Due stampe di Nicolaus Chapron dalle Logge Vaticane di Raffaello

di Gianni Giancane

I fogli proposti all’attenzione del lettore raffiguranti Mosé [Figura 1] e Davide e Golia [Figura 2] sono stati realizzati con la tecnica dell’incisione all’acquaforte su lastra di rame e stampate su carta filigranata dell’epoca.
In ogni foglio compare in basso al centro una citazione dalla Bibbia in lingua latina [Figure 1a e 2a, nota 1] e ai lati le iniziali R.V.I. e N.C.F.
R.V.I. sta per Raphaelis Urbinatis Inventor (nel margine inferiore sinistro) e N.C.F. per Nicolaus Chapron Fecit (nel margine inferiore destro).

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Figura 1. Nicolaus Chapron (da Raffaello), Mosé, acquaforte, cm. 47,2 x 36,5 (foglio) e cm. 32,1 x 24,2 (battuta), foto inedita dell’autore.

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Figura 2. Nicolaus Chapron (da Raffaello), Davide e Golia, acquaforte, cm. 47,2 x 36,5 (foglio) e cm. 28,2 x 24,4 (battuta), foto inedita dell’autore.

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Figura 1a. Particolare di Figura 1; iscrizione riferita a Mosè e al famoso episodio delle acque: Extendit Moyses manum contra mare, et reversae sunt aquae, operuitque currus et equites Pharaonis.  Exod XIIII (Mosè stese le mani contro il mare e le acque si ritirarono e sommersero i carri ed i cavalieri del Faraone. Esodo, capitolo 14 versetti 27- 28). La frase è in realtà, “sintesi” dei due versetti; foto inedita dell’autore.

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Figura 2a. Particolare di Figura 2; iscrizione riferita alla scena tra Davide e Golia: Stetit david super Goliath, praeciditque Caput eius, et consurgentes Viri Israel persecuti sunt Philisthaeos. Reg. C. XVII (Davide [fece un salto e] fu sopra Golia e gli tagliò la testa. Si levarono [dunque] gli uomini di Israele ed inseguirono i Filistei. Cap. XVII del Libro dei Re). Anche in questo caso, si tratta di una “sintesi” di due versetti, il 51 ed il 52, del capitolo 17 del 1° Libro di Samuele (ovvero, per la versione greca e latina, capitolo 17 del 1° Libro dei Re); foto inedita dell’autore.

Le tavole oggetto della nostra disamina sono rispettivamente la n. 31 e la n. 41 di un insieme di 52 (cui si aggiunge un frontespizio e un titolo dedica), raccolte in un unico volume: Sacrae historiae acta a Raphaele Urbin in Vaticanis xystis ad picturae miraculum expressa/ Nicolaus Chapron Gallvs a se delimata et incisae, che ripropone gli affreschi eseguiti da Raffello Sanzio nel secondo decennio del XVI secolo per i palchi del Vaticano (Palazzo Apostolico), più comunemente note come “Logge Vaticane di Raffello” [Figure 3 e 4].

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Figura 3. Raffaello Sanzio, Mosè e le acque, particolare degli affreschi per le Logge Vaticane (fonte Wikipedia).

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Figura 4. Raffaello Sanzio, Davide e Golia, particolare degli affreschi per le Logge Vaticane (fonte Wikipedia).

In particolare, le tavole dalla 1 alla 48 raffigurano eventi tratti dalla Bibbia ebraica, dalla 49 alla 52 dai Vangeli.
All’inizio della raccolta, a queste si aggiungono, come già anticipato, due particolari tavole, una rappresentante il frontespizio [Figura 5, nota 2] e un’altra il titolo dedica [Figura 6, nota 3], per un totale di 54 fogli. Alcune di esse presentano la battuta in sessagono (tav. 1-4 e 49-52) [Figura 7], tutti gli altri in quadrangolo.

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Figura 5. Nicolaus Chapron, Frontespizio (Le frontespice), acquaforte, tavola non numerata (fonte gallica.bnf.fr/Bibliothèque Nationale de France).

