Marte o Paride, Venere o Enone in un’incisione del 1551 di Heirich Aldegrever

dalla Redazione di Antiqua

In un recente articolo su una placchetta tedesca della fine del XVI secolo raffigurante una Scena amorosa, possibilmente identificabile come Plutone e Proserpina, veniva pubblicata un’incisione di Heinrich Aldegrever (1502-1562) raffigurante Marte, Venere e Amore (nota 1).
In una nota si scriveva: “Non è questa la sede per analizzare approfonditamente l’incisione che compare in rete come Paride e Enone, interpretando la figura maschile come Paride, riconoscibile per il bastone da pastore e la figura femminile come la ninfa Enone che è stata il suo primo amore” (ivi, versione in italiano, nota 3).
È questa l’occasione per farlo, ripubblicando l’immagine dell’incisione [Figura 1], accanto a quella del disegno da cui è stata tratta [Figura 2], entrambe reperite sul sito Alamy. Qui sono classificate con una didascalia – fornita, come d’uso, dai collaboratori del sito medesimo – che identifica il soggetto con Paride, Enone e Cupido (“paris-oenone-a-cupido-heinrich-aldegrever-1550-drawing-[print]-paris-with-a-shepherds-staff-in-addition-to-his-first-love-oenone-with-her-left-hand”).

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Figura 1. Heinrich Aldegrever, Paride ed Enone (?), 1551, disegno, fonte: Alamy.

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Figura 2. Heinrich Aldegrever, Paride ed Enone (?), 1551, incisione, fonte: Alamy.

Che cosa rappresenta dunque la scena? Marte e Venere come si è sempre pensato oppure Paride ed Enone?
Prima di esaminare la scritta, la cui traduzione/interpretazione potrebbe risultare decisiva, vediamo come questo secondo soggetto è stato trattato nella storia dell’arte.
La prima immagine è tratta da un sarcofago in marmo, opera romana d’età adrianea (117-138 d.C.), già facente parte della Collezione Ludovisi e oggi nel Museo nazionale romano di palazzo Altemps [Figura 3].

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Figura 3. Paride ed Enone, marmo, particolare di un sarcofago romano, 117-138 d.C., Roma, Museo nazionale romano di palazzo Altemps, inv. Inv. 8563 (foto Jastrow 2006).

Qui, Paride è immediatamente riconoscibile per il berretto frigio, mentre la figura femminile si può identificare nella ninfa Enone per lo strumento a fiato noto come siringa che tiene in mano; significativa è la presenza del putto alato (Cupido) che troviamo anche nel disegno e nell’incisione di Aldegrever (Figure 1 e 2).
La seconda immagine è un’incisione raffigurante Paride ed Enone del tedesco Georg Pencz (1500-1555), contemporaneo di Aldegrever [Figura 4].

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Figura 4. Georg Pencz, Paride ed Enone, incisione, siglata GP (fonte MeisterDrucke-1280246).

Paride, per altro identificato dalla scritta Paris ai suoi piedi, indossa il berretto ed è accompagnato da un cane pastore, mentre la ninfa lo guarda incidere su un tronco la scritta “… LOS – NAM” di significato per ora ignoto (vedi oltre nota 3). Si osservi che la donna ha la stessa acconciatura di quella di cui alle Figure 1 e 2, ma si tratta di una tipica pettinatura femminile dell’epoca, piuttosto che l’attributo di una ninfa.
Vediamo ora, finalmente, cosa possiamo ricavare dalla scritta [Figura 2bis] che recita: “Dubium amorem paris deae hoc foedere [non] firmat”: Prius extinctū (extinctum) iri quā (quam) flumen legat vestigia”.

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Figura 2bis. Dettaglio della Figura 2.

