Ribalta dipinta lombarda … o modenese
della Redazione di Antiqua
Il mobile che ci apprestiamo a esaminare è estremamente raro. Infatti, unisce le forme di un cassettone a ribalta lombardo attorno alla metà del Settecento con un decoro che associa rilievi in pastiglia argentata e una dipintura che occupa l’intera superficie sia esterna sia interna al piano ribaltabile [Figure 1 e 1a].

Figura 1. Cassettone a ribalta, metà circa del XVIII secolo, collezione privata.

Figura 1a. Particolare della parte interna al piano ribaltabile della ribalta di Figura 1.
Il modello dipinto e laccato “alla veneta” non è del tutto inusuale in Lombardia, ma le scene dipinte, qui come in Veneto, sono quasi esclusivamente di genere figurative o tratte da repertori floreali e simili [Figura 2].

Figura 2. Cassettone a ribalta, Lombardia, metà circa del XVIII secolo, Semenzato giugno 2002 n. 16 (già Semenzato 28.3.1999 n. 38).
Nel nostro caso, invece, il decoratore si è avvalso di una tecnica “a stampo” simile, se non la medesima, utilizzata da chi fabbricava, nella stessa epoca, carte a uso legatoria o da rivestimento [Figura 1b e 3].

Figura 1b. Particolare del fianco del mobile di Figura 1.

Figura 3. Pagine tratta da un campionario della Fabbrica dell’antica ditta Carlo Bertinazzi e Nipote, Bologna, seconda metà del XVIII secolo.
Inoltre, le sagome aggettanti ai lati del piano ribaltabile, la forma degli spigoli, quella dei piedi e della sottile “bavaglia” che li raccorda sono anomali rispetto al lessico lombardo più tradizionale.
Per non parlare delle formelle sul piano ribaltabile e sulla fronte dei cassetti che, se per disposizione tripartita possono essere compatibili con l’uso lombardo, non lo sono assolutamente per la forma.
Conferma, o quantomeno non contraddice – in prima approssimazione – la provenienza lombarda, lo stemma collocato nella formella al centro dell’asse ribaltabile, raffigurante un’aquila bicipite che si può ricondurre alla dominazione austriaca sul Ducato di Milano [Figura 1c].

Figura 1c. Particolare dell’asse ribaltabile del mobile di Figura 1.
Come è noto, infatti, gli accordi di Rastatt sottoscritti nel 1714 assegnano il Ducato di Milano all’imperatore austriaco Carlo VI (1685-1740) che lo detiene fino alla data della sua morte per poi farlo pervenire alla figlia Maria Teresa (1717-1780), duchessa di Milano dal 1740 al 1780.
Mostriamo lo stemma di Carlo VI con l’aquila bicipite reggente lo scettro e il globo terreste [Figura 4].

Figura 4. Stemma di Carlo VI, fonte: Die Wappen der Deutschen Landesfürsten – J. Siebmachers großes Wappenbuch (Gli stemmi dei principi tedeschi – Il grande libro degli stemmi di J. Siebmacher), Volume 1, Sezioni 2-5, Norimberga 1909-1929.
La presenza dello stemma austriaco è quindi compatibile con un mobile che si ritiene possa essere stato realizzato in Lombardia attorno alla metà del XVIII secolo.
Interessante, ai nostri fini, è la trasposizione dello stemma su alcuni oggetti d’arte decorativa come le placche utilizzate per decorare le giberne militari dell’esercito austriaco [Figure 5 e 6].

Figura 5. Placca per giberna in uso alla fanteria austriaca, cm. 15,5 x 13, seconda metà del XVIII secolo, collezione privata.

