Cornice in avorio con Diana e Atteone, Francia, XIX secolo
dalla Redazione di Antiqua
Nella galleria virtuale di Arcuti Fine Arts sul sito AnticoAntico è apparso un oggetto degno di considerazione, così descritto: “Cornice in avorio di gusto rinascimentale con miniatura in avorio raffigurante Diana e Atteone” [Figura 1].

Figura 1. Diana e Atteone, miniatura su avorio all’interno di una cornice in avorio, Francia, XIX secolo, mercato antiquario.
La definizione di “miniatura in avorio” è piuttosto imprecisa, ma lascia intendere che si tratti di una scena dipinta su avorio. Le informazioni fornite sono scarse: si dichiara che l’oggetto è ottocentesco, come quel “di gusto rinascimentale” faceva presagire, mentre non viene indicata la provenienza geografica e nemmeno le misure. Viene persino ignorata la presenza, sulla miniatura, di una firma A. Topart in basso a destra (nota 1).
Proviamo a capirne di più attraverso alcuni confronti.
Il primo lo troviamo nel sito dello stesso antiquario che presenta un manufatto molto simile, raffigurante il medesimo soggetto, presumibilmente realizzato dalla stessa bottega anche se la cornice ha una forma diversa [Figura 2]; la miniatura non è firmata e alle laconiche informazioni di cui sopra se ne aggiunge una che collocherebbe l’oggetto in Germania.

Figura 2. Diana e Atteone, miniatura su avorio all’interno di una cornice in avorio, Francia, XIX secolo, mercato antiquario.
Un terzo esemplare è passato in asta da Hampel nel settembre 2016, proposto come “Museale äußerst fein geschnitzte Elfenbein-Aedicula” (Edicola in avorio di qualità museale, finemente intagliata) con una valutazione di 6.500-7.500 euro, una cifra ragguardevole. Come le altre, la miniatura raffigura il mito di Diana e Atteone, costituendo tre varianti simili dello stesso soggetto [Figura 3, nota 2].

Figura 3. Diana e Atteone, miniatura su avorio all’interno di una cornice in avorio, cm. 20 x 12 (cm. 30,5 x 25,5 la cornice), Francia, seconda metà del XIX secolo, Hampel 22.9.2016 n. 214.
La cornice è pressoché uguale a quella della Figura 1, compresi i due riquadri in alto e in basso che la didascalia sul catalogo Hampel descrive, rispettivamente come “Diana und Aktäon sowie die drei Grazien” (Diana e Atteone e le Tre Grazie) e “die Jagdgöttin mit ihren Gespielinnen” (la Dea cacciatrice con le sue compagne). Anche qui si legge, nell’angolo in basso a destra della miniatura, la firma A. Topart.
Gli esperti di Hampel propongono però una provenienza francese, circoscrivendo una datazione alla seconda metà del XIX secolo. Forse il motivo sta nell’aver colto una “Aufbau im Stil des französischen Manierismus der Fontainebleauschule” (struttura nello stile del manierismo francese della scuola di Fontainebleau).
Un quarto esemplare reca nella miniatura, non firmata, l’ennesima versione della vicenda di Diana e Atteone all’interno di una cornice pressoché identica a quelle delle Figure 1 e 3 [Figura 4].

Figura 4. Diana e Atteone, miniatura su avorio all’interno di una cornice in avorio, Francia, XIX secolo, fonte Pinterest.
Del tutto diverso è invece il soggetto di altre due cornici in avorio, non facilmente interpretabile in considerazione della scarsa qualità delle immagini che è stato possibile acquisire.
Una cornice passata in un’asta di Bonham’s non identificata, simile alla maggior parte delle precedenti, mostra una miniatura raffigurante il trionfo di una dea marina o di una nereide (Anfitrite? Galatea?) [Figura 5], mentre un’altra cornice, del tutto simile a quella di Figura 2, reca al suo interno una sorta di placchetta centinata raffigurante un personaggio femminile [Figura 6], che fa presumere abbia sostituito una miniatura del tipo di quelle finora esaminate.

Figura 5. Trionfo di una dea marina, miniatura su avorio all’interno di una cornice in avorio, Francia, XIX secolo, fonte Pinterest.

Figura 5. Cornice in avorio contenente placchetta raffigurante un personaggio femminile, Francia, XIX secolo, fonte non identificata.
Per quanto riguarda le cornici di cui alle Figure 1 (Arcuti) e 3 (Hampel) è documentabile il retro in cui compare un bassorilievo con la figura di Diana cacciatrice e un cartiglio con una scritta [Figure 1bis e 3bis].

Figura 1bis. Retro della cornice di cui alla Figura 1.

Figura 3bis. Particolare del retro della cornice di cui alla Figura 3.
Se la scritta nell’immagine di cui alla Figura 3bis è del tutto illeggibile, in quella di cui alla Figura 1bis si leggono chiaramente dei versi in lingua francese che fornirebbero una testimonianza ulteriore della provenienza di queste particolari cornici:
Heureux le jour, l’an, le mois et la place,
L’heure et le temps où vos yeux m’ont tué,
Sinon tué, à tout le moins mué
Comme Meduse, en une froide glace.
(traduzione: Felice il giorno, l’anno, il mese e il luogo, l’ora e il tempo in cui i tuoi occhi mi uccisero, se non mi uccisero, almeno mi trasformarono come Medusa, in un gelido ghiaccio).
I versi sono del poeta francese Pierre de Ronsard (1524-1584) e costituiscono l’inizio del sonetto CXI (111).
Il commento di Prosper Blanchemain all’edizione del 1857 delle opere complete di Ronsard (nota 3) ne attribuisce l’invenzione al sonetto 47 del Canzoniere di Petrarca. In realtà, l’incipit coincide con quello del sonetto 61 che recita: “Benedetto sia ’l giorno, e ’l mese, e l’anno, e la stagione, e ’l tempo, e l’ora, e ’l punto” … che prosegue “e ’l bel paese, e ’l loco ov’io fui giunto
da’ duo begli occhi che legato m’hanno” (parafrasi: Sia benedetto il giorno, il mese e l’anno,
la stagione, il tempo, l’ora, e l’istante, il bel paese, e il luogo dove fui raggiunto da due begli occhi che mi hanno imprigionato) (nota 4).
Il legame tra questi versi e il mito di Diana e Atteone non è di immediata percezione. Come è noto, Atteone, che era un cacciatore, sorprese Diana e le sue compagne mentre facevano il bagno. Accortasi, Diana trasformò in cervo Atteone che fu sbranato dai suoi stessi cani.
Alla luce di questo episodio, un’interpretazione possibile dei versi di Ronsard è che Attone, innamoratosi di Diana, benedice il momento in cui suoi occhi si sono posati su di lui trasformandolo, non in un “gelido ghiaccio” come Medusa, che in realtà pietrificava con lo sguardo, ma in un cervo. Evidentemente si sottace l’esito mortale di questa metamorfosi, sottolineando invece la sottomissione per amore: “fui giunto da’ duo begli occhi che legato m’hanno”, per dirla come Petrarca.
NOTE
[1] Sull’ipotetico autore delle miniature, A.Topart, non è stato possibile acquisire alcuna informazione.
[2] Una ricerca per immagini abbastanza capillare non ha consentito di identificare i modelli da cui potrebbero essere state tratte le miniature,
[3] P. De Ronsard, Oeuvres complètes, con varianti e note di Prosper Blanchemain, Volume I, P. Jannet, Parigi 1857, p. 63.
[4] Vedi .
Giugno 2026
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