Cassettoni calabresi tra Sei e Settecento

di Andrea Bardelli

Premessa
Chi mi segue su questo sito sa che da qualche tempo mi avventuro sempre più spesso in terreni poco dissodati per quanto riguarda lo studio del mobile antico. In altre parole, mi occupo dell’incerto, di mobili ibridi non facilmente collocabili in un preciso ambito territoriale, di elementi contraddittori che depistano da quelle che sembravano cognizioni acquisite, raccogliendo anche qualche critica da parte di chi vorrebbe paradigmi certi per assegnare un mobile a una regione piuttosto che a un’altra.
Come si può notare, all’interno del sito, diamo un grosso peso ai mobili firmati, datati e “ubicati”, perché costituiscano un benchmark ma, come abbiamo altresì ribadito più volte, essi sono talmente rari da lasciare scoperto un vasto campo di indagine
Ecco perciò la necessità, anche in assenza di letteratura mirata su ogni singolo argomento, di adottare un approccio “sperimentale” sondando il mercato, qualche vecchio antiquario loquace, le didascalie dei cataloghi d’asta a carattere locale o più generose di informazioni o semplicemente più disponibili a sbilanciarsi.
Il rischio è quello di incorrere per avventatezza in qualche imprecisione, la speranza è che qualche studioso raccolga il testimone e completi la ricerca con nuove e probanti informazioni.
Questo preambolo sarebbe stato appropriato per qualunque articolo di approfondimento del genere per cui è del tutto incidentale leggerlo all’inizio di un articolo dedicato al mobile calabrese.

Il mobile calabrese del Seicento
I primi due mobili che mostro sono stati entrambi proposti sul mercato come calabresi [Figure 1 e 2].

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Figura 1. Cassettone, seconda metà XVII secolo, Calabria, mercato antiquario.

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Figura 1. Cassettone, fine XVII secolo, Calabria, mercato antiquario.

Faccio subito notare che definirli calabresi, a parte dichiarare onestamente quella che è presumibilmente la loro reale provenienza, non nasconde l’intenzione di valorizzarli indebitamente. Poiché l’ebanisteria calabrese non ha il rango di quella napoletana o siciliana, se si fosse voluto “nobilitarli” li si sarebbe classificati come napoletani, senza tema di smentita viste le affinità che tra poco dimostreremo.
Caratteristiche comuni ai due cassettoni sono lo spigolo scantonato – pressoché la norma nei canterani napoletani della stessa epoca – e la presenza di un intarsio filettato abbastanza sottile, di derivazione spagnola e poco diffuso a Napoli [Figure 1 bis e 2 bis].

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Figura 1 bis. Particolare del cassettone di Figura 1.

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Figura 2 bis. Particolare del cassettone di Figura 2.

Il cassettone di Figura 1 mostra un’alzata a tre cassetti con mensoline laterali sagomate che raccordano l’alzata al piano; questo particolare è desunta dall’ebanisteria spagnola e lo troviamo saltuariamente anche nella capitale partenopea (nota 1).
Riconosciamo i vari elementi denunciati (spigolo scantonato, alzatina, intarsi) variamente distribuiti in due mobili proposti in asta anch’essi come calabresi [Figure 3 e 4].

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Figura 3. Cassettone, fine XVII secolo, Calabria (fonte Semenzato).

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Figura 4. Cassettone, fine XVII secolo, Calabria, Finarte Roma 16 ottobre 2007 n. 486.

Il cassettone di Figura 3 ha un’anta sul fianco come il cassettone di Figura 2 (vedi Figura 2 bis), caratteristica, condivisa dal mobile napoletano, resa possibile dalle notevoli dimensioni di questi esemplari.
Il cassettone di Figura 4, a parte il fatto di essere eccezionalmente privo di scantonatura, ha un intarsio floreale sul quale avremo modo di riflettere [Figura 4bis].

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Figura 4 bis. Particolare del cassettone di Figura 4.

Un quinto cassettone, fotografato in precarie condizioni al Meracanteinfiera di Parma, dove era presentato come calabrese, rientra nella tipologia fin qui considerata aggiungendo il particolare della mensola arrotondata applicata sulla lesena che troviamo anche con una certa frequenza sui canterani napoletani [Figura 5].

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Figura 5. Cassettone, inizi del XVII secolo, Calabria, mercato antiquario.

