Considerazione su alcuni mobili neoclassici lombardi
di Andrea Bardelli
Partiamo da un cassettone apparso tempo fa sul mercato con una non meglio giustificata attribuzione a Genova e una datazione all’ultimo quarto del XVIII secolo [Figura 1].

Figura 1. Cassettone neoclassico intarsiato, Lombardia, XIX secolo, mercato antiquario.
Questo mobile si collega ad alcuni cassettoni di cui si era parlato in un precedente articolo (nota 1), ricondotti successivamente alla “bottega” di Ferdinando Dardanone (nota 2).
Esaminandolo più da vicino, notiamo un intarsio molto preciso, forse troppo, che pare abbia perso il rigore classicista degli esemplari tra Sette e Ottocento, a beneficio di un eccessivo decorativismo [Figura 1a].

Figura 1a. Particolare del cassettone di Figura 1.
Riscontriamo inoltre che il medaglione sul piano [Figura 1b] raffigura, parzialmente modificata, una scena di sacrificio, tratta dall’incisione Ninfe sacrificano a Mercurio di Angelica Kauffmann, utilizzata sia dall’ebanista Francesco Preda, sia da una bottega convenzionalmente definita “Bottega delle cornucopie”, recentemente ricondotta alla famiglia Maroni (nota 3).

Figura 1b. Particolare del cassettone di Figura 1.
Ciò che insospettisce non è il ricorso a un modello largamente impiegato da botteghe diverse, come appena riferito, ma una sua libera interpretazione. Invero, l’utilizzo disinvolto dei modelli, componendo scene con elementi tratte da fonti diverse, è prassi in uso anche in epoca neoclassica; rappresenta quindi una condizione necessaria, ma non sufficiente per avanzare qualche dubbio sull’epoca del cassettone in esame.
È invece incontestabile la costruzione dello schienale, a telaio con traversa centrale, che è tipica dell’Ottocento più avanzato [Figura 1c].

Figura 1c. Retro del cassettone di Figura 1.
Se quella di considerare il mobile di Figura 1 un esemplare tardo ottocentesco – così come altri ad esso collegati (non trattandosi di un fenomeno isolato) – è stata finora considerata un’ipotesi di lavoro, nuove conferme sono derivate dalla comparsa in un’asta Colasanti del marzo 2026 di un altro mobile della serie che compariva nella copertina del catalogo on line della prima tornata (e nelle prime due pagine interne del catalogo cartaceo), attribuito all’Italia settentrionale e datato al XVIII secolo [Figura 2].

Figura 2. Cassettone neoclassico intarsiato, Lombardia, XIX secolo, Colasanti 15 aprile 2026 n. 33.
Il cassettone di Figura 2, a parte i due personaggi maschili con la coda a girale fogliato che si sbracciano, mostra un repertorio decorativo che non ha riscontri in altri esemplari collegabili a Ferdinando Dardanone. Il decoro del primo cassetto, può ricordare Maggiolini, così come il medaglione centrale con rovine architettoniche si collega al mondo di Maffezzoli [Figura 2a].

Figura 2a. Particolare del cassettone di Figura 2.
Ancora: il disegno della fronte viene risolto in modo del tutto analogo in una scrivania attribuita a Giovanni Battista Maroni e datata al 1790 circa da un expertise di Giuseppe Beretti [Figure 3, 2b e 3, nota 4].

Figura 3. Scrivania neoclassica lombarda, attribuita a Giovanni Battista Maroni, mercato antiquario.

Figura 2b. Particolare del cassettone di Figura 2.

Figura 3a. Particolare della scrivania di Figura 3.
Se questa pluralità di riferimenti può risultare spiazzante, potrebbe altresì deporre a favore di una particolare qualità del mobile, riscontrabile nella maggior parte di quelli transitati per la bottega di Dardanone che, ancorché simili, sono tutti diversi e non omologati come accade, ad esempio, nella produzione più corrente di GBM e della famiglia Maroni (vedi ancora nota 3, seconda parte).
Tuttavia, disponendo anche in questo caso di un’immagine del retro, presente sul catalogo della casa d’aste con grande trasparenza [Figura 2c], non possiamo che riscontrare una costruzione, diversa dalla precedente, ma anch’essa di matrice ottocentesca.

