Un Chafing Dish in argento, oggetto ormai desueto

di Gianni Giancane

L’oggetto sottoposto alla mia visione attraverso una accurata documentazione fotografica fornita dal lettore è un bellissimo esemplare di Chafing Dish (o scalda vivande che dir si voglia) in argento, di provenienza inglese, realizzato nei primi anni del XX secolo a Sheffield [Figura 1].

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Figura.1 Chafing Dish in argento sterling (925/1000), città di Sheffield, inizi del XX secolo. Dimensioni: cm 27,5 x 19 x 18,5 di altezza per un peso complessivo di 1,8 Kg.

Analisi stilistico-formale e composito-costruttiva
Elegante e fluido nelle linee stilistiche, armonioso nelle dimensioni, è composto da diversi pezzi centrati nel grande contenitore con coperchio, poggiante su una articolata base quadripode con piedi dall’andamento flessuoso, “a cascata”, raccordati ad un grazioso sostegno centrale ospitante a sua volta il piccolo scaldino [Figura 2].

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Figura 2. Il Chafing Dish suddiviso nei suoi componenti.

Le diverse parti dello scalda vivande consentono di apprezzare meglio l’aspetto composito-costruttivo dell’insieme e in particolare sulla coppetta reggi scaldino la presenza di una serie di tre elementi cordonati a torciglione, sormontati da piccole sferule terminali, che conferiscono intrigante slancio e dinamicità al corpo dell’oggetto.
Dicevamo fabbricato a Sheffield agli inizi del Novecento in argento sterling.
Vediamo perché e se riusciamo a individuarne anche l’autore, il maestro argentiere o, visto che siamo in Inghilterra, il silversmith [Figura 3].

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Figura 3. La serie di punzoni presenti sull’anello orizzontale che sostiene il contenitore centrale porta vivande.

Da destra a sinistra troviamo:
-la lettera dataria O in carattere gotico, qui per 1906;
-il simbolo del leone passante, attestante la bontà del titolo dell’argento sterling pari a 925/1000;
-la corona, segno distintivo della città di Sheffield;
-il merco del silversmith, lettere RM ed EH sottostanti racchiuse in losanga, che risulta appartenere al sodalizio Martin, Hall & Co (Richard Martin & Ebenezer Hall), attivi con questo marchio dal febbraio del 1880, anno di deposito di tale merco, al 1911 (nota).
Come da consuetudine inglese (rigorosa) sugli oggetti d’argento, tali punzoni compaiono anche sulle restanti parti del manufatto, se separabili, e pertanto necessarie di relativa punzonatura [Figura 4].

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Figura 4. Punzoni presenti sulla presa del coperchio della coppa ospitante le vivande; da sinistra quello dell’argentiere, del titolo del metallo, della lettera dataria.

Negli argenti inglesi tutte le parti costituenti un oggetto sono indipendentemente punzonate, tuttavia non sempre sui pezzi di più piccola dimensione (generalmente quelli separabili da un contesto più grande) si trovano tutti e quattro i punzoni tipo. Talvolta, come in questo caso, può mancare quello della città di provenienza (qui assente la corona di Sheffield), ma quasi mai quello del maestro argentiere, del titolo del metallo e della lettera dataria.
Un’altra caratteristica del Chafing Dish è quella di presentare un ulteriore e particolare segno distintivo [Figura 5].

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Figura 5. Numerazione rilevata sul Chafing Dish.

Probabilmente sul fondo della vaschetta porta vivande (non meglio precisato dal lettore) compaiono due sequenze numeriche.
La prima, 1374 in alto, rappresenta con estrema probabilità il numero di modello dell’oggetto come da prassi di ogni manifattura; la seconda, invece, testimonia un atto di avvenuta registrazione dell’oggetto presso gli uffici competenti (Registry Mark).
Tale procedura avveniva presso l’Ufficio Brevetti britannico che apponeva, a partire dal 1884, un numero progressivo su tutti i manufatti (non solo in metallo, ma anche vetro, ceramiche, …) a brevetto depositato testimoniante l’anno esatto di registrazione di un determinato oggetto.
Per il 1884 si iniziò con il numero 1, con il 1885 si passò al numero 19754, con il 1886 al numero 40480 e così via.
Nel nostro caso troviamo Rd 468206 con la seconda cifra che pur non perfettamente leggibile lascerebbe pensare facilmente al numero 6 un po’deformato, tenendo conto anche delle dimensioni dei punzoni di battuta di tali cifre, alquanto piccole, e la loro normale usura.
Questo numero è posizionato tra 447800 per il 1905 (primo numero utile di tale anno) e 471860 per il 1906 a testimonianza del 1905 quale anno di avvenuta prima registrazione del modello del nostro Chafing Dish in argento, che pertanto poteva essere prodotto anche negli anni successivi.
Una breve considerazione
Lo scalda vivande esaminato è un oggetto oggi desueto, che interessa più l’aspetto storico-antiquariale e collezionistico che quello di un normale utilizzo e destinazione d’uso, cosa che invece può accadere con tante altre suppellettili antiche in argento (posate soprattutto).
Ma un tempo, quando le magioni erano imponenti, le cucine spesso lontane dalle sale di rappresentanza dove sia nel quotidiano sia nelle speciali circostanze (per le classi nobili e particolarmente agiate) si usava desinare, i cibi dovevano essere serviti caldi sulla tavola e sovente lo spostamento delle portate da un ambiente all’altro, obbligava a utilizzare queste speciali suppellettili per riscaldare le vivande, nel frattempo raffreddatesi, prima di essere servite (oggi la penseremmo sicuramente come un’esagerazione…).

Nota
Per arricchimenti conoscitivi sulla storia di questa manifattura si veda quanto prodotto dallo scrivente nell’articolo Un antico goblet inglese in argento (febbraio 2024) [Leggi, ivi, in particolare, nota 2].

Marzo 2026

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