Le placchette in bronzo di Annibale Fontana (1540-1587)
di Attilio Troncavini con la collaborazione della Redazione di Antiqua
Lo spunto è nato da un saggio di Paola Venturelli su Leonardo da Vinci, pubblicato nel 2018, in cui la studiosa cita un brano delle Memorie de’ fatti di Leonardo da Vinci a Milano (1635 circa) di Giovanni Ambrogio Mazenta (1565-1635) laddove l’autore afferma che Annibale Fontana “scultore di camei, christalli, gioie, marmi» sosteneva “aver da le cose di Leonardo appreso quanto sapeva” (nota 1).
Per i rapporti tra Leonardo e il milanese Annibale Fontana (1540-1587) e altri artisti, si rimanda all’articolo appena citato in nota. Qui interessa approfondire la figura del Fontana, con particolare riferimento alla produzione di placchette in bronzo.
Se non bastasse la breve descrizione che ne fa il Mazenta, del suo eclettismo ci dà conto la voce dell’Enciclopedia Treccani che, sebbene datata (1997), mantiene una sua autorevolezza (nota 2).
Purtroppo, per quanto riguarda l’oggetto specifico della nostra indigine, l’attività di fonditore di placchette in bronzo – all’interno di quelle più ampia di orefice – non viene menzionata. Tra i lavori di oreficeria viene segnalato solo un “vetro di Ercole e Nesso, frammento della Cassetta d’Ercole, citata dal Borghini”, conservato nel Künsthistorisches Museum di Vienna insieme a un vaso non meglio identificato (nota 3). Come sappiamo e come verificheremo tra breve, il rapporto tra cristalli incisi e placchette è piuttosto stretto.
Di questo parla diffusamente uno dei più bei testi sulle placchette, ossia il terzo volume dei cataloghi dell’Ashmolean Museum di Oxford curati da Jeremy Warren (nota 4), a proposito di un esemplare di placchetta raffigurante Ercole ed Acheloo facente parte delle collezioni del museo [Figura 1].

Figura 1. Annibale Fontana, Ercole e Acheloo, bronzo, cm. 8,28 x 10,33, Oxford, Ashmolean Museum inv. wa 1888.cdef.b680.
La placchetta pare essere l’unica fusione tratta da un cristallo inciso di forma ottagonale che si trova attualmente presso il Walters Art Museum di Baltimore nel Maryland, uno degli otto sopravvissuti che si presume facessero parte del cofanetto visto da Borghini nel 1584, già menzionato sopra (vedi ancora note 2 e 3), la Cassetta d’Ercole raffigurante episodi della vita del popolare eroe.
Jeremy Warren racconta che l’intera serie era entrata nella collezione dell’Ashmolean Museum nel 1901 per essere dispersa nel 1905 e cerca di ricostruire le vicende della cassetta durante il XVII secolo (nota 5). Nello stesso testo, egli prova a identificare la loro attuale destinazione ed è proprio a questo breve elenco che faremo riferimento per inserire, ove possibile, il corrispondente esemplare di placchetta in bronzo.
Il primo cristallo è appunto quello del museo di Baltimore raffigurante Ercole ed Acheloo, da cui è stata ricavata la placchetta dell’Ashmolean [Figura A, nota 6].

Figura A. Annibale Fontana, Ercole ed Acheloo, cristallo, cm. 10 x 13, Baltimore, Walters Art Museum (fonte WGA).
Anche il secondo e il terzo, tutti di forma ottagonale, sono segnalati presso il Walters Art Museum di Baltimore: uno raffigura Ercole e l’Idra [Figura B] e l’altro Ercole e Cerbero.

Figura B. Annibale Fontana, Ercole e l’Idra, cristallo, cm. 10 x 13, Baltimore, Walters Art Museum (fonte WGA).
Presso la National Gallery of Art di Washington si conserva una placchetta in bronzo che mostra la stessa scena, sebbene in controparte [Figura 2], ponendo la questione se le placchette in circolazione siano riferibili ad Annibale Fontana e alla sua bottega o siano fusioni tarde (nota 7).

Figura 2. Annibale Fontana, Ercole e l’Idra, bronzo, cm. 9,1 x 13,6, Washington, National Gallery of Art, dono Lisa e Leonard Baskin, inv. 1999.109.11.
Del terzo cristallo del Walters Art Museum e della serie, quello di Ercole e Cerbero, non è stato possibile trovare l’immagine, però ne mostriamo una versione ovale [Figura C].

