Busti reliquiari in legno intagliato raffiguranti gli apostoli Pietro e Paolo

della Redazione di Antiqua

La richiesta di esaminare una coppia di busti reliquiari è accompagnata da belle ed eloquenti immagini che consentono di esprimersi anche senza disporre degli oggetti dal vero. Essi sono in legno intagliato, dipinto e dorato e rappresentano i santi Pietro [Figura 1] e Paolo [Figura 2].

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Figure 1 e 2. Busti reliquiari di san Pietro (a sinistra) e san Paolo (a destra), legno di pioppo intagliato, dipinto e dorato, cm. 53 (altezza) x 43 x 23, XVII secolo, collezione privata.

Si è discusso sull’identità dei personaggi poiché, mentre la fronte stempiata e la lunga barba sono in genere una caratteristica di Paolo, Pietro viene spesso raffigurato come un anziano, talvolta calvo. Tuttavia, la presente iconografia è quella ripresa nell’Ottocento per le statue collocate in San Pietro dove i due santi compaiono con le stesse sembianze di questi, ma corredati dai rispettivi attributi, le chiavi per Pietro e la spada per Paolo. Le statue furono commissionate da papa Gregorio XVI  a Giuseppe de Fabris (1790-1860), quella di Pietro, ad Adamo Tadolini (1788-1868), quella di Paolo. Eseguite negli anni Venti dell’Ottocento, furono collocate dove ancora si possono ammirare solo nel 1847 [Figura 3].

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Figura 3. Le sculture di san Pietro di Giuseppe de Fabris e di san Paolo di Adamo Tadolini, marmo, altezza cm. 550, Città del Vaticano, piazza san Pietro.

Chiarita la questione di chi siano i personaggi raffigurati nei reliquiari, va considerata quella delle reliquie incorporate nei due manufatti, un tempo contenute in un vano collocato nella base [Figura 2a].

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Figura 2a. Particolare della Figura 2.

Ciò che resta per ciascun reliquiario è solo una piccola porzione di tela grezza che si presume avvolgesse la reliquia. Pertanto, se si esclude che detti frammenti fossero essi stessi una reliquia del genere “per contatto” (nota 1), dobbiamo concludere che le reliquie sono andate perdute o comunque destinate altrove.
Sia quel sia, trattandosi delle reliquie di due tra i santi più importanti per la cristianità, se ne deduce che i reliquiari destinati a contenerle dovevano essere all’altezza della situazione, quindi eseguiti nella bottega di un intagliatore di fama.
A questo proposito, sul retro di ciascun reliquario compare una scritta molto nitida in cui si legge “F LUCAS CASTELLINUS” [Figura 2b].

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Figura 2b. Retro del reliquiario di Figura 2.

La scritta F LUCAS CASTELLINUS sembra indirizzare a uno scultore di nome Luca Castellino, dove “F” sta per fecit, ossia fece.
L’unico scultore Castellino che è stato possibile individuare e un certo Orazio Castellino, identificato come “Magister Horatius Castellinus scultor lignaminum”, autore di una statua raffigurante San Giacomo, eseguita a Genova su commissione di don Francisco Gutiérrez de Cuéllar per la quale ricevette, in data 29 gennaio 1579, la somma di 29 scudi d’oro [Figura 4]. Francisco Gutiérrez era un contabile al servizio di Filippo II re di Spagna e la scultura era destinata alla cappella della sua famiglia nella cattedrale di Segovia (nota 2).

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Figura 4. Orazio Castellino, San Giacomo, legno intagliato, dipinto e dorato, 1578-1579, Segovia (Spagna), Cattedrale.

Il divario di stile e di qualità è evidente, ma, in ogni caso, non vi sono notizie in merito a un possibile legame di parentela e professionale tra Orazio e Luca.
Per contro, si concretizza, fino a diventare una quasi certezza, il dubbio che Luca Castellino non sia l’artefice bensì il committente.
Sappiamo, infatti, dell’esistenza di un Luca Castellino, faentino, appartenente all’ordine domenicano, divenuto vescovo di Catanzaro e morto nel 1631 (nota 3). Fu autore di numerosi scritti teologici, tra cui De Inquisitione miraculorum in Sanctorum Martyrum Canonizatione, edito a Roma presso Giacomo Mascardi nel 1629 [Figura 5].

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Figura 5. Lucas Castellinus, De Inquisitione miraculorum in Sanctorum Martyrum Canonizatione, Giacomo Mascardi, Roma 1629, Londra, The British Library.

