La Maison Odiot à Paris in una collezione privata italiana. Punzoni e altre marcature

di Gianni Giancane

English version from the Odiot SA website here below (see post-scriptum)

Cenni storici sulla Maison
Quella degli Odiot è senza alcun dubbio una delle più importanti e prestigiose famiglie orafe del vecchio continente.
Affonda le radici sul finire del XVII secolo (1690), ma fu in quello successivo, con Jean Baptiste Gaspard Odiot (1692 – 1767), che raggiunse ben presto un’enorme importanza grazie ad un “savoir faire” unico dell’argentiere divenuto maestro nel 1720, esaltato da livelli creativi e qualitativi tali da conferirgli l’etichetta come uno dei migliori argentieri del Settecento e rendere la Maison fornitrice reale al tempo di Luigi XV.
Il “testimone” passò in seguito al figlio Jean-Claude (1722 – 1788) e successivamente al nipote Jean Baptiste Claude Odiot (Paris, 8.06.1763 – Paris, 23.05.1850), figlio di Jean Claude.
Inizialmente dedito alla carriera militare, che espletò comunque con onore affiancandola all’attività di argentiere, Jean Baptiste Claude, divenuto maestro nel 1785, incrementò ulteriormente prestigio e fama della Maison grazie alle numerose e importanti committenze imperiali napoleoniche, capolavori di altissima oreficeria, e alle commesse che ormai arrivavano anche dalle altre corti europee.
Nel 1826 affidò al figlio, Charles Nicolas Odiot (1789-1868) il delicato compito di proseguire l’opera sugli standard esecutivi e di successo ormai raggiunti dalla famiglia, incarico che egli interpretò e espletò con grande dedizione e capacità divenendo in patria Fornitore ufficiale del Re Luigi Filippo e della famiglia degli Orléans.
Ma fu soprattutto suo figlio Jean-Baptiste Gustave Odiot (1823-1912) a divenire l’orafo dei “potenti europei” realizzando la più grande opera mai sortita dalla Maison – un insieme di oltre 3000 pezzi in oro per il viceré d’Egitto Saïd Pacha – e divenendo inoltre Fornitore per la Corte di Sua Maestà lo Zar.
Il finire del secolo apportò decisi cambiamenti.
Jean-Baptiste Gustave, non avendo figli e temendo pertanto una forzata quanto inesorabile chiusura dell’attività, fondò nel 1894 con Émile Prévost et Paul Edouard Récipon una società di argentieri, la Odiot Prévost Récipon et Cie attiva fino al 1906 allorquando la famiglia Odiot lasciò tale società e, rilevando un’altra casa parigina, la Boulenger, ne proseguì l’attività orafa fino al 1956 con il nome di Maison Odiot Boulenger & Société.
Dal 1956 in poi è storia dei nostri giorni.
Si è detto del particolare livello qualitativo dei manufatti, spesso aulici, autentici “trionfi”, destinati a elevate, nobiliari, regali committenze, ma il pregio degli argenti firmati dalla casa parigina va ricercato anche nelle opere “comuni”, ma che di “comune” hanno ben poco!
Anche in queste, infatti, la modulazione  dell’impianto stilistico, pur proiettato su linee molto più semplici, sovente agganciate ai corrispettivi periodi storici di fabbricazione, coniuga sapientemente la funzionalità logistica all’espressione artistica di ogni pezzo attraverso una cura maniacale dei particolari e delle finiture, facendone dei pezzi di altissimo livello qualitativo un autentico lusso,  molto ricercati sul mercato antiquario (quelli d’epoca) e su quello contemporaneo per i corrispettivi oggetti, realizzati oggi come ieri, confermando gli Odiot à Paris svettante e iconico brand nel panorama internazionale delle argenterie (nota 1).

Un eterogeneo ma pregevole insieme di pezzi Odiot
Non sfuggono a tali prerogative i manufatti oggetto del nostro dire.
Provenienti da una collezione privata italiana (collection particulière la chiamano in Francia) anche in essi, infatti, eleganza e funzionalità declinano il “savoir faire” della casa parigina con eccellenti risultati.
Sono tutti riferibili al XIX secolo, ascrivibili a diversi periodi dell’Ottocento per cifra stilistica e punzonatura [Figura 1].

servizio-argento-odiot-parigi-xix-secolo

Figura 1. L’insieme oggetto della collezione formato da suppellettili diverse: vassoi, caffettiera, zuccheriera, legumiere (una con sottopiatto) e, in basso a destra, una piccola zuppiera anch’essa con sottopiatto (une ecuelle et son présentoir).

