Allargamento dell’ambito Maffezzoli alla bottega “fauni, ninfe e grifoni” e altre.

di Andrea Bardelli

Nel dicembre 2019 pubblicavo uno dei primi approfondimenti sul mobile neoclassico lombardo introducendo una “bottega” caratterizzata da un decoro in cui compaiono fauni che rincorrono ninfe e due grifoni affrontati (nota 1). Ne presento qui un esemplare inedito [Figure 1 e 1bis].

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Figure 1 e 1bis. Cassettone neoclassico intarsiato, Lombardia, inizi XIX secolo, Cambi 18.11.14 n. 144.

In quell’occasione, anche sulla scorta di un’autorevole letteratura (riportata in calce all’articolo), ipotizzavo che l’artefice potesse essere l’ebanista che si sigla spesso GBM, oggi identificato senza più dubbi in Giovanni Battista Maroni (nota 2).
Oggi ho ragione di credere che, come anticipato nel titolo, l’artefice di riferimento sia Giovanni Maffezzoli.
La svolta si ha con le ricerche che hanno condotto alla recente pubblicazione di un articolo in cui alcuni mobili, già attribuiti ai fratelli Cassina, vengono ricondotti all’ambito dello stesso Maffezzoli (nota 3).
Tra di essi figura un cassettone che avevamo reso noto in occasione della precedente attribuzione ai Cassina (ivi Figura 16) e che qui ripresento; il decoro con le ninfe è il medesimo, sebbene in un contesto più fastoso [Figura 2].

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Figura 2. Figure 1 e 1a. Ambito di Giovanni Maffezzoli, cassettone neoclassico intarsiato, Lombardia, fine del XVIII secolo, pubblicato in W. Terni de Gregory, Vecchi mobili italiani, Vallardi, Milano 1953, p. 194 n. 198 (ivi attribuito a Giuseppe Maggiolini).

Sempre nell’articolo del dicembre 2019, pubblicavo (ivi Figura 5) un cassettone passato in asta da Geri nel 1985 nel quale compare il motivo del fauno che insegue la ninfa, collocandolo nell’ambito di una bottega allora “condivisa” tra Milano e Genova. Non vi è contraddizione con quanto sostenuto a suo tempo perché, proprio in un articolo del dicembre 2024, in cui si propende per una collocazione genovese di quest’ultima bottega (nota 4), è stata sostenuta la sua dipendenza da Maffezzoli e dal suo entourage.
A Maffezzoli e al suo ambito ci conduce un altro mobile, anch’esso già pubblicato nel 2019: un secretaire (ivi Figura 7) per il quale scrivevo “… l’impianto decorativo, fattosi più complesso e fantasioso nelle parti compendiarie, si incentra sul grande pannello intarsiato che ricorda il cremonese Maffezzoli, altro allievo di Maggiolini, e i suoi imitatori”.
Quella che, più che un’intuizione, era una constatazione, veniva arricchita da un post-scriptum al quale non era stato dato alcun peso, in cui si dava semplicemente conto del fatto che il pannello intarsiato che decora il secretaire di Figura 7 è del tutto simile a quello che troviamo su un secretaire firmato dai fratelli Rosani (nota 5).
Alla luce di quanto visto finora, è possibile che i fratelli Rosani, bresciani, ruotassero nell’ambito di cremonese Maffezzoli. È forse invece prematuro sbilanciarsi sulla possibilità che i Rosani fossero i titolari della “bottega” che abbiamo denominato “fauni, ninfe e grifoni” e delle altre due “botteghe” che ci apprestiamo, qui di seguito, a esaminare.

La “bottega” dei cosiddetti “due falchetti”
Nel gennaio 2020, in rapida successione rispetto al precedente, usciva un articolo dedicato a una “bottega” contrassegnata da un decoro raffigurante “due falchetti” al centro del cassetto sotto il piano. Anche in questo caso, ne mostro un esemplare inedito [Figure 3 e 3bis, nota 6].

