Croce a fondo ribassato di provenienza etiope databile al XVI secolo
della Redazione di Antiqua
Analizziamo una piccola croce in legno intagliata “a fondo ribassato”, tecnica che permette di far emergere le figure scavando e incidendo la superficie. Essa raffigura, sul fronte, una Madonna con bambino affiancati dai due arcangeli maggiori Gabriele e Raffaele; sul retro, i dodici apostoli [Figura 1 A e B].


Figura 1A e B. Croce manuale, legno (bosso?), altezza cm. 7, Etiopia, XVI secolo.
La croce ha subito un forte trauma che ha determinati alcune fratture e la perdita del manico.
Un primo esame ha consentito di stabilire che si tratta di una croce manuale di provenienza etiope, legata alla tradizione religiosa copta.
Il principale, se non unico, testo di riferimento sulle croci etiopi – almeno in lingua italiana – è Croci d’Etiopia. Il segno della fede: evoluzione e forma, scritto da Mario Di Salvo e pubblicato a Milano da Skira nel 2006.
Queste croci, anche nella versione astile, sono per lo più in metallo (ottone) con varie conformazioni [Figura 2].

Figura 2. Croce astile, metallo, Etiopia, XV secolo, Eremo di Kebran Gabre’el, lago Tana (Di Salvo 2006, p. 55 n. 43).
Si noti il tipico innesto del sostegno a punta triangolare di cui resta traccia nella croce in esame dove è andato perduto.
Lo si vede ancora meglio in una croce manuale lignea dipinta che riproduce gli stessi soggetti: la Madonna col bambino e due arcangeli ai quali si aggiunge san Giorgio (come nel caso della croce di Figura 2) [Figura 3].

Figura 3. Croce manuale, legno dipinto, Etiopia, XV secolo (Di Salvo 2006, p. 56 n. 44, ivi riferita a I.E.S. [Institute od Ethiopian Studies?], inv. n. 3890).
Queste raffigurazioni della Madonna con Bambino sono frequenti anche se minoritarie rispetto a quella della Crocifissione.
A ulteriore conferma della provenienza etiope, troviamo tutti i soggetti della nostra croce, compresi gli apostoli, ricomposti in un’icona da viaggio in forma di trittico. Come si può notare, alcuni particolari (disegno delle vesti, occhi sgranati) sono i medesimi [Figura 4].

Figura 4. Icona da viaggio, legno dipinto, Etiopia, seconda metà XV secolo, Washington, Smithsonian National Museum of African Art (fonte Alamy).
La decorazione a fondo ribassato che caratterizza la nostra icona è nota in Etiopia ed è stata messa in relazione, da alcuni studi, alla produzione di cassette di origine veneta e anche alle croci cosiddette “del monte Athos”, tutti manufatti databili al XVI secolo.
Con i dovuti distinguo – e semplificando molto – tutto è riconducibile all’arte gerosolimitana, diffusa sia nel Veneto, sia in Nord Africa, prevalentemente attraverso Creta.
Per quanto riguarda la decorazione, si veda: Un pregevole cassone veneto istoriato del Cinquecento (maggio 2015) [Leggi]; per quanto riguarda origine e proveienza, vedi: Una croce di Giorgio Lascaris nella Collezione Cagnola (aprile 2013) [Leggi].
Infine, per quanto riguarda l’epoca, sebbene questi manufatti siano stati riprodotto anche in epoche più vicine a noi, una datazione della croce in esame al XVI secolo non sarebbe da scartare a priori.
A questa ipotesi concorrono alcune considerazioni relative ai fori collocati in modo asimmetrico.
Come già anticipato, la croce è stata spezzata in diversi punti. In particolare, osservandola a forte ingrandimento, si nota una frattura in senso latitudinale e un’altra in basso a destra, entrambe evidenziate nell’immagine con una linea rossa [Figura 1 C].

Figura 1C. Particolare del retro della croce.
Possiamo immaginare che il trauma subito dalla croce non sia stato accidentale, ma che sia occorso durante un atto violento con l’intenzione di distruggere un oggetto sacro.
Successivamente, proprio per la sua sacralità, deve essere stato ricomposto e i fori risultano disposti in modo tale da saldare le varie parti mediante dei lacci, quindi senza alcun legante. Purtroppo, il manico si deve considerare definitivamente perduto.
L’uso dei lacci è rilevabile per fissare, mediante simili fori passanti, le ante di dittici e trittici (vedi anche la Figura 4) [Figura 5].

Figura 5. Particolare di un’icona da viaggio etiope in forma di trittico (fonte non reperita).
A parte comprenderne la funzione, sfuggita a un primo esame, i fori risultano irregolari, quindi praticati con strumenti rudimentali, ma soprattutto perfettamente levigati dallo strofinio dei lacci.
Ciò lascia supporre che siano stati praticati in epoca remota, accreditando la convinzione di essere in presenza di un oggetto di alta epoca che l’analisi stilistica suggerisce essere il XVI secolo.
Ovviamente, in epoca imprecisabile, i lacci sono stati rimossi e le parti rinsaldate con colla.
Questo articolo è stato realizzato con la collaborazione di Liliana Canziani e Gianni Giancane.
Settembre 2025
© Riproduzione riservata