All’interno del gruppo di manufatti possiamo distinguere e raggruppare: due vassoi, due legumiere, una caffettiera, una zuccheriera e una ecuelle che analizzeremo separatamente per tentare una collocazione temporale di fabbricazione, anche perché i punzoni francesi sulle argenterie, a differenza di quelli inglesi, per esempio, non consentono una precisa datazione con riferimenti annuali, ma decisamente pluriennali.
Tutti i pezzi sono in eccellente stato di conservazione.
Procediamo con ordine partendo dalla coppia di vassoi [Figura 2].

vassoio-argento-odiot-parigi-xix-secolo

Figura 2.  Due vassoi da portata, Manifattura Odiot, Parigi, XIX secolo; il più piccolo, a sinistra, cm 44 x 34; il più grande, cm 50 x 38.

Molto eleganti, di linea sostanzialmente neoclassica con accennati retaggi dell’Impero, a largo cavetto centrale, sono impreziositi sul bordo della tesa da un pronunciato rilievo a cordoli paralleli, intrecciati da fascette nastriformi incrociate, alternate ad accennati elementi fitomorfi.
Vediamo ora la punzonatura presente su entrambi partendo dal vassoio più grande [Figura 2a].

vassoio-argento-odiot-parigi-xix-secolo

Figura 2a. Retro del vassoio e punzonatura ivi riscontrata.

Osserviamo ora quella sul vassoio più piccolo [Figura 2b].

vassoio-argento-odiot-parigi-xix-secolo

Figura 2b. Il gruppo di punzoni presenti apposti sul retro del secondo vassoio.

Come facilmente evincibile dall’analisi comparata, la punzonatura è praticamente identica, presentando in entrambi:
-il merco della Maison (le poinçon), una lampada ad olio accesa, con lettera O soprastante, racchiusa in losanga a sviluppo verticale;
-il punzone di Stato, la cosiddetta Minerva, che dovrebbe avere alla sua destra in alto nell’interno del riquadro poligonale, il numero 1 (qui non visibile) attestante la garanzia e la bontà del titolo pari a 950/1000, 1° titolo (nota 2).
Tale punzone, con siffatta morfologia, fu usato sulle argenterie parigine dal 1838 (10 maggio) fino al 1973 (nota 3).
-la dicitura incussa ODIOT A PARIS su due righe;
-un numero (di serie?) 4841 in un caso, e 4842 nell’altro, oggetto di successive indagini conoscitive e ipotesi di lavoro.
A proposito del punzone Odiot va precisato quanto segue.
Quello in losanga appena visto è il classico merco (nota 4) utilizzato dalla casa parigina su numerose argenterie del XIX secolo, sicuramente a partire dal 1826, sotto la direzione di Charles Nicolas e successivamente di quella del figlio Jean-Baptiste Gustave, accompagnato molto spesso dalla dicitura per esteso Odiot à Paris.
Le vicissitudini che sul finire del secolo portarono alle sopracitate modifiche societarie costrinsero l’utilizzo di un merco differente che esplicitasse chiaramente il nuovo brand ogni qual volta si rendeva necessario.
Troviamo così nel periodo 1894-1906 (società con Prévost e Récipon) un nuovo “punzone” [Figura 3].

marchio-zuccheriera-argento-odiot-parigi-xix-xx-secolo

Figura 3.  Merco Odiot con Prévost e Récipon sulla base di una zuccheriera, 1894-1906; mercato antiquario (fonte Proantic).

All’interno della losanga compare la lampada di Odiot sovrastata dalle iniziali dei soci P e R ed in basso da Cie (per Compagnie). Chiaramente palese l’associazione Maison Odiot Prevost & Cie e in basso un numero a chiudere la marcatura.
Un differente merco compare con l’avvento della nuova società, la Maison Odiot Boulenger & Société [Figura 4].

marchio-legumiera-argento-odiot-parigi-xix-xx-secolo

Figura 4. Merco Odiot (al centro in alto) usato al tempo del rapporto societario con le argenterie Boulenger 1906-1956 su una legumiera (fonte Le Floc’h, Maison de ventes, Parigi).