Diciamo subito che la traduzione si è presentata complessa e non ha fornito una versione del tutto soddisfacente, a seguito degli sforzi sia dell’intelligenza umana, sia di quella artificiale.
Il traduttore google latino-italiano traduce le due frasi come: “Il dubbio amore del compagno della dea è rafforzato da questo patto: si estinguerà prima che il fiume ne legga le impronte”. Traduce quindi “paris” come “compagno” e “dubbio amore” diventa il soggetto della frase, ma “dubium amorem” è accusativo; quindi, può essere solo il complemento oggetto e non il soggetto della frase.
Una traduzione alternativa della sola prima frase, sempre fornita dal traduttore google, è la seguente: “Questo patto rafforza il dubbio amore di una dea di pari valore”. In questo caso, il soggetto diventa “questo patto”, ma il nominativo sarebbe foedus e non foedere.
L’analisi grammaticale della prima frase rivela che l’unico soggetto non può che essere “paris” ossia Paride, a dispetto del fatto che è minuscolo, scelta fatta dal redattore della scritta di mettere la maiuscola solo all’inizio delle due frasi; pertanto, la traduzione potrebbe essere: “Con questo impegno Paride conferma l’amore incerto alla dea”.
La traduzione letterale della seconda frase, meno rilevante ai nostri fini, potrebbe essere: “prima che il fiume estinto lasci tracce” (nota 2).
La scritta resta sibillina, tuttavia, quale che sia la versione corretta e la sua interpretazione, sembra proprio che la figura maschile possa essere quella di Paride (nota 3).
Restano però alcune perplessità, la principale delle quali riguarda la circostanza che Paride viene sempre raffigurato come un giovinetto, tantopiù con riferimento a Enone che è il suo amore giovanile, prima delle note vicende del “giudizio di Paride” e del rapimento di Elena di Troia, mentre quella che vediamo è la figura di un uomo barbuto che si rivela di una certa età.
Inoltre, il personaggio non porta il berretto frigio che, come visto sopra, è un suo attributo tipico e lo strano bastone che impugna nel disegno e nell’incisione è a metà strada tra un bastone da pastore e una lancia, una “pala da fornaio” o un remo.
Per quanto riguarda la figura femminile, il fatto che l’iscrizione parli di una “dea” tenderebbe a farla identificare con Venere. Se così fosse, l’uomo non potrebbe essere Paride perché l’atteggiamento di confidenza – la mano sulla spalla – non si addice al comportamento di un pastore verso una dea come Venere, mentre sarebbe del tutto plausibile se l’uomo fosse Marte.
Per contro, le ninfe erano considerate divinità minori ed erano immortali come le dee, per cui la figura femminile potrebbe benissimo essere Enone.
Infine, il fatto che nella seconda parte della scritta si faccia riferimento a un fiume, potrebbe indurre proprio a ritenere che si tratti proprio di Enone che era figlia del dio fluviale Cebreno.
Non vi sono altri caratteri evidenti che ci aiutino a identificarla come tale, a parte la somiglianza con la figura femminile della Figura 4. Per altro, si può notare una figura femminile ancora più simile, anche nella postura e nella gestualità, in un disegno sempre di Aldegrever e nell’incisione da esso ricavata [Figure 5 e 6, nota 4], segno che l’artista utilizzava lo stesso prototipo femminile adattandolo di volta in volta alle varie circostanze.

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Figura 5. Heinrich Aldegrever, Ercole uccide i serpenti, Leda e il cigno, disegno, cm. 9,2 x 6,6, Francoforte, Städel Museum, inv. 657.

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Figura 6. Heinrich Aldegrever, Ercole uccide i serpenti, Leda e il cigno, 1550, incisione, cm. 10,7 x 6,7, New York, Metropolitan Museum, inv. 41.1.111.

In conclusione, se la traduzione della scritta in calce all’incisone di Figura 2, per quanto contrastata, porti a ritenere che il personaggio maschile sia Paride, giustificando le didascalie proposte da Alamy, l’analisi iconografica – principalmente con riferimento all’età del personaggio maschile – ci fa propendere per continuare a identificare il soggetto del disegno e dell’incisione in esame come Marte e Venere. Sicuramente non sarebbe da rivedere il titolo della placchetta di cui si parla nell’articolo citato in nota 1 (ivi Figura 2) perché il personaggio maschile indossa l’armatura tipica di Marte.
Certamente, Aldegrever, o chi gli faceva il “lettering”, non doveva essere molto esperto nell’uso del latino e anche sulla mitologia doveva avere le idee un po’ confuse.

NOTE

[1] German plaquette from the late 16th century depicting an unidentified “Love Scene” (maggio 2026) [Leggi], ivi Figura 3.

[2] La traduzione fornita dall’Intelligenza Artificiale è la seguente: “L’incerto amore di Paride conferma questo patto con la dea: prima che il fiume estingua le orme”.

[3] Vi è un altro fattore che ci potrebbe condurre a Paride ed Enone. Nella quinta lettera delle Heroides di Ovidio, quella scritta da Enone a Paride, si legge: “… popule, vive, precor, quae consita margine ripae hoc in rugoso cortice carmen habes: “cum Paris Oenone poterit spirare relicta, ad fontem Xanthi versa recurret aqua”, ossia “Vivi, ti prego, pioppo, che piantato sul margine della riva rechi sulla ruvida corteccia questi versi: “Se Paride, abbandonata Enone, potrà ancora vivere, l’acqua dello Xanto invertirà il suo corso andando verso la sorgente”.
La scritta in calce all’incisione di Figura 2 potrebbe parafrasare proprio il verso di Ovidio ed essere tradotta (assai liberamente) come: “se Paride viene mano al patto d’amore con la dea (Enone), il fiume si estingue”.

[4] La scritta alla base dell’incisione recita: “Amphitrioniades geminos interficit angues Monstra novercali plena furore puer”. Anche in questo caso la traduzione non si presenta del tutto agevole.
Questi i fatti tramandati dalla mitologia: Giove seduce Alcmena, dopo aver assunto le sembianze del marito di lei Anfitrione e dal connubio nasce Ercole, scatenando la gelosia di Giunone che invia due serpenti velenosi nella culla del bambino per ucciderlo, ma Ercole li strangola.
La scritta si può tradurre: Ercole [detto “anfitrionide” o “di anfitrione” sebbene figlio di Giove] uccide i due serpenti, mostri pieni di furore.
Resterebbe da inserire la traduzione di “novercali”, da noverca (matrigna, ossia Giunone); se il senso è chiaro – ossia che i serpenti sono collegati alla matrigna – l’aggettivo “novercalis” (letteralmente “di matrigna”, ma anche ostile), avrebbe dovuto declinarsi “novercalia” e non “novercali”.

Ringraziamo Eugenia Fantone per essersi adoperata a fornire una traduzione accettabile.
Chiediamo a chiunque voglia cimentarsi con questa difficile traduzione di inviarci il suo contributo.

Luglio 2026

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