Affresco scoperto sulla Riva del Ferro a Venezia
di Guerrini Lovato (*)
Siamo a Rialto sulla Riva del Ferro che è allineata alla Riva del Carbon, dalla parte dove ci sono gli uffici comunali; dunque, dal ponte di Rialto guardando verso Ca’ Foscari, a sinistra: c’è un palazzetto che, tra le due finestre in basso, conserva ancora un affresco della fine del Cinquecento.
Era stato martellato per poter applicare un nuovo intonaco ed è stato ritrovato di recente e sottoposto a un restauro (nota 1).
È stato finalmente scoperto – nel vero senso della parola – cioè, si è tolta la copertura di intonaco [Figura 1].

Figura 1. Allegoria della Fortuna con la Pace e la Fama, affresco, fine XVI secolo, Venezia, Riva del Ferro. L’immagine mostra ancora l’insegna del tabaccaio, ora rimossa (foto dell’autore).
Malgrado la grandine di martellate [Figura 2], si può leggere il soggetto che mi sembra, finora, non sia stato guardato con attenzione, ma lo si può comprendere visto che la scoperta è recentissima. Si sa, i giornali riportano anche notizie imprecise; qualcuno ci ha visto, addirittura, una figura maschile.

Figura 2. Particolare dei segni delle martellate sull’affresco.
Allora qui si tratta di tre belle signore che stanno in parte sedute perché l’affresco è orizzontale tra le due finestre del primo piano.
Che cosa rappresentano?
Al centro c’è la figura più interessante: si tratta della Fortuna, una donna nuda che ha la nuca senza capelli perché la Fortuna, quando arriva, deve essere “acciuffata”; il ciuffo sta solamente in un lato, una specie di coda di cavallo che piove in avanti [Figura 3].

Figura 3. Particolare dell’affresco: la Fortuna.
Il ciuffo lungo, la coda di cavallo che ha davanti, è un attributo della Fortuna come veniva rappresentata a Venezia; ne abbiamo un esempio in scultura in Punta della Dogana [Figura 4].

Figura 4. Bernardo Falconi (1620-1696), La Fortuna, scultura (particolare), 1678, Venezia, Punta della Dogana.
La Fortuna è nuda perché è una divinità antica e porta un grande mantello perché il mantello fa da vela che la spinge secondo il capriccio del vento (nota 2).
La figura guarda in basso chi entra all’interno di quella che, diremo subito, era, a mio avviso, una bottega di ferramenta, di vendita di oggetti in ferro.
Infatti, la Fortuna tiene con la mano sinistra quella che sembra una cesoia con cui veniva tranciato il ferro, un’insegna esplicita per un negozio in Riva del Ferro in cui la Fortuna va intesa, principalmente, come fortuna commerciale.
La cesoia, però, sottolinea che la Fortuna c’è fintantoché non viene tagliata (come il filo della vita delle Parche) e si interrompe. Questo oggetto, quindi, è anche una raffigurazione del succedersi delle cose: la Fortuna arriva, si siede, si riposa sull’entrata della bottega, esponendo un oggetto della bottega stessa, però fa anche capire come tranciando due parti potrebbe interrompersi la continuità della sua presenza (nota 3).
Alla destra della Fortuna (a sinistra per chi guarda l’affresco), c’è la Pace. È molto esplicita: tiene con la mano destra un ramo di ulivo e con la sinistra una torcia accesa con cui sta bruciando le armi, distruggendole [Figura 5].

Figura 5. Particolare dell’affresco: la Pace.
Anche la Pace guarda verso il basso in direzione dell’ingresso della bottega.
La terza figura (sulla destra per chi guarda l’affresco) non può essere che la Fama; ha le ali, per volare ovunque in cielo e sulla terra, e due trombe – talvolta uno d’oro e uno d’argento – quella tenuta con la destra per rendere famosa la qualità della bottega in tutto il cielo, quella con la sinistra per la terra [Figura 6].

Figura 6. Particolare dell’affresco: la Fama.
Si tratta dunque della Fama intesa come informazione pubblicitaria, come marketing, che deve raggiungere più persone possibili per richiamarle a fare acquisti in negozio.
Questa è la lettura, a mio avviso, più pertinente per questo affresco profano che stava sopra una bottega di ferramenta a Venezia in Riva del Ferro. A questo proposito, la dottoressa Elisa Puppi mi informa che la famiglia Zen, proprietaria del celebre palazzo ai Gesuiti, aveva una bottega in Riva del Ferro a Rialto. Sono forse loro i committenti dell’ancora ignoto pittore? (nota 4).
NOTE
[1] Ne ha dato notizia l’articolo Affresco del Seicento scoperto sotto l’intonaco di un palazzo a Rialto, di Eugenio Pendolini, pubblicato su La nuova Venezia del 10 aprile 2025.
[2] È possibile che l’affresco sia stato ricoperto di intonaco nei secoli successivi per motivi di decenza, essendo i nudi molto espliciti.
[3] Si può richiamare, in proposito, l’iconografia dell’occasione propizia rappresentata dal Kairos, inventata da Prassitele per Alessandro Magno su progetto di Aristotele. Il personaggio tiene in mano un rasoio dove si appoggia una instabile bilancia, a dire della precarietà del momento fortunato: adesso o mai più! [Figura A].

Figura A. Kairos, Torino, Museo di Antichità (Vedi).
Una stele raffigurante il Kairos si conserva anche nel Duomo di Torcello (Ve) [Figura B].

Figura B. Kairos, Torcello (Ve), Duomo (fonte Alinari, particolare).
[4] La composizione orizzontale in affresco, come nei dipinti “tintoretteschi” nella Sala dell’Anticollegio in Palazzo Ducale, è opera di un pittore a cavallo tra Cinque e Seicento, tra Domenico Tintoretto, Palma il Giovane e il giovane Padovanino. A Rialto, le botteghe sotto i portici degli Oresi hanno affreschi simili ma dell’inizio del Cinquecento, forse di Benedetto Buonconsiglio, figlio del noto Giovanni detto il Marescalco.
(*)
Il presente articolo è stato tratto da un “vocale” del 10 maggio (trascritto con l’IA) e da un successivo whatsapp del 18 maggio 2025.
Agosto 2025
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