Sempre in losanga, si ritorna alla lampada, accesa, sormontata dalla lettera O e in basso le lettere B SR.
I punzoni visti finora aiutano non poco nella collocazione temporale delle argenterie Odiot, almeno quella per grandi periodi, ma spesso non sono identificativi di più ristretti intervalli (come già in precedenza accennato) per larga parte del XIX secolo, se non accompagnati da eventuali elementi diagnostici aggiuntivi e ricorrendo soprattutto alla cifra stilistica dei manufatti.
Sulla base di quanto evidenziato, tornando ai nostri vassoi, possiamo ascriverne la fabbricazione a un periodo compreso tra il 1838 (introduzione del punzone Minerva) e il 1894, ipotizzando probabilmente il terzo quarto del secolo come più probabile ipotesi attributiva (revival nel II Impero degli stilemi del I), ma al momento non possiamo andare oltre.
Continuiamo con gli altri pezzi dell’insieme ed occupiamoci di una delle due legumiere [Figura 5].

legumiera-argento-odiot-parigi-xix-secolo

Figura 5. Legumiera/zuppiera con coperchio e piatto d’appoggio (présentoir) con stemmi nobiliari incisi, manifattura Odiot, Parigi, secondo quarto dell’Ottocento, diametro del corpo cm 21 ai manici, diametro piatto cm 22, altezza cm 13,5.

L’oggetto, molto elegante e formalmente impeccabile, affida l’espressione decorativa a pronunciati rilevi baccellati sui profili esterni del piatto e del coperchio, sui manici e sulla presa, quest’ultima ulteriormente declinata da terminali interni a mo’ di cornucopia e rosetta basale con motivi fitomorfi a vergenza radiale.
Tutte e tre le parti costituenti la stoviglia sono regolarmente punzonate ed è esattamente lo studio dei punzoni che ci consente una collocazione temporale più ristretta, ascrivendola al secondo quarto del XIX secolo. Vediamo perché [Figura 5a].

punzone-legumiera-argento-odiot-parigi-xix-secolo

Figura 5a. Punzoni riscontrati sul fondo della coppa.

Oltre alla dicitura Odiot à Paris e il merco classico in auge tra il 1826 e il 1894 (al centro, battuta incompleta/deformata), compare in alto un interessante punzone, alquanto risolutivo.
Detto comunemente Vieillard (o Michel-Ange) esso raffigura la testa di un vecchio barbuto (Michelangelo) vista di profilo, con sguardo a destra e il numero 1 in basso, il tutto racchiuso in riquadro poligonale.
Tale punzone rappresenta la bontà del titolo dell’argento a 950/1000, in uso a Parigi dal 16 agosto 1819 al 10 maggio 1838.
Un ulteriore punzone compare sia sul corpo della legumiera sia bordo del piatto [Figura 5b].

punzone-legumiera-argento-odiot-parigi-xix-secolo

Figura 5b. Punzone detto di “garanzia” presente sul bordo del piatto.

Questa punzonatura era considerata la “garanzia” (poinçon de garantie) del manufatto ed era utilizzata con siffatta morfologia (volto di Cerere rivolto a sinistra in profilo circolare) sugli oggetti parigini considerati di grandi dimensioni (non quelli minuti per i quali veniva apposto un altro punzone); anch’esso trova intervallo d’uso, accanto al punzone del titolo, nello stesso periodo (1819-1838), quando sarà sostituito dalla cosiddetta “Minerva” che racchiude sia la garanzia che la bontà del titolo in un’unica impronta iconografica.
Pertanto, nel caso della nostra legumiera (o zuppiera che dir si voglia), il merco Odiot con avvento a partire dal 1826 e la presenza dei due punzoni appena esaminati, ne restringe ulteriormente la datazione che stabiliremo con certezza tra il 1826 e il 1838.
Passiamo alla legumiera vera e propria [Figura 6].

legumiera-argento-odiot-parigi-xix-secolo

Figura 6. Legumiera con coperchio, iniziali incise sul corpo e sul coperchio del manufatto, manifattura Odiot, Parigi, 1838-1894; diametro ai manici cm 30 (22 cm il corpo), altezza cm 18.

Priva di sottopiatto (présentoir), presenta gli stessi elementi decorativi della precedente. Tuttavia, sollevato il coperchio, compare un particolare elemento aggiuntivo [Figura 6a].

legumiera-argento-odiot-parigi-xix-secolo

Figura 6a. Le tre parti componenti la legumiera, corpo esterno, contenitore interno e coperchio.

