Placchetta di Marte e Venere attribuita a Heirich Aldegrever

della Redazione di Antiqua

In un recente articolo pubblicavo una placchetta raffigurante una Scena amorosa interpretata con qualche esitazione come Plutone e Proserpina (nota 1).
Nello stesso articolo, relativamente a una placchetta “gemella” raffigurante Marte, Venere e Amore, si faceva riferimento a un’incisione di Heinrich Aldegrever (1502-1562) con lo stesso soggetto (nota 2).
Proprio a Heinrich Aldegrever – che oltre a essere pittore e incisore è stato anche orefice – viene attribuita una placchetta in bronzo che rappresenta Marte e Venere [Figura 1], molto più simile a quella raffigurante la Scena amorosa di cui sopra.
La placchetta si trovava presso il Museo Grassi di Lipsia ed è tra quelle perdute durante la Seconda Guerra Mondiale.

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Figura 1. Heinrich Aldegrever (attr.), Marte e Venere, bronzo, diametro cm. 8, 1528 circa, perduta (già Lipsia, Museo Grassi, inv. 1917181).

Secondo quanto riporta la scheda nel “Lost Art” database del Museo, la placchetta raffigura Marte e Venere “…  nudi fianco a fianco, abbracciati. Venere tiene un calice nella mano sinistra alzata. A sinistra, due putti sorreggono l’armatura di Marte, mentre un altro giace ai piedi di Venere. A destra si trova uno stemma di famiglia con elmo e un gallo in cammino, e sopra di esso, un nastro intrecciato con l’iscrizione VERBVM DOMINI MANET IN AETERNVM (la parola del signore rimane per sempre); lo stemma è probabilmente quello della nobile famiglia Hahn del Meclemburgo”.
Sempre secondo la scheda, la placchetta sarebbe stata realizzata da un incisore di sigilli che Habich (nota 3) identifica con Heinrich Aldegrever, dalla cui incisione del 1528 (Bartsch 226) è stata tratta la Venere. Dalla forma si deduce che si tratta di un modello destinato alla decorazione di un fodero di spada o di pugnale [Figura 2].

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Figura 2. Heinrich Aldegrever, La prostituta di Babilonia, 1528, incisione, Cambridge, Fitzwilliam Museum, inv. AD.5.32-141.

La stessa placchetta di Figura 1 è stata pubblicata come sigillo nel 1923 da Ernst Friedrich Bange, il quale la descrive, più o meno come sopra, ma rileva la presenza delle lettere HIM che si possono interpretare come una firma (nota 4). Già Bange aveva osservato che la figura di Venere è ispirata all’incisione di Aldegrever del 1528 pubblicata da Bartsch con il n. 226, intitolandola però Allegoria della Felicità. Inoltre, sempre secondo Bange, l’autore di questo manufatto – il misterioso HIM? – sarebbe un incisore di sigilli, probabilmente attivo a Norimberga, emigrato in seguito nella Germania settentrionale.
Allo stesso artefice, Bange attribuisce anche un sigillo di Franz von Giffhorn databile al 1549, conservato presso il Münzkabinett di Berlino citando un lavoro di Wolfgang Fritz Volbach del 1920-1921 senza mostrarne l’immagine (nota 5).
Bange pubblica invece l’immagine di un terzo sigillo raffigurante una Giuditta alata e recante lo stemma della famiglia austriaca dei Friewirth zum Fridthoff [Figura 3, nota 6].

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Figura 3. Heinrich Aldegrever (attr.), Giuditta, piombo, diametro cm. 6,8, Norimberga 1532, Berlino, Musei Statali.

