Per un Tiziano perduto, un Lotto ritrovato

di Guerrino Lovato con una premessa della Redazione di Antiqua

Premessa
Accettereste di buon grado di perdere – si fa per dire – un Tiziano o ritrovare in cambio un Lorenzo Lotto?
È quello che si stanno probabilmente domandando direttore e conservatori del Museo des Bellas Artes di Valencia dopo la visita nel gennaio scorso dell’autore di questo contributo. L’occhio tanto formidabile quanto spietato di Lovato ha infatti riconosciuto la mano di Pietro della Vecchia (1603-1678) in un ritratto di Carlo di Borbone e Gonzaga donato al museo nel 2004 e attribuito a Tiziano Vecellio; per contro, egli propone di attribuire a Lorenzo Lotto una Madonna con Bambino, esposta come opera di un seguace di Cesare da Sesto (1477-1523).
Pubblichiamo, unificandole, le due diverse comunicazioni, così come ci sono pervenute.
Speriamo che, al di là del clamore, si possa generare un proficuo dibattito tra gli studiosi.

Madonna con Bambino [Figura 1].

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Lorenzo Lotto (qui attribuito), Madonna con Bambino, olio su tavola, 1520 circa, Valencia, Museo des Bellas Artes, inv. 1751 (foto dell’autore).

È una piccola opera per una devozione privata, intima e spirituale. La madre pudica con lo sguardo basso ma sereno ci mostra che ha avuto un maschietto; lui dolce e vigile vuole solo il seno e ferma la mano che lo distrae. È seduto sopra un cuscino nero col fiocco, lei ha una manica perlata in oro e, sotto, una veste bianca. Le pieghe delle vesti sono morbide e vellutate, le tende sono ampie e coinvolgenti. La pittura è grassa e fluida, le ombre sono generose e ben calcolate. Lo sguardo del bambino Gesù ci blocca il respiro: noi come lui sappiamo tutto, l’apparire momentaneo del presente e forse del Paradiso futuro, ma che attraverserà il lutto della Passione. È un capolavoro di Lorenzo Lotto, tra il colore veneto, le forme lombarde e la grazia emiliana, una Madonna col bambino da lasciare estasiati e senza respiro, specialmente perché mai compresa.
È nella collezione permanente del Museo des Bellas Artes di Valencia, attribuita a un seguace di Cesare da Sesto, intorno al 1520, solo la data è pertinente.
Nessuno l’ha mai associata al nome del grande Lotto.
Capiremo come vi è arrivata, ma non come sia stata ignorata! Atre opere di Lotto a confronto non mancano e nemmeno mancheranno i pareri di eminenti studiosi a conforto di questa intuizione.
Una nuova stella è ora visibile nel firmamento lottesco. Brilla tra i riccioli dorati e l’aureola, con i gesti lenti e teneri dell’amore filiale e materno; profumo di latte e corpo adiposo, terreno e umanissimo.

Ritratto di Carlo Borbone e Gonzaga [Figura 2].

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Pietro della Vecchia (qui attribuito), Carlo di Borbone e Gonzaga, olio su tela applicata su tavola, 1530-1533 circa, Valencia, Museo des Bellas Artes, inv. 85/2004 (foto dell’autore).

Pietro della Vecchia è stato uno dei grandi pittori veneti dell’epoca barocca, molto prolifico e duttile, dai cartoni dei mosaici per San Marco ai piccoli ritratti, dalle scene di chiromanzia alle monumentali pale d’altare. È conosciuto inoltre per le proprie invenzioni da Giorgione e da Tiziano, soggetti molto richiesti a Venezia dal collezionismo europeo che hanno confuso e disorientato le varie collezioni private e museali.
Non erano falsi ma opere in stile, eseguite allo scopo di soddisfare il collezionista in cerca di originali delle botteghe veneziane del 1500. Pietro dipingeva “ad personam”, sia nei confronti del modello preso di mira, sia del cliente, dalla persona del geniale Tiziano alla persona del vorace acquirente. Concetto squisitamente barocco, la verità e l’inganno, il piacere estetico e il bisogno del suo esclusivo possesso. I ritratti di spalla, dove il modello è sorpreso nel girarsi indietro, è tipico del mondo di Giorgione e di Tiziano, come lo vediamo anche nel bel ritratto del Museo di Bellas Artes di Valencia, ora esposto come autografo di Tiziano Vecellio. La pittura fumosa e leggera, l’ampiezza delle ombre, la pennellata estroversa, la messa a fuoco solo di alcuni particolari è tipica del nostro Pietro della Vecchia nel riproporre il genio, e il ductus pittorico, di Tiziano, in veste seicentesca. Sono noti – addirittura! – gli “autoritratti” di Tiziano eseguiti dal nostro, soggetto ricercatissimo dai collezionisti finalmente così soddisfatti.

Aprile 2026

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