Figura C. Annibale Fontana (?), Ercole e Cerbero, cristallo, ubicazione ignota (fonte Alamy).
Potrebbe trattarsi di un cristallo registrato nella Collezione Spitzer [Figura C.1], così come riferisce Jeremy Warren collegandolo a una cassetta con storie di Ercole, oggi perduta, eseguita dalla bottega milanese dei Saracchi per il matrimonio del Granduca Ferdinando I di Toscana con Cristina di Lorena, avvenuto nel 1589 (nota 8).

Figura C.1. Annibale Fontana o Bottega Saracchi, Ercole e Cerbero, cristallo, cm. 9,6 x 14,5, già Collezione Spitzer, catalogo vol. 5, p. 18 n. 20 (nota 9).
Anche da questo soggetto è stata tratta una placchetta in bronzo e anche un esemplare di questa si conserva presso la National Gallery of Art di Washington [Figura 3].

Figura 3. Annibale Fontana, Ercole e Cerbero, bronzo, cm. 9,1 x 13,6, Washington, National Gallery of Art, dono Lisa e Leonard Baskin, inv. 1999.109.11.
La circostanza che la scena si sviluppi nello stesso senso – così come per la placchetta di Figura 1 e il cristallo di Figura A, ma diversamente dalla placchetta di Figura 2 e dal cristallo di Figura C e C.1 in cui la scena è in controparte – non ci consente, al momento, di trarre conclusioni attendibili circa i rapporti di derivazione delle placchette dai cristalli corrispondenti.
Sul retro della placchetta è applicato un cartiglio che la attribuisce a Giovanni Bernardi da Castelbolognese (1496-1553), celebre autore di cristalli incisi e placchette in bronzo [Figura 3.1, nota 10].

Figura 3.1. Retro della placchetta di Figura 3.
Non vogliamo pensare che il cartiglio sia stato apposto in modo sbagliato, ma il testo cita il Molinier n. 331, ossia Les bronzes de la Renaissance. Les plaquettes, catalogue raisonné, di Èmile Molinier edito a Parigi in due volumi nel 1886 e la placchetta n. 331, di cui si parla nel secondo volume alle pagine 7 e 8 tra quelle assegnate proprio a Giovanni Bernardi da Castelbolognese (da lui firmata IO), è intitolata L’Enlèvement de Déjanire (Il rapimento di Deianira), quindi nulla a che vedere con Ercole e l’Idra.
Curiosamente, Il rapimento di Deianira è il titolo del quarto cristallo della serie, conservato al Künsthistorisches Museum di Vienna e già menzionato all’inizio con il titolo di Ercole e Nesso [Figura D].

Figura D. Annibale Fontana, Il rapimento di Deianira, cristallo, cm. 10,3 x 13,6, Vienna, Kunsthistorisches Museum, inv. Kunstkammer, 8626.
La relativa scheda nel sito del Kunsthistorisches Museum di Vienna non riporta nemmeno il titolo limitandosi a descrivere il cristallo come “frammento di una cassetta con raffigurazioni del mito di Ercole”.
Un esemplare di placchetta in bronzo, con la scena in controparte, si trova al Metropolitan Museum di New York [Figura 4].

Figura 4. Annibale Fontana, Il rapimento di Deianira, bronzo, cm. 8,5 x 12,8, New York, Metropolitan Museum, eredità Rupert L. Joseph 1959, inv. 60.55.65.
Jeremy Warren, proprio alla fine della sua scheda, cita un esemplare della stessa placchetta conservata nei musei di Berlino così come catalogata da Ernst Friedrich Bange nel 1922 (nota 11).
Sempre Warren, riferisce che lo scultore Alessandro Algardi (1598-1654) ha adattato le scene ritratte nei cristalli di Annibale Fontana per gli stucchi eseguiti nella Galleria di Ercole nella Villa Doria Pamphili a Roma (nota 12). Mostriamo l’immagine dello stucco che raffigura proprio Il rapimento di Deianira [Figura D.1].

Figura D.1. Alessandro Algardi, Il rapimento di Deianira, stucco, Roma, Villa Doria Pamphili, Galleria di Ercole (fonte Fondazione Zeri).
Al Metropolitan di New York, oltre alla placchetta in bronzo di Figura 4, si trovano il quinto e il sesto cristallo della serie, entrambi ovali, raffiguranti rispettivamente Ercole e Nesso [Figura E] ed Ercole e Caco, il centauro che rapisce Deianira [Figura F]. Nel sito del museo li si dice facenti parte di una serie di dodici provenienti da una cassetta in cristallo di rocca, ebano e oro, montata con preziosi.