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Figura 6. Nicolaus Chapron, Titolo dedica (Le titre-dédicace), tavola non numerata (fonte gallica.bnf.fr/Bibliothèque Nationale de France).

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Figura 7. Nicolaus Chapron, La Creazione, Tav. n. 4. Si noti nel margine inferiore destro la presenza delle parole Typis P. Mariette Via jacobea Sub insigne Spei (fonte gallica.bnf.fr/Bibliothèque Nationale de France).

L’autore delle incisioni, è Nicolaus Chapron o Chaperon (Châteaudun 1599–1656 Lione), pittore e incisore francese (già allievo di Simon Vouet), che si trasferì e soggiornò a Roma tra il 1642 e il 1652 dove collaborò con un altro grande dell’epoca Nicolas Poussin il quale, ricevuto incarico dal Re di Francia, affidò allo Chapron l’esecuzione delle 54 incisioni della Sacrae historiae … che egli magistralmente interpretò e realizzò [Figura 2b, nota 4].

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Figura 2b. Particolare di Figura 2 da cui si evince il notevole livello qualitativo dell’incisione con conseguente precisione, chiarezza e nitore delle linee (eccellente inchiostratura ancora “fresca” dopo quasi quattro secoli di storia…) con ottima resa tridimensionale e movenze fortemente dinamiche dei singoli personaggi e della scena nella sua interezza; foto inedita dell’autore.

Le origini
Così come viene comunemente presentata sul mercato antiquario (ma anche nei musei e/o altri enti pubblici o privati che normalmente ne custodiscono una o più testimonianze), l’opera dovrebbe aver avuto un’origine romana nel 1649, per “migrare” successivamente (in realtà, quasi subito) in terra francese. Infatti le tavole, sin dagli inizi della seconda metà del Seicento, vengono  pubblicate a Parigi dal famoso editore Pierre Mariette II (nota 5) a seguito del rientro in Francia delle stesse lastre di rame, avvenuto probabilmente al ritorno dello Chapron Oltralpe ed esattamente a Lione, dove era stato chiamato tra il 1653 ed il 1655 per decorare l’Hôtel de Ville, e dove vi rimase ben poco viste le precarie condizioni di salute che lo condussero ad una prematura scomparsa nei primissimi mesi del 1656.
Le edizioni parigine (sempre che sia mai esistita una prima edizione romana della quale non v’è traccia alcuna) dovrebbero essere facilmente riconoscibili per la presenza sulle due tavole di presentazione dell’opera di diciture specifiche quali ad esempio: Pierre Mariette excudit, oppure Lutetiae Parisiorum Apud Petrum Mariette Via Jacobea sub signo Spei e/o nelle tavole numerate, ma non in tutte, dove – oltre alle lettere R.V.I. a sinistra e N.C.F. a destra e alla la didascalia esplicativa al centro – è presente anche la dicitura Typis P. Mariette Via jacobea Sub insigne Spei (vedi ancora Figura 7).
Tutti elementi inequivocabilmente testimoni di un’esecuzione transalpina delle stampe.
Ora, al di là di un’ipotetica prima stampa sul suolo capitolino, quel che è certo è che dell’opera esistano quattro stati, ossia quattro differenti “tirature”, con lievi differenze nell’incisione delle lastre, piccole variazioni susseguitisi nel tempo e che di conseguenza hanno modificato i relativi fogli.
A proposito dei quattro stati e delle relative tirature di stampa un importante aiuto viene fornito dall’opera di Robert-Dumesnil Le peintre graveur français ou catalogue raisonné des estampes gravées par les peintres et les dessinateurs, Parigi, 1842 nella quale, alle pagine 215-230 del sesto tomo, si trova un’ampia e dettagliata presentazione di ognuno dei quattro stati, oltre ad un’accurata descrizione delle differenti tavole con le caratteristiche specifiche.
Operando una sintesi delle pagine 215-216 del testo francese (nota 6), le differenze sono riferite soprattutto alle due tavole iniziali, il frontespizio e il titolo dedica.
Nel primo stato, l’iscrizione sul cippo finisce con le parole ILLE EGO SVM RAPHAEL e, nel foglio dedica, la piega del cartiglio è scevra da qualsiasi scrittura.
Il secondo stato, simile al primo, presenta nella piega del cartiglio del foglio dedica la scritta: Cum privilegio Regis.
Nel terzo stato, le parole ILLE EGO SVM RAPHAEL sono seguite dalle indicazioni sull’indirizzo della stamperia del Mariette:
LUTETIAE PARISIORUM
Apud Petrum Mariette
via Iacobæa sub signo Spei
Cum Privilegio Regis
Inoltre, nel foglio dedica scompaiono le parole Cum privilegio Regis, sostituite da Petrus Mariette excudit e, in tutte le tavole, ad eccezione delle 24, 31, 42-45, 49-52, compare l’indirizzo del Mariette, Typis P. Mariette Via jacobea Sub insigne Spei, come già indicato sopra, generalmente nel margine inferiore.
Il quarto stato presenta il Frontespizio con le sole parole LUTETIAE PARISIORUM avendo tolto tutto il resto rispetto ai precedenti.
Il Dumesnil attribuisce un grado di rarità dell’opera via via decrescente dal 1° al 4° stato (nota 7).

