Coppia di poltrone appartenute al cardinale Fesch

della Redazione di Antiqua

Abbiamo ricevuto le immagini relative a due poltrone dorate acquistata dal padre dell’attuale proprietaria, al quale fu detto essere appartenute al cardinale Fesch [Figura 1].

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Figura 1. Coppia di poltrone dorate, cm. 99 x 66,5-68, collezione Ferrara.

Il cardinale Joseph Fesch (Ajaccio 1763-Roma 1839) era lo zio materno di Napoleone Bonaparte.
Fu nominato ambasciatore francese a Roma nel 1803 e anche dopo il 1814, caduto Napoleone, gli fu concesso da papa Pio VII di continuare a risiedere in palazzo Falconieri dove morì. È anche noto per aver accumulato una cospicua collezione di opere d’arte.
Lo vediamo in un ritratto di Jules Pasqualini (1812-1888) che si conserva nel Museo Fresch di Ajaccio che ha sede nel palazzo omonimo fatto edificare dal cardinale nel 1828 [Figura 2].

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Figura 2. Jules Pasqualini, ritratto del cardinale Joseph Fesch, olio su tela cm. 141 x 124, Ajaccio, Museo Fesch, inv. MFA 2024.1.2.

Il cardinale siede su una poltrona che possiamo considerare en suite con una sedia conservata nello stesso museo insieme ad altri pezzi dello stesso salotto. Secondo quanto riferisce la scheda pubblicata nel sito del museo, l’arredo proviene da palazzo Falconieri ed è attribuito ai fratelli Santi, Lorenzo (1783-1839) e Dionisio (1809-1830) [Figura 3]. Come vedremo subito, a loro spetterebbe solo la sua progettazione.

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Figura 3. Lorenzo e Dionisio Santi (su disegno di), poltrona dorata, cm. 100 x 58, 1806, Ajaccio, Museo Fesch, inv. MNA 2009.0.1

Al nome del cardinale Fesh sono legati diversi sedili dello stesso genere, presumibilmente appartenuti allo stesso salotto, apparsi a più riprese sul mercato antiquario.
La scheda che accompagna una vendita Sotheby’s di sei sedie e un divano avvenuta nel 2023 [Figura 4] riassume efficacemente le principali vicende che hanno interessato questo gruppo di arredi nel suo complesso.

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Figura 4. Lorenzo e Dionisio Santi (su disegno di), sedie e un divano dorati, 1806, Sotheby’s 12-23.5.2023 n. 74.

A dispetto di varie attribuzioni, gli esecutori di questi sedili – falegnami, intagliatori, doratori – non sono stati identificati, mentre il loro design si deve ai già menzionati Lorenzo e Dionisio Santi, due architetti senesi; il progetto degli arredi per il cardinale Fresch sono stati publicati da loro nel 1828, probabilmente da Dionisio, in Modèles de Meubles et de décorations interieurs, pour l’Ameublement…dessines par M. Santi, tavola 41.
Il salotto sarebbe stato realizzato attorno al 1806 in occasione della prevista visita presso la residenza romana dello zio da parte di Napoleone, di cui reca le insegne. Nel 1815, con una consistenza di novante pezzi, viene inventariato presso l’hôtel Hocquart de Montfermeil, residenza parigina del cardinale Fesh.
Successivamente, parte del salotto fu messo in asta nello stesso palazzo dalla casa d’aste parigina Thiesson-Creteil nella seduta del 17 giugno 1816 e giorni seguenti con il numero di lotto 444, a quanto pare, poi ritirato.
Alla morte di Fesch (1836), un gruppo di quattordici pezzi fu lasciato in eredità alla sua città natale Ajaccio (nota 1), mentre il resto restò a disposizione del suo erede principale Giuseppe Bonaparte, re di Spagna, nel 1839 (nota 1).
Entro il 1841, numerosi pezzi furono acquistati dal principe Anatole Demidoff e trasferiti a villa San Donato a Firenze, per essere poi messi in asta da suo nipote Paul nella celebre “asta Demidoff” del 15 marzo 1880.
Molti pezzi finirono in diversi musei in Europa e negli Stati Uniti, altri furono intermediati, prima della Seconda Guerra Mondiale, dalla Galleria Sangiorgi a Roma (nota 2).
Le quattro sedie e il divano di Figura 4 furono acquistate a Londra negli anni Quaranta del XX secolo.
Risale invece agli anni Venti dello stesso secolo l’acquisto da parte di una “famille aristocratique européenne”, di quattro poltrone messe in asta da Artcurial nel giugno 2025 [Figura 5].

