Paolo Cornaglia, Marco Ferrari, Chiara Santini, La forma dell’acqua. Estetica e tecnica idraulica nei giardini (secoli XV-XVIII), 210 pagine formato 24 x 17, Olschki, Firenze 2026, euro 35,00.
L’acqua crea meraviglie: disegnare il paesaggio attraverso il governo dell’acqua.
Esce per la casa editrice fiorentina Leo S. Olschki il nuovo volume La Forma dell’Acqua. Estetica e tecnica idraulica nei giardini (secoli XV-XVIII), pubblicato nell’ambito della prestigiosa collana Giardini e Paesaggi e curato da Paolo Cornaglia, Marco Ferrari e Chiara Santini.
L’acqua ha una forma? Scientificamente no: assume la forma del recipiente che la contiene. In questo libro si racconta nel dettaglio come, all’interno dei giardini storici, questa caratteristica liquida sia stata sfruttata appieno in modi straordinariamente creativi, affinatisi lungo i secoli attraverso l’evoluzione dei progetti e la nascita di nuovi mestieri.
La pubblicazione non si limita a raccogliere gli atti del Convegno internazionale svoltosi a Torino nell’ottobre del 2023, ma offre lo spaccato per una riflessione più ampia su temi cruciali quali l’idraulica, la cantieristica e la manutenzione, fino a sottolineare il ruolo strategico dell’acqua nel presente. Il volume colma un vuoto storiografico e, grazie anche a una sterminata bibliografia, offre un’analisi approfondita sulla gestione delle risorse idriche nei giardini europei tra il Quattrocento e il Settecento. Si tratta di un tema quanto mai attuale, se si considera il cambiamento climatico in atto e l’obbligata evoluzione futura nella gestione dell’acqua. Inoltre, proprio grazie alla risonanza del convegno e del volume, presso il Politecnico di Torino è nato l’Environmental History Group, un importante gruppo di ricerca internazionale sulla storia ambientale dell’architettura.
Il filo conduttore è dunque l’acqua, intesa non come mero ornamento nei giardini storici italiani e francesi, ma come elemento fondante del progetto. Il testo mette in chiaro la stretta connessione tra ingegneria idraulica ed estetica, elevando l’acqua ad anima pulsante e mutevole capace di trasformare lo spazio in un vero e proprio “teatro dell’acqua”. I giochi d’idraulica e il chioccolio che risuona lungo catene d’acqua, canali e laghetti – creando ambienti rilassanti e piacevoli – nascondono in realtà una delle più interessanti sfide tecniche, creative e soprattutto politiche nel cammino dell’umanità. Una sfida che unisce più saperi e figure (dagli architetti più celebri ai fontanieri, fino agli ingegneri idraulici) offrendo un quadro aggiornato sullo stato dell’arte, accessibile sia al turista curioso sia allo specialista.
La Reggia di Versailles, Villa d’Este, la Venaria Reale, il Castello di Agliè, le fontane e le grotte genovesi e toscane, o ancora La Granja sono solo alcuni dei casi al centro degli studi inseriti nel volume. Il testo è arricchito da una dovizia di mappe d’epoca, incisioni storiche e disegni (ben 50 figure in bianco e nero e 16 tavole fuori testo) che invitano ad approfondire la lettura.
Per solleticare la curiosità del lettore, il volume svela numerose note interessanti.
Si scopre ad esempio che sulla scelta del sito per la Villa di Poggioreale a Napoli incise la presenza dell’antico acquedotto romano delle Bolle, capace di soddisfare le necessità della complessa rete al servizio del giardino e dei territori circostanti, diventando un modello di ispirazione per l’epoca. Purtroppo, come spesso accade, quando l’uomo ha iniziato ad adattare l’area circostante ai propri bisogni senza considerare la presenza dell’acqua, il degrado è avanzato fino alla rovina di questo patrimonio storico.
I canali e le “catene” d’acqua sono invece i protagonisti dei giardini all’italiana a Tivoli e Frascati, dove l’idraulica si fonde strettamente con la topografia. I terreni scoscesi e collinari hanno scatenato la fantasia dei progettisti, capaci di sfruttare la forza di gravità e i dislivelli naturali per generare la pressione necessaria ai giochi d’acqua. Tramite la tecnologia si riusciva così ad accendere la meraviglia, suscitando il divertimento degli ospiti e, al contempo, rimarcando lo status sociale e politico del proprietario.
