Un disegno inedito di Simon Vouet in relazione alla cornice firmata Giuseppe

di Alessandro Materassi

In questo periodo di confinamento in casa mi è capitato di leggere l’articolo Spettacolare cornice barocca firmata Giuseppe pubblicato nel luglio 2015 [Leggi], sulla ricostruzione storico-iconografica dell’origine della cornice barocca, rinvenuta nell’area bresciana e presumibilmente risalente al XVII secolo (nota 1).

Questo interessante articolo mi ha riportato alla mente un disegno a sanguigna, di cui venni in possesso alcune decine di anno or sono, a firma di Simon Vouet, raffigurante la scena mitologica di Giove [Figura], così come risulta intagliata, in alto, nella cornice lignea oggetto della ricerca e sovrapponibile all’incisione di Michel Dorigny del 1644 (nota 2).

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Da consultazioni da me effettuate è del tutto verosimile che il disegno abbia fatto parte di un insieme di studi preliminari che Simon Vouet avrebbe ideato per la realizzazione di un ciclo di pitture che la Regina Anna d’Austria gli avrebbe commissionato a decorazione della residenza di Fontainebleau. Peraltro, l’esistenza di tale ciclo di pitture, che rappresenterebbero i quattro elementi della natura, sembra trovare un sostanziale riscontro nella letteratura ricorrente, anche se poi andate perdute. Si può altresì argomentare che molto probabilmente il supposto ciclo di disegni, e non tanto le pitture di Fontainebleau, siano stati i veri modelli iconografici a cui ha fatto riferimento il maestro Michel Dorigny, genero dello stesso Vouet, per la sua serie d’incisioni.

Ritornando alla questione della cornice barocca mi permetto una piccola digressione: mosso dalla curiosità del momento e senza dilungarmi in fantasiose ricostruzioni, vorrei fare osservare come i due delfini scolpiti, in bella evidenza, ai due lati del medaglione di Giove, a sua volta, posizionato in alto e al centro della cornice, sono una precisa impronta iconografica rivolta a significare l’identità del committente o del destinatario del prestigioso manufatto artistico (probabilmente da ricondurre alla cerchia dei designati al trono di Francia che potevano vantare i due delfini nel proprio stemma). Non è neppure da tralasciare l’intero impianto centrale, in cui la scena mitologica di Giove è circoscritta da una prima corona, verosimilmente di alloro, a simboleggiare la sapienza e la gloria e, in sequenza, da una seconda corona, certamente di quercia, posta a ridosso della prima, a significare la forza e la grandezza (gli antichi infatti reputavano l’albero della quercia come appartenente a Giove, divinità dell’Olimpo).

Come del resto non è insolito che il fagiano sia utilizzato a simboleggiare l’Imperatrice anche se nel mondo occidentale talvolta venga sovrapposto alla fenice a significare la Resurrezione.

Infine, per caratterizzare l’evento cui la cornice era destinata, può essere altrettanto significativa la presenza dei due girasoli nei due angoli alti della cornice quali simbolo di felicità e perseveranza in amore.

Se si vuole poi contestualizzare la figura mitologica di Giove, nell’ambito di una allusione metaforica, al Trono di Francia sono molto esplicative le illustrazioni e il contenuto del Componimento drammatico per le felicissime nozze di Luigi delfino di Francia [nipote di Luigi il Borbone detto il Gran Delfino] con la Principessa Maria di Sassonia del 1747”.

Se poi si vogliono coglier altri aspetti, al fine di inquadrare il contesto storico di questa importante opera d’arte, occorre tenere conto dei medaglioni allegorici scolpiti sulla medesima che, raffigurando i quattro elementi della natura, riportano necessariamente alla mente il Castello di Fontainebleau e il contenuto dei dipinti di Simon Vouet ivi collocati per espressa volontà della Regina Anna d’Austria.

Infatti, le scene scolpite sulla cornice, almeno in parte, sono improntate ai canoni iconografici di tali opere, correlazione questa che lascia intravedere una probabile relazione tra il vissuto dello stesso destinatario della cornice e l’importante residenza storica dei Regnanti di Francia e che fa ipotizzare tratti in comune con la storia del fantomatico ciclo di dipinti.

Infine, sempre in ordine alla genesi della cornice, è da sottolineare la circostanza che il nipote di Simon Vouet, un certo Louis Dorigny figlio di Michele, a sua volta pittore di corte di Luigi XIV, abbia esercitato lungamente la propria opera artistica nell’ambito del territorio Lombardo-Veneto proprio a cavallo dei secoli XVII e XVIII. Infatti, tale evenienza porta a ritenere che il medesimo possa aver avuto un qualche ruolo nella vicenda della cornice, essendo, certamente, anche a distanza di tempo, il naturale interprete e anche quasi certo possessore delle incisioni del padre. Questo spiegherebbe ampiamente il tramite attraverso il quale l’esecutore della cornice potrebbe essere venuto a conoscenza delle varie incisioni afferenti i quattro elementi della natura e che, indipendentemente dal fatto che risalissero ad un periodo molto precedente, se ne sarebbe avvalso perché ritenute confacenti all’opera d’arte da realizzare.

Pertanto, alla luce di quanto sopra esposto ho ritenuto che il disegno in questione possa rappresentare, in qualche misura, un nuovo documento degno di nota, ai fini di ulteriori approfondimenti e puntualizzazioni sull’origine della cornice barocca firmata Giuseppe.

NOTE

[1]

L’articolo di cui si parla è stato preceduto da un articolo intitolato Il maestro del Fantoni a Parma (marzo 2013) [Leggi] e seguito dall’articolo Ancora sulla cornice barocca firmata Giuseppe (aprile 2016) [Leggi]. Ad essi si rimanda per le immagini della cornice.

[2]

Il disegno non è stato visionato da nessun esperto in materia anche se ad un primo esame non sembra che sussistano dubbi di autenticità. Più specificamente, il disegno è stato acquistato ad un’asta pubblica (nell’anno 1979) come ”scena mitologica di disegno a sanguigna” d’ignoto, la firma è emersa sorprendentemente, molti anni dopo, al momento in cui è stata rimossa la vecchia cornice per sostituirla.

1 Luglio 2020 © riproduzione riservata