La ciotola interna farebbe pensare ad una motivazione pratica d’esercizio: mantenere probabilmente ancora calde le vivande da servire a tavola impreziosendo ulteriormente l’interessante suppellettile.
A differenza della legumiera precedente, nella punzonatura non troviamo le “Vieillard” e ricompare la “Minerva” sul bordo interno del coperchio, sul contenitore interno e sul corpo del contenitore esterno [Figura 6b].

punzone-legumiera-argento-odiot-parigi-xix-secolo

Figura 6b. Il punzone Minerva accanto ad uno dei manici della legumiera; si noti il particolare livello di rifinitura nei dettagli iconografici del manico.

All’interno del coperchio, sul bordo della ciotola interna e sul fondo della legumiera, che qui documentiamo, troviamo il merco dell’argentiere [Figura 6c].

merco-legumiera-argento-odiot-parigi-xix-secolo

Figura 6c. Punzonatura rilevata sul fondo della legumiera.

Sulla base dei pregressi apporti conoscitivi la presenza di tale merco associata al punzone “Minerva” ci consente una collocazione temporale piuttosto larga, tra il 1838 e il 1894.
Potremmo considerarla una riproposizione tardiva di quanto già visto stilisticamente nella legumiera “Vieillard”.
Procediamo con la zuccheriera [Figura 7].

zuccheriera-argento-odiot-parigi-xix-secolo

Figura 7. Zuccheriera con coperchio, Manifattura Odiot, Parigi, 1838-1894; larghezza massima ai manici cm 14, altezza cm 12.

Di globale gusto rocaille con corpo globulare espanso alla base, decorato, così come il coperchio e le anse laterali, con pronunciati setti a torchon è completata da un’articolata riserva mistilinea centrale con iniziali incise.
Anche questo manufatto appartiene al XIX secolo nel largo periodo 1826-1894, non meglio restringibile, stante la presenza del merco degli Odiot [Figura 7a] associato al punzone “Minerva” [Figura 7b].

marchio-zuccheriera-argento-odiot-parigi-xix-secolo

Figura 7a. Punzonatura sul fondo della zuccheriera.

punzone-zuccheriera-argento-odiot-parigi-xix-secolo

Figura 7b. Punzone “Minerva” sull’anello d’incastro del coperchio; tutto l’interno della zuccheriera è vermeil visto il concreto utilizzo che spesso se ne faceva.

La caffettiera è un altro dei pezzi della collezione [Figura 8].

caffettiera-argento-odiot-parigi-xix-secolo

Figura 8. Caffettiera, manifattura Odiot, Parigi, 1838-94; larghezza massima 23 cm, altezza 21 cm.

Splendido esemplare di gusto orientaleggiante, con larga espansione del corpo centrale e lungo collo a cilindro con coperchio tendenzialmente planare e ristretto piede circolare d’appoggio; beccuccio e manico opposti e fortemente pronunciati ne completano il quadro con rapporto altezza-larghezza pressoché unitario.
Una dosata alternanza di superfici lisce ad altre finemente incise su un corpo globalmente godronato, crea delicati contrasti cromatici e sapienti giochi di luce.
Ne consegue un impianto stilistico-formale/composito-costruttivo complessivamente armonioso e di splendida fattezza esecutiva.
Quanto alle punzonature siamo anche qui nella situazione della zuccheriera, merco della Maison [Figura 8a] e punzone Minerva [Figura 8b].

marchio-caffettiera-argento-odiot-parigi-xix-secolo

Figura 8a. Punzonatura della Maison Odiot (merco con dicitura) e sottostante numero 9534 incusso.

punzone-caffettiera-argento-odiot-parigi-xix-secolo

Figura 8b. Punzone Minerva incusso sulla parte alta del collo; è possibile apprezzare il finissimo lavoro di godronatura sul collo della caffettiera e sul coperchio.

L’ultimo oggetto del set è una zuppierina una ecuelle con il suo présentoir [Figura 9].

zuppiera-argento-odiot-parigi-xix-secolo

Figura 9. Piccola zuppiera con coperchio e sottopiatto (ecuelle et son présentoir) con stemma nobiliare di vecchia appartenenza, manifattura Odiot, Parigi,1838-1894; altezza cm 14.

Oggetto superbo, coniuga magistralmente l’aspetto estetico-espressivo con quello composito-strutturale affidando a “potenti” quanto armoniosi nastri a sinusoidi intrecciate e traforate non soltanto il decoro in senso stretto su un restante campo liscio, quanto l’assoluta eleganza stilistico-formale e una piena luminosità, facendone un manufatto di gran pregio totalmente in linea con i dettati della Maison Odiot.
Inoltre, lo svettante pinnacolo con volute a torchon del coperchio conferisce all’opera slancio e palese dinamicità globale all’intero corpus.
Merita sicuramente alcuni approfondimenti visivi, a partire dal piatto [Figura 9a].

piatto-zuppiera-argento-odiot-parigi-xix-secolo

Figura 9a. Piatto di base (présentoir) con ristretto cavetto centrale; diametro cm 22.

