Bronzetto écorché di Edward Burch da Michael Henry Spang
di Luigi Athos Buttazzoni
Nonostante il soggetto, quella realizzata da Edward Burch da Michael Henry Spang è una piccola scultura di grande successo [Figura 1].

Figura 1. Edward Burch (da Michael Henry Spang), ècorché, bronzetto patina bruna, h. cm 25,3, collezione dell’autore; provenienza: mercato antiquario londinese, metà degli anni Novanta dello scorso secolo.
Michael Henry Spang, scultore danese attivo prevalentemente in Inghilterra, dove è documentato tra il 1750 e il 1762 anno della sua morte, presentò il modello in cera dell’écorché, eseguito per il dottor William Hunter, alla Società degli Artisti di Londra nel 1761.
Edward Burch (1730-1812) trasse da questo modello due bronzi che espose alla Royal Academy di Londra nel 1775.
Bronzetti analoghi, con le medesime dimensioni, sono presenti al Victoria and Albert Museum di Londra, al Metropolitan Museum di New York, al Museo Bode di Berlino e in vari altri musei. In passato, altri uguali sono stati presentati sul mercato, soprattutto in Italia, come opere rinascimentali della cerchia di Marco d’Agrate (1504 circa – 1574 circa), autore del San Bartolomeo scorticato della Certosa di Pavia del 1556 e del Duomo di Milano del 1562 (nota) o, più spesso, della cerchia di Lodovico Cardi, detto il Cigoli (1559 – 1613). Era facile commettere errori nella verifica dell’epoca di produzione dei bronzetti …
L’acquisto dei tre importanti musei citati fu senz’altro dettato dalla volontà di documentare un contributo di nicchia dell’arte inglese dell’ultimo quarto del Settecento.
Della stessa epoca, di qualità più elevata e di maggiori dimensioni, ma molto simile a quello qui considerato, è lo studio anatomico dell’écorchè in bronzo di Jean Antoine Houdon (1741-1828), fuso e cesellato da Pierre Philippe Thomire (1751-1843), firmato sul plinto “HOUDON F. FONDU CISELE PAR THOMIRE 1776” [Figura 2].

Figura 2. Jean Antoine Houdon-Pierre Philippe Thomire, ècorché, bronzo, h. cm 48,3, Parigi, Museo del Louvre.
Nel 1543 era stato pubblicato a Venezia il fondamentale lavoro De Humani Corporis Fabrica (La struttura del corpo umano) di Andrea Vesalio (1514-1564), come coronamento del fermento rinascimentale creatosi intorno agli studi di anatomia iniziati da Leonardo.
Marco d’Agrate riuscì a coniugare tale filone di studi con un’incredibile capacità di materializzarlo nel marmo. Il suo San Bartolomeo scorticato del Duomo di Milano [Figura 3], in epoca moderna, non è sempre stato all’interno.

Figura 3. Marco d’Agrate, San Bartolomeo, 1562, marmo, Milano, Duomo.
Fino a pochi anni fa era stato posizionato all’esterno dietro l’abside, in un angolo recondito a sinistra guardando la piazza, celato agli sguardi da una pianta di magnolia nella zona meno battuta dai pedoni, esposto alle intemperie e allo smog. Mi recavo lì apposta a contemplarlo d’inverno quando la magnolia soulangeana che lo mascherava era senza foglie e priva dei fiori bianchi primaverili.
La statua fu rimossa in occasione del restauro dell’abside negli anni Novanta del XX secolo e, invece di spostarla di pochi metri all’interno del Duomo, fu sistemata fuori, quasi certamente con l’intenzione di lasciarcela. La poca considerazione di cui godeva la statua è certificata nel volume Il Duomo di Milano, Museo d’Arte Sacra, a cura di Ernesto Brivio, edito dalla Banca Popolare di Milano nel 1981, dove il San Bartolomeo non compare affatto.
Fortunatamente, la storia dell’arte come tutte le scienze si è evoluta nel tempo insieme al gusto e quel che era considerato brutto nell’Otto-Novecento, nel XXI secolo non lo è più. Abbiamo imparato in ritardo a fruire l’arte antica come l’arte moderna anche nelle sue forme più bizzarre, riscoprendo i tesori un tempo conservati nelle wunderkammern e negli studioli creati dal Rinascimento all’Illuminismo e il brutto è diventato bello o quanto meno interessante, e San Bartolomeo è riuscito a entrare di nuovo in Duomo e ne è diventato una delle principali attrazioni.
Novembre 2026
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