Proprio per il tipo di intarsio, perché allora non considerare calabrese anche un cassettone passato in asta come napoletano, nel tentativo evidente di nobilitarlo nel senso sopra indicato [Figura 6]? Del tipo di intarsio filettato che vi compare si dirà più avanti.

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Figura 6. Cassettone, fine XVII secolo, Calabria (?), Finarte Roma 6 giugno 1995 n. 414.

Usciamo lentamente dal mondo dei canterani di impianto seicentesco e addentriamoci nel pieno Settecento.
Il mobile calabrese del Settecento
Questo cassettone, offerto in asta come calabrese, è il più “spagnolo” di tutti quelli finora visti e di quelli che vedremo (al punto da chiederci se spagnolo non lo sia veramente) [Figura 7], il cui intarsio filiforme può essere però messo a confronto con quello del cassettone di Figura 5 [Figure 5 bis e 7 bis, nota 2].

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Figura 7. Cassettone, prima metà del XVIII secolo, Calabria, Cambi 157 n. 248.

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Figura 5 bis. Particolare del cassettone di Figura 5.

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Figura 7 bis. Particolare del cassettone di Figura 7.

Notiamo la gamba in massello di noce e il terminale della stessa di forma arrotondata, simile al modello inglese denominato “pad feet”. La circostanza è di una certa rilevanza perché la gamba in massello di noce, corta, arcuata e panciuta, può essere considerata una caratteristica abbastanza peculiare dell’ebanisteria calabrese durante il XVIII secolo.
Non ha invece nulla di spagnolo, poco di inglese e molto di francese un bel cassettone di cui è accreditata la provenienza da un palazzo di Cosenza [Figura 8], circostanza che non è lecito dubitare anche perché non saprei quale altra ipotesi fare.

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Figura 8. Cassettone, metà circa del XVIII secolo, Calabria, mercato antiquario.

Oscillando tra un atteggiamento di prudenza e lo stimolo a trovare denominatori comuni, trovo qualche affinità nei disegni delle formelle dei cassettoni di Figura 2 e di Figura 8 [Figure 2 ter e 8 bis] e come tali li propongo per un confronto.

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Figura 2 ter. Particolare del cassettone di Figura 2.

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Figura 8 bis. Particolare del cassettone di Figura 8.

Quel “poco di inglese” ravvisabile nel cassettone è la gamba (corta, arcuata e panciuta) desinente in un piede a zampa ferina, liberamente ispirato al modello inglese detto “claw and ball”, diffuso a Napoli all’epoca di Carlo III (1734-1759), così come nell’ebanisteria portoghese. Anche le maniglie sono del tipo che compare spesso sui mobili portoghesi, ma al momento non abbiamo fondati motivi per dubitare della sua origine cosentina.
Lo stesso dicasi per un altro cassettone passato in asta come calabrese [Figura 9], anch’esso ispirato allo stile Luigi XV francese, a parte le maniglie traforate di gusto nettamente inglese (assai diffuse in Sicilia nella seconda metà del Settecento).

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Figura 9. Cassettone, metà circa del XVIII secolo, Calabria, Boetto settembre 1996 n. 232.

Allo stato attuale delle conoscenze non possiamo che acconsentire di accreditarlo come calabrese in attesa di fondate conferme o smentite (nota 3).
Esaminiamo ora un cassettone [Figura 10] che potremmo inserire nell’ambito dei mobili calabresi sulla base del riscontro di alcuni dettagli fin qui riscontrati: l’intarsio (che può ricordare, in particolare, quello del mobile di Figura 4) e la gamba in massello con il piede tipo “claw and ball”, cui si aggiunge una bavaglia centinata tipica dell’ebanisteria meridionale in generale.

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Figura 10. Cassettone, metà circa del XVIII secolo, Calabria (?), Christie’s Roma maggio 1990 n. 149. n. 232.

Di questo mobile è tuttavia accertata la provenienza da un palazzo di Amelia in provincia di Terni, considerazione questa che ci deve indurre a una certa cautela e a riflettere circa la possibilità che mobili assimilabili possano essere stati prodotti in zone diverse dell’Italia centro-meridionale.
Ad esempio, mettiamo a confronto una ribalta passata sul mercato antiquario come calabrese [Figura 11 e 11 bis] e un cassettone, anch’esso transitato per il mercato antiquario e dichiarato di sicura provenienza dalla provincia di Benevento [Figura 12 e 12 bis]. Entrambi hanno le stesse maniglie di gusto inglese, diffuse in tutto il Mezzogiorno, e un intarsio eseguito nello stesso modo, sviluppando un’idea molto simile (nota 4).