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Figura 5. Lorenzo e Dionisio Santi (su disegno di), quattro poltrone dorate, cm. 108-109 x 66-67,5, 1806, Artcurial 17.6.2025 n. 121.

La corposa scheda che le correda in catalogo contiene più o meno le stesse informazioni fornite dal catalogo Sotheby’s a proposito del lotto precedente (nota 3).
Quello che sembra il più recente passaggio in asta di un pezzo del salotto Fesch riguarda una poltrona, proposta da Sotheby’s nel novembre 2005 [Figura 6], proveniente da un appartamento dell’antiquario Marco Voena e già passata in asta da Christie’s a Parigi nel 2021 (vedi ancora nota 3); la relativa scheda ricalca sostanzialmente quella prodotta in occasione dell’asta della porzione di salotto di cui alla Figura 2 (nota 4).

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Figura 6. Lorenzo e Dionisio Santi (su disegno di), poltrona dorata, 1806, Sotheby’s 19.11.2023 n. 116.

Finora abbiamo esaminato solo arredi con fronton cintré (frontone centinato), ma l’analisi stilistica consente di comprendere anche alcuni sedili con la cimasa diversamente configurata.
Ad esempio, la coppia di poltrone – riferibili al solo Lorenzo Santi – caratterizzate da un fronton triangulaire (frontone triangolare) proposte da Christie’s nel 2004 (già citate nella nota 4) [Figura 7].

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Figura 7. Lorenzo Santi (su disegno di?), due poltrone dorate, cm. 108 x 70,2, 1806, Christie’s 8.2.2024 n. 97.

La coppia era stata acquistata presso l’antiquario newyorchese Carlton Hobbs nel gennaio 2005, dopo essere state di proprietà del marchese Charles William Stewart e, prima ancora, essere state vendute da Philip’s nel 1823 per conto di William Beckford che potrebbe averle acquistate nell’asta Thiesson-Creteil del 1816 sopra citata (nota 5).
Un altro modello, con schienale rettangolare privo di cimasa, sempre attribuito a Lorenzo Santi e proveniente dalla fornitura Fesch, è passato in asta da Christies nel 2016 dopo essere stato di proprietà William James prima del 1912 [Figura 8, nota 6].

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Figura 8. Lorenzo Santi (su disegno di?), sedia dorata, cm. 89 x 55,5 1806, Christie’s 15.12.2016 n. 111.

Il decoro sulla parte alta dello schienale dei sedili finora considerati richiama la fascia di base delle poltrone di cui alla Figura 1 [Figure 5a e 1a].

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Figura 5a. Dettaglio dello schienale della sedia di Figura 5.

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Figura 1a. Dettaglio dello schienale della sedia di Figura 1.

Non possiamo certo considerarlo un indizio adeguato ai fini di un’attribuzione ai fratelli Santi, ma consente di riprendere il discorso interrotto da una lunga digressione sull’arredo Fesh.
A questo proposito, circa l’affermazione dell’attuale proprietario di una loro provenienza dal palazzo romano del cardinale Fesh, non vi sono attualmente elementi per confermarla, ma nemmeno per metterla in discussione.
La coppia di poltrone è caratterizzata da un particolare: la presenza di un’ape impressa nella struttura lignea [Figura 1b].

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Figura 1b. Dettaglio di un elemento di struttura di una delle due poltrone di Figura 1.