Figura 2c. Retro del cassettone di Figura 2.
In definitiva, senza voler mettere in discussione la qualità del mobile che si può apprezzare solo attraverso un esame dal vero, quella che viene messa in dubbio è l’appartenenza dello stesso al XVIII secolo, fosse anche la fine.
Si fa strada, seppur tra mille incertezze, un criterio secondo il quale un mobile deve rispettare in modo coerente i principali elementi decorativi della bottega in cui si suppone lo si possa inquadrare. Ovviamente parliamo di botteghe la cui produzione è documentata tra la fine del XVIII secolo e, tuttalpiù, i primi decenni del successivo.
Troppe divagazioni e il prestito da altre botteghe destano inevitabilmente dei sospetti – facendo ipotizzare produzioni molto più tarde – qui confermati dall’analisi tecnico-costruttiva.
Esaminiamo ora un altro cassettone in asta da Christie’s nel 2001 [Figura 4] che reca sui due cassetti inferiori gli stessi putti – e gli stessi girali fogliati – che troviamo sul cassetto sotto piano del primo dei mobili considerati [Figura 4a e 1d].

Figura 4. Cassettone neoclassico intarsiato, Lombardia, XIX secolo, Christie’s giugno 2001 n. 287.

Figura 4a. Particolare del cassettone di Figura 4.

Figura 1d. Particolare del cassettone di Figura 1.
A parte questo dettaglio, però, il cassettone non ha nulla in comune con i mobili riconducibili alla bottega di Dardanone. Notiamo anche un’organizzazione della fronte e una disposizione delle decorazioni non riscontrabile in altri esemplari di qualsiasi bottega nella Lombardia tra XVIII e XIX secolo. In altre parole, sembra di osservare quel decorativismo di cui si diceva all’inizio, unito all’esigenza di riempire tutti gli spazi.
Siamo tuttavia alla ricerca di un criterio che, per quanto soggettivo e sperimentale, non si affidi alle sensazioni e tantomeno alle suggestioni.
Ciò che possiamo notare è che la lesena è pressoché identica a quella che si riscontra su una serie di mobili che oggi possiamo far rientrare come sottogruppo della “Bottega dell’anforetta” nell’ambito dei Maroni (vedi ancora nota 3) [Figure 5, 4b e 5a].

Figura 5. Cassettone neoclassico intarsiato, Lombardia, XVIII-XIX secolo, Pandolfini 15 dicembre 2025 n. 160.

Figura 4b. Particolare del cassettone di Figura 4.

Figura 5a. Particolare del cassettone di Figura 5.
Se non vogliamo pensare che botteghe diverse abbiano attinto contemporaneamente allo stesso repertorio decorativo, si può qui considerare l’ipotesi che il cassettone di Figura 3 sia da considerare tardo, proprio in quanto utilizza decori provenienti da botteghe diverse senza alcun riguardo “filologico”, caratteristica questa che spesso contraddistingue i cosiddetti mobili “in stile”.
In questo caso non abbiamo immagini relative alla costruzione dello schienale, ma siamo in grado di fornire un altro indizio non determinante, ma significativo.
I putti che giocano tra i racemi fogliati sulla fronte di ciascuno dei due cassetti piccoli nel mobile di Figura 3 [Figura 4c] sono molto simili a quelli che reggono dei festoni fioriti sul cassetto superiore di un secretaire firmato da Salvatore Lioni, un ebanista attivo nel comasco tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento [Figura 6, nota 5].

Figura 4c. Particolare del cassettone di Figura 4.

Figura 6. Particolare del secretaire di cui alla nota 5.
Passiamo a considerare il quarto e ultimo cassettone, proposto sul mercato come mobile lombardo della fine del XVIII secolo, che una serie di elementi decorativi parrebbero collegare ai precedenti e alla bottega di Ferdinando Dardanone [Figura 7].

