” [Figura 6] che utilizzano il medesimo festone fiorito per decorare la fronte.

Figura 5. Ambito di Giovanni Maffezzoli, comodino neoclassico intarsiato, Wannenes 26-27.11.2020 n. 537.

Figura 6. Ambito di Giovanni Maffezzoli, cassettone neoclassico intarsiato, mercato antiquario.
Infine, anche un piccolo particolare può fornire utili indicazioni. Un cassettone della “Bottega dei nerboruti seduti” [Figura 7, nota 10] presenta, sopra la mazzetta, un piccolo decoro raffigurante una farfalla che riscontriamo anche in un comodino dell’artefice prossimo a Maffezzoli [Figura 8] e che troviamo anche nella produzione attribuita a Maffezzoli [Figura 9].

Figura 7. Ambito di Giovanni Maffezzoli. cassettone neoclassico intarsiato, Finarte 23 novembre 1994 n. 333.

Figura 8. Ambito di Giovanni Maffezzoli, comodino neoclassico intarsiato, Finarte-Semenzato 31.3.03 n. 379.

Figura 4. Giovanni Maffezzoli (attr.), cassettone neoclassico intarsiato, Sotheby’s New York 13.12.03 n. 94.
Che si tratti di lavori di Maffezzoli, della sua bottega o di suoi epigoni, vi sono ragioni sufficienti per collocare questi mobili nel suo ambito e per sottrarli a quello, seppur avanzato in via ipotetica e con la massima prudenza, dei fratelli Cassina.
NOTE
[1] Si rimanda all’articolo Un gruppo di mobili neoclassici lombardi e alcune similitudini con un tavolo firmato dai fratelli Cassina (luglio 2021) [Leggi].
[2] Vedi Mobili lombardi attribuiti ai Ravelli. Parte prima (novembre 2020) [Leggi]. In quella sede, il secretaire in questione veniva accostato a un secretaire, giudicato di qualità superiore e attribuito direttamente a Maffezzoli (vedi oltre Figura 3, nota 7).
[3] Se ne parla la prima volta nel maggio 2023 nel Post-Scriptum a una articolo dedicato all’intarsiatore Francesco Squinzi, ipotizzando che lo si potesse identificare con l’intarsiatore Michele Lucchetti, Vedi Francesco Squinzi, intarsiatore di inizio Ottocento cercasi (maggio 2023) [Leggi]; una seconda volta nell’articolo Rapporti tra ebanisteria marchigiana e lombarda (ottobre 2023) [Leggi] e, infine, nell’articolo Ancora sui mobili neoclassici intarsiati tra Genova e Milano … o Cremona (dicembre 2024) [Leggi].
[4] Con riferimento ai mobili pubblicati nell’articolo citato alla nota 1, si tratta di quelli di cui alle Figure da 6 a 10 2 da 12 a 19.
[5] Al momento attuale, a meno che non si abbia a che fare con rari esemplari firmati o documentati o di qualità straordinaria, non è possibile distinguere la produzione di Maffezzoli da quella di suoi collaboratori, ex allievi, epigoni. Emblematico è il caso di Tommaso Pezzoni di cui si parla nell’articolo citato nella nota 2. Citiamo anche il caso del cosiddetto “imitatore del Maffezzoli” per il quale si rimanda all’articolo Imitatore del Maffezzoli e un GBM inedito (febbraio 2022) [Leggi]; oggi propendiamo per inserire definitivamente quest’ultimo nell’ambito della cosiddetta “Bottega dell’anforetta”.
[6] Mobile appartenuto alla marchesa Anna Conti Casati di San Vito di Milano e pubblicato nel catalogo della mostra commemorativa di Giuseppe Maggiolini del 1938 a Milano. Vedi anche articolo citato nella nota 1 (ivi Figura 10).
[7] Si tratta del secretaire citato nella nota 2.
[8] L’attribuzione si avvale del confronto con un cassettone del tutto simile pubblicato da Alvar Gonzales Palacios nel 1986 (A. G. Palacios, Il tempio del gusto. Il Granducato di Toscana e gli Stati Settentrionali, Longanesi, Milano 1986, n. 636.
[9] Pubblicato nell’articolo di cui alla nota 1 (ivi Figura 19).
[10] Pubblicato nell’articolo di cui alla nota 1 (ivi Figura 8).
Gennaio 2026
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