Due angoliere inedite di Giovanni Maffezzoli

di Andrea Bardelli

Spulciando vecchi cataloghi d’asta alla ricerca di mobili da studiare e classificare, mi sono imbattuto in una coppia di angoliere intarsiate, proposte in asta da Finarte nell’ottobre 2001 senza alcuna attribuzione [Figura 1].

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Figura 1. Giovanni Maffezzoli (qui attr.), coppia di angoliere, Finarte 19 ottobre 2001 n. 468.

Grazie al confronto con un’angoliera pubblicata nel 1964 da Luisa Bandera [Figura 2] è possibile attribuire la coppia all’ebanista cremonese Giovanni Maffezzoli (nota 1).

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Figura 2. Giovanni Maffezzoli (attr.), angoliere (una di una coppia), già Cremona, collezione Mina Bolzesi, elaborazione grafica dell’immagine pubblicata in Bandera 1964, p. 47, n. 12.

L’impostazione è diversa, ma è pressoché identico il disegno delle lesene anche se a rapporto cromatico invertito (scuro su fondo chiaro nelle angoliere Finarte, chiaro su scuro nell’angoliera Bolzesi).
La mano di Maffezzoli è però riconoscibile principalmente nei due pannelli collocati al centro delle ante nelle angoliere passate in asta. Rispetto alle numerose scene architettoniche che decorano i mobili eseguiti da Maffezzoli, questi pannelli hanno il carattere dei pannelli concepiti come opere autonome ovvero come dipinti intarsiati dove predominano le figure. Nella totalità dei casi, si tratta però di scene tratte da opere di pittura create da altri artisti.
Su questo argomento, benché anticipato dai già citati Bandera e Gonzales Palacios, il principale testo di riferimento è un articolo scritto da Mario Tavella nel 1996. Vengono illustrati e commentati sei pannelli: Ercole al bivio, Gli Argonauti, Focione ricusa i doni di Alessandro e Socrate condannato a bere la cicuta, tutti tratti da disegni del pittore Giuseppe Diotti (1779-1846), Caio Mario sgomenta il soldato cimbro, tratto da un disegno di Guglielmo Beltrami detto l’Orfanello (presumibilmente attivo a Cremona nel XVII secolo) e, infine, Il supplizio di Attilio Regolo tratto da un’incisione di Salvator Rosa (1615-1673), l’unico a non essere citato nelle letteratura ottocentesca (nota 2).
Tavella parla anche di quattro altri pannelli, citati dalle fonti ottocentesche, di cui si sarebbero perse le tracce: Sacrificio di una vergine al fiume Nilo e Saul all’ombra di Samuele, più altri due di soggetto imprecisato, tutti tratti da opere del pittore Luigi Sabatelli (1772-1850).
A questo catalogo si è aggiunto di recente un pannello raffigurante la Madonna di san Girolamo di Antonio Allegri, detto il Correggio (1489-1534) (nota 3).
Come si può notare, i riferimenti di Giovanni Maffezzoli spaziano dalla pittura rinascimentale a quella barocca e a quella dei suoi contemporanei.
Tornando quindi alle due angoliere Finarte, è stato possibile identificare le fonti da cui sono stati tratti i pannelli inseriti al centro delle rispettive ante.
Si tratta, ancora una volta, di opere di Salvator Rosa e, più precisamente di due sue incisioni: Diogene getta via la scodella [Figura 3] e Diogene e Alessandro [Figura 4].

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Figura 3. Salvator Rosa, Diogene getta via la scodella, 1662 circa, acquaforte, cm. 46 x 27,7, mercato antiquario.

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Figura 4. Salvator Rosa, Diogene e Alessandro, 1662 circa, acquaforte, cm. 45,2 x 27, mercato antiquario.

La prima ripete in controparte un dipinto con lo stesso soggetto, oggi conservato al Statens Museum for Kunst di Copenaghen; per la seconda, non è stato possibile, per ora, rintracciare il dipinto da cui è derivata.

NOTE

[1] Quello di Luisa Bandera è il primo contributo organico su Giovanni Maffezzoli (1776-1818), cui fa seguito quello di Alvar Gonzales Palacios del 1986 che dal primo prende per le mosse per aggiungere diversi mobili inediti.

[2] A quest’ultimo pannello, una versione comparsa sul mercato antiquario, ho dedicato l’articolo L’Attilio Regolo di Giovanni Maffezzoli (luglio 2014) [Leggi], con il rammarico di non aver citato, in quell’occasione il contributo di Tavella.

[3] Ne parla Giuseppe Beretti in un intervento sul sito inOpera datato 12 maggio 2021 [Leggi].


Bibliografia
-L. Bandera, Giovanni Maffezzoli intarsiatore cremonese, Antichità Viva, settembre-ottobre 1964, pp. 42-58.
-A. Gonzales Palacios, Il tempio del gusto, Longanesi, Milano 1986, p. 274 e ss. Figure 629-646, XLVI, XLVII.
-M. Tavella, Tarsie di Giovanni Maffezzoli, Antologia di Belle arti”, N.S., nn. 55-58, 1998, pp. 163-169.

Un particolare ringraziamento a Mario Tavella e Anna Bertorelli di Sotheby’s Londra, nonché agli Amici dell’Arte-Famiglia Artistica (ADAFA) di Cremona.

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Luglio 2023