Roma o Parigi?
A oggi non risulta nessuna esecuzione materiale delle tavole presso una qualche stamperia romana dell’epoca (almeno dalla pur nutrita ed intensa ricerca dallo scrivente effettuata), fermo restando, come unico elemento distintivo teoricamente possibile tra l’ipotetica tiratura romana e le altre francesi, quello dell’assenza delle frasi relative al Mariette, come già evidenziato, tanto sulle due tavole iniziali quanto in quelle numerate che normalmente dovrebbero presentarle.
Né è documentata una “filiale” dei Mariette a Roma attiva nel 1649, almeno da quanto risulta a chi scrive.
Si consideri inoltre che sul mercato antiquario vengono proposti quasi sempre fogli singoli dell’opera, declamati come Roma 1649, molto più raramente la raccolta completa (il volume rilegato); pertanto, nel caso di tavole numerate che non presenterebbero comunque la dicitura Typis P. Mariette Via jacobea Sub insigne Spei, diventa impossibile, una corretta o almeno plausibile attribuzione.
A prescindere dalla presentazione grafica, un più utile elemento diagnostico potrebbe emergere dall’esame della carta utilizzata: formatura, composizione, filigrane presenti, parametri che studiati congiuntamente potrebbero essere di grande aiuto ma obbligano l’estensione della ricerca verso specifiche ed avanzate aree settoriali [Figure 1b e 2c, nota 8].

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Figura 1b. Tavola di Figura 1 vista in controluce, dal verso, e nella quale si intravede la filigrana, una sul bordo verticale sinistro e un’altra su quello destro, differenti tra di loro e sicuramente diverse da quelle presenti nella tavola di Figura 2; foto inedita dell’autore.

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Figura 2c. Tavola di Figura 2 visto in controluce, al recto, con due altre differenti filigrane, una compare sul bordo verticale sinistro ed un’altra su quello destro; foto inedita dell’autore.

Tornando alla frase Typis P. Mariette Via jacobea Sub insigne Spei, essa va interpretata come segue: Stampato da Pierre Mariette in Via San Giacomo all’insegna della Speranza (rue St Jacques à l’Espérence, a Parigi); in latino infatti Giacomo diventa Jacobus, quindi Via Jacobea.
Ciò ad ulteriore conferma dell’ipotesi che le lastre incise a Roma dallo Chapron siano state portate in Francia, a Parigi, quasi subito dopo la loro realizzazione capitolina e pertanto intenderemo con maggiore logicità critica:
Roma → luogo di realizzazione delle lastre (incisione delle lastre di rame all’acquaforte)
e
Parigi → luogo di esecuzione delle stampe (stampa e pubblicazione),
quale interpretazione più aderente ad avvenuta realtà.