Figura E. Annibale Fontana, Ercole e Nesso, cristallo, cm. 7,8 x 10,3, New York, Metropolitan Museum, già Collezione Friedsman, eredità Michael Friedsam 1931, inv. 32.100.237.

Figura F. Annibale Fontana, Ercole e Caco, cristallo, cm. 7,8 x 10,3, New York, Metropolitan Museum, già Collezione Friedsman, eredità Michael Friedsam 1931, inv. 32.100.238 (ivi identificato come Ercole e Acheloo).
La serie di otto cristalli elencati da Jeremy Warren si completa con due esemplari ottagonali segnalati presso St. Louis Art Museum, raffiguranti Giunone e un pavone e Giove e l’aquila, di cui non è stato possibile reperire le immagini (nota 13).
Degli ultimi quattro cristalli in elenco, i due del Metropolitan (Figure E ed F) e i due del St, Louis Art Museum, non è nota alcuna riproduzione in bronzo in forma di placchetta (nota 14).
Per contro, il catalogo delle placchette in bronzo riferibili ad Annibale Fontana si può arricchire di almeno due esemplari.
Il primo raffigura Il sacificio di Isacco [Figura 5], egregiamente studiato da Walter Cupperi nel volume dedicato alla collezione di arti applicate della Pinacoteca Civica di Vicenza (nota 15), il cui prototipo è un cristallo intagliato da Annibale Fontana per la cosiddetta Cassetta albertina, commissionata da Alberto di Wittelsbach (1528-1579) e conservata nella Schatzkammer di Monaco di Baviera [Figura G].

Figura 5. Annibale Fontana, Il sacrificio di Isacco, bronzo, cm. 17,8 x 12,7, Londra, Victoria and Albert Museum, inv. A.2-1960.

Figura G. Annibale Fontana, Il sacrificio di Isacco, cristallo, 1570 circa, Monaco di Baviera, Schatzkammer.
Cupperi (op. cit.) sostiene “che la fortuna visiva dell’invenzione dipende dalla placchetta e non dal cristallo” ed è quindi grazie alla circolazione della placchetta che sono state realizzate alcune opere che lo stesso autore cita come una coppa attribuita alla bottega di Fontana (Parigi, Museo del Louvre) oppure il piedistallo di una croce d’altare in argento commissionata da Federico Borromeo per il Duomo di Milano e fusa entro il 1626 (Milano, Museo dell’Opera del Duomo).
Questa placchetta è una delle più riprodotte in varie epoche e materiali diversi dall’ottone, come segnalato espressamente dallo stesso autore (Cupperi, op. cit.) [Figura 5a], all’argento, [Figura 5b].

Figura 5a. Da Annibale Fontana, Il sacrificio di Isacco, ottone, XVII secolo, Semenzato ottobre 1988 n. 418, ivi attribuita a fonditore tedesco.

Figura 5b. Da Annibale Fontana, Il sacrificio di Isacco, lamina d’argento, XIX secolo, Rapallo, Museo Gaffoglio (nota 16).
Rarissima è invece una placchetta raffigurante Il serpente di bronzo, nota in esemplare unico nella collezione Scaglia [Figura 6]. Nella scheda contenuta nel catalogo della collezione, Francesco Rossi (op. cit. IX.21, tav. LXXVI) riferisce che secondo Ulrich Middeldorf (nota 17), la placchetta era tratta da un cristallo appartenente alla Cassetta albertina, ma altri studiosi, più recentemente, si sono espressi in modo contrario. Per contro, la scena compare nella base della croce Borromeo (nota 18).

