Le “placchette” bifacciali di Nickel Milicz
della Redazione di Antiqua
Curioso nome “Nickel” per uno che ha sempre lavorato il metallo, affermandosi soprattutto come medaglista: nomen omen (un nome un presagio) dicevano i latini.
Senonché Nickel Milicz lavorava soprattutto l’argento.
Tranne sporadiche notizie legate alla sua produzione conservata in numerose collezioni pubbliche e private e a diversi passaggi in asta e sul mercato, di lui si sapeva poco fino alla recente uscita di una monografia scritta da Maximilian Kummer, già borsista presso la Frick Collection di New York, specializzato nei bronzi rinascimentali italiani e nelle ricerche d’archivio.
Qui, di seguito, riproduciamo la traduzione dall’inglese di un estratto della bella scheda pubblicata sul sito dell’editore.
“Nei turbolenti anni che precedettero la guerra di Smalcalda del 1546-47 – combattuta tra la Lega di Smalcalda protestante e Carlo V, imperatore del Sacro Romano Impero, e i suoi alleati – la città boema di Joachimsthal (oggi Jáchymov, nella parte occidentale della Repubblica Ceca) era un importante centro di produzione di monete e medaglie. (Le monete prendevano il nome di Joachimsthaler, dal nome della città, abbreviato in “taler” o “taler”, e dal loro “daler”, che in seguito divenne “dollaro” negli Stati Uniti). Le medaglie coniate con il minerale estratto dalle ricche miniere d’argento di Joachimsthal venivano esportate in tutto il Sacro Romano Impero. Tra i medaglisti più abili della città vi erano Wolf Milicz e suo figlio Nickel. La maggior parte degli abitanti di Joachimsthal era protestante, ma la zecca cittadina era controllata sia dagli Schlick, una nobile famiglia luterana, sia dal re Ferdinando I degli Asburgo cattolici, fratello dell’imperatore Carlo V. Di conseguenza, Wolf e suo figlio crearono medaglie sia per committenti protestanti che cattolici. L’abilità artistica e la diplomazia necessarie per destreggiarsi tra le complesse dinamiche delle forze religiose rivali sono particolarmente evidenti nelle medaglie commemorative di Milicz dedicate all’Elettore Giovanni Federico di Sassonia. Le medaglie che ritraggono questo potente leader protestante e fiero oppositore di Ferdinando e Carlo sono ricche di simbolismo e di iscrizioni accuratamente formulate. Maximilian Kummer esplora come le medaglie di Wolf e Nickel Milicz riflettano le tensioni religiose e politiche dell’epoca, offrendo uno sguardo affascinante sull’intersezione tra potere, fede ed espressione artistica” (nota 1).
Vediamo ora alcuni esempi della produzione di Nickel Milicz.
La medaglia intitolata Ultima cena e Giudizio universale è stata eseguita da Nickel Milcz e dalla sua bottega nel 1546 [Figura 1].


Figura 1. Nickel Milicz e bottega, Ultima cena e Giudizio universale, argento, mm. 55, 1546, Nomos 5, 25.10.2011, n. 21 (fonte cngcoins.com).
Dall’ampia scheda riportata sul sito cngcoins.com ricaviamo le seguenti informazioni.
La medaglia reca sul recto (Ultima cena) una scritta tratta dal Vangelo di Luca, 22, 15: DESIDERIO ° DESIDERAVI ° HOC ° PASCHA ° MANDVCARE ° VOBISCUM ° ANTE ° 9V ° LV ° XII, (con desiderio ho desiderato questa Pasqua con voi, prima [della mia Passione]); sul verso si legge: VIGILATE 9VIA NESCITIS 9VA HORA DOMINVS VETVRVS EST 9VARE MAT 2 4 (vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà).
Il verso della medaglia (Giudizio universale) si basa su un’incisione realizzata dal tedesco Hans Lützelburger (1495-1526) tra la fine del primo decennio e l’inizio del secondo decennio del XVI secolo, a sua volta tratta da un originale Hans Holbein the Younger (1497/8-1543) [Figura 2].

Figura 2. Hans Lützelburger (da Holbein), Giudizio universale, incisione, 1520 circa.
L’incisione faceva parte di una serie di xilografie, concepite come illustrazioni per una Bibbia tradotta da Martin Lutero, di cui ne erano state realizzate 41 al momento della prematura scomparsa di Lützelburger. Negli anni Venti del XVI la serie iniziò a circolare sotto forma di stampe singole negli anni Venti del Cinquecento e nel 1538 venne pubblicata in volume, attribuendone la paternità al solo Lützelburger e senza menzionare Holbein; tuttavia, alla morte di quest’ultimo, le relative matrici di stampa figuravano nel suo patrimonio.
Esaminiamo ora la medaglia battesimale di Hans Jacob Miller che svolge il duplice tema della Caduta dell’uomo (Adamo ed Eva) e della Crocifissione [Figura 3].