Effettivamente, è plausibile interpretare la lettera “F” come abbreviazione di frate, piuttosto che di fecit (nota 4).
Il fatto che Luca Castellino sia stato vescovo di Catanzaro potrebbe rilanciare l’ipotesi, sostenuta dal venditore all’acquisizione dei due reliquiari da parte dell’attuale proprietario, che l’autore potesse essere Aniello Stellato, scultore attivo prevalentemente nel Regno di Napoli e documentato tra il 1593 e il 1648 (nota 5), quindi contemporaneo di Luca Castellino. È risaputo che la sua bottega produsse, tra l’altro, una notevole quantità di busti reliquiario.
Mostriamo una scultura raffigurante Sant’Agostino, attribuita ad Aniello Stellato [Figura 6].

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Figura 6. Aniello Stellato (attribuito), Sant’Agostino, legno intagliato dipinto e dorato, primo quarto del XVII secolo, provincia di Cagliari, ubicazione non segnalata (fonte ICCD15528870).

Del tutto incidentalmente, si nota qualche affinità con la scultura di Figura 4, almeno per quanto riguarda la decorazione della veste, eseguita con una tecnica di origine spagnola, denominata estofado de oro, che si sviluppa in Italia meridionale, in Sardegna e, in misura minore, in Liguria.
Nella scheda redatta da Barbara Catte per la soprintendenza nel 2022 si legge (fonte non citata) che l’attribuzione si deve a Pierluigi Leone de Castris, “… giustificata in particolare dalla vicinanza della testa della statua in esame a quelle dei Santi Donato e Biagio di Saracena in Calabria, opere realizzate dallo scultore napoletano”.
Non siamo riusciti a reperire le immagini delle sculture di Saracena appena citate, ma, sempre in Calabria, presso il Museo Diocesano di Cosenza, sono conservate due sculture, anch’esse attribuite allo Stellato e raffiguranti i santi Pietro e Paolo [Figure 7 e 8].

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Figure 7 e 8. Aniello Stellato (attribuito), statue di san Pietro (a sinistra) e san Paolo (a destra), legno intagliato dipinto e dorato, XVII secolo (prima metà), cm. 75 e 78 rispettivamente (altezza), Cosenza, Museo Diocesano, provenienti dalla chiesa di Santa Maria Assunta (fonte ICCD10796615 e ICCD10796629).

Si può notare una differenza sostanziale rispetto ai busti reliquari, soprattutto per quanto riguarda l’espressione dei volti, in Stellato ispirata ed estatica, nei busti realistica (quasi caricaturale in san Paolo). Valga il confronto tra un dettaglio delle due figure di Pietro [Figure 1 e 9].

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Figura 9. Particolare di un’altra immagine della scultura di Figura 8, a confronto con la Figura 1.

Ragionevolmente confutata l’attribuzione a Stellato, non si può escludere che i due busti reliquari, data l’origine faentina di Luca Castellino, siano stati eseguiti da un ignoto scultore veneto-emiliano pur sempre entro il primo quarto del XVII secolo.

NOTE

[1] Si intende oggetti entrati in contatto con il corpo del santo da vivo oppure con reliquie di primo grado (parti del corpo del santo).

[2] Vedi: Daniele Sanguineti, Scultura genovese in legno policromo dal secondo Cinquecento al Settecento, Torino, Allemandi, 2013, p. 123 [Leggi ].

[3] Notizie tratta dal Catalogo Audifreddi della Biblioteca Casanatense di Roma ad vocem. Catalogo a volume, alfabetico per autori e titoli, del fondo antico della biblioteca (edizioni sec. XVI-XVIII, solo lettere A-LEO); 5 tomi in 6 volumi (3.068 pagine compl., numerate per singoli volumi); pubblicato negli anni 1761-1797 [Vedi].

[4] Si vedano le Regole italiane di catalogazione dell’Istituto Centrale per il Catalogo Unico delle biblioteche italiane e per le informazioni bibliografiche (ICCU), Roma 2009, Parte I, cap. 2, 2.5.5-A (abbreviazioni e citazioni).

[5] Si veda la voce di wikipedia, soprattutto per la bibliografia, a cui si aggiunge il recente: Francesco di Palo, Anellus Stellatus fecit, Claudio Grenzi, Foggia 2023 [Vedi].

Settembre 2025

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