Osservazioni su un tavolino neoclassico lombardo: GBM o Maggiolini
dalla Redazione di Antiqua
Potrebbe passare del tutto inosservato, per la sua sobrietà nel decoro, un tavolino apparso sul mercato antiquario se non fosse per un’attribuzione a Giuseppe Maggiolini che ci induce ad alcune riflessioni [Figura 1].
Al centro del piano troviamo solo un medaglione con un motivo floreale a raggiera [Figura 1a e 1b], mentre altri decori sono disposti con molta parsimonia lungo le gambe.

Figura 1. Tavolino neoclassico intarsiato, Lombardia, fine del XVIII secolo, mercato antiquario.


Figure 1a e 1b. Dettagli del tavolino di Figura 1.
Per la cronaca, un tavolino gemello era stato proposto in asta da Finarte nel 2000 senza che venisse formulata alcuna proposta di attribuzione [Figura 2].

Figura 2. Tavolino neoclassico intarsiato, Lombardia, fine del XVIII secolo, Finarte 31.10.2000 n. 364.
Fatti alcuni confronti, pare che il tavolino rimandi a Giovanni Battista Maroni (GBM) e al suo ambito allargato, così come emerge dagli ultimi studi pubblicati (nota 1).
Il medaglione al centro del piano (vedi ancora Figura 1a) è paragonabile a quello riscontrabile su piano, fronte e fianchi di un cassettone in asta presso Pandolfini nel 2019, già classificato nel sottogruppo “draghetti” associato alla cosiddetta Bottega dell’anforetta [Figura 3 e 3a].

Figura 3. Cassettone neoclassico intarsiato, Lombardia, fine del XVIII secolo, Pandolfini 16.4.19 n. 120.

Figura 1a-bis. Particolare del tavolino di Figura 1a.

Figura 3a. Particolare del tavolino di Figura 3.
Lo scontorno del piano del tavolino (vedi ancora Figura 1a) è la mensolina che raccorda la gamba (vedi ancora Figura 1b) sono riscontrabili in un cassettone in asta diversi anni fa da Christie’s, anch’esso associato alla Bottega dell’anforetta [Figura 4].

Figura 4. Cassettone neoclassico intarsiato, Lombardia, fine del XVIII secolo, Christie’s 27.11.90 n.70.
Infine, la gamba è molto simile a quella di una toeletta passata da Cambi nel marzo 2011 che appartiene alla Bottega dell’anforetta in senso stretto [Figura 5].

Figura 5. Toeletta neoclassica intarsiata, Lombardia, fine del XVIII secolo, Cambi marzo 2011, lotto non identificabile.
Quest’analisi del tipo “a spezzatino”, incentrata sugli elementi decorativi, non considera fattori strutturali come la qualità dei materiali e le caratteristiche costruttive, spesso indispensabili per assegnare un mobile a una bottega di rango più o meno elevato.
Ciò premesso, tutto sembra ricondurre al “mondo” di GBM, rendendo poco plausibile la possibilità di un’attribuzione a Maggiolini, nella cui produzione – per altro molto variegata e differenziata – gli elementi decorativi sopra evidenziati non si riscontrano.
Vi è però almeno un’eccezione costituita da un tavolino firmato da Maggiolini, reso noto dagli studi abbastanza di recente [Figura 6, nota 2] che presenta un decoro ai lati del cassetto molto simile a quello del nostro tavolino e, più in generale, alla produzione di GBM e della “bottega” Maroni.

Figura 6. Giuseppe Maggiolini, tavolino neoclassico intarsiato, firmato, collezione privata; presentato alla Mostra commemorativa di Giuseppe Maggiolini presso il Museo di Milano, novembre-dicembre 1938 (catalogo, pp. 38-39).
Proseguiamo nel ragionamento.
Un simile decoro ai lati del cassetto sotto il piano è riscontrabile in un comodino, già appartenuto alla collezione di Guido Lamperti a Carate Brianza, pubblicato nel catalogo della mostra Giuseppe Maggiolini Ebanista, tenutasi a Milano nel settembre 1987, con la dicitura “Firmato Maggiolini” [Figura 7].

