Giosuè Berbenni, Disegni d’organo dal XVI al XIX secolo dei Fantoni e dei Caniana, celebri intagliatori, scultori, intarsiatori e architetti bergamaschi, Associazione Giuseppe Serassi, Collana d’arte organaria, vol. XC, 2024, euro 60,00.
Il libro di Giosue Berbenni pubblicato abbastanza di recente per l’Associazione Giuseppe Serassi è incentrato sulla presentazione di 19 disegni di casse d’organo eseguiti dai Fantoni e dai Caniana dal XVI al XIX secolo, intendendo con cassa l’insieme costituito dalla cassa vera e propria e della cantoria.
Ne percorriamo il sommario evidenziando alcuni passaggi che riteniamo rilevanti e, allo stesso tempo, sottolineando alcune domande che il testo suscita.
Nella premessa si dice che “nei disegni c’è particolare attenzione alle caratteristiche tecniche delle canne … riconducibili all’organaria del tempo” (p. 9).
Ci si chiede se il riferimento fatto agli Antegnati ai Bossi e ai Serassi sia generico oppure se i Fantoni si consultavano con un costruttore di organi (d’ora innanzi organaro).
Dei rapporti specifici tra Fantoni e organari, magari in relazione alla realizzazione di un organo non si parla, al punto da far nascere il sospetto, non verificato, che i Fantoni costruissero anche lo strumento, data la “particolare attenzione alle caratteristiche tecniche delle canne” di cui sopra.
Poco dopo (p. 13), come “esempio” per la produzione fantoniana, viene citato l’organo di Graziadio e Costanzo Antegnati del 1588 per la chiesa della Madonna della Consolazione detta di San Nicola ad Almenno San Salvatore, tuttora in loco.
Nell’ampio capitolo dedicato ai disegni (p. 39 e ss.) si afferma che “I disegni d’organo erano proposte di studio e di progetto per la costruzione delle casse d’organo”. Si tratta di capre meglio se in relazione a una data commessa oppure come semplice proposta, magari per poterne acquisire qualcuna.
Inoltre, le due frasi “L’architetto decoratore e l’organaro costruttore erano chiamati a dare dimostrazione del proprio valore” (p. 41) e “Lo stile dell’architettura di un prospetto d’organo è legato anche all’attività costruttiva organaria” (p. 43), non chiarisce del tutto se questa collaborazione tra architetto (autore del disegno) e organaro fosse “a distanza” oppure se i due lavorassero in tandem, se non addirittura in team con varie maestranze.
Quest’ipotesi sembra corroborata ma non del tutto chiarita da una frase (p. 86,) contenuta nella parte dedicata alle casse d’organo, che, riprendendo concetti già espressi, recita: “La collocazione dell’organo in posizione elevata per esigenze acustiche, pertanto ben visibile, è l’occasione per i numerosi artefici (architetto, scultore, intagliatore, decoratore, organaro) di manifestare la bravura”.
Passando a parlare delle casse di scuola bergamasca, finalmente un caso (il primo) in cui sono dichiarati i nomi di organaro e costruttore della cassa: è quello del Santuario della Madonna delle Grazie di Ardesio per il quale, nel 1636, l’organo di Giovanni Rogantino di Morbegno (rifatto nel 1862 da Carlo e Francesco Perolini di Bergamo) è collocato in una cassa eseguita nello stesso anno degli intagliatori Giovanni Battista Chinotti di Gandino, Andrea Facchinetto di Bergamo e Giovanni Paolo Lucino di Bergamo.
Nell’esaminare le casse eseguite dai Fantoni (p. 94 e ss.), viene indicato il costruttore dell’organo attualmente in loco (in qualche caso anche del precedente), ma mai l’organaro contemporaneo ai Fantoni, tranne il caso (il secondo) del contro organo di Gandino in cornu epistolae con cassa di Ignazio Hillepront di Gorlago (1718-1720) che imita la cassa dei Fantoni, sempre a Gandino, ma in cornu evangelii a proposito del quale si specifica che essa conteneva l’organo del bresciano Giacinto Pescetti “di quel periodo, ora completamente spoglio di canne interne di metallo”.
Al momento risulta irrilevante che altre fonti indicano Giacinto Antonio Pescetti come originario di Castiglione delle Stiviere nel Mantovano.
Le casse dei Caniana (p. 113 e ss) che vengono prese in considerazione sono solo quelle di Sant’Alessandro a Bergamo, San Giacomo Maggiore a Crema, San Paolo d’Argon.
Per quanto riguarda quella cremasca, databile al 1735, si specifica che “Nel 1736, il bresciano Cesare Bolognini (1673-1746) costruì l’organo” (terzo esempio segnalato di costruttore dell’organo e costruttore della cassa coevi).
Gli ultimi due capitoli sono dedicati, rispettivamente, alle sagrestie della Basilica di San Martino ad Alzano Lombardo – già ampiamente studiate, frutto degli sforzi congiunti dei Fantoni e dei Caniana (qui con particolare riferimento alle raffigurazioni di strumenti musicali) – e al rapporto dei Fantoni con la musica.
Per acquistarlo, rivolgersi all’Associazione Giuseppe Serassi:
www.serassi.it
info@serassi.it
340-6349601
Nota a margine della recensione
Contiamo in un prossimo futuro di tornare sui rapporti tra organari e artefici del legno (falegnami, intagliatori, intarsiatori e doratori) e di questi con i progettisti (architetti o facenti funzione), qui in qualche caso esemplificati, ma per lo più solo evocati. Ci sarà indispensabile condividere le conoscenze con esperti nei vari settori.