Un’altra curiosità risiede nella lunghissima fortuna delle catene d’acqua: nate nel Rinascimento italiano, sono state utilizzate nei giardini della nuova borghesia in tutta Europa (Spagna, Germania, Italia) e persino negli Stati Uniti per buona parte del Novecento.
E Versailles? È noto che Luigi XIV fosse un sovrano estremamente esigente. I suoi architetti, a partire dal celeberrimo André Le Nôtre, insieme a fontaniers e plombiers, trasformarono un terreno pianeggiante e paludoso in uno spettacolo idrico continuo. Grandi canali prospettici, architetture monumentali ed enormi specchi d’acqua venivano alimentati da prodigi ingegneristici come la macchina di Marly, che sollevava l’acqua direttamente dalla Senna.
La seconda parte del volume tocca casi studio territoriali di grande valore storiografico, tra cui spicca il sistema delle Residenze Reali Sabaude in Piemonte (come la Venaria Reale, Racconigi e Pollenzo). In questi siti l’eredità geometrica dei secoli precedenti si fonde con le nuove istanze del giardino “all’inglese” o paesaggistico. L’acqua deve apparire libera, tortuosa e naturale – tra fiumi sinuosi e laghetti romantici – ma per ottenere questo effetto di “natura incontaminata” l’ingegneria idraulica richiesta è altrettanto rigorosa, basata su canalizzazioni sotterranee, chiuse e complessi sistemi di regimentazione.
Il vero ponte verso il futuro si concretizza nell’analisi del necessario adeguamento di questi complessi storici ai tempi moderni. Grazie ai fondi del PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza), sono stati approvati a fondo perduto ben 129 progetti di restauro e valorizzazione, con un focus strategico sulla sostenibilità e sull’innovazione tecnologica applicata ai sistemi idraulici. Non si tratta solo di preservare la bellezza, ma di trasformare i giardini storici in laboratori di transizione ecologica. Gli interventi finanziati mirano al drastico risparmio idrico e all’efficientamento delle reti, privilegiando l’uso di tecnologie ecocompatibili e soluzioni basate sulla natura (Nature-based Solutions).
La vera sfida vinta da questi progetti è la capacità di far coesistere antico e moderno: le più avanzate tecnologie digitali – come sensori smart per il monitoraggio delle perdite, sistemi di automazione e intelligenza artificiale per ottimizzare l’irrigazione – vengono integrate in modo invisibile nel rispetto dei materiali originali e delle antiche tecniche idrauliche, permettendo la sopravvivenza dei parchi anche in situazioni di forte carenza di personale.
Un esempio di questa rinascita sostenibile è rappresentato dai Giardini di Ninfa a Cisterna di Latina, dove il restauro del delicato ecosistema idrico dimostra come l’eredità del passato possa diventare un modello di resilienza ecologica contro la crisi climatica globale.
Ciò che risalta in questa raccolta di studi è la curiosità e la costante voglia di raccogliere sfide per migliorare sé stessi e lo spazio circostante, nonostante le immense difficoltà tecniche nel modellare il paesaggio. Questo avviene grazie a una perfetta sinergia di intenti tra chi commissiona l’opera, chi la progetta, chi la realizza e chi, oggi, la studia per trasmettere un sapere fondamentale: la necessità di salvaguardare il passato per rendere il futuro migliore per tutti. Una ricerca portata avanti con determinazione e accompagnata da un sorriso, in direzione ostinata e contraria al sentire comune contemporaneo, ma mossa dalla stessa identica meraviglia di chi vede per la prima volta un gioco d’acqua, una grotta stillante o un automa idraulico.
Insomma, un libro che tutti dovrebbero leggere: gli appassionati, gli studiosi o anche solo chi, spinto dalla curiosità, vuole scoprire un mondo lontano dalla propria quotidianità, per portare con sé un’eco di quel giardino, magari attraverso il ricordo di un piccolo gioco d’acqua.
Cristina Arduini