Figura 6. Placca per giberna in uso alla fanteria austriaca, 1765 circa, Vienna Museo Militare.
Sembra quindi di essere in grado di concludere che il cassettone a ribalta sia lombardo, sebbene di una tipologia inconsueta e decorato alla maniera veneta. Inoltre, come la maggior parte dei mobili dipinti, anche questo doveva essere destinato a qualche dimora foranea piuttosto che a un palazzo cittadini. Infine, lo stemma con l’aquila bicipite lo collegherebbe più o meno direttamente alla monarchia austriaca; ad esempio, potrebbe essere appartenuto a un dignitario o a un militare.
Tuttavia …, prima di giungere a conclusioni affrettate, vale la pena di riprendere la questione delle formelle che abbiamo sollevato sopra
Mentre le formelle tipiche lombarde – nella tipologia “a cornicette nere” – sono applicate e di forma regolare, ancorché mistilinee, queste ricordano le formelle – ricavate direttamente nello spessore del massello – che decorano alcuni mobili di “area padana”, generalmente collocati tra Mantova e Parma. Nonostante la diversa disposizione delle formelle medesime, ne mostriamo un esemplare, giusto per identificare il genere [Figura 7].

Figura 7. Cassettone a ribalta, massello di noce, Emilia, (prima) metà del XVIII secolo, Bologna, Museo Davia Bargellini, inv. 290.
La tappa di avvicinamento all’Emilia prosegue con una ribalta dove si riscontra una più simile disposizione e conformazione delle formelle, solo che questo mobile è tipicamente parmigiano, espressione di un’ebanisteria che non presenta legami di alcun genere con quella lombarda [Figura 8].

Figura 8. Cassettone a ribalta, massello di noce, Parma, terzo quarto del XVIII secolo, mercato antiquario.
Lo stesso non può certo dirsi, invece, con un’altra importante realtà emiliana, quella modenese. Del difficile rapporto tra alcuni mobili modenesi, segnatamente alcune ribalte, e la produzione milanese ci siamo già occupati nell’articolo Mobili del Settecento tra Milano e Modena pubblicato nel luglio del 2024, senza giungere a risultati apprezzabili che andassero oltre la segnalazione del fenomeno [Leggi ].
Che la ribalta di Figura 1, pur nella sua eccezionalità, possa rientrare nella casistica dei mobili modenesi di influenza lombarda è un’ipotesi meritevole di considerazione.
Tuttavia, se sopra è stato possibile riscontrare qualche affinità con mobili emiliani, per altro non modenesi, non sembra di cogliere alcuna relazione tra la ribalta in questione e quelle presentate nell’articolo, fatta eccezione per la forma degli spigoli che ricordano vagamente quella degli spigoli della ribalta modenese ivi illustrata in Figura 1.
Purtroppo, lo stemma con l’aquila bicipite non ci è di alcuna utilità al fine di dirimere la questione.
Questo simbolo, infatti, compare anche nello stemma di Ercole II d’Este (1508-1559), duca di Ferrara, di Modena e di Reggio, portato in seguito da diversi suoi successori, compresi quelli che hanno regnato nel periodo che ci interessa, ossia Rinaldo III d’Este (1655-1737), duca di Modena e Reggio dal 1694 al 1737 e Francesco III d’Este (1698-1780), il quale ha governato lo stesso Ducato dal 1737 al 1780 [Figura 9].

Figura 9. Stemma estense, Ducato di Ferrara, Modena e Reggio, fonte wikipedia, Armoriale di Casa d’Este.
Abbiamo approfondito anche la questione costruttiva da cui risulta che la struttura della ribalta in esame è stata realizzata in legno di pioppo [Figura 1d], circostanza questa depone a favore di una provenienza emiliana.

Figura 1d. Particolare dell’interno della ribalta di Figura 1.
Nell’immagine qui sopra abbiamo evidenziato con una freccia la carta che riveste i cassetti internamente; non abbiamo la possibilità di verificare che si tratti della carta originale, ma non possiamo evitare di notare una certa affinità con le carte del campionario della ditta bolognese Bertinazzi di cui alla Figura 3.
Milano o Modena?
Al momento non è possibile rispondere per cui restano aperte entrambe le opzioni in attesa di elementi certi e inconfutabili. L’ipotesi emiliana, certo la più interessante anche perché la meno scontata, è forse la più plausibile.
Ottobre 2026
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