La Maddalena di Morazzone a Varese e Bernini

della Redazione di Antiqua

Vittorio Sgarbi è un grande cazador, lo sappiamo.
Così lo definisce Mónica Mateos-Vega nell’articolo La colección del cazador de cuadros Vittorio Sgarbi se exhibe en el Museo de San Carlos pubblicato il 25 luglio 2014 su La Jornada [Leggi].
Sgarbi non è solo un cazador, ma anche un critico d’arte capace, tra un’intemperanza e l’altra, di uno uno sguardo acuto e penetrante.
Lo dimostra anche con un articolo dal titolo Morazzone, il talento teatrale di un visionario, uscito su Il Giornale in data 31 luglio 2016 [Leggi] in cui, nelle prime righe, accosta Morazzone a Lorenzo Bernini (“Parimenti i suoi Francesco in estasi vanno confrontati con l’Estasi di santa Teresa di Bernini”).
L’articolo è illustrato da una Maddalena portata in cielo dagli Angeli [Figura 1] eseguita dal Morazzone attorno al 1622 e appartenente alla collezione Cavallini-Sgarbi.

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Figura 1. Morazzone, Santa Maria Maddalena portata in cielo dagli angeli, 1622 circa, olio su tela cm. 134 x 135, collezione Cavallini-Sgarbi.

Di quest’opera si è occupato Pietro di Natale nel catalogo che accompagnava la mostra della collezione Cavallini Sgarbi tenutasi a Ferrara nel 2018 (AAVV, La Collezione Cavallini Sgarbi, La Nave di Teseo, Milano 2018, scheda n. 59).

Nella scheda viene citata per confronto una Maddalena [Figura 2] che si trova nella basilica di San Vittore a Varese che anche Sgarbi aveva menzionato nell’articolo di cui sopra.

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Figura 2. Morazzone, Maddalena scortata in volo dagli angeli, 1611, olio su tela cm. 271 x 172, Varese, basilica di San Vittore, cappella della Maddalena.

Di Natale non raccoglie lo spunto geniale lanciato da Sgarbi per quanto riguarda Bernini, con la scusante che Sgarbi lo riferisce ai san Francesco del Morazzone e non alla Maddalena di Varese.
Eppure, la Maddalena di Varese presenta, a nostro avviso, sorprendenti punti di contatto con una delle più celebri opere di Bernini, la Verità della Galleria Borghese di Roma [Figura 3]: il capo reclinato che guarda in alto, il braccio destro, il torso nudo.

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Figura 3. Lorenzo Bernini, Verità svelata, marmo, 1645-52, Roma, Villa Borghese, Sala del gladiatore.

Ovviamente chi pensa che non vi sia alcuna somiglianza può anche interrompere qui la lettura dell’articolo.

Viene da pensare subito che l’idea originaria sia scaturita da Bernini, autore di tante invenzioni, senonché le date ci obbligano a considerare una storia diversa.
La Maddalena di Morazzone è stata dipinta entro il 1611 poiché il 22 luglio di quell’anno viene collocata nella cappella omonima in San Vittore a Varese, mentre sappiamo che la Verità di Bernini è stata eseguita tra il 1645 e il 1652.
Possiamo pensare a un influsso di Morazzone su Bernini?
Curiosamente, il Morazzone lascia Roma, in cui si era trasferito giovanissimo con la famiglia, proprio nel 1589, anno in cui nasce Bernini. Quando Morazzone muore nel 1626, Bernini aveva 27 anni ed era già un artista affermato, soprattutto da quando il suo protettore Maffeo Barberini era divenuto papa nel 1623 con il nome di Urbano VIII.
Quindi l’ipotesi teorica di un incontro, non tanto fisico, quanto artistico non è da scartare.
Non desti meraviglia la circostanza che uno scultore possa aver tratto l’idea da un’opera di pittura. Non solo perché Bernini è stato anche pittore, ma anche perché tra le opere che possono aver ispirato la Verità Borghese viene indicata un opera di Correggio raffigurante la Virtù, non tanto la versione definitiva che si conserva al Louvre [Figura 4], quanto il bozzetto firmato e datato che si trova a Roma nella Galleria Doria Panphilj [Figura 5].

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Figura 4. Correggio, Allegoria della Virtù, 1531 circa, tempera su tela cm. 149 x 88, Parigi, Louvre.

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Figura 5. Correggio, Allegoria della Virtù, bozzetto autografo, 1525, Roma Galleria Doria Pamphilj.

La cosa strana è che solo a Sgarbi sia venuto in mente questo confronto diacronico e che nessuno degli storici dell’arte che si sono occupati del Morazzone (nota) abbia rilevato questa che pensiamo una somiglianza abbastanza evidente tra la Maddalena varesina e la Verità romana.

NOTA

Limitandoci ai volumi di tipo monografico, citiamo: Mina Gregori (a cura di), Il Morazzone, catalogo mostra Varese, Bramante, Milano 1962, scheda 27-29, pp. 58-60 e Jacopo Stoppa, Il Morazzone, Officina Libraria, Milano 2003, scheda 36, pp. 212-214, dove si evidenziano i rapporti con la pittura di Giulio Cesare Procaccini.

1 Luglio 2020 © riproduzione riservata