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Figure 3 e 3bis. Cassettone neoclassico intarsiato, Lombardia, inizi XIX secolo, Ponte 22.10.2024 n. 815.

Come era apparso subito evidente, attraverso alcuni confronti condotti su altri elementi decorativi, si stava parlando di mobili usciti dalla stessa bottega che aveva prodotto i mobili caratterizzati da “fauni, ninfe e grifoni” di cui sopra.
Se i mobili decorati con “fauni, ninfe e grifoni” e quelli decorati con “due falchetti” escono dalla stessa bottega e i primi vanno fatti rientrare nell’ambito di Maffezzoli, la stessa cosa varrà anche per i secondi.
A parte applicare la proprietà transitiva, possiamo ottenere lo stesso risultato attraverso almeno un confronto tra un cassettone della serie “due falchetti” già pubblicato nel gennaio 2020, ivi Figura 3, di cui riproponiamo qui solo il dettaglio della lesena [Figura 4] e un cassettone pubblicato da Giacomo Wannenes nel 1984 con un’attribuzione a Giovanni Maffezzoli [Figure 5 e 5bis]; il legame di questo secondo mobile con Maffezzoli appare evidente anche qualora non fosse attribuibile direttamente al maestro (nota 7).

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Figure 5. Giovanni Maffezoli (attr.), cassettone neoclassico intarsiato, Lombardia, XVIII-XIX secolo, G. Wannenes, Mobili d’Italia. Il Settecento. Storia, stili, mercato, Giorgio Mondadori, Milano 1984, p. 170.

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Figura 4. Dettaglio di un cassettone neoclassico intarsiato, Lombardia, inizi XIX secolo, Finarte aprile 1997 n. 436.

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Figura 5bis. Dettaglio del cassettone di Figura 5.

La “bottega” detta “medaglioni, perline e vasetti”
Passando a considerare una terza bottega, sono costretto ancora una volta a citare articoli pubblicati sul sito e lo faccio non per amore di autoreferenzialità, bensì per tirare le file di un discorso parcellizzato in una serie piuttosto vasta di contributi.
In questo caso, il “marchio” che caratterizza la maggior parte dei mobili qui considerati è costituito da una successione di “medaglioni, perline e vasetti” [Figure 6 e 6b]. Ne ho parlato in un articolo pubblicato nel febbraio 2020 in cui si evidenziava che essi presentavano una certa famigliarità con quelli appartenenti alle “botteghe” convenzionalmente denominate “Fauni, ninfe e grifoni” e “Due falchetti” di cui sopra, riscontrabili soprattutto in alcuni soggetti ricorrenti nei medaglioni intarsiati al centro della fronte (nota 8).

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Figure 6 e 6bis. Cassettone neoclassico intarsiato, Lombardia, inizi XIX secolo, Boetto novembre 2000 n. 420.

In questo articolo erano già presenti, più o meno consapevolmente, alcuni riferimenti al “mondo” Maffezzoli che si stava delineando.
In particolare, un cassettone di particolare qualità (ivi Figura 8), a proposito del quale si discuteva se appartenesse alla “bottega” oppure se realizzato altrove e da questa assunto come modello, è stato di recente integrato all’ambito di Maffezzoli e, più precisamente in un sottogruppo denominato “nerboruti seduti” (vedi ancora nota 3).
Nello stesso contesto veniva presentato un cassettone (ivi Figura 9), decorato con una sequenza molto simile di “medaglioni, perline e vasetti”, che però si riteneva prodotto da una bottega diversa che ci si proponeva di studiare. Anche alla luce della comparsa in un’asta del 2025 di un cassettone dello stesso genere [Figura 7], possiamo oggi affermare che entrambi questi ultimi sono da collocare nell’ambito della bottega genovese, di influsso lombardo (cremonese) di cui si parla nell’articolo citato nella nota 4 (nota 9).

