Mobili in ebano e avorio firmati Mantovani, ebanista o incisore a Milano nella seconda metà dell’Ottocento
di Andrea Bardelli
Nella seconda metà inoltrata del XIX secolo, soprattutto in Lombardia, si rinnova la tradizione di produrre mobili lastronati in ebano con intarsi e inserti in avorio che riprendono i mobili, in prevalenza stipi, prodotti con la stessa tecnica tra XV e XVII secolo (nota 1).
Se da un lato, l’ebano viene spesso sostituito con altre essenze lignee, come il pero, che vengono ebanizzate e l’avorio con l’osso, i mobili sono quasi sempre di ottima qualità esecutiva, pezzi pressoché unici realizzati da veri e propri ebanisti.
Accanto ai nomi che più spesso vengono fatti, primo fra tutti quello di Ferdinando Pogliani (nota 2), compaiono sul mercato i nomi di alcuni artefici che, a quanto ci risulta, la critica ha finora pressoché ignorato – se non con sporadiche segnalazioni – e di cui, di conseguenza, non si hanno notizie se non in relazione a singoli mobili firmati.
Desidero, d’ora in poi, attirare l’attenzione su alcuni di questi artisti nell’attesa di acquisire ulteriori informazioni e nella speranza che ciò possa stimolare alcune ricerche più approfondite da parte di altri studiosi.
Il primo “ebanista” che merita di essere segnalato è un certo Mantovani di cui è noto un tavolo firmato Mantovani inc., passato in asta da Christie’s nel 1980 [Figura 1]. Il tavolo, già appartenuto alla collezione privata di Umberto I di Savoia, è stato anche pubblicato da Giorgio Wannenes nel 2000 (Wannenes 2000, p. 163, n. 312) senza mostrarne il piano – raffigurante il ratto delle Sabine (nota 3) – che invece compare nel catalogo della casa d’aste [Figura 1a].

Figura 1. Tavolo in ebano intarsiato d’avorio, firmato Mantovani, 1880 circa, etichetta stampata con una corona e U, stampigliato: SM, N, 648, 81, Christie’s maggio 1980 n. 955.

Figura 1a. Piano del tavolo di Figura 1 (Christie’s maggio 1980 n. 955).
Nel 2004, da Sotheby’s a Milano, viene proposto in asta uno stipo con ribalta, anch’esso firmato Mantovani inc. e datato al 1870 circa [Figura 2].

Figura 2. Stipo con ribalta in ebano intarsiato d’avorio, firmato Mantovani, 1870 circa, Sotheby’s 20 dicembre 2004 n. 199.
La didascalia in catalogo cita il tavolino precedente ma, a proposito del presunto artefice, si legge: “Mantovani fu un incisore in avorio attivo nella seconda metà dell’Ottocento”, facendo insorgere il dubbio che egli non sia l’ebanista, bensì l’autore delle sole parti in avorio che decorano il mobile.
Che tavolo e stipo siano usciti verosimilmente dalla stessa bottega è testimoniato dal confronto tra il decoro del bordo sul piano del tavolo, dove si susseguono piccoli tondi con profili di vari personaggi [Figura 1b], e la fronte dei cassetti dello stipo dove compaiono dei tondi analoghi [Figura 2a].

Figura 1b. Particolare del tavolo di Figura 1.

Figura 2a. Particolare dello stipo di Figura 2.
Lo stipo con può essere messo a confronto con un arredo del tutto simile – non firmato – conservato presso il Museo Baroffio al Sacro Monte sopra Varese [Figura 3].

Figura 3. Ferdinando Pogliani (attr.), stipo con ribalta in ebano intarsiato d’avorio, Sacro Monte sopra Varese, Museo Baroffio, inv. 677.
L’impostazione formale e il decoro sono del tutto simili. Si veda, ad esempio, come l’ebanista risolve il raccordo laterale tra il corpo mediano che contiene la ribalta e il corpo superiore [Figure 2b e 3a].

Figura 2b. Particolare dello stipo a ribalta di Figura 2.