Viene naturale pensare, in prima battuta, alla famiglia Barberini di cui l’ape costituisce il simbolo.
Orbene, diversi dipinti appartenuti ai Barberini sono confluiti proprio nella collezione del cardinale Fesch ed è possibile che anche le due poltrone in oggetto abbiano seguito la sorte di alcuni dipinti.
Tornando sulla questione della loro attribuzione, l’ipotesi che i Barberini, essendo originari della Val d’Elsa, si siano avvalsi dei senesi fratelli Santi, risulta un po’ azzardata anche perché il trasferimento della famiglia dalla provincia di Siena avviene, rispettivamente nel XIII secolo a Firenze e nel XVI secolo a Roma.
È stata presa in considerazione anche la possibilità che le due poltrone siano da riferire direttamente a Napoleone, il quale aveva deciso di adottare l’ape come simbolo per collegarsi ai Merovingi, la più antica dinastia di Francia.
Quest’eventualità era stata inizialmente accantonata per la forma estroflessa dello schienale che si è soliti collocare – sulla base ci consolidate convenzioni stilistiche – durante la Restaurazione, escludendo quindi che potessero essere riferibili a Napoleone. Tuttavia, una serie di confronti con esemplari sia italiani, sia francesi, rende le nostre poltrone compatibili con una datazione entro il primo quindicennio del secolo, facendone quindi l’ipotesi più accreditata (nota 7).
In questo caso, potrebbero essere state commissionate in occasione dell’ennesima attesa visita di Napoleone a Roma, come è noto mai avvenuta, oppure donate al cardinale Fesh dall’illustre nipote.
Addirittura, alcune difformità nell’esecuzione dell’apparato decorativo [Figura 1c] hanno fatto pensare che si possa trattare di due troni personalizzati per l’imperatore e l’imperatrice.

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Figura 1c. Confronto tra elementi decorativi delle due poltrone di Figura 1.

Quanto a quest’ultimo aspetto, prevale l’opinione che non si tratti di esemplari “unici” bensì parte di un insieme di sedili, come testimoniato dall’esistenza di una copia pressoché perfetta, eseguita durante il XX secolo [Figura 9] – presumibilmente da un altro esemplare della serie originale (nota 8) – così come anche dai modelli creati dai fratelli Santi sono state tratte alcune versioni in stile [Figura 10].

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Figura 9. poltrona dorata, riproduzione in stile, XX secolo, Poggio Bracciolini 1-6.3.2024 n. 411.

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Figura 10. Studio Papiri, poltrona dorata, riproduzione in stile (da Lorenzo e Dionisio Santi), XX secolo, Pirone settembre-ottobre 2023 n. 78.

Per completezza, riprendendo il tema della loro provenienza, tutto concorre a ritenerle di manifattura romana.
Siamo portati a escludere che possano essere francesi perché sarebbero state contrassegnate da una stampigliatura come dimostrano in due esemplari in coppia che recano il marchio di Louis-Alexandre Bellangé (1799-1863), passati in asta presso Bonham’s a Londra nel 2022 [Figura 11, nota 9].

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Figura 11. Louis-Alexandre Bellangé, Coppia di poltrone dorate, cm. 100 x 71, 1815-1820, Bonham’s 13.7.2022 n. 64.

In conclusione, le due poltrone di Figura 1 sarebbero da ascrivere a una bottega italiana (romana), forse quella dei Fratelli Santi, che le avrebbe realizzate entro il 1815 per palazzo Falconieri su incarico del cardinale Fesh se non dello stesso Napoleone che vi fa apporre un proprio simbolo (l’ape).

NOTE

[1] Secondo la scheda del Museo Fesch sopra richiamata, la parte di salotto attualmente ospitata nel museo, recante fino al 1969 l’etichetta di palazzo Falconieri, non figurava nell’elenco dei beni destinati a palazzo Fesh, bensì sarebbe stata di oggetto di trattative tra Giuseppe Bonaparte e la Municipalità di Ajaccio. Solo nel 1940, il salotto – che in origine comprendeva un numero decisamente maggiore di pezzi – fu trasferito dal Municipio al museo inaugurato nel 1852.

[2] La scheda di Sotheby’s da cui abbiamo tratto la maggior parte delle informazioni indica anche la seguente bibliografia di riferimento:
-Lucy Wood, The Upholstered Furniture in the Lady Lever Art Gallery, 2008, Yale University Press, New Haven and London, Vol. II, no. 68, pp. 738-756.
–Napoleon: la collection napoléonienne de la cité imperiale, Exposition Musée Fesch, Ajaccio, 03.05–30.12.2005,
-Lucy Wood, Le mobilier du cardinal Fesch destiné au palais Buffalo Ferraioli, à Rome, p. 45-52.

