La musa Polimnia, un’icona neoclassica
della Redazione di Antiqua
Studiando le scene e i personaggi intarsiati sui mobili neoclassici lombardi, ci siamo imbattuti in una figura femminile reggente un vaso posato su una colonna [Figura 1] che il contesto ha consentito di identificare plausibilmente come Elettra (nota 1).

Figura 1. Medaglione sulla fronte di un cassettone neoclassico lombardo (mercato antiquario) dove compare, sulla destra, un personaggio femminile identificato come Elettra.
La posa vezzosa del piede sinistro e la presenza della colonna avevano fatto pensare, in un primo momento, a un personaggio femminile altettanto sfruttato nel repertorio neoclassico, che qui mostriamo in una celebre versione diffusa sui prodotti di Wedgwood [Figure 2 e 3].


Figura 2. Cammeo, jasperware cm. 8 x 5,5, Wedgwood seconda metà del XIX secolo, mercato antiquario (fonte proantic 1253957).

Figura 3. Fibbia, acciaio con cammei in jasperware, Wedgwood 1776-1820, Londra, Victoria and Albert Museum (in Alessandra Quattordio, Gioielli d’acciaio. Monili insoliti e preziosi dal Settecento a oggi, Centro Studi Valle Imagna, Bergamo 2025, p. 43).
Di chi si tratta?
Una risposta è contenuta nell’articolo Duecento “impronte” di gemme incise, antiche e moderne (gennaio 2026) dove si parla di una raccolta di duecento impronte in gesso di altrettante gemme incise (antiche e moderne) databili al terzo decenio del XIX secolo (nota 2).
Nel primo dei tre vassoi in cui i calchi sono disposti compare la nostra figura femminile [Figura 4] che un fascicolo coevo cataloga al n. 46, tra le opere conservate a Roma nei Museo Capitolini, come La musa Polimnia appoggiata ad un ceppo presiedente alla Pantomima [Figura 5].

Figura 4. Particolare di un vassoio contenente parte di una collezione di impronte in gesso, Roma, terzo decennio del XIX secolo, collezione Alessandro Ubertazzi.

Figura 5. Particolare del fascicolo parte integrante della collezione di impronte di cui alla Figura 4.
Nei Musei Capitolini, segnatamente presso la Centrale Montemartini, si trova forse la più celebre versione di questo soggetto, colta nella posa meditativa che costituisce il principale attributo di Poliminia [Figura 6].

Figura 6. Polimnia, marmo, h cm. 159, II secolo (da originale di età ellenistica), Roma, Musei Capitolini Centrale Montemartini, inv. C2135.
Essendo venuta alla luce nel corso degli scavi effettuati in via Terni a Roma nel 1928, non può essere la scultura della Centrale Montemartini la fonte di ispirazione della versione di cui alla Figura 4, bensì la Polimnia che si trova al centro della sequenza di muse in un celebre sarcofago attualmente al Louvre [Figura 7].

Figura 7. Sarcofago delle muse, marmo, cm. 92 x 207, arte romana 150-160 d.C., Parigi, Museo del Louvre.
L’opera fu rinvenuto durante uno scavo lungo la via ostiense, poi entrata a far parte prima della collezione Albani, successivamente dei Musei Capitolini, pervenendo al Louvre a seguito delle espropriazioni napoleoniche.
La conferma è fornita dalla presenza nella collezione di impronte in gesso di quelle di Urania e Melpomene presenti nel fregio del Louvre; confronta le impronte a sinistra di quella di Polimnia (vedi ancora Figura 4) con le due figure, in posizione invertita, all’estrema destra del fregio in Figura 7.