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Figura 11. Cassettone a ribalta, metà circa del XVIII secolo, Calabria, mercato antiquario.

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Figura 12. Cassettone, metà circa del XVIII secolo, Campania, mercato antiquario.

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Figura 11 bis. Particolare della ribalta di Figura 11.

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Figura 12 bis. Particolare del cassettone di Figura 12.

Nella ribalta di Figura 11 lo spigolo scantonato termina sul fondo con una “sgusciatura” denominata in gergo “lingua di passero”, che ritroviamo, ad esempio, nel limitrofo mobile pugliese ed è decorato con un intarsio filettato che, mutatis mutandis, possiamo riscontrare in due piccoli cassettoni di sicura provenienza meridionale [Figure 13 e 14].

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Figura 13. Cassettone, metà circa del XVIII secolo, Calabria (?), Sotheby’s 14 dicembre 2000 n. 538.

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Figura 14. Cassettone, metà circa del XVIII secolo, Calabria (?), Semenzato, Milano ottobre 1992 n. 85.

I due mobili sono molto simili per lo spigolo arrotondato (che per inciso potrebbe ricordare il cassettone di Figura 9), le gambe arcuate in massello di noce e la bavaglia frastagliata tipicamente meridionale (siciliana). Infatti sono stati attribuiti il primo alla Sicilia (comprensibilmente per il piede a zoccolo caprino e la lastronatura a marqueterie) e il secondo a Napoli, ma non è solo per il detto “in media stat virtus” che ritengo proponibile una provenienza calabrese, come quella dichiarata dell’ultimo mobiletto che presento [Figura 15] dove, in un cotesto di grande sobrietà che già prelude alla stagione neoclassica, ritroviamo le gambe in massello e un decoro filettato sul fianco che abbiamo imparato a identificare.

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Figura 15. Mobile a cassetti, seconda metà del XVIII secolo, Calabria, Cambi asta 157 n. 473.

Conclusioni
Tra mobili di dichiarata provenienza e mobili ad essi assimilabili sulla base di alcuni elementi stilistici, fatti in proposito tutti i distinguo, ho tentato di tracciare una pionieristica introduzione al mobile calabrese tra Sei e Settecento, come sempre in attesa di significative conferme ed auspicati sviluppi.

NOTE

[1] Un’alzatina simile contraddistingue il piano delle scrivanie denominate San Filippo nella versione riscontrabile in Italia centro-meridionale (Figura A).

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Figura A. Scrivania “San Filippo”, Napoli, inizi del XVIII secolo, Sotheby’s 16 giugno 2005 n. 16.

[2] Ha destato non poco sconcerto aver trovato un intarsio molto simile per disegno ed esecuzione in un mobile (visto a Parma a Mercanteinfiera nel marzo 2016) che per tipologia non può che essere considerato di provenienza Alto Veneta, se non addirittura austriaca (Figure B e B1). Questa non è la sede per un approfondire la questione, ma è utile ribadire come singoli dettagli, da soli, non costituiscono una condizione sufficiente per determinare la provenienza dei mobili.

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Figure B e B1. Mobile a due corpi, Alto Veneto o Austria, prima metà del XVIII secolo.

[3] Si potrebbe ravvisare un vago sentore emiliano che le maniglie inducono a non prendere minimamente in considerazione.

[4] Anche in questo caso non intendo ampliare ulteriormente il tema, ma mi limito a segnalare (forse in vista di futuri approfondimenti) un altro “nemico” da combattere ai fini dell’identificazione dei mobili calabresi, ovvero il mobile maltese, di cui alcuni esemplari sono talvolta “spacciati” per siciliani. Il problema è che alcuni mobili maltesi, spesso ambiguamente presentati come siciliani, possono presentare elementi in comune con i mobili calabresi così come li stiamo delineando. Sul mobile maltese posso segnalare un testo molto interessante: Joseph Galea-Naudi-Denise Micallef, Antique maltese furniture, Said International, Malta, 1989 (ed. inglese). Degli stessi autori è uscito nel 1993 anche Guide to maltese furniture (che non ho visionato).

Marzo 2021

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