Figura 6. Annibale Fontana, Il serpente di bronzo, bronzo, cm. 17,6 x 13,9, Collezione Scaglia inv. p322.
NOTE
[1] Paola Venturelli, Leonardo da Vinci tra mappamondi, pietre dure e cristalli milanesi (e Caradosso), OADI rivista, Università degli Studi di Palermo, dicembre 2028 [DOI: 10.7431/RIV18032018, Leggi].
[2] Andrea Spiriti, Enciclopedia Treccani, volume 48 (1997), ad vocem.
[3] Anticipiamo che si sta parlando di Raffaello Borghini (1537-1588), commediografo, poeta e critico d’arte fiorentino, autore de Il riposo, in cui della pittura e della scultura si favella …, edito da Giorgio Marescotti a Firenze nel 1584 (p. 462 dell’edizione fiorentina del 1730).
[4] J. Warren, Medieval and Renaissance Sculpture. A Catalogue of the Collection in the Ashmolean Museum, Plaquettes, vol. 3. Ashmolean Museum Publications, Oxford 2014.
[5] Abbiamo deciso di indicare con i numeri arabi le figure relative alle placchette e con le lettere maiuscole quelle relative ai cristalli.
[6] Warren, op. cit., pp. 813-815 n. 274.
[7] La scheda relativa nel sito del museo di Washington assegna la placchetta ad Annibale Fontana, mentre per altri lavori presenti in collezione, ad esempio alcune medaglie, opta per un “attribuito ad Annibale Fontana”.
[8] Warren, op. cit. in nota 6. Come è noto e riferito anche da Warren, Annibale Fontana aveva sposato Ippolita Saracchi e la bottega Saracchi aveva più volte tratto spunto dai lavori di Fontana.
[9] I sei volumi della Collezione Spitzer (di cui il quarto contiene le placchette) sono stati digitalizzati dalla Biblioteca Digitale Lombarda e sono consultabili on line [Vedi].
[10]
Il bollo cartaceo, che compare anche sul retro della placchetta di Figura 2, reca la scritta della British Antique Dealers Association, un busto stilizzato di Benvenuto Cellini e il motto ARS NON HABET INIMICUM NISI IGNORANTIAM (l’arte non ha nemici se non l’ignoranza).
Il cartiglio è in tedesco e vi si legge: Giovanni Bernardi da Castelbolognese 1496-1553 Tätig als Steinschneider und Medailleur in Ferrara und Rom. Abgebildet in Bodei italienischen Braugen a n. 1224 / Molinier […]laques n. 331. Traduzione: Giovanni Bernardi da Castelbolognese (1496–1553) lavorò come tagliatore di gemme e medaglista a Ferrara e Roma. Raffigurato in Bodei Braugen (?) italiani/e a n. 1224 / Molinier […]lacche n. 331.
[11]
Warren, op. cit. in nota 6. Il riferimento è a Bange, E.F., Die Italianischen Bronzen der Renaissance und der Barock, 2 Teilen, Reliefs un Plaketten, Staaliche Museen zu Berlin. Beschreibung der Bildwerke der Christlichen Epochen, Berlin u. Leipzig, 1922, p. 117 n. 884.
Evidenziamo la curiosa circostanza che anche la placchetta in bronzo Il rapimento di Deianira di Giovanni Bernardi da Castelbolognese, di cui si è detto sopra a proposito della placchetta di Figura 3, pubblicata da Molinier al n. 331, viene da lui segnalata nello stesso Museo di Berlino.
[12] Warren, op. cit. in nota 6.
[13] Da una ricerca piuttosto capillare effettuata nel sito del museo di St. Louis, i due cristalli (classificati rispettivamente ai numeri di inventario 154.1924 e 154.1925) non risultano. Può darsi che siano stati venduti secondo una prassi non desueta per i musei americani. Warren fornisce un riferimento bibliografico in: Raffaella Morselli, Gonzaga: La Celeste Galeria. Le Raccolte, Skira, Milano 2002, n. 82 (Giunone).
[14] L’unica placchetta di forma ottagonale raffigurante Giove e l’aquila che si conosce appartiene alla collezione Scaglia (inv. p187) ed è attribuita da Francesco Rossi, seppur dubitativamente, a Domenico Poggini (1520-1590), anch’egli scultore, medaglista e intagliatore di pietre dure. Vedi: Francesco Rossi. La collezione Mario Scaglia. Placchette, Lubrina, Bergamo 2011, VIII.38, tav.LVIII.

Domenico Poggini (?), Giove, bronzo, cm. 5,15 x 7,2, Collezione Scaglia inv. p187.
[15] W. Cuppari in Pinacoteca Civica di Vicenza. Scultura e arti applicate dal XIV al XVIII secolo, Musei Civici Vicenza, Catalogo Scientifico delle Collezioni III, 2005, p. 246 n. 200.
[16] La scheda siglata R.C. specifica che il rilievo è la copia di uno dei tre pannelli della base della croce Borromeo sopra citata e che la stessa, donata al Duomo di Milano nel 1603, è stata eseguita dal milanese Melchior Prata (Piera Run, Museo Gaffoglio. La collezione di argenti e oreficerie, Skira 2006, p. 120 n. 31).
[17] Ulrich Middeldorf- Oswald Goetz, Medals and Plaquettes from the Sigmund Morgenroth Collection, Chicago 1944.
[18] Secondo Rossi, la croce è stata donata nel 1604 e l’orafo Melchiorre Prata l’avrebbe eseguita su un modello in cera di Giovan Andrea Biffi (vedi ancora nota 16 per confronto).
Un sentito ringraziamento a Mike Riddick.
Febbraio 2026
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