Decisamente bella e “pulita” l’incisione dello stemma nobiliare, oggetto di possibili futuri approfondimenti. Si colga la differente decorazione delle fasce intrecciate, una con zigrinature parallele e distanziate, l’altra totalmente scevra da decoro alcuno.
Vediamo ora il contenitore [Figura 9b].

zuppiera-argento-odiot-parigi-xix-secolo

Figura 9b. Coppa porta vivande privata del coperchio; diametro ai manici 19 cm.

E dello stesso, il fondo rovesciato che ci consente di iniziare a sbirciare nei punzoni e loro significato [Figura 9c].

punzoni-zuppiera-argento-odiot-parigi-xix-secolo

Figura 9c. Parte inferiore del corpo e punzonatura.

Appare ben incusso, il merco degli Odiot e numerazione sottostante, in questo caso 1278, del tutto in linea con le altre punzonature finora esaminate.
Anche il piatto è perfettamente punzonato [Figura 9d].

marchio-punzone-zuppiera-argento-odiot-parigi-xix-secolo

Figura 9d. Punzonatura apposta sul fondo del piatto présentoir.

Oltre al merco Odiot con numerazione 1251, qui compare anche il punzone “Minerva”, che come ormai ben sappiamo fu adottato a partire dal 1838, il che ci consente di stabilirne la collocazione temporale nell’ampio periodo 1838-94.
Abbiamo tenuto da parte un ultimo pezzo oggetto della collezione privata oggetto del nostro studio, non incluso nell’insieme di Figura 1, perché connotato da una particolare caratteristica che potrebbe sembrare ai più apparentemente non importante ma, a mio avviso, senz’altro meritevole di attenzione.
Si sa quanto sia difficile reperire sul mercato antiquario oggetti d’epoca dotati della propria custodia, il contenitore originale, che molte volte veniva dismesso poco dopo l’acquisto dell’opera, più raramente veniva conservato accompagnandone il contenuto nel tempo (sino ai nostri giorni nella migliore delle ipotesi).
È il caso di questa pregevole eculle avec son présentoir dans son coffre, in altri termini una zuppierina, (con coperchio) e sottopiatto, in una custodia probabilmente originale [Figura 10].

zuppiera-argento-odiot-parigi-xix-secolo

Figura 10. Piccola zuppiera con coperchio e sottopiatto (ecuelle et son présentoir), Manifattura Odiot, Parigi, 1838-1894.

Di straordinario contrasto cromatico, l’insieme è alloggiato in un contenitore in legno a chiusura doppia, rivestito probabilmente in cuoio rosso all’esterno e all’interno in velluto blu scuro, che tanto ricorda le beau bleu delle porcellane di Sèvres.
Risulta alquanto ricercata la cura nell’alloggio delle parti per garantirne adeguata riposizione in fase di non utilizzo ed evitare qualsiasi contatto diretto tra esse [Figura 10a].

zuppiera-argento-odiot-parigi-xix-secolo

Figura 10a. Dettaglio del particolare alloggio dei pezzi riposti e doratura vermeil dell’interno del coperchio.

In fase di conservazione, il coperchio viene riposto su un apposito cuscino onde evitare qualsiasi trauma meccanico; il piatto è assicurato in basso da un listello e in alto da una coppia di linguette mobili imperniate con viti.
Dicevamo custodia probabilmente originale.
In effetti in nessun “angolo” della custodia troviamo un qualsiasi riferimento iconografico, nessuna stampigliatura che espliciti la Maison Odiot, tuttavia la perfetta corrispondenza degli alloggi, la cura esecutiva, l’attenzione verso i dettagli lascerebbero facilmente ritenere il contenitore originale, custode perfetto della bella ecuelle della quale andiamo a coglierne le peculiari caratteristiche [Figura 10b].

zuppiera-argento-odiot-parigi-xix-secolo

Figura 10b. La zuppierina nella sua completezza una volta rimossa dal contenitore; altezza al pinnacolo cm 14.

Vediamo più da vicino il piatto présentoir [Figura 10c].

zuppiera-argento-odiot-parigi-xix-secolo

Figura 10c. Il sottopiatto della zuppierina, diametro cm 18.