Stato di conservazione
I fogli sono integri, senza strappi significativi (qualche presenza di minima entità nel margine inferiore di entrambi), né riparazioni, mancanze, assottigliamenti, cadute di colore dell’inchiostrazione, e soprattutto completi dei margini naturali (è facile reperirli rifilati e/o completamente privi dei grandi margini), ma presentano sull’intera superficie diffuse macchioline di ossidazione dal tipico colore rosso-brunastro dovute ad un palese processo di foxing (nota 9), da eliminare possibilmente, o quantomeno contenere.
Sulle parti periferiche non soggette a battuta, si nota una naturale usura del tempo con qualche debole ingiallimento, non invasivo.
Resta da sottolineare il notevole livello qualitativo dell’incisione, chiaramente riflesso e percepibile nell’impianto scenografico delle tavole e nei dettagli tecnici d’esecuzione, soprattutto nella delicata fase d’inchiostrazione, che ne ha garantito una più che buona conservazione nel tempo assicurando una perfetta “lettura” dell’opera.

NOTE

[1] A proposito della frase latina che compare nella scena tra Davide e Golia, va precisato quanto segue.
Nella versione originale ebraica della Bibbia (cui si rifà direttamente l’attuale traduzione in lingua italiana) l’episodio è collocato in 1 Sam 17, ossia nel capitolo 17 del 1° Libro di Samuele.
Tuttavia, nella traduzione in lingua greca (detta «Settanta») e in quella latina di S. Girolamo (detta Vulgata), i due libri di Samuele, che precedono i due libri dei Re, formano con questi ultimi un unico corpus, come descritto di seguito:
versione ebraica/italiana        versione greca/latina
1° Libro di Samuele                1° Libro dei Re
2° Libro di Samuele                2° Libro dei Re
1° Libro dei Re                        3° Libro dei Re
2° Libro dei Re                        4° Libro dei Re
Infatti, nella stampa si legge che la citazione biblica è tratta da «Reg[um], C[aput] XVII», ma, se dovessimo cercare l’episodio nella Bibbia in lingua italiana, lo troveremmo nel 1° Libro di Samuele, sempre al capitolo 17. D’altronde, non è questo l’unico caso di “cambio di nome” dei libri biblici passando da una versione all’altra (ovviamente, riferito solo all’Antico Testamento). Ad esempio, il Qoelet della versione ebraica/italiana diventa Ecclesiaste in quella greca/latina, il Siracide diventa Ecclesiastico.

[2] Al centro del frontespizio, campeggia in primo piano un busto di Raffaello che viene incoronato dalla Fama in presenza dello stesso Chapron; a sinistra un amorino pone una corona d’alloro su una volpe, in una riserva a ghirlanda intrecciata con un nastro sul quale leggiamo: Victoria Cedit cauto Amanti.
Sul cippo si legge: ILLE HIC EST RAPHAEL TIMUIT QUO SOSPITE VINCI RERUM MAGNA PARENS ET MORIENTE MORI
NON PULVIS NON UMBRA SUMUS ME VIVERE CHAPRON HIC DEDIT URBINAS ILLE EGO SUM RAPHAEL
LUTETIAE PARISIORVM
Apud Petrum Mariette – via Jacobea sub signo Spei – Cum Privilegio Regis
È come se Raffaello ringraziasse lo Chapron perché questi gli consente di rivivere attraverso la sua opera (le incisioni). Una sorta di auto ringraziamento dello Chapron, rafforzato anche dalla frase nel margine inferiore: AD EXIMIUM PICTOREM NICOLAUM CHAPRON.

[3] Nel foglio dedica spicca la figura del profeta Isaia (dipinto da Raffaello su uno dei pilastri della chiesa di Sant’Agostino in Roma, come si legge in basso Romae in Aede D. Augustini), seduto su un trono, con in mano un papiro, circondato da due genietti che reggono una ghirlanda con tralci fogliati e un rotolo di pergamena con il titolo dell’opera. Al centro e in alto, sempre sostenuta dai due genietti, campeggia una dedica ad Aegidio Renard, consigliere del Re.

