Tavolo in legno ebanizzato con placche in avorio raffiguranti vedute di città italiane siglate EG, Lombardia XIX secolo

di Andrea Bardelli

Il bel tavolo di cui ci sono state inviate le immagini affinché fosse analizzato può essere inquadrato, da un punto di vista stilistico, nell’ambito della produzione lombarda della seconda metà dell’Ottocento [Figura 1].

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Figura 1. Tavolo in legno ebanizzato con placche in avorio siglate EG, diametro cm. 107, altezza cm. 82, Lombardia, ultimo trentennio del XIX secolo, collezione privata (foto di Lorenzo Vanzetti).

Nel 1989, Andrea Donati mostra un tavolo con la parte delle gambe risolta in modo analogo – anche se nel nostro tavolo ha una struttura più elaborata e si avvale di intagli di una certa qualità – definendolo in stile Secondo Impero e datandolo al 1860 circa. Egli specifica che il piano poteva essere in legno, ma più frequentemente era in marmo nero decorato con medaglioni intarsiati a mosaico minuto. Giustamente definisce “caratteristica della seconda metà dell’Ottocento” la gamba a gabbia su base a crociera con piedi desinenti a ricciolo (A. Donati, Il mobile d’antiquariato per tutti, Mondadori, 1989, p. 154 n. 124).
Il tavolo, riprodotto in disegno nel libro di Donati, viene successivamente pubblicato da Nicola De Csillaghy; si ha così modo di vedere anche l’immagine del piano e di alcuni dettagli del piano stesso rappresentati da vedute di Roma realizzate a micro-mosaico [Figure 2, 2a e 2b].

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Figura 2. Tavolo in legno ebanizzato con placche a micromosaico attribuito a Luigi Moglia e bottega, Roma, 1860 circa.

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Figure 2a e 2b. Particolari del tavolo di Figura 2.

De Csillaghy lo attribuisce a Luigi Moglia (N. De Csillaghy, Il mobile dell’Ottocento in Italia, De Vecchi, Milano 1991, p. 250), che però noi sappiamo essere un mosaicista attivo a Roma nel 1850-1870, il quale ha presumibilmente eseguito le vedute. Al momento, non è possibile stabilire se anche la struttura, in questo caso piuttosto semplice, sia stata realizzata all’interno della bottega del Moglia o affidata a qualche laboratorio di ebanisteria esterno.
Mostriamo anche un altro piano di tavolo, sempre decorato con vedute di Roma (già Christie’s, New York), eseguite però in scagliola nella bottega di Pietro e Giuseppe Della Valle a Livorno (nota 1). Il piano del tavolo è pubblicato da Simone Chiarugi che lo data al 1840 circa (S. Chiarugi, Botteghe di mobilieri in Toscana (1780-1900), Spes, Firenze 1994, vol. I, p. 227 n. 194).

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Figura 3. Pietro e Giuseppe Della Valle, Tavolo in legno ebanizzato con placche in scagliola, Livorno, 1840 circa, già Christie’s, New York.

Diversamente da questi ultimi, il nostro tavolo – a parte la scelta dell’avorio invece del micromosaico o della scagliola – non raffigura solo vedute romane, bensì quelle di varie città italiane. Oltre a Roma (nota 2), infatti, si vedono Milano [Figura 1a], Venezia [Figura 1b], il golfo di Napoli e un altro paesaggio di cui diremo a breve.

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Figure 1a e 1b. Particolari del tavolo di Figura 1 (foto di Lorenzo Vanzetti).

Al centro del tavolo, in una placca di forma tonda [Figura 1c], è riprodotta la statua del Tevere con Romolo e Remo che attualmente si trova al Louvre di Parigi [Figura 4].

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Figura 1c. Particolare del tavolo di Figura 1 (foto di Lorenzo Vanzetti).

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Figura 4. Fiume Tevere, marmo, Roma, II secolo d. C., Parigi, Museo del Louvre.

