Il mobile neoclassico sorrentino. Un’ipotesi di studio.

di Andrea Bardelli

È opinione corrente che il mobile intarsiato sorrentino sia un fenomeno ottocentesco.
Addirittura, il sito del Museo Correale fa risalire, se non la sua nascita ufficiale, almeno l’inizio del suo sviluppo al 1830 a opera dell’ebanista locale Antonio Damora (nota 1) e anche la principale letteratura in materia, per lo più riferita all’architetto Fiorentino, compianto nume tutelare della tarsia sorrentina, tende a suffragata questa convinzione (nota 2).
Tutto è nato da un cassettone neoclassico in restauro presso la bottega di Simone Giarracino a Milano [Figura 1] che si accompagna a una coppia di comodini en suite [Figura 2]. I mobili appartengono ai discendenti dei principi Sanseverino di Bisignano che li commissionarono a un ignoto ebanista (nota 3).

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Figura 1. Cassettone neoclassico intarsiato, Napoli o Sorrento, fine del XVIII secolo, collezione privata.

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Figura 1. Comodino neoclassico intarsiato, Napoli o Sorrento, fine del XVIII secolo, collezione privata.

È assai probabile che durante il XVIII secolo operassero a Sorrento delle botteghe artigiane dedite alla produzione degli stessi mobili che si producevano a Napoli (distante circa 50 chilometri, non pochi per l’epoca). Il problema è semmai di indagare se si può parlare di un mobile sorrentino che si discosti per qualche elemento da quello napoletano.
Rispetto all’opinione comune che solo alcuni mobili ottocenteschi si possano riconoscere come sorrentini, registriamo un’importante eccezione contenuta proprio nel volume dello stesso Fiorentino pubblicato nel 1982 (vedi ancora nota 1) in cui l’autore scrive: “Altri artigiani eseguono, per tutto il Settecento, splendidi mobili intarsiati: ricordiamo in particolare quei magnifici cassettoni in stile Luigi XV e Luigi XVI, sulle cui fiancate, come elemento caratterizzante la produzione sorrentina, è quasi sempre intarsiata un’anfora a due manici colma di fiori.”, illustrandone alcuni esemplari (Fiorentino 1982, p. 15, Ill. p. 16 nn. 4 e 5) [Figure 3 e 4].

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Figura 3. Cassettone, Sorrento (attr.), seconda metà del XVIII secolo (Fiorentino 1982, p. 16 n. 5).

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Figura 4. Cassettone neoclassico intarsiato, Sorrento (attr.), fine del XVIII secolo (Fiorentino 1982, p. 16 n. 4).

L’anfora biansata “colma di fiori” di cui parla l’architetto Fiorentino è presente sul fianco sia del cassettone in stile Luigi XV di cui alla Figura 3, sia del cassettone in stile Luigi XVI di cui alla Figura 4.
Troviamo lo stesso motivo in un cassettone in asta da Christie’s nel 2002 [Figura 5] che può essere messo in strettissima relazione con quello di Figura 1 e con la coppia di comodini di Figura 2.

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Figura 5. Cassettone neoclassico intarsiato, Napoli o Sorrento, fine del XVIII secolo, Christie’s 20.11.02 n. 542.

La costruzione identica, le stesse lesene e la stessa idea di bavaglia rettangolare sulla fascia di base e sui fianchi fanno presumere che siano usciti dalla stessa bottega [Figure 1a e 5a].

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Figura 2a. Particolare del comodino di Figura 2.

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Figura 5a. Particolare del comodino di Figura 5.

Si può notare che il cassettone di Figura 5 monta le stesse maniglie ottagonali che verdiamo nel cassettone di Figura 1 (vedi oltre Figura 1a).
Stesse maniglie ottagonali, stessa bavaglia e più o meno le stesse “scarpette” (sabot) – assenti nel cassettone di Figura 5 – compaiono però in un cassettone classificato napoletano tout court da un esperto antiquario che lo possedeva senza che venisse sollevata in alcun modo l’ipotesi di una provenienza sorrentina [Figura 6].

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Figura 6. Cassettone neoclassico intarsiato, Napoli, fine del XVIII secolo, mercato antiquario.

Anche l’anfora biansata con fiori e facilmente reperibile su numerosi cassettoni definiti come napoletani insieme al motivo stellato (vedi Figura 6) e a numerosi altri. Senza contraddire quanto affermato sopra da Alessandro Fiorentino, si tratta di capire se il motivo dell’anfora è reperibile “anche” oppure “solo” sui mobili che si presumono costruiti a Sorrento.
Con gli elementi che si hanno oggi a disposizione a questa domanda non è facile rispondere. Preferisco quindi concentrarmi su altri indizi che possano condurci a Sorrento e che possiamo identificare in un particolare del cassettone di Figura 1 che li riassume [Figura 1b].

