Placchetta di Hans Kels raffigurante la Musa Clio

di Attilio Troncavini

Presso il Victoria and Albert Museum di Londra (VAM) si conserva una placchetta in bronzo dorato raffigurante Clio, musa della storia e della poesia epica, attribuita ad Hans Kels il Giovane (1508/1510-1565) [Figura 1, nota 1].

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Figura 1. Hans Kels il Giovane, Clio, bronzo dorato, cm. 6,65 x 5,5, 1545, Londra Victoria and Albert Museum, inv 815-1901.

La scheda del VAM riporta che Clio regge con la mano destra un libro aperto, mentre punta verso l’alto un dito dell’altra mano; ai suoi piedi, si riconoscono tre cicogne. Prosegue poi precisando che il soggetto è tratto da una serie delle Nove Muse basata sulle incisioni di un artista della cerchia di Andrea Mantegna.
Da diversi fonti si ricava concordemente che gli attributi di Clio sono costituiti da una corona d’alloro (simbolo d’immortalità), da una tromba (che allude alla risonanza delle imprese storiche), da rotoli di pergamena, o carta, spesso srotolati [Figura 2] oppure da un libro (su cui la storia viene scritta) (nota 2).

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Figura 2. Marcantonio Raimondi, Clio, incisione 1511-1520, Londra, British Museum inv. H,2.36.

Nessun riferimento ad animali, tantomeno alle cicogne di cui parla la scheda del VAM a proposito della placchetta di Clio dove, come unico altro attributo compare il libro.
La presenza dei tre volatili si spiega con quella che pare essere stata la fonte iconografica da cui è derivata, ovvero una delle carte facenti parte dei cosiddetti Tarocchi di Mantegna, realizzati attorno al 1460-1470 da un incisore della cerchia del pittore di cui si diceva prima (nota 3).
Più precisamente, la carta del sottogruppo contrassegnato dalla lettera D e denominato Apollo and the Muses che qui vediamo nell’esemplare del museo di Cleveland [Figura 3].

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Figura 3. Cerchia del Mantegna, Clio, incisione, 1460-1470, Cleveland Museum of Art, inv. Dudley P. Allen Fund 1924.432.19.

Nella scheda sul sito del museo americano si legge: “Here, Clio is personified as a full-length female figure, turned to left, and standing on a swan in an imaginary sea landscape” (qui, Clio è personificata da una figura femminile che si torce verso sinistra, in piedi su un cigno in un paesaggio marino immaginario). Rispetto alla placchetta, il volatile ai piedi della musa è uno solo, il libro non compare e la cintura può evocare l’immagine di un rotolo di carta e di pergamena.
La stessa scena compare pressoché identica in una ciotola probabilmente dipinta a lustro nella bottega di Giorgio Andreoli (1465/70-1555) a Gubbio attorno al 1535-1540, conservata a Washington presso la National Gallery of Art [Figura 4].

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Figura 4. Giorgio Andreoli, Clio, maiolica, diametro cm. 26,1, Gubbio, 1535-1540 circa, Washington, National Gallery of Art, inv. 1942.9.340.

Anche la scheda sul sito della NGA parla chiaramente di “muse Clio riding on a swan through a watery landscape” (musa Clio a cavallo di un cigno attraverso un paesaggio acquatico).
Chiarito che non si tratta di cicogne, sul rapporto tra Clio e il cigno, torneremo nell’ultima parte dell’articolo.
Placchetta della Giustizia
La placchetta del VAM è sempre stata collegata a un’altra placchetta, appartenete allo stesso museo, raffigurante la Giustizia che qui vediamo in vecchio catalogo del museo [Figura 5].

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Figura 5. Pagina di catalogo VAM con le immagini delle placchette inv. 815-816.1901.

Le due placchette, denominate rispettivamente Religione [sic] e Giustizia, erano accomunate dall’attribuzione alla scuola di Peter Flötner
Vediamo un’immagine attuale dell’esemplare VAM, ivi attribuita, oggi, a ignoto fonditore di Augsburg della metà circa del XVI secolo [Figura 6], accanto a un esemplare conservato a Vienna presso il Kunsthistorisches Museum (KHM), attribuito a Hans Kels il Giovane [Figura 7].