[3] Tra i passaggi in asta di alcuni pezzi del salotto Fesh negli ultimi anni si ricordano: un divano proveniente dalla collezione Edward Medlicott venduto da Christie’s a Londra in data 9.6.1994 n. 120; cinque poltrone e una sedia provenienti dalla collezione di William Beckford vendute da Christie’s a Londra in data 18.2.2007, nn. 214-217; una poltrone e due sedie provenienti dagli antiquari Dalva Brothers vendute da Christie’s a Parigi in data 23.11.2021 n. 121 e n. 122; due poltrone provenienti dalla collezione di Philip Hewat-Jaboor vendute da Christie’s a Londra in data 8.2.2024 n. 97 (vedi anche oltre)

[4] Non viene giustificata la datazione al 1810 circa contenuta nel titolo che non corrisponde a quando indicato nella scheda. In compenso, viene indicato un ulteriore passaggio in asta di sedili dello stesso genere anche da Christie’s a Parigi in data 20.11.2025 n. 5.

[5] Ciò contraddice quanto sopra riportato a proposito del fatto che i lotti siano stati ritirati dall’asta. Inoltre, anche in questo caso, la datazione proposta del 1815 non sembra plausibile anche perché in contraddizione con quanto riporta la scheda. La scheda stessa consente di integrare la bibliografia di riferimento (di cui alla nota 2) con il seguente titolo: D. E. Ostergard ed., William Beckford 1760-1844: An Eye for the Magnificent, exhibition catalogue, Yale University Press, 2001, p. 336, cat. no. 53.

[6] Per ulteriori approfondimenti, la scheda riporta una bibliografia di riferimento che consente di integrare quelle di cui alle note 2 e 5.
-J. Rutter, Delineations of Fonthill, 1823.
-A. Gonzalez-Palacios, Il Tempio del Gusto. Le Arti Decorative in Italia fra Classicismi e Barocco: Roma e il Regno delle Due Sicilie, vol. II, Milan, 1986, p. 49.
–Mallett Year Book, 1991, p. 34.

[7] La questione è complessa e non è questa la sede per approfondirla. Lo schienale estroflesso appare in epoca Direttorio (1795-1799) per essere soppiantato in epoca Impero (1804-1815) dallo schienale dritto e ricomparire durante la Restaurazione in concomitanza con un generale arrotondamento delle forme (vedi Figura 11). Questa classificazione, per quanto ampiamente accreditata e utile a fini classificatori, andrebbe rivista – o comunque resa più flessibile – alla luce di alcuni casi specifici. Valga per tutti l’esempio di una poltrona firmata dagli ebanisti Jacob che presenta tutti i caratteri stilistici della Restaurazione e che invece è da datare tra il 1801 e il 1809 [Figura A]. Essa compare in un dipinto di Baron François Gérard (1770-1837) raffigurante la firma del concordato con la Santa Sede (15 luglio 1801) ed è registrata in un inventario del palazzo dell’Eliseo del 1809 [Figura B].

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Figura A. Georges Jacob-François Honoré Georges Jacob-Desmalter, Poltrona dorata, cm. 96 x 58, stampigliata G. IACOB e JACOB D RUE MESLEE, ante 1809, mercato antiquario, già palazzo dell’Eliseo.

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Figura B. Baron François Gérard, firma del concordato tra Napoleone e la Santa sede (dettaglio),1803-1804, Parigi, Museo del Louvre inv. 26712.

[8] Esiste la possibilità che possa essere stata tratta da un disegno, ma le copie in stile sono riprodotte quasi sempre da esemplari fisici.

[9] Per le ragioni di una possibile co-attribuzione della coppia di poltrone a Pierre-Antoine Bellangé (1758-1827), padre di Louis-Alexandre, si rimanda alla scheda[Vedi].


Ringraziamo Maria e Riccardo Ferrara per la collaborazione con immagini e notizie.

Chiunque fosse a conoscenza di altri esemplari stampigliati con l’ape è pregato di segnalarlo alla nostra Redazione all’indirizzo info@antiquanuovaserie.it

Ottobre 2026

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