Placchette di argomento mitologico discutibilmente attribuite a Niccolò de Bonis

di Luigi Athos Buttazzoni con la collaborazione della Redazione di Antiqua

In un articolo dedicato a una placchetta raffigurante una Scena amorosa, nel tentativo di definirne più propriamente il soggetto (nota 1), veniva mostrata una placchetta con Ercole e Onfale e se ne forniva una sintetica storia attributiva (ivi nota 7), riservandosi però di approfondire l’argomento in apposita sede: questa.
La riproponiamo insieme a una placchetta della stessa serie con la quale condivide la provenienza [Figure 1 e 2].

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Figura 1. Ercole e Onfale, bronzo dorato cm. 8,5 x 10,6, collezione Buttazzoni (già Cicognani, Huber 2011 p. 78 n. 52).

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Figura 2. Giove e Io, bronzo dorato cm. 8,4 x 10,3, collezione Buttazzoni (già Cicognani, Huber 2011 p. 78 n. 53).

Una terza placchetta, raffigurante Diana ed Endimione [Figura 3], si trova presso l’Ashmolean Museum di Oxford ed è stata oggetto di analisi da parte di Jeremy Warren nel 2014, in occasione della pubblicazione del catalogo del museo.

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Figura 3. Diana ed Endimione, bronzo cm. 8,3 x 10,3, Oxford, Ashmolean Museum inv. WA.1908-151.

Da questo eccellente testo prendiamo le mosse perché è l’ultimo in ordine di tempo a parlare di queste placchette e perché ne riassume efficacemente la fortuna critica (nota 2). Warren enumera tutte le placchette della serie, comprendente, oltre a quelle già citate, una placchetta con Venere e Adone [Figura 4] e una quinta raffigurante Marte e Venere [Figura 5].

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Figura 4. Venere e Adone, bronzo patina bruna cm. 8,2 x 10,4, scritta N. BONIS “nella troncatura del terreno al centro”, Firenze, Museo Bardini, inv. 1695.

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Figura 5. Marte e Venere, bronzo cm. 8,4 x 10,9, già Collezione Silvia Adams (Londra, Bonhams 23 maggio 1996 lotto 226).

Come anticipato, lo stesso Warren riporta diligentemente i pareri degli autori che l’hanno preceduto.
Limitandoci a quelli più recenti, Andrea Norris e Ingrid Weber, riferendosi all’esemplare di Ercole e Onfale della collezione Molinari, ritengono le placchette olandesi, fiamminghe o francesi della fine del XVII secolo (Norris-Weber 1976, n. 407); Franco Jestaz, a proposito della placchetta di Giove e Io del Museo Civico di Belluno, propende per un’origine germanica (già proposta in passato da diversi autori) e una datazione dalla fine del XVII fino alla prima metà del XVIII secolo (Jestaz 1997, 116, no. 142); Gerd Bekker considera la serie francese del XVIII secolo (Bekker 1998, 93, n. 223); Fiorenza Vannel e Giuseppe Toderi, commentando la placchetta di Venere e Adone del Museo Bardini (vedi Figura 4) attribuiscono la serie a un artefice che si firma N. Bonis, attivo nella prima metà del XVII secolo, mettendo in dubbio che si tratti del medaglista Niccolò de Bonis attivo a Roma alla fine del XVI secolo (nota 3).
L’equivoco, se di equivoco si tratta, risale al Thieme-Becker, citato dalla coppia Vannel-Toderi, il quale nelle notizie biografiche su Niccolò de Bonis (Thieme-Becker 1907-1950, vol. IV, p. 301) riferisce che Pietro Zani parla di una placchetta di Venere e Adone presso il Museo di Parma firmata N. Boni (Zani 1820, vol. 4, p. 176 e 299) (nota 4).
Come già segnalato, Warren non cita il volume di Antonella Huber, la quale considera le due placchette della Collezione Cicognani (vedi sopra Figure 1 e 2) genericamente di area nordica datandole al XVII secolo.
Dal canto suo, Warren ritiene che, nonostante i dubbi sollevati da Jestaz (op. cit.), le placchette facciano parte di una stessa serie (nota 5) e che le si possa attribuire, seppur dubitativamente (“perhaps”), a Niccolò de Bonis. Infatti, nonostante sia pressoché unanime, da parte dei vari autori, la datazione di questa serie di placchette verso la fine del XVII secolo, se non più tardi, “… the apparent signature on examples of the Venus and Adonis would seem to indicate that the design originated in the late sixteenth century and may possibly be associated with the Roman medallist Niccolò de’ Bonis” (… la firma apparente su alcuni esemplari di Venere e Adone sembrerebbe indicare che il disegno abbia avuto origine alla fine del XVI secolo e possa essere associato al medaglista romano Niccolò de’ Bonis).
A supporto di questa possibile attribuzione l’autore coinvolge alcune medaglie realizzate dal fratello Emilio (vedi ancora nota 3) e, più precisamente una medaglia per Clemente VIII [Figura 6] e una raffigurante Filippo III di Spagna in cui si vede un bambino in corsa confrontabile con il Cupido dell’esemplare dell’Ashmolean.

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Figura 6. Emilio de Bonis, medaglia di papa Clemente XVIII (Toderi-Vannel 2000, vol. II, p. 777 n. 2424).