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Figura 6. Hans Kels il Giovane, Giustizia, bronzo dorato, cm. 7,3 x 6,3, Londra Victoria and Albert Museum, inv 816-1901.

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Figura 7. Hans Kels il Giovane, Giustizia, bronzo dorato, secondo terzo XVI secolo, Vienna, Kunsthistorisches Museum, inv. 6068.

Non vi sono dubbi circa l’interpretazione del soggetto che qui compare con gli attribuiti che gli sono propri: la bilancia (equità), la spada (punizione se portata con la punta in alto) e la gru con una sfera nella zampa sollevata (equilibrio) (nota 4).
Definitiva attribuzione ad Hans Kels
L’attribuzione ad Hans Kels, che giudichiamo attendibile, si basa anche sulla presenza nello stesso museo viennese di sei di rilievi in legno, raffiguranti alcune Muse e Virtù, attribuite ad Hans Kels il Giovane [Figura 8], tra le quali spicca un rilievo raffigurante Clio che può essere messo in strettissima relazione con la placchetta di Figura 1 [Figura 9].

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Figura 8. Hans Kels il Giovane, Muse e Virtù, 1545, Vienna, Kunsthistorisches Museum, inv. 3989.

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Figura 9. Hans Kels il Giovane, Clio, legno di tiglio cm. 7,7 x 5,7, 1545 circa, Vienna, Kunsthistorisches Museum, inv. 3989b.

Appare ovvio come l’intaglio ligneo sia l’opera originale di Hans Kels e che la placchetta ne costituisca una derivazione, importante testimonianza della presenza del libro, andato perduto nel prototipo. Detto per inciso, la scheda sul sito del Kunsthistorisches non fornisce alcuna spiegazione circa la presenta dei tre volatili (non meglio identificati) ai piedi della musa.
Relazione tra Clio e il cigno
Dopo aver chiarito definitivamente che i soggetti delle due placchette sono Clio e la Giustizia rispettivamente e dopo averle ricondotte entrambe a Hans Kels il Giovane, si tratta ancora di definire la relazione, finora non del tutto chiaro tra Clio e il cigno.
Come abbiamo visto sopra, il cigno non rientra nell’ambito degli attributi di Clio, ma inizia ad esserle associato dopo la pubblicazione dei Tarocchi di Mantegna. Questa nuova fonte iconografica non influenza solo le cosiddette arti minori come le fusioni in bronzo e la ceramica, ma anche la pittura, più o meno nello stesso periodo, come testimoniano gli affreschi di Cola dell’Amatrice, al secolo Nicola Filotesio (1489-1559) per Palazzo Vitelli alla Cannoniera di Città di Castello (Pg); se il contesto non fosse incentrato sulle vicende di Apollo e delle Muse, si sarebbe tentati di riconoscere come Leda e il cigno l’affresco identificato invece come Clio [Figura 10].

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Figura 10. Cola dell’Amatrice, Clio, affresco, 1535-1545, Città di Castello (Pg), Palazzo Vitelli alla Cannoniera, fonte: catalogo.fondazionezeri.it.