Figura 3a. Particolare dello stipo a ribalta di Figura 3.
Nel 2015 avevo studiato lo stipo del Museo Baroffio attribuendolo alla bottega di Ferdinando Pogliani sulla base del confronto, tuttora convincente, con altri due stipi: il primo, pubblicato da Enrico Colle nel 1995 come lavoro “firmato” (Colle 1995, p. 133, Fig. 44), il secondo, passato sul mercato antiquario nel maggio 2006 presso la Casa d’Aste Farsetti lotto n.338 e ripubblicato da Colle (Colle 2007, p. 390), contrassegnato dall’etichetta “FERD. POGLIANI – EBANISTA – MILANO” (Bardelli 2015, pp. 63-64).
Dopo aver temuto di aver preso un abbaglio, si è fatta strada l’ipotesi, sopra solo adombrata, che i mobili di cui alle figure 1 e 2 fossero usciti dalla fabbrica Pogliani e che Mantovani fosse l’autore delle placche in avorio.
È del tutto probabile che per lo stipo a ribalta del Baroffio, Pogliani si sia servito di un altro incisore perché lo stile delle placche in avorio appare diverso, come si evince dal confronto tra la scena con putti sul fronte della ribalta di quest’ultimo [Figura 3b] e quella sul piano del tavolo (vedi ancora Figura 1a) (nota 4).

Figura 3b. Particolare dello stipo a ribalta di Figura 3.
Ho cercato Mantovani in varie annate, dal 1861, della Guida di Milano dove avevo provato, invano, a rintracciarlo come ebanista, intarsiatore o mobiliere.
Effettivamente, nella Guida di Milano per il 1861 compare nella categoria incisori “di figure a taglio” un Luigi Mantovani in contrada Chiossetto 229 (Guida di Milano 1861 p. 549). Dieci anni dopo (Guida di Milano 1871), Luigi è inserito nella stessa categoria in via Chiossetto 11 (p. 684), preceduto da Mantovani Ferdinando in corso di Porta Vittoria 36 (p. 683) e seguito da Mantovani Giovanni “incisore in legno” in via Maddalena 4 (p. 685). Nel 1879, Luigi non compare più, mentre si confermano Giovanni, sempre come incisore “in legno” però in via Fontana 15, e Ferdinando, trasferitosi in via Durini 5 come “incisore in legno, in rame ed avorio (Guida di Milano 1879, p. 776).
È stato finora possibile reperire solo poche informazioni su Luigi e Giovanni Mantovani i cui nomi non compaiono nemmeno nel ricco repertorio curato da Giorgio Milesi (G. Milesi, Dizionario degli incisori, Minerva italica, Bergamo 1989).
Luigi Mantovani, incisore xilografo, era nato attorno al 1795 a Reggio Emilia ed è morto nel 1873 a Milano dove risulta vivere in contrada S. Pietro all’Orto 902 nel 1838 e in contrada di Zeno nel 1855 (nota 5). Giovanni Mantovani, xilografo nato a Milano nel 1833, risulta essere figlio di Luigi (nota 6).
Luigi Mantovani si firma L. Mantovani inc., ma anche solo Mantovani inc. con una grafia molto simile a quella riscontrabile sulle placche in avorio dei mobili in esame. Si veda il confronto tra un’incisione di Luigi raffigurante Napoleone Bonaparte [Figura 4] e un particolare della firma incisa sullo stipo a ribalta di Figura 2 [Figura 2c].

Figura 4. Luigi Mantovani, Napoleone Bonaparte, acquaforte, cm. 19,5 x 13, tavola fiori testo tratta da: Giacomo Lombroso, Vita guerriera, politica e privata di Napoleone”, Borroni e Scotti, Milano 1852.

Figura 2c. Particolare della firma dello stipo a ribalta di Figura 2.
Per quanto è stato possibile verificare, Giovanni Mantovani firma invece Mantovani in stampatello seguito da sc. (sculpsit), tuttavia, se accreditiamo la datazione proposta per i mobili attorno al 1870-1880, sembra più verosimile accostarli a Giovanni, se non a Ferdinando – di cui non sono state ritracciate opere – definito intarsiatore in avorio nel 1879.
Per ora la questione resta irrisolta (nota 7). Resto però persuaso che i mobili siano usciti dalla bottega di Pogliani e che Mantovani, chiunque sia dei tre nominati, abbia inciso le placche in avorio.
Del resto, il gesto tecnico di chi incide una sottile lastra in avorio evidenziando successivamente il tratto con inchiostro è del tutto simile a quello di chi prepara una lastra in rame o in acciaio per stampare un’acquaforte.
A firma Mantovani si conosce anche un terzo mobile, una grande credenza a doppio corpo apparsa in un’asta Finarte del 1988 [Figura 5].

