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Aprile 2021


Segnalazione

Renzo Dionigi e Filippo Maria Ferro (a cura di), Teatri del Sacro e del dolore. I Compianti in Lombardia e Piemonte tra Quattrocento e Cinquecento, 300 pagine formato 35 x 25, Edizioni del Soncino, Soncino (Cr) 2020, euro 220,00.

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Il libro si può ordinare all’editore [http://www.edizionideisoncino.com/index.php?option=com_virtuemart&view=productdetails&virtuemart_product_id=74&virtuemart_category_id=5&Itemid=330&lang=it], oppure lo si può trovare nelle librerie specializzate oppure in rete, talvolta a prezzo scontato.


Recensione

Michela di Macco (a cura di), Letterati, artisti, mecenati del Seicento e del Settecento. Identità culturali tra Antico e Moderno, 220 pagine formato 24 x 17, Olschki, Firenze 2020, euro 35,00.

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Della stessa serie di volumi (Quaderni sull’Età e la Cultura del Barocco) abbiamo positivamente recensito, abbastanza di recente, il volume di Stefania Ventra sull’Accademia di San Luca [Leggi].
Qui si tratta del lavoro di più autori, i cui saggi sono riconducibili al tema del rapporto dialettico tra antico e “moderno” in epoca barocca, con Parigi e Roma quali principali centri di sviluppo del dibattito. Con maggiore o minore enfasi, i saggi trattano di un altro rapporto, quello tra arti e lettere in una società dove ogni aspetto della cultura era fortemente interconnesso.
Dobbiamo dire che non è un libro per tutti e qui dovremo prima o poi decidere se limitarci a segnalare e recensire testi di carattere divulgativo in ossequio alla “sigla” che contraddistingue il nostro sito.
Quasi sempre, le raccolte di saggi, come gli atti di un convegno, oltre a risentire dello stile personale di ciascun autore a scapito di una certa omogeneità, scontano il fatto che gli autori medesimi si rivolgono a una ristretta cerchia di addetti ai lavori, dando per acquisita una serie di conoscenze. Nell’organizzare il testo, nel fare i riferimenti alla letteratura preesistente, nel redigere le note e citando interi brani in lingua straniera, essi producono inevitabilmente un discorso per iniziati.
Tuttavia, vi sarà sicuramente chi è in grado di comprendere e apprezzare i vari saggi che indubbiamente costituiscono il risultato di un approfondito lavoro di ricerca.
Il saggio di Giacomo Montanari si occupa del pittore Giovanni Benedetto Castiglione detto Grechetto, a cui si deve l’invenzione di singolari iconografie. Si sostiene che molti spunti derivassero dalla nutrita biblioteca del suo maestro, il pittore Giovan Battista Paggi, alla quale il Grechetto poteva attingere.
Molto specifico è il saggio di Valeria Di Giuseppe di Paolo, la quale parla del percorso formativo di alcuni artisti francesi presso l’Accademia di Francia a Roma nella seconda metà del Seicento, con particolare riferimento alle copie dall’antico e alle forme di rielaborazione dei modelli. Appare curioso che la volontà di creare un’arte francese si fondi sull’emulazione di pittori italiani, segnatamente Raffaello. Esiti di maggior originalità si producono in scultura nel tentativo addirittura di migliorare gli antichi, attraverso la rivisitazione oppure la pratica dell’integrazione.
Sul fronte tutto letterario, il saggio di Claudia Tarallo tratta del poema eroico “moderno” e delle sue difficoltà a superare la Gerusalemme liberata di Torquato Tasso. Forse il più riuscito tentativo di tenere il passo con le altre arti è quello del poema l’Imperio vendicato di Antonio Caraccio, uscito nel 1679 in un’edizione che si avvaleva dei contributi grafici di artisti illustri come Carlo Maratti, Pietro Santi Bartoli e François Spierre.
Il saggio di Sara Piselli è dedicato al cenacolo del prelato veneziano Pietro Ottoboni, promotore di tutte le arti, anche se la sua predilezione andava al teatro e alla musica. Tra i tanti artisti del suo entourage emergono le figure dello scultore Angelo de Rossi e del pittore Francesco Trevisani.
Infine, Alessia Rizzo si occupa di un gruppo di pittori francesi identificati come la “generazione del 1700”, destinati a monopolizzare la scena francese all’epoca di Luigi XV, qui analizzati nel periodo della loro formazione risalente agli anni Venti e Trenta del Settecento. Profondamente condizionati dalla loro provenienza, se da Parigi o dalla provincia, essi passano con esiti diversi attraverso l’esperienza romana presso l’Accademia di Francia sotto la guida di Nicolas Vleughels (almeno per quanto riguarda la maggior parte di loro), a diretto contatto con le opere classiche sia della Roma antica, sia del Rinascimento prima del loro rientro in patria.

Vai alla scheda del libro

Tabloid Art History
Opere d’arte accostate a scene della contemporaneità [Vedi]

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Mattia Preti, Santa Veronica, Los Angeles, Country Museum of Art.

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La madre di Razam al Najjar, infermiera palestinese uccisa da un cecchino.

L’ESPERTO RISPONDE

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