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Figura 7. Bottega genovese, Cassettone neoclassico intarsiato, inizi XVIII-XIX secolo, Pandolfini 11.12.2024 n. 223.

Infine, sempre nell’articolo del febbraio 2020, pubblicavo un secretaire (ivi Figura 11) ritenendolo prodotto dalla “bottega” dei “medaglioni, perline e vasetti” in una fase inoltrata del XIX secolo. Potrebbe essere effettivamente così anche se oggi prevale la convinzione di assegnarlo a un artefice ancora non identificato, la cui produzione si raccoglie sotto l’etichetta di “artefice prossimo a Maffezzoli” (nota 10).
Effettivamente, la presenza sul secretaire – che qui riproponiamo [Figura 8] – dei pannelli riccamente intarsiati avrebbe dovuto far pensare allo “zampino” di Maffezzoli come sostenuto dagli autori del volume Arredi del Settecento che pubblicano il mobile nel 2023.

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Figura 8. Artefice prossimo a Maffezzoli, secretaire neoclassico intarsiato, prima metà del XIX secolo, in AAVV, Arredi del Settecento, Artioli, Modena 2003, p. 258.

Allo stesso “artefice prossimo a Maffezzoli” è attribuita una coppia di angoliere, pubblicate nell’articolo più volte citato qui alla nota 4 (ivi Figura 5). È curioso che in quell’articolo osservassi che il decoro del primo cassetto delle angoliere fosse del tutto simile a quello dei mobili della serie “medaglioni, perline e vasetti”, commentando: “Giusto per aggiungere ulteriori elementi di incertezza, in attesa che si traducano in preziose indicazioni”.
Oggi possiamo dire che, con l’allargamento dell’ambito di Maffezzoli delle tre “botteghe” qui considerate, alcune conferme sono arrivate e altrettante temute contraddizioni sono state sanate.

NOTE

[1] Si rimanda all’articolo Mobili neoclassici con fauni, ninfe e grifoni. GBM? (dicembre 2019) [Leggi].

[2] Su GBM si rimanda al recente articolo Mobile lombardo neoclassico: ampliamento del catalogo della “Bottega Maroni” (novembre 2025) [Leggi], dove sono reperibili i riferimenti agli articoli precedenti.

[3] Vedi Riconsiderando un gruppo di mobili neoclassici lombardi (gennaio 2026) [Leggi] che rimanda ai precedenti.

[4] Vedi Ancora sui mobili neoclassici intarsiati tra Genova e Milano … o Cremona (dicembre 2024) [Leggi].

[5] Si rimanda all’articolo Secretaire intarsiato firmato Pietro e Bernardino Rosani 1857 (luglio-agosto 2020) [Leggi].

[6] Vedi Mobili neoclassici col motivo intarsiato dei due falchetti (gennaio 2020) [Leggi].

[7] Di questo mobile si era già parlato nell’articolo citato nella nota 4 (ivi nota 4).

[8] Vedi Mobili neoclassici lombardi con decoro a medaglioni perline e vasetti (febbraio 2020) [Leggi].

[9] Sia il cassettone pubblicato nell’articolo citato nella nota 8, sia quello di cui alla Figura 7, sono stati proposti in asta con un’attribuzione a Gaetano Renoldi, “ebanista milanese di nascita e genovese di adozione”. Al momento attuale non è possibile stabilire una relazione tra Renoldi, il quale vanta una produzione specifica (vedi Gaetano Renoldi ebanista milanese a Genova, giugno 2021 [Leggi]), e la bottega di cui alla nota 4).

[10] Di questo presunto artefice, certamente operante nell’ambito di Maffezzoli, si è parlato nell’articolo Rapporti tra ebanisteria marchigiana e lombarda (ottobre 2023) [Leggi ], nonché in un post-scriptum all’articolo Francesco Squinzi intarsiatore di inizio Ottocento (maggio 2023) [Leggi].

Maggio 2026

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