Figura 3. Nickel Milicz, Caduta dell’uomo-Crocifissione, argento mm. 48, Stoccarda, Landesmuseum Württemberg, inv. MK 2216.
Sul recto si legge in latino: QVIA ° AVDISTI ° VOCEM ° VXORIS ° TVAE ° CONVDISTI ° DE ° GENES ° III (Poiché hai ascoltato la voce di tua moglie e hai mangiato dell’albero); sul verso, in tedesco: CHRISTI ° CREVZ ° VND ° BLVT ° IST ° ALLEIN ° GERECHT ° VND ° GVT (Solo la croce e il sangue di Cristo sono giusti e buoni). La scheda sul sito del museo di Stoccarda segnala anche che, sul bordo compaiono due timbri impressi – a sinistra uno scudo coronato con due uncini incrociati tra BB, a destra uno scudo appuntito DF – e la scritta incisa HANNS. IACOB. MILLER. VON. VLM (Hanns Iacob Miller di Ulma).
Lo stesso duplice tema è affrontato diversamente in una medaglia che si trovava presso il Museo Grassi di Lipsia, perduta durante la Seconda Guerra Mondiale [Figura 4].


Figura 4. Nickel Milicz, Caduta dell’uomo-Crocifissione, argento mm. 39, perduta (già Lipsia, Museo Grassi, inv. 1932042).
Sul recto si legge: SICVT ° PER ° ADAM ° PECCATVM ° EST ° PROPAGATVM ° IN ° OMNES ° HOMINE (Proprio come attraverso Adamo il peccato si è propagato a tutti gli uomini) e sul verso: ITA ° PER ° IESVM ° CHRISTVM ° GRATIA ° PROPAGATVR ° IN ° OMNES ° ROMA ° 5 (Così, per mezzo di Gesù Cristo, la grazia si diffonde a tutti [Lettera ai] Roma [ni] 5).
Anche una terza medaglia – definita Pestmedaille (medaglia della peste) – reca sul rovescio la Crocifissione, in una versione ancora diversa, mentre sul dritto si vede la scena con Mosè e il serpente di bronzo [Figura 5].


Figura 5. Nickel Milicz e bottega, Serpente di bronzo-Crocifissione, argento mm. 54, Dorotheum 18.5.2017 n. 867.
La scritta in tedesco sul recto si riferisce a quanto descritto nel capitolo ventuno del Libro dei Numeri: CHRISTI ° TODT ° WEIT ° UBRIRICHT ° DER ° ALTEN ° SCHLANCE ° CIET ° NUMERI ° XXI (La morte di Cristo supera di gran lunga l’antico serpente, Numeri 21), mentre sul verso si legge, sempre in tedesco, la stessa scritta già incontrata sul verso della medaglia di Figura 3, con l’aggiunta della data MDXXXIX. A questo proposito, la scheda redatta dall’esperto Michael Beckersdel per il catalogo dell’asta Dorotheum riporta un’osservazione che riportiamo, pur non essendo in gradi di interpretarla compiutamente, ovvero che, nonostante la data 1539 sul rovescio, la medagli appartiene agli anni Cinquanta del XVI secolo (nota 2).
Come scritto in apertura, la produzione di medaglie di Nickel Milicz – di cui abbiamo illustrato solo alcuni esempi – è piuttosto ricca. Sono quasi tutte bifacciali e spesso dotate di un anello per appenderle (nota 3).
Concludiamo con una medaglia “classica” raffigurante l’imperatore Massimiliano II d’Asburgo (1527-1576), conservata nella sezione Medaglie e Placchette del Metropolitan di New York [Figura 6].


Figura 6. Nickel Milicz, ritratto Massimiliano II Asburgo, argento mm. 53,6, 1566, New York, Metropolitan Museum inv. 2023.569.124.
NOTE
[1] Maximilian Kummer, The Medals of Wolf and Nickel Milicz in the Age of the Reformation, Paul Holberton Publishing, Londra 2025 [Vedi].
[2] Nel corso del XVI secolo la Germania è stata funestata dalla peste a più riprese per cui non è stato possibile trovare un riferimento plausibile per la datazione della medaglia.
[3] Per visionare altri esemplari, si rimanda al sito coinarchives.com dove è possibile vedere anche alcune medaglie del padre Wolf Milicz [Vedi].
Agosto 2026
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