Scultura in marmo raffigurante donna azzannata da un leone

dalla Redazione di Antiqua

Nell’asta Colasanti tenutasi a Roma nel giugno 2019 compare un’insolita scultura un marmo bianco raffigurante una donna nuda, riversa e azzannata alla gola da un leone che la sovrasta [Figure 1a e 1b].

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Figure 1a e 1b. Donna e leone, marmo, cm. 30x45x35, XIX secolo, Colasanti 25-26.6.2029 n.74.

Se, a dispetto di una certa usura, non vi sono dubbi sul soggetto raffigurato, il suo significato è quanto mai incerto. La datazione al XIX secolo autorizza a ritenere che l’autore possa aver creato un soggetto di fantasia senza far riferimento a una precisa e più antica iconografia, ma qualcosa avrà pur voluto rappresentare.
La prima cosa che viene in mente è che si tratti di una martire cristiana assalita da un leone nel circo. L’unica martire di cui ci viene tramandata la vicenda è Sant’Eufemia, la quale fu martirizzata nella fossa dei leoni, ma gli animali le mangiarono solo la mano destra.
Come ci riferisce Eugenia Fantone, che ringraziamo (comunicazione verbale del 5.3.2025), in età classica non compaiono riferimenti né letterari, né iconografici a un leone che aggredisce una giovane donna.
Nel Medioevo, il leone, come molti altri animali, viene presentato in modo ambivalente, ossia come essere sia positivo, sia negativo.
Nei Salmi, ad esempio, esso viene indicato al negativo e la formula “salva me de ore leonis” (salvami dalla bocca del leone), tratta dal Salmo 22,22, “viene trasposta direttamente nelle immagini artistiche”, dove però si vede normalmente un “leone che combatte con un uomo inerme, afferrandolo nelle sue fauci spalancate” (nota 1).
Il fatto che non si tratti di un uomo, ma di una donna, per di più discinta, indurrebbe a credere che il leone impersoni una delle versioni “positive”, più precisamente quella del leone che punisce la lussuria.
In tal senso, secondo quanto sostiene la voce Leone nella cultura di massa di wikipedia, riprendendo quanto scrive Louis Charbonneau-Lassay nel suo Il bestiario del Cristo, la tradizione antica pagana attribuiva al leone il senso della giustizia; l’immagine del leone amante della giustizia fu ripresa dal cristianesimo e nel Medioevo le sentenze ecclesiastiche venivano spesso pronunciate sui sagrati delle chiese, che avevano due leoni scolpiti ai lati del portale, tanto che si diffuse l’espressione sul verdetto pronunciato “inter leones et coram populo ” (fra i leoni e dinnanzi al popolo) (nota 2).
Nel caso della nostra scultura, tuttavia, vista l’aggressività del leone, si tratterebbe di giustizia sommaria. Quindi, pur non escludendo si possa trattare di un’allegoria piuttosto incisiva della lussuria punita, pensiamo che la scena abbia a che fare con l’erotismo più in generale.
L’associazione di una donna nuda con un leone, in qualche caso, può significare semplicemente il riferimento a una sessualità un po’ animalesca come dimostra la seguente scultura in ceramica di epoca incerta [Figura 2].

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Figura 2. Donna e leone, ceramica, XX secolo (?), fonte Etsy.

L’atteggiamento mite del leone potrebbe però alludere al soggetto del “leone in amore” tratto dal quarto libro delle Favole di Jean de La Lafontaine (1621-1695), a sua volta ricavato dalla favola Il leone innamorato e il contadino di Esopo (circa 620-564 a.C.).
Per rimanere sempre nell’ambito della scultura, ne mostriamo l’interpretazione fornita dallo scultore belga Guillaume (o Willem) Geefs (1805-1883) a proposito del quale la voce inglese di wikipedia dice: “… he also explored mythological subject matter, often with an erotic theme” (ha anche esplorato argomenti mitologici, spesso a tema erotico). L’immagine che mostriamo si riferisce a una scultura transitata sul mercato antiquario [Figura 3], mentre l’esemplare “ufficiale” è conservato presso il Museo di Belle Arti del Belgio di Bruxelles. Si tratta di una scultura in marmo alta circa 116 centimetri e databile attorno al 1851, recante la scritta “amour, amour, quant tu nous tiens, / on peut bien dire: adieu, prudence!” (Amore, amore, quando ci possiedi / possiamo ben dire: addio, prudenza!).

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Figura 3. Willem Geefs, Leone in amore, marmo, cm. 63 (h) x 65, Hargesheimer Kunstauktionen Düsseldorf, Germany 12.3.2022 n. 3262.

Nella nostra scultura, la donna è altrettanto nuda, ma il leone si dimostra tutt’altro che mite e innamorato, aggredendola senza pietà.
Muovendoci ancora sul piano simbolico, potrebbe trattarsi della rappresentazione piuttosto rara e, per quanto ne sappiamo, inedita della passione amorosa che divora.
Esiste però un’altra possibilità che ci pare la più plausibile, anche in considerazione dell’epoca.
La scultura rientrerebbe nell’ambito della produzione orientalista della seconda metà dell’Ottocento nella sua versione voyeuristica che dava il pretesto per esibire corpi femminili nudi e in situazioni poco rispettose della dignità femminile per non umilianti.
Un campione di questo genere è il pittore ceco Otto Franz Pilny (1866-1936) del quale mostriamo un dipinto passato in asta da Bonhams nel 2012 [Figura 4].

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Figura 4. Otto Franz Pilny, Sklavenhändler (Commercianti di schiavi), olio su tela 110,5 x 75,5, Bonhams 11.7.2012.

Forse non è superfluo aggiungere, in conclusione, che oggi non avremmo dubbi ad associare la brutale rappresentazione offerta dalla scultura in esame agli orrendi crimini che vengono commessi sulle donne.

NOTE

[1] A. Ducci, Feri leones, immundae simiae, monstruosi centauri. Natura e figura dell’animale nel Medioevo, un profilo, in Bestie. Animali reali e fantastici nell’arte europea dal Medioevo al primo Novecento, catalogo mostra 2011, Silvana, Cinisello B. (Mi) 2011 p. 11-16 [Vedi].

[2] [Vedi] che cita: Louis Charbonneau-Lassay, Il bestiario del Cristo, vol. I, Edizioni Arkeios 2020, p. 89.

Gennaio 2026

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