[4] Benché molteplici siano state nel corso dei secoli le incisioni e relative stampe dalle Logge Vaticane di Raffaello ad opera di vari autori, sia prima che dopo quelle dello Chapron (Badalocchi, 1607; Borgiani, 1615; Villamena 1626; De Rubeis, Fantetti, Aquila,1674, tutti a Roma e ancora tantissimi altri per tutto il XVIII ed il XIX secolo anche altrove; cfr. Jaques-Charles Brunet Manuel du libraire et de l’amateur de livres, tomo IV, Parigi 1863, pagina 1108-1111), quest’ultime erano ritenute dalla critica, già a partire dalla fine del XVIII secolo e per tutto il secolo successivo, le migliori in assoluto.
A testimonianza, si riporta quanto pubblicato dall’abate Pietro Zani nella sua opera Enciclopedia Metodica Critica-Ragionata delle Belle Arti, Parte seconda, Vol. II, Bibbie del secolo XVII, Tipografia Ducale, Parma 1819, a pagina 70: “Questa è la migliore unione, che sia stata fatta delle Logge Vaticane. Leggo nel Giornale Enciclopedico di Bouillon (Octobre 1782 pag. 350) che Mr. Desnos Ingegnere, e Geografo del Re di Danimarca in Parigi, acquistò tutta la serie di questi Rami solo mancante dell’Isaia, fatta da lui imprimere in un Volume vendibile al prezzo di 20 lire di Francia. Leggo pure che le prime prove si trovano senza il nome di Mariette.” (sulla questione delle varie tirature, vedi oltre).
Anche J. D. Passavant, direttore del museo di Francoforte, nel suo lavoro Raphael d’Urbin et son père Giovanni Santi, Parigi 1860, a pagina 169 parla di “54 fogli ben incisi all’acquaforte dallo Chapron …”.

[5] Nel tomo VI della Revue Universelle de Arts, pubblicata da Paul Lacroix a Bruxelles nel 1857, alle pagine 314-330, troviamo delle importanti informazioni forniteci da L. E. Faucheux sui Mariette (e su François Langlois) che qui si propongono, pur sintetizzate, all’attenzione del lettore.
Figlio di Pierre Mariette I (1603-1657), editore e commerciante di stampe a Parigi, di fatto il capostipite della dinastia Mariette per quattro generazioni, Pierre M. II (1634-1716) sin da giovane seguì le orme paterne. Nel 1655 sposò Madeleine de Colmont, già vedova di François Langlois (importante e famoso mercante ed editore di stampe nato a Chartres e per questo chiamato comunemente Ciartres) e più anziana di lui di quindici anni circa.
Il Langlois esercitava la sua intensa e proficua attività, avviata dal 1633, nella bottega sita in rue St. Jacques, angolo rue de Noyers, all’insegna delle “Colonne d’Ercole” (aux Colonnes d’Hercule) con il motto “Nec plus ultra”. Egli scomparve nel 1647 e la sua vedova, come appena detto, si risposò nel 1655 con Pierre M. II, il quale assunse l’importante ruolo di gestore e direttore dell’intera attività portatagli in dote dalla moglie. Il Mariette nel 1657, dopo la morte del padre Pierre I, si stabilì presso la casa sede dell’attività dei Mariette sempre in rue St. Jacques, all’insegna della Speranza (rue St. Jacques à l’Espérance). Già possessore di un quarto delle “azioni” paterne, ne acquistò i restanti tre quarti divenendo unico proprietario ed ivi gestendo l’intera ed intensissima attività di incisore, editore, venditore.
Scopriamo inoltre (Pierre II Mariette, o la dinastia Mariette rivisitata in L’Estampe au grand siècle: études offertes à Maxime Préaud, ed. Peter Fuhring et al., Parigi: École nationale des chartes e Bibliothèque Nationale de France, 2010) che nel 1658 acquistò anche le “Colonne d’Ercole” prendendone pieno possesso (l’ex attività del Langlois) e ne affittò gli spazi prima ad un cappellaio, quindi ad un libraio per poi cederli definitivamente al figlio Jