Sacchi Margherita, Ugo Sacchi. Ebanista e intagliatore tra Moglia e Firenze (1891-1963). Le opere dell’Artista e le vicende di una antica stirpe mantovana: i Sacchi della Moglia, 352 pagine formato 24 x 17, Sometti, Mantova 2020, euro 20,00.

Abbiamo incrociato per caso questo libro facendo ricerche in rete a 360° a caccia di ebanisti, intagliatori e intarsiatori. A dispetto del titolo, almeno della prima parte, non si tratta della classica monografia su un artefice del legno. Ugo Sacchi, infatti, a parte una breve esperienza a Firenze a inizio Novecento presso la famosa ditta Coppedè e un’ancor più breve esperienza in proprio, sempre a Firenze, non ha mai svolto una vera e propria carriera di ebanista.
Tornato nella natia Moglia (Mn) nel 1924 per occuparsi delle cospicue proprietà terriere della sua famiglia, si può dire che continui a perseguire l’arte dell’intaglio per hobby. Di lui restano la fotografia di un mobile realizzato poco prima di lasciare Firenze “venduto a uno d’Affrica”, gli arredi della casa di famiglia, gli arredi per un Oratorio a Moglia, realizzati nel 1923, sempre a Firenze, e una serie di oggetti d’arte tra cui una collezione di gioielli intagliati nel legno delle noci di cocco, una passione ereditata dal padre Pietro.
Le noci di cocco venivano direttamente dalla Rhodesia, inviategli dai fratelli Ruggero e Probo che si erano recati là per il gusto dell’avventura e per sviluppare varie attività lavorative. Giusto per capire di che famiglia si trattasse, Ruggero – nono di quattordici figli, di poco più grande di Ugo che era il dodicesimo – aveva studiato ingegneria a Torino e aveva proseguito poi gli studi a Manchester prima di trasferirsi in Africa.
La seconda parte del libro è dedicata alla storia della famiglia che ha le sue radici nel XV secolo e si avvale dei contributi di un archivista, di un agronomo e storico dell’agricoltura, di un sociologo e di un architetto (quest’ultimo scrive a proposito di corti rurali tra XIX e XX secolo), oltre che di storici ed esperti di genealogie. Ne approfitto per dire che la parte dedicata agli arredi e agli oggetti d’arte è curata da Elisabetta Barbolini Ferrari, una “vecchia” conoscenza, autrice di numerose pubblicazioni nel settore del mobile antico.
Come scrive nell’introduzione Margherita Sacchi, nipote di Ugo nonché curatrice del volume oltre che autrice di parte dei testi, la pubblicazione “rifugge da intenzioni celebrative”, ponendosi come obiettivo quello “di approfondire la conoscenza di uno spaccato della storia locale”.
Storia del mobile a parte, di questo si tratta: una storia di famiglia degna delle miglior fiction televisive.

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