In un articolo dal titolo I tarocchi del Mantegna in mostra a Milano, dedicato alla mostra del 2018 presso la Pinacoteca Ambrosiana a Milano e postato sul sito di Panorama in data 17.4.2018, Rita Fenini, sotto la carta di cui alla Figura 3, scrive testualmente: “Clio – Musa della storia secondo Esiodo, si muove su un cigno (come tutte le muse, secondo Marziano Capella) per arrivare al suo pianeta, la Luna”.
Quella che sembrava una traccia per comprendere il cigno tra gli attribuiti di Clio fin dall’epoca antica, tardo antica e Medioevo, una volta sottoposta a vaglio, non ha ricevuto le conferme desiderate (nota 5).
Il poeta Esiodo (VIII-VII secolo a. C.), nella sua Teogonia in cui le Muse hanno largo spazio non nomina mai il cigno (nota 6).
Quanto a Marziano Capella (IV-V secolo d.C.), nel libro I, paragrafo 28 dell’unica sua opera nota, De nuptiis Philologiae et Mercurii (nota 7), Clio viene effettivamente collocata nel cerchio più vicino alla Luna (Clio citimum circulum, hoc est in Luna collocauit hospitium), ma di cigni che salgono a cielo non si parla, a meno di non considerarli la regola rispetto all’eccezione costituita da Talia di cui si dice: “Solo Talia, invece – lasciata indietro poiché il cigno che la trasportava, non sopportando il peso e neppure di spiccare un volo più basso, si era diretto verso gli stagni che l’avevano visto crescere – aveva preso sede nel grembo stesso della terra in fiore” (Sola uero, quod uector eius cycnus impatiens oneris atque etiam subuolandi alumna stagna petierat, Thalia derelicta in ipso florentis campi ubere residebat) (nota 8).
Alla luce di quanto precede, possiamo pensare che l’associazione tra Clio e il cigno sia un’invenzione dell’autore di Tarocchi di Mantegna, o meglio di chi ne abbia ideato il programma iconografico, il quale poteva aver conosciuto l’opera di Marziano Capella e averne dato una sua interpretazione, oppure poteva semplicemente aver collocato accanto a Clio un animale sacro ad Apollo [Figura 11].

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Figura 11. Emidracma, argento, diametro mm. 13,5, Cazomene (Ionia), 380-350 circa a. C., fonte cgbfr.it.

NOTE

[1] Hans Kels (anche Kehls , Khels , Kelchs , Keltz , Käls ) il Giovane (1508-1510 circa-1565-1566), intagliatore e medaglista [Vedi].

[2] Secondo l’edizione del 1603 dell’Iconologia di Cesare Ripa da lì in poi, il libro doveva riportare la scritta “Tucidide” [Vedi].

[3] Tra i tanti articoli disponibili in rete sui Tarocchi di Mantegna segnaliamo: Grazia Merelli, Tarocchi di Mantegna. Una raffinata testimonianza dell’arte rinascimentale, postato 15.5.2024 [Leggi].

[4] Per una esaustiva disamina della Giustizia nei tarocchi, vedi Paola Donatiello, La rappresentazione della giustizia e i tarocchi, Corso di Semiotica del Visibile 2010/2011 [Leggi]. Vi si legge, tra l’altro, dello struzzo che “… diventa attributo della Giustizia rispettivamente perché lo struzzo è un animale capace di digerire materiali molto pesanti, così come la Giustizia viene sempre a contatto con argomenti ponderosi; inoltre pare che le piume di struzzo siano di lunghezza uguale, e anche per questo sarebbe simbolo di equità”.

[5] Non è stato possibile visionare il catalogo della mostra per verificare se l’affermazione “giornalistica” si fosse basata su qualche presupposto scientifico.

[6] In rete è possibile consultare: Esiodo, Teogonia, a cura di Gabriella Ricciardelli, Fondazione Lorenzo Valla, Mondadori [Vedi].

[7] Vedi.

[8] Traduzione in: Gabriella Moretti, Harmonia allegorica: il melos multiforme che fonda l’armonia del mondo nel de nuptiis philologiae et mercurii di Marziano Capella, p. 137 [Vedi].

Ringrazio Gigi Buttazzoni per aver verificato per nostro conto la principale referenza bibliografica citate nel sito del VAM: Ingrid Weber, Deutsche Niederländische und Französische Renaissanceplaketten 1500-1650, Munich. 1975, n. 132 (Giustizia) e n. 133.3 (Clio). Tuttavia, come è stato possibile accertare, l’autrice non fornisce un contributo agli argomenti dibattuti nell’articolo con particolare riferimento alla lettura iconografica delle placchette e all’identificazione del loro autore.

Giugno 2026

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