Figura 7. Cassettone neoclassico intarsiato, Lombardia, mercato antiquario, già Farsetti novembre 2004 n. 627.
La lesena “a cornucopia” è quella tipica della maggior parte degli esemplari della bottega. I due putti ai lati della bocchetta al centro del cassetto sotto il piano sono gli stessi che troviamo agli estremi dello stesso cassetto nei mobili di cui alle Figure 1 e 4 (vedi ancora Figure 4a e 1d) e si possono paragonare alla coppia di “angeli” che costituiscono l’elemento decorativo caratteristico di una famiglia di mobili già studiati (nota 6).
Per contro, le figure al centro della fronte, in questo caso due sirene, possono ricordare quelle viste nei primi due cassettoni, ma, in questa specifica configurazione, non trovano riscontro in alcun altro esemplare noto [Figura 7a].

Figura 7a. Particolare del cassettone di Figura 7.
Anche le profilature che, rispettivamente, separano il primo cassetto dai due inferiori e decorano la fascia di base non hanno apparentemente precedenti, così come sono anomale la mazzetta e la mensolina che raccorda il piede alla fascia di base.
Se quanto sopra evidenziato fa propendere per un mobile tardo, l’analisi tecnico-costruttiva sembra fornire indicazioni di segno opposto.
Infatti, la costruzione dello schienale con assi accostate e inchiodate “in battuta” alla struttura portante del mobile rispetta la prassi settecentesca [Figura 7b].

Figura 7b. Retro del cassettone di Figura 7.
Di costruzione settecentesca è anche il cassetto, dove il fianco è connesso alla fronte con code di rondine grosse e irregolari, fissate da chiodi a “T” e il fondo è correttamente inchiodato sotto il fianco e non inserito “a canaletto” nel suo spessore alla maniera ottocentesca [Figura 7c].

Figura 7c. Particolare del cassettone di Figura 7.
In questo caso, quindi, si rileva una contraddizione tra un impianto decorativo che sembra improntato ai criteri sopra definiti di mobile “in stile” e una costruzione compatibile con una datazione tra fine Settecento e primo Ottocento.
Escludendo si possa trattare di un mobile effettivamente eseguito in una fase avanzata dell’Ottocento con tecniche di circa un secolo prima, resta da pensare a una decorazione tardo ottocentesca su una struttura più antica o di un intarsio arricchito, oppure … di un’eccezione che conferma la regola.
NOTE
[1] Si rimanda all’articolo Cassettoni neoclassici lombardi con lesena a cornucopia (settembre 2019 [Leggi], ivi Figure 9 e 10.
[2] Si rimanda all’articolo Ferdinando Dardanone, ebanista e/o mercante di mobilia nella Milano neoclassica (maggio 2022) [Leggi].
[3] Si rimanda all’articolo Angelica Kauffmann e il mobile neoclassico lombardo (gennaio 2025) [Leggi], ivi anche per i riferimenti ai precedenti articoli su Francesco Preda (vedi nota 4). Sull’appartenenza della “Bottega delle cornucopie” all’ambito della famiglia Maroni si rimanda all’articolo Mobile lombardo neoclassico: ampliamento del catalogo della “Bottega Maroni” (novembre 2025) [Leggi].
[4] Le ragioni di questa attribuzione non vengono argomentate. Per contro, la scrivania presenta alcuni decori assimilabili a quelli che compaiono su alcuni esemplari della bottega di Dardanone.
[5] Si rimanda all’articolo Un secretaire neoclassico lombardo firmato Salvatore Lioni (Agosto 2025) [Leggi].
[6] Si rimanda all’articolo Cassettoni neoclassici lombardi con “angeli” (ottobre 2022) [Leggi] in cui si sosteneva un possibile legame di questo gruppo di mobili con la bottega di Dardanone.
Ringrazio Mauro Beltrametti, dealer ed esperto del mobile antico, e Simone Guarracino, restauratore, per l’utile confronto.
Giugno 2026
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