La scultura del Louvre, risalente probabilmente al secondo secolo d. C. (periodo dell’imperatore Adriano), fu scoperta a Roma nel 1512 insieme a quella, contrapposta, raffigurante il fiume Nilo e ora conservata presso i Musei Vaticani. Le due sculture furono portate in Francia da Napoleone a fine Settecento; quella del Nilo fece ritorno in Italia dopo il 1815, mentre quella del Tevere fu offerta in dono dal papa al re Luigi XVIII (1755-1824) e rimase in Francia.
Il fatto che il nostro tavolo associ Roma ad altre città italiane induce a pensare a una datazione, compatibile con l’analisi stilistica, dopo il 1870, ossia dopo la presa di Roma, difesa dai francesi, da parte delle truppe italiane, quindi in un’Italia completamente e definitivamente riunificata. L’aver collocato al centro del tavolo la figura del Tevere – a parte far presumere l’eventuale presenza di un pendant con la figura del Nilo – potrebbe, con un po’ di fantasia, far credere a una sorta di rivendicazione circa la restituzione della statua da parte dei francesi.
Una particolarità di questo tavolo è che tutte le placche incise in avorio recano la sigla EG [Figure 1d e 1e].

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Figure 1d e 1e. Particolari del tavolo di Figura 1 (foto di Lorenzo Vanzetti).

Nel dizionario generale degli artefici del legno che Antiqua ha formato e aggiorna continuamente, non risulta alcun monogrammista EG. Per altro, una serie di ricerche sembra rivelare che, molto spesso, le placche in avorio erano incise (e firmate) da artefici diversi rispetto all’ebanista che aveva realizzato il mobile (nota 3).
Raccogliendo alcune notizie sulla provenienza del tavolo, è stato possibile accertare che esso apparteneva a una famiglia di una cittadina vicino Lucca che lo possedeva da vari decenni.
Pertanto, le ricerche si sono indirizzate, in un primo tempo, in ambito toscano e, in particolare, verso la bottega dei fratelli Angelo, Carlo e Giuseppe Lucchesi che eseguivano anche mobili intarsiati in avorio, nonché di Egisto Gajani (ipotizzando che fosse lui il misterioso EG), il quale però era un intagliatore in legno (cfr. Chiarugi, op. cit., vedi diffusamente) (nota 4).
Tuttavia, una più attenta osservazione del soggetto di una delle placche in avorio, come sopra anticipato, porta a una diversa conclusione per quanto riguarda la provenienza.
Infatti, la sesta placca, che si aggiunge alle cinque già identificate, raffigura un paesaggio lacustre in cui, in primo piano, si vede chiaramente una “Lucia”, la classica imbarcazione del Lago di Como [Figure 1f e 5].

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Figura 1f. Particolare del tavolo di Figura 1 (foto di Lorenzo Vanzetti).

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Figura 5. Tipica imbarcazione del lago di Como nota come Lucia.

È stato anche possibile identificare, con un minimo margine di dubbio, l’edificio che si vede sullo sfondo nella placca in avorio: si dovrebbe trattare di Villa Pizzo a Cernobbio (Co), oggi adibita a hotel, che qui vediamo in un’immagine fotografica tratta da una cartolina [Figura 6].

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Figura 6. Villa Pizzo a Cernobbio (Co), fotografia.

Pensiamo quindi a una bottega lombarda per l’esecuzione del tavolo, una delle tante che operavano a Milano, ma anche in alte province, specializzate nella produzione di mobili del genere “ebano-avorio”. È anche probabile che il tavolo e il suo eventuale pendant fossero destinati proprio all’arredo di una delle prestigiose dimore che si affacciano sul lago di Como nel periodo del loro massimo fulgore iniziato negli ultimi decenni dell’Ottocento.
Purtroppo, allo stato attuale delle conoscenze, chi si cela dietro il monogramma EG, sia esso l’intarsiatore in avorio oppure l’ebanista, è destinato a restare ignoto.

NOTE

[1] Sui Della Valle si rimanda all’articolo Due tavolini con piano in scagliola della bottega Della Valle (dicembre 2013) [Leggi].

[2] Le vedute romane riguardano Piazza San Pietro e la colonna Traiana con le chiese di Santa Maria di Loreto e quella del Santissimo Nome di Maria.

[3] Si rimanda all’articolo Mobili in ebano e avorio firmati Mantovani, ebanista o incisore a Milano nella seconda metà dell’Ottocento (gennaio 2026) [Leggi].

[4] Cenni ai Fratelli Lucchesi sono contenuti nell’articolo Ultime su Francesco Bianchi (gennaio 2022) [Leggi].


Ringrazio Anna Ranzi, conservatore di Villa Monastero a Varenna (Lc), per l’identificazione di Villa Pizzo
e Lorenzo Vanzetti, Fotografo d’Arte (347-8596115).

Marzo 2026

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