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Figura 1a. Particolare del comodino di Figura 1.

Partiamo dall’intarsio geometrico “a zig zag” che costituirà la cifra del mobile sorrentino ottocentesco. Gli esempi che si possono portare sono numerosi, ma giusto per non limitarci a mostrare qualche esemplare degli “arcinoti” tavoli sorrentini a gamba centrale, presentiamo una coppia di letti eseguita da Michele Grandville attorno al 1850 e pubblicata da Fiorentino nel 1999 (vedi ancora nota 1) [Figura 7].

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Figura 7. Michele Grandville, coppia di letti, Sorrento, 1850 circa (Fiorentino 1999 p. 112-113).

Detto per inciso, troviamo lo stesso motivo geometrico accennato nella parte alta della lesena del cassettone di Figura 4.
Un secondo elemento potrebbe riconosciuto in un largo impiego del decoro floreale che vediamo eseguito nel particolare di Figura 1b a scontorno del cassetto.
Pur in assenza di un confronto preciso, ritroviamo lo stesso gusto in due mobili, ancora un cassettone e una toeletta, che si distinguono dagli esemplari neoclassici napoletani più tipici [Figure 8 e 9].

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Figura 8. Cassettone neoclassico intarsiato, Napoli o Sorrento, fine del XVIII secolo, collezione privata.

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Figura 9. Toelette neoclassica intarsiata, Napoli o Sorrento, fine del XVIII secolo, Semenzato marzo 1995 n. 87 (ivi attribuita a Napoli).

Un terzo elemento è emerso in fase di restauro e riguarda la qualità delle essenze di legno impiegate. Simone Guarracino mi comunica che tra i vari legni utilizzati nella lastronatura del cassettone figura il limone, che possiamo vedere nella Figura 1b a sotto forma di nastro (chiaro e maculato) a delimitare la fronte del cassetto.
Numerose fonti concordano nell’indicare il limone come una delle essenze lignee impiegate nell’ebanisteria sorrentina. Per il rivestimento, vengono indicati i “soliti” noce, mogano, palissandro, ciliegio e ulivo, ma anche agrifoglio, arancio, limone – appunto – fico, quercia e castagno (nota 4).
D’altronde, c’era da aspettarselo da quella che vien considerata una delle patrie del liquore al limoncello!
Per quanto riguarda, invece, il legno di struttura, il cassettone di Figura 1 è stato interamente costruito in pioppo secondo la prassi riscontrabile nell’ebanisteria napoletana in cui costituisce la norma.
La stessa fonte citata nella nota 4 riporta come legni impiegati per l’ossatura: il noce, ulivo, più raramente castagno, ignorando il pioppo. Non siamo in grado di giudicare quanto sia attendibile questa informazione che, se assunta in modo categorico, escluderebbe dall’ambito sorrentino sia il cassettone, sia la coppia di comodini di cui alle Figure 1 e 2.
Lo segnaliamo per completezza, convinti tuttavia che le considerazioni qui svolte siano utili al fine di identificare una possibile produzione neoclassica sorrentina e che soprattutto possano costituire lo spunto per successivi approfondimenti.

NOTE

[1] “L’intarsio sorrentino ebbe origine intorno al 1830 quando l’ebanista locale Antonio Damora iniziò ad introdurre, nella sua produzione di mobilio, lavori e finiture in tarsia di legno caratterizzata dal taglio dritto e a due colori. Il Damora comprese che si potevano ottenere risultati sorprendenti sfruttando il gioco chiaroscurale di due legni locali, il noce e l’arancio, accentuandone il contrasto grazie a sottili incisioni perimetrali, ricolmate di stucco nero” [Vedi].

[2] A. Fiorentino, L’arte della tarsia a Sorrento, Antonino de Dominicis, Napoli 1982; A. Fiorentino (cura di), Il mobile intarsiato. L’arte degli ebanisti a Sorrento, Guida, Napoli 1987; A. Fiorentino (cura di), Il Museobottega della tarsia lignea a Sorrento, Electa, Napoli 1999.

[3] È probabile che il committente sia stato Tommaso Sanseverino, 14° principe di Brisignano che acquisì il titolo nel 1783 [Vedi)].

[4] Un elenco dei legni impiegati per l’impiallacciatura e l’intarsio, è reperibile sul sito dell’antiquario Il tempo ritrovato di Cagliari [Vedi].

Novembre 2026

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