Tutto ciò premesso, il parere di chi scrive è che i personaggi raffigurati sono avvolti in panni svolazzanti e hanno movenze privi del contrapposto manierista dell’epoca dei fratelli de Bonis.
Escluderei quindi che, indipendentemente dall’effettiva epoca di realizzazione, il modello possa risalire al tardo Cinquecento.
Inoltre, i due esemplari della mia collezione hanno, diversamente dagli altri esemplari qui raffigurati, una doratura giallo “limone” che induce a considerare anche una data di esecuzione all’inizio del XVIII secolo.
Può darsi, infine, che nbonis non sia una firma ma una frase idiomatica latina come in bonis con un possibile significato di “bene”, qui inteso come volersi bene o semplicemente usato in luogo di amore, un’ipotesi mai adombrata dagli studiosi forse perché troppo banale.
Una curiosità finale. Presso il Metropolitan Museum di New York si trova è custodita una formella intagliata raffigurante Venere e Vulcano attribuita alla bottega di Andrea Brustolon (1662-1732) [Figura 7].

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Figura 7. Andrea Brustolon (bottega), Venere e Vulcano, (probabilmente) legno di bosso, cm. 11,9 x 17,7, New York, Metropolitan Museum inv. 17.190.484.

Il gesto con cui Vulcano accarezza il mento di Venere è lo stesso di Giove nei confronti di Io nella placchetta di Figura 2, così come il putto sulla destra ricorda i putti che compaiono in quasi tutte le placchette della serie. La differenza di stile è tale da non porre minimamente in relazione l’opera attribuita alla bottega di Brustolon con l’autore delle placchette in esame.
È però suggestivo pensare che il “contemporaneo” Brustolon potesse possederne alcune o averle ben presente.
Ai fini della difficoltà a definire la provenienza delle placchette, è emblematico quanto reciti la scheda relativa al rilievo ligneo di Figura 6 nel sito del Metropolitan: “Although now known to be Italian, these reliefs were once considered Flemish, a confusion that underscores the spread of Late Baroque style” (Sebbene oggi si sappia che questi rilievi siano italiani, un tempo erano considerati fiamminghi, una confusione che sottolinea la diffusione dello stile tardo barocco”).

NOTE

[1] Vedi German plaquette from the late 16th century depicting an unidentified “Love Scene” (maggio 2026) [Leggi].

[2] Ad essa si rimanda anche per la bibliografia (che non comprende il testo della Huber), il quadro completo delle varie proposte attributive e l’ubicazione di vari esemplari noti.

[3] Niccolò (de) Bonis (Roma 1550 circa – ivi 1594), medaglista presso la corte papale, fratello di Emilio (Roma 1553 – (Spagna) 1609 circa), anch’egli medaglista.

[4] Così scrive esattamente lo Zani: “Il Ducal Museo di Parma possiede di questo artista [“Boni o de Bonis, non Bovi Nicolò (Zani p. 176)] una specie di Gettone di bronzo 1.3, 11. a. 3 in cui è figurata Venere in grembo al suo Adone. Oggetto composto di due fig. di tre Amoretti, di un Cane, e del cocchio di questa Dea con al basso il nome e cognome del suo autore N. Boni, a me ignoto” (Zani p. 299).

[5] Warren ritiene che le placchette della serie presentano notevoli somiglianze con la serie di piccoli rilievi attribuiti allo scultore anglo-fiorentino Francesco Fanelli (1577-1663 circa), molti dei quali sono inseriti in uno stipo appartenuto nel gabinetto allo scrittore inglese John Evelyn (1622-1706) conservato a Londra presso il Victoria and Albert Museum (inv. W.24:1 to 32-1977). La placchetta che mostriamo è una versione di quella montata in una porta interna dello stipo Evelyn [Figura A].

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Figura A. Francesco Fanelli, Orfeo suona agli animali, bronzo cm. 22 x 12, 1660 circa, Londra, Victoria and Albert Museum inv. A.4-1975.

Bibliografia citata
-P. Zani, Enciclopedia metodica critico-ragionata delle belle arti, 4 volumi, Parma, Tip. Ducale, 1820.
-U. Thieme-F. Becker, Allgemeines Lexicon der bildenden Küntler, 37 volumi, Lipsia 1907-1950.
-A. Norris-I. Weber, Medals and Plaquettes from the Molinari Collection at Bowdoin College, Brunswick, Maine, 1976.
-B. Jestaz-T. Franco, Le placchette e i piccoli bronzi. Le Sculture (catalogo del Museo Civico di Belluno, III), Cornuda 1997.
-G. Bekker, Europäische Plaketten und Medaillen vom 15. bis zum 18. Jahrhundert. Bestands- und Verlustkatalog der Sammlung des Grassimuseums Leipzig/Museum für Kunsthandwerk, Lipsia 1998.
-F. Vannel-G. Toderi, Medaglie e Placchette del Museo Bardini di Firenze, Polistampa, Firenze 1998.
-G. Toderi-F. Vannel, Le Medaglie Italiane del XVI secolo, 3 volumi, Firenze 2000.
-A. Huber, Un mondo tra le mani. Bronzi e placchette della Collezione Cicognani, Bonomia University Press, Bologna 2011.
-J. Warren, Ashmolean Museum, vol. 3, Plaquettes, Oxford 2014.

Agosto 2026

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