Figura 5. Credenza a doppio corpo, firmata Mantovani, Finarte ottobre 1988.
Allo stato attuale delle conoscenze (nota 8), non è stato possibile trovare un confronto stringente tra questo mobile e la produzione certa di Ferdinando Pogliani. Mi limito a segnalare qualche affinità con una credenza a doppio corpo recante etichetta e stampigliatura di Ferdinando Pogliani, di cui condivide, in particolare, l’impostazione delle ante nel corpo inferiore [Figura 6]. Si veda anche uno stipo a doppio corpo, anch’esso contrassegnato dall’etichetta della ditta Pogliani, del tutto diverso dalla credenza di Figura 5 se non per il fatto che, circostanza abbastanza rara, si avvale di figure intagliate a tutto tondo. È quindi probabile che Pogliani si servisse, all’occorrenze, di un provetto intagliatore, così come di un intarsiatore in avorio [Figura 7].

Figura 6. Ferdinando Pogliani, credenza a doppio corpo, mercato antiquario.

Figura 7. Ferdinando Pogliani, stipo a doppio corpo, già casa d’aste Il Ponte (Icaro 2002, p. 98).
NOTE
[1] Si rimanda all’articolo Mobili ebano e avorio in Lombardia tra XVII e XIX secolo (giugno 2014) [Leggi].
[2] Ad esempio, nel suo volume sul mobile italiano dell’Ottocento, Enrico Colle cita tra gli altri – oltre a Pogliani – Giuseppe Speluzzi, Adriano Brambilla, Daniele Lovati, Carlo e Giovanni Andreoni, Luigi Cassani (Colle 2007, p. 355).
[3] Tratto da un dipinto databile al 1629-1630 di Pietro da Cortona (1596-1669) che si conserva a Roma presso i Musei Capitolini [Figura A].

Figura A. Pietro da Cortona, Il ratto delle Sabine, 1629-1630, Roma, Musei Capitolini (foto Anderson).
[4] Le due scene intarsiate sulle ante del corpo superiore nello stipo firmato Mantovani (vedi Figura 2) sono molto simili a quelle intarsiate, nella stessa posizione, nello stipo del Museo Baroffio (allegorie delle quattro stagioni?), ma non è possibile fare un confronto attendibile non disponendo di buone immagini. Lo stesso dicasi, per quanto riguarda la qualità dell’immagine, per la scena intarsiata sul fronte della ribalta del medesimo stipo firmato Mantovani raffigurante Nereidi e Tritoni tratte letteralmente, sebbene in controparte, dagli affreschi di Annibale Carracci e collaboratori per palazzo Farnese a Roma [Figura B].

Figura A. Annibale Carracci e collaboratori, Nereidi e tritoni, 1597-1607, affresco, Roma, Palazzo Farnese.
[5] Notizie tratte da dizionariosartori.it [Leggi] e raccoltasartori.it [Leggi]. Per amore di precisione, una pagina erratica reperita in rete, probabilmente tratta da una Guida di Milano, colloca Luigi Mantovani in vicolo di san Bernardino 54 a Milano.
[6] Stesse fonti di cui alla nota precedente [Leggi] e [Leggi].
[7] In un appunto a penna sulla pagina del catalogo Sotheby’s di cui sopra compare il nome Lamberto (con punto interrogativo) associato a Mantovani. Non è stato possibile risalire all’origine dell’appunto, né a trarre alcuna conclusione.
[8] È stata avviata di recente dalla Redazione di Antiqua la costruzione di un data base relativo ai mobili in “ebano-avorio” del pieno Ottocento del tipo qui discusso. Si auspica che da questo lavoro possano emergere ulteriori elementi di valutazione.
Bibliografia citata
Guida di Milano 1861 (anno XXXVIII), Giuseppe Bernardoni, Milano 1861.
Guida di Milano 1871 (anno XLVIII), Giuseppe Bernardoni, Milano 1871.
Guida di Milano 1879 (anno LVI), Giuseppe Bernardoni di C. Bereschini e C., Milano 1879.
E. Colle, Dipingere con l’intarsiatura in legno: appunti sul mobile intarsiato lombardo, in Rassegna di Studi e Notizie, Castello Sforzesco, Milano A. 1995.
G. Wannenes, I mobili italiani. L’Ottocento, De Vecchi, Milano 2000.
AAVV (a cura di Icaro), Arredi dell’Ottocento. Il mobile borghese in Italia, Artioli, Modena 2002
E. Colle, Il mobile dell’Ottocento in Italia, Electa, Milano 2007.
A. Bardelli in Museo Baroffio e del Santuario del sacro Monte sopra Varese (a cura di Laura Marazzi), Nomos, Busto Arsizio (Va) 2015.
Gennaio 2026
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