All’ampio cavetto centrale corrisponde una tesa decorata a ramage (con delicato sbalzo, visibile al retro dell’opera, e incisione) con girali e volute scandite da quattro riserve a due a due uguali e contrapposte.
Bello l’orlo impreziosito da una nutrita baccellatura ad ovuli in rilievo alternati a piccole pseudo sferule, ricavata da un continuo intersecarsi ondulato di sottili fili continui. La stessa impronta decorativa caratterizza anche coppa e coperchio.
Passiamo alla ciotola [Figura 10d].

zuppiera-argento-odiot-parigi-xix-secolo

Figura 10d. Il corpo portavivande, cm 14,5 ai manici visto dall’alto.

Il vermeil interno e la particolare conformazione dei manici impreziosiscono l’elegante coppa che ripete sull’orlo lo stesso motivo stilistico già incontrato nel présentoir.
Va rilevata una mera curiosità: le dimensioni leggermente inferiori a quelle dell’ecuelle vista in precedenza (vedi ancora Figura 9 e seguenti) potrebbero fare pensare per quest’opera una più specifica destinazione d’uso, la cosiddetta “tazza da puerpera”, abbastanza in auge nei tempi passati, che se realizzata in materiali pregiati, argento, porcellana finissima di prestigiosa marca, rappresentava un autentico status symbol.
Non ci resta che studiare la punzonatura partendo proprio dalla ciotola o coppa che dir si voglia [Figura 10e].

marchio-zuppiera-argento-odiot-parigi-xix-secolo

Figura 10e. Retro della base della ciotola con la punzonatura.

Al centro del corpo troviamo la classica punzonatura degli Odiot con il merco (in alto), l’espressione Odiot à Paris al centro, e in basso, come in altri casi, un numero (qui 9751). A destra compaiono anche dei numeri incisi, probabili riferimenti alla grammatura (610, peraltro perfettamente corrispondente al peso dell’intero oggetto) e N ° – 461 non meglio identificabile.
Vediamo anche cosa ci mostra il sottopiatto [Figura 10f].

marchio-zuppiera-argento-odiot-parigi-xix-secolo

Figura 10f.  Retro del piatto présentoir e punzonatura; da rilevare lo stesso numero 9751 già riscontrato sulla ciotola.

In questo caso, oltre alla punzonatura canonica della Maison e la stessa sequenza di cifre incise, N – 461 e 610, compare anche il punzone “Minerva” (in basso a sinistra), punzone che incontriamo anche in altri punti del coperchio e della stessa coppa (qui non presentati).
Come ormai noto, la presenza di tale punzone associata al merco degli Odiot, l’antica lampada ad olio, accesa, con lettera O soprastante, il tutto in riquadro a losanga, ne certifica il periodo di fabbricazione tra il 1838 e il 1894.