Bange prosegue scrivendo che un sigillo con la stessa raffigurazione e l’iscrizione “Fruwirter 1532” è stato identificato da J. Brinckmann (nota 7) e Volbach (op. cit.) come una copia moderna.
Anche se non lo scrive espressamente, Bange attribuisce anche questo terzo sigillo con Giuditta all’artefice di Norimberga (monogrammista HIM?) perché – cercando di identificarlo a proposito del sigillo con Marte e Venere (vedi ancora nota 4) – parla di una sua opera datata 1532, ossia questa, e del sigillo di Franz von Giffhorn del 1549.
La scheda del Museo Grassi (Lost Art database) conferma quanto sopra attribuendo i tre sigilli/placchette al medesimo artefice, solo che questo artefice, come già anticipato, viene identificato con Heinrich Aldegrever che li avrebbe realizzati tra il 1528 e il 1549.
Sebbene Aldegrever fosse un celebre ornatista, inventore di soluzioni decorative, non si può escludere che anch’egli abbia preso spunto, per la composizione della placchetta di Figura 1, dal modello di Giovanni Bernardi riprodotto nella Figura 4 dell’articolo citato nella nota 1 (nota 8).

Un’altra placchetta perduta
Osservando i due personaggi “nudi fianco a fianco” nella stessa Figura 1, viene abbastanza spontaneo pensare ad Adamo ed Eva.
In proposito, mostriamo una placchetta attribuita a un artefice sconosciuto sassone o boemo, anch’essa presente nel “Lost Art” database del Museo Grassi. Come si può osservare, in questo caso è la figura femminile (Eva) ad abbracciare quella maschile (Adamo) [Figura 4]

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Figura 4. Bottega sassone o boema, La caduta dell’uomo, argento, diametro cm. 4,8, 1540-1449, perduta (già Lipsia, Museo Grassi, inv. 1917184).

Anche questa placchetta si lega ad Aldegrever e il legame, come spiega la relativa scheda, è rappresentato dal fatto che essa appartiene a una serie di raffigurazioni di Genesi basate su bassorilievi lignei conservati nella Grünen Gewölbe (Volta Verde) di Dresda, i cui modelli erano le incisioni su rame di Heinrich Aldegrever, datate 1540, tratte da disegni di Hans Brosamer (1490 circa-1554 circa).

NOTE

[1] German plaquette from the late 16th century depicting an unidentified “Love Scene” (maggio 2026) [Leggi], ivi Figura 3.

[2] In un articolo dal titolo Arte e Marte o Paride, Venere o Enone in un’incisione del 1551 di Heirich Aldegrever (luglio 2026) [Leggi] si discute a proposito della più corretta identificazione del soggetto dell’incisione, propendendo per Marte e Venere che resta, in ogni caso, il soggetto della placchetta.

[3] Al momento non è stato possibile identificare con precisione il testo di Habich di cui si parla. Certamente si tratta di Georg Habich (1868-1932), numismatico e storico dell’arte tedesco e autore di varie opere, tra cui Die deutschen Medailleure des XVI. Jahrhunderts (A. Riechmann, Halle a. d. Saale, 1916) e Die Medaillen der italienischen Renaissance (Deutsche Verlags-Anstalt, Stoccarda-Berlino 1922) dove però la placchetta non è stata rintracciata [Vedi].

[4] E. F. Bange Ernst Friedrich, Die bildwerke des Deutsche Museums. Die bildwerke in bronze und in anderen metallen arbeiten in perlmutter und wachs geschnittene steine, vol. II, Walter De Gruyter & Co., Berlino e Lipsia 1923, p. 107 n. 1469, tav. 20.

[5] W. F. Volbach, Amtliche Berichte aus den Preussischen Kunstsammlungen XLII, 1920/21, pp. 66 e ss. (qui riportato secondo la più esaustiva indicazione bibliografica fornita nella scheda del Museo Grassi). Non è stato possibile consultare questa fonte.

[6] Bange, op. cit., 107 n. 7940, tav. 20.

[7] J. Brinckmann, Das Hamburgische Museum für Kunst und Gewerbe, Leipzig 1894.

[8] Per contro, anche in considerazione della netta differenza di stile, non possiamo pensare di attribuirgli le due placchette raffiguranti una Scena amorosa (Plutone e Proserpina?) e Marte e Venere di cui al medesimo articolo solo per la derivazione del soggetto della seconda da una sua incisione (ivi Figura 3).


Ringraziamo il Dr. Thomas Rudi, curatore delle Collezioni Storiche del Museo Grassi di Lipsia
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Agosto 2026

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