Figura 7. Comodino neoclassico intarsiato, Lombardia, fine del XVIII secolo; presentato alla mostra Giuseppe Maggiolini Ebanista, Milano 16 -21 settembre 1987 (catalogo p. 46).
In quel catalogo tutti i mobili si definiscono “firmati” da Giuseppe Maggiolini o dal figlio Carlo Francesco, ma in realtà c’è di tutto. Quindi, il termine “firmato”, di cui si fa un uso disinvolto, va inteso, in molti casi, come “attribuito”. Infatti, accanto a mobili propriamente di Maggiolini e bottega, alcuni dei quali effettivamente firmati, la maggior parte può essere senz’altro collocata altrove. È il caso anche del comodino di Figura 7 che può essere inserito nell’ambito di GBM (nota 3).
Quanto sopra ci porta a riflettere su un fenomeno che non è mai stato indagato: quello di mobili che rientrano nell’ambito di GBM benché alcuni indizi, apparentemente schiaccianti, li colleghino a Maggiolini.
Citiamo due casi.
Il primo è un secretaire già pubblicato in un articolo in cui si dibatteva ancora se fosse un lavoro di Maggiolini, di GBM o di un terzo imitatore (nota 4). Nonostante rechi la famosa etichetta con i putti architetti che designa la bottega di Maggiolini, si propende oggi per ricondurre questo mobile e altri della stessa serie a GBM.
Il secondo, inedito, è un cassettone passato da passato da Koller nel dicembre 2011 [Figura 8].

Figura 8. Cassettone neoclassico intarsiato, Lombardia, fine del XVIII secolo, Koller 8.12.2011 n. 1326.
Fidandoci della didascalia in catalogo – non essendo stato possibile verificarlo nemmeno in un’immagine fotografica – un cassetto recherebbe la scritta MG.DIC.FEC.MAGIOLINO e la data 1782.
Anche questo mobile, a dispetto della firma, si inquadra nell’ambito della produzione di GMB (nota 5).
Escludendo che l’etichetta sul secretaire sia stata applicata arbitrariamente – il secretaire è transitato presso la prestigiosa galleria antiquaria Subert di Milano – e che la scritta sul cassettone sia apocrifa, come si spiega allora l’etichetta e la firma di Maggiolini su mobili che, da un punto di vista formale e decorativo, sono attribuibili a GBM e dintorni?
È probabile che resti un mistero.
Possiamo però avanzare quest’ipotesi: che i mobili siano nati nella bottega di Maggiolini come prototipo per serie di mobili “correnti” sui quali GBM – di propria iniziativa oppure su una sorta di mandato da parte di Maggiolini stesso – abbia poi fondato la sua fortuna.
Questa stessa ipotesi, ancorché in assenza di firme, si può estendere anche ai tavolini gemelli di cui alle Figure 1 e 2, rendendo possibile – almeno in via teorica – un’attribuzione alla bottega di Maggiolini,
NOTE
[1] Si rimanda all’articolo Mobile lombardo neoclassico: ampliamento del catalogo della “Bottega Maroni” (novembre 2025) [Leggi].
[2] Si rimanda all’articolo pubblicato sul sito giuseppeberetti.com [Leggi].
[3] Più precisamente a un sottogruppo denominato “coppe e perline” associato alla cosiddetta Bottega delle cornucopie. Vedi ancora articolo segnalato nella nota 1.
[4] Si rimanda all’articolo Secretaire neoclassici lombardi intarsiati con spartiti e strumenti musicali e loro associati (gennaio 2021, ivi Figura 2) [Leggi] [5] I motivi per i quali questo mobile sia da ascrivere a GBM non si possono sintetizzare nelle poche righe di una nota perché, ma saranno oggetto di un prossimo contributo.
Aprile 2026
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