Elementi aggiuntivi nei sistemi di marcatura
Come ampiamente documentato, tra i pezzi esaminati ne compaiono alcuni corredati da un numero, formato da cifre incusse manualmente, ed altri che ne sono sprovvisti.
Ma cosa rappresentano tali numerazioni?
Una prima, e ovvia, ipotesi di lavoro ricondurrebbe a normali “numeri di serie” del manufatto.
E fin qui saremmo nell’ordinario e quesito risolto, ma…
Come interpretarli correttamente? Sono dei numeri progressivi, indicativi anche dell’anno di fabbricazione? si riferiscono al singolo pezzo? oppure ad un intero set? Sono collegati ai disegni preparatori che precedevano la realizzazione di un’opera?
E poi, a partire da quale anno sono stati applicati dalla prestigiosa Maison parigina? È stato fatto senza soluzione di continuità? O possiamo trovare dei pezzi Odiot non numerati nel periodo in cui avveniva invece normalmente il loro utilizzo?
Veramente molteplici i quesiti, ma nessuna certezza, soltanto ipotesi…
Intanto, tra i pezzi con numerazione, notiamo alcune caratteristiche:
-i vassoi mostrano due numeri progressivi, 4841 e 4842 e pertanto potremmo pensare che i numeri seguano gli oggetti della stessa tipologia per ordine dimensionale a prescindere dalla loro collocazione successiva, o nell’ambito di uno stesso servizio o in forma isolata (pezzi singoli avulsi da servizi).
-nella piccola zuppiera con coperchio e présentoir (cfr. Figura 9), sul sottopiatto troviamo 1251, mentre sulla coppa 1278, numeri molto vicini, ma distinti, forse perché in questo caso legati ad oggetti complementari e di uno stesso servito?
-nella zuppierina con custodia, tanto il piatto quanto la coppa sono “marcati” con lo stesso numero 9751; qui al contrario del caso precedente, uno stesso numero accompagna due oggetti differenti pur legati tra di loro nell’insieme! come mai?
-sulla caffettiera e sulla zuccheriera, anch’esse numerate, troviamo poi due numeri del tutto “separati”, distanti, 9534 e 3910, forse come sarebbe correttamente pensare visto lo stile così diverso tra i due oggetti.
Risultano, invece, prive di numerazione sia la legumiera/zuppiera (quella con sottopiatto), la più antica dell’intero set, che la legumiera in senso stretto (cfr. Figura 6).
Il quadro emergente risulta più complesso del previsto e indurrebbe a bypassare il problema o accettare semplicemente i numeri come tali, di serie o d’archivio, les numéros d’ordre dicono in Francia, alienando il dibattito senza stabilirne una logicità attributiva, ma non è nello stile dello studioso, di colui che cerca la verità, le risposte ai quesiti, le soluzioni ai problemi percorrendo anche vie diverse, scrutando altrove.
I risultati, tuttavia, non sempre sono pari alle attese…
A complicare ulteriormente le cose, infatti, ricerche effettuate dallo scrivente a caccia di una forma di verità, non diciamo assoluta ma quanto meno plausibile, hanno portato ad individuare un servizio passato sul mercato antiquario presso le aste Rouillac a Tours il 7 aprile del 2014 il cui insieme, ai fini del nostro dire non fuga affatto i nostri dubbi, semmai li conferma… [Figura 11].

servizio-the-caffè-argento-odiot-parigi-xix-secolo

Figura 11. Servizio da the, caffè, 5 pezzi, Maison Odiot à Paris, seconda metà del XIX secolo (fonte Rouillac).

Il bel servizio in argento (tranne il fornellino sotto il samovar in metallo argentato) presenta in tutti i cinque pezzi la firma Odiot con annessa numerazione.
Ora, i numeri riscontrati vanno dal più piccolo, 315 al più grande 1583 passando per 856, 1324 e 1326.
Come mai numeri così diversi per manufatti della stessa cifra stilistica e nello stesso servizio?
Non abbiamo, poi, informazioni sulla corrispondenza specifica numero/pezzo per nessuno di essi; a titolo referenziale ne presentiamo uno [Figura 11a].

punzoni-servizio-the-caffè-argento-odiot-parigi-xix-secolo

Figura 11a. Fondo di uno dei cinque pezzi, non meglio specificato, con la punzonatura tipica degli Odiot tra il 1838 e il 1894 (fonte Rouillac).

I numeri stampigliati sui cinque costituenti l’insieme testimonia l’ampio intervallo di variabilità degli stessi e non lascia intuire ancora una volta una qualche corrispondenza specifica, diretta, tra un’opera e la numerazione eventualmente presente. L’unico richiamo, in questo caso, è la strettissima vicinanza numerica su due pezzi (ma quali?) uno con il 1324 e l’altro con il 1326, così come era successo, per esempio, ai nostri vassoi (4841 e 4842).
E i restanti numeri? Come interpretarli su manufatti dello stesso servizio, per altro presumibilmente coevi?
Possono, forse essere “agganciati” alla natura e destinazione d’uso di un oggetto?
Al momento non lo sappiamo.
La ricerca è stata estesa anche su molti altri oggetti Odiot numerati, ma, nonostante tutti gli sforzi profusi, non è evincibile, purtroppo, alcun criterio d’attribuzione certificabile, fermo restando tutte le ipotesi passibili di potenziale (teorico) successo, dai criteri legati alla natura stilistico-formale di un pezzo, ai suoi disegni preparatori, all’avanzamento numerico cronologicamente inteso, e altro ancora; né in letteratura (specializzata, almeno quella consultata) è stato rinvenuto un qualche elemento risolutivo da svelare l’arcano.
L’ultimo tentativo.
Sic stantibus rebus, dicevano i latini (pur in altro contesto), non restava che un’ultima via da percorrere: contattare direttamente la Maison sperando dalla Francia in un utile apporto conoscitivo, possibilmente risolutivo.
Inoltrato un dettagliato quesito a Parigi, la risposta della prestigiosa Casa è arrivata per mano di M.me Anastasia Grouvel, che sentitamente si ringrazia per disponibilità e cortesia, Responsabile Amministrativa e Finanziaria di ODIOT SA.
Ecco quanto riferisce M.me Grouvel:

 Monsieur,
Je vous remercie très sincèrement pour votre message, pour l’intérêt que vous portez aux pièces Odiot, ainsi que pour la qualité et le sérieux de votre démarche de recherche. Nous sommes sensibles au fait que ces œuvres fassent l’objet d’une étude approfondie et d’une publication spécialisée.
Nous sommes actuellement engagés dans un travail de réorganisation et de consolidation de nos archives historiques, à la suite de restructurations internes. Ce travail, mené progressivement, vise notamment à rassembler, vérifier et documenter les informations techniques, modèles et pratiques de marquage utilisées au cours du XIXᵉ siècle.
À ce stade, nous ne sommes malheureusement pas en mesure de vous fournir des éléments documentaires précis permettant de répondre de manière certaine à vos questions, mais il s’agit néanmoins d’un sujet sur lequel nous travaillons activement dans le cadre de la reconstitution de nos fonds documentaires.
Nous vous remercions vivement pour votre compréhension et serions ravis de pouvoir reprendre contact avec vous lorsque ce travail d’archives aura davantage progressé, afin de vous apporter, le cas échéant, des informations plus étayées.
Bien à vous,
Anastasia Grouvel
Responsable Administrative et Financière/ Finance & Administrative Manager

Che tradotto in sintesi, oltre ai ringraziamenti per i quesiti dallo scrivente sollevati e per il relativo interesse dimostrato attraverso studi specifici, ci dice come la Maison sia tutt’ora impegnata in un lavoro di riorganizzazione e recupero degli archivi storici mirante a recuperare tutte le informazioni documentarie possibili in merito alle tecniche, ai modelli, ai sistemi di marcatura utilizzati durante il XIX secolo.
Al momento, purtroppo, la Maison non dispone pertanto degli elementi essenziali per evadere correttamente i quesiti posti, ma sarà cura della stessa ricontattare chi scrive allorquando il lavoro d’archivio avrà raggiunto risultati tali da poter fornire in maniera precisa e documentata le informazioni richieste.
Della serie: se non lo sanno nemmeno loro…, a noi non resta che fermarci qui, in attesa di nuove da Parigi.

NOTE

[1] Per prendere visione di alcuni importanti pezzi realizzati oggi su modelli antichi e con le stesse tecniche esecutive di un tempo, si consiglia di accedere al sito ufficiale della Maison Odiot e in particolare alla pagina all’uopo dedicata [Vedi].

[2] Il numero 2, e un differente contorno mistilineo, certificherebbero per la stessa Minerva la bontà di 800/1000, 2° titolo (Tardy 1995, p.199).

[3] Una legge finanziaria del 23.12.1972 ha ridotto da 950/1000 a 925/1000 il 1° titolo dell’argento e con decreto dell’8 agosto dell’anno successivo sono istituiti i nuovi punzoni.
Il punzone Minerva viene modificato apponendo il numero 1 in basso a sinistra dell’effigie, mentre in basso a destra compaiono delle lettere, a partire dalla A, indicanti il decennio di fabbricazione; rimane praticamente invariato il riquadro con medesimo profilo (Tardy 1995, p.200).
In altri termini la vecchia “Minerva” è andata in “pensione” dopo ben 135 anni di “onorato servizio”.

[4] In ambito francese si parla di poinçon (punzone) sia che si tratti del “logo” dell’argentiere sia del punzone di Stato certificante la garanzia e/o il titolo dell’argento.
In area italiana, in particolare al tempo degli Stati preunitari e soprattutto a Roma e negli Stati della Chiesa, ma anche dopo l’Unità in tutto il suolo italico, sarebbe auspicabile differenziare i termini merco (per l’argentiere) e bollo di garanzia (genericamente punzone) per il titolo, come già affrontato e discusso dallo scrivente in un precedente lavoro Acetoliera romana. Giovacchino o Pietro Belli? (aprile 2019) [Leggi], ivi in particolare alla nota 8.

Bibliografia citata
Tardy, Les Poinçons de Garantie Internationaux pour l’Argent, Paris, 1995.

Febbraio 2026

© Riproduzione riservata


Post-scriptum (23.4.2026)
Con grane piacere segnaliamo che l’articolo è stato tradotto in inglese e pubblicato sul sito ufficiale di ODIOT SA/We are pleased to announce that the article has been translated into English and published on the official website of ODIOT SA [Leggi/Read].