Da Capodimonte a Napoli … Parte I

di Gianni Giancane

Il problema delle copie e/o delle falsificazione delle opere d’arte ha da sempre interessato il mercato e lo studio delle stesse, e non è sostanzialmente cambiato dai tempi di Roma antica, passando attraverso il Rinascimento, il Neoclassicismo, fino ai nostri giorni. Molteplici sono infatti gli esempi adducibili a tali pratiche, vuoi per semplice emulazione, vuoi per la necessità di “riesumare” precedenti vene artistiche, vuoi per proporre a miglior prezzo qualcosa di altrimenti irraggiungibile, vuoi ahimè per facile lucro e per inganno. Quello della pittura è senz’altro il settore maggiormente interessato a tale fenomeno, ma anche le altre arti decorative non ne sono esenti, in particolare le porcellane. Basti pensare che, secondo gli esperti, oltre il 95% delle porcellane di Meissen o di Sèvres è sicuramente falso o nella migliore ipotesi una copia coeva, più spesso tardiva.
Non sfugge certamente a tale regola la celebre manifattura di Capodimonte e il suo (per molti …!) “inconfondibile” marchio: la N con corona sommitale, più semplicemente detta N coronata.
La fabbrica di Capodimonte nasce per volere del Re Carlo di Borbone nel 1743, in un preesistente edificio ubicato sulla collina di Capodimonte, area incontaminata con ville e masserie sparse intorno alla famosa Reggia, nei dintorni di Napoli. Il sovrano, nell’ottica di dominio e prestigio nel possedere una manifattura di porcellane, ambizione di tutti i regnanti d’Europa, affida a Livio Schepers e al figlio Gaetano la ricerca delle “terre” per gli impasti nei territori del regno, terre trovate in area calabrese a Fuscaldo, che permettono di ottenere una straordinaria “pasta tenera”, translucida, bianco opalescente, con invetriature sempre brillanti. Molto differenziata la produzione tra piatti, serviti da the, caffè, ninnoli vari, statuine di straordinaria e naturale bellezza grazie anche all’opera di importanti modellatori quali Giuseppe Gricci e alle decorazioni di valenti pittori quali Giovanni Caselli.
Pur avviata e con lusinghieri risultati, la fabbrica deve già chiudere nel 1759 quando Re Carlo succede al fratellastro sul trono di Spagna e con la moglie Maria Amalia di Sassonia, lascia Napoli per trasferirsi a Madrid portando con se tutti i macchinari ed i materiali esistenti a Capodimonte, stampi compresi, distruggendo tutto ciò di inamovibile e proibendo inoltre tassativamente al figlio Ferdinando, ancora giovane, di rifondare una nuova manifattura. Per sicurezza affida contestualmente al fidatissimo ministro Tanucci il compito di controllo e sorveglianza stretta della sua ordinanza, oltre a quelli prettamente istituzionali.
Pertanto gli unici ed autentici prodotti “Capodimonte” sono solo quelli realizzati nel periodo che va dal 1743 al 1759 nella suddetta fabbrica, e su tali oggetti non è mai stato adottato il marchio della N coronata, in nessuna sua tipologia e/o variante!

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Figura 1. Tazzina completa di piattino, Capodimonte, metà circa del XVIII secolo, Lecce, collezione privata.

All’inizio, infatti, il marchio è rappresentato da una stella a sei o otto punte, subito però sostituita da un fiordaliso più o meno stilizzato, talvolta incusso, ma più spesso dipinto sottocoperta in blu, o in oro per i pezzi più importanti e di assoluto livello qualitativo, utilizzati per tutto il periodo considerato.

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Figura 2. Marchio costituito da una stella a sei punte dipinta sottocoperta.

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Figura 3. Marchio costituito da un fiordaliso stilizzato dipinto sottocoperta in blu (relativo alla tazzina in foto 1).

Divenuto re con il nome di Ferdinando IV re di Napoli, finito il periodo della Reggenza del Tanucci con la raggiunta maggiore età, il Re non esita ad eludere i pur rigidi controlli e muove in gran segreto i primi esperimenti per ottenere la sua porcellana. Nel 1773, superate le immancabili difficoltà tecniche e quelle burocratiche con il padre, avvia definitivamente in un’ala del Palazzo Reale a Napoli, la nuova fabbrica di porcellane; nasce così la “Real Fabbrica Ferdinandea”. Valenti tecnici, modellatori e pittori si susseguono nel corso degli anni variando stili, composizioni e decorazioni scandendo tre diversi periodi della produzione. La studiosa Angela Caròla-Perrotti, nella sua straordinaria opera La porcellana della Real Fabbrica Ferdinandea (Ed. Banco di Napoli, 1978), distingue infatti un primo periodo (legato alla figura di Tommaso Perez) dal 1772 al 1779, un secondo periodo (o periodo d’oro legato a Domenico Venuti) dal 1779 al 1800 ed un terzo (della direzione di Don Felice Nicolas) dal 1800 al 1806, anno di chiusura dell’attività, in quel di dicembre; nel maggio del 1807 con atti ufficiali la manifattura passa nelle mani dello svizzero Poulard Prad.

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Figura 4. Giovane con cane, porcellana dura con vernice stannifera, opera di Giovanni Schettino (che firma l’opera con incussione alla base), epoca 1785-1788 (periodo Venuti), Sorrento, Museo Correale di Terranova (Angela Caròla-Perrotti, op. cit. Tav. LXVI).

Rimandando ad altra sede una doverosa quanto più complessa analisi sulla produzione ferdinandea suddivisa nei tre differenti momenti storici e artistici appena accennati, sottolineiamo che i primi marchi utilizzati (per quanto raramente le plastiche del primo periodo siano marcate) sono rappresentati dalle iniziali R F (Real Fabbrica), variamente stilizzate e sormontate da corona regale, dipinte in blu, rosso, pulce, nero; mentre dal 1788 circa e fino al 1806 compare la N di Napoli (quindi non Capodimonte!), sormontata da corona, dipinta generalmente in blu sottocoperta, utilizzando differenti tipologie di caratteri.

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Figura 5. Esempio di marchio con le iniziali R F (Real Fabbrica).

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Figura 6. Marchio con la N di Napoli sormontata da corona.

Tale marchio sarà oggetto di falsificazioni, copie, repliche, impropri utilizzi, già dalla prima metà dell’Ottocento e proseguirà fini ai nostri giorni creando spesso il caos nelle corrette attribuzioni a questa o quella manifattura e una seria confusione anche tra alcuni “addetti ai lavori”, che facilmente e superficialmente troppo spesso attribuiscono a Capodimonte, o nella migliore delle ipotesi a Napoli, la paternità di un oggetto per il sol fatto di essere marcato con una N coronata!
Ma di questo ed altro parleremo nella prossima puntata.

Prima pubblicazione: Antiqua.mi, luglio 2010

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A seguito di questo articolo:
Da Capodimonte a Napoli … passando per la Germania. Parte II (febbraio 2012) [Leggi];
Da Capodimonte a Napoli … e ritorno (passando per la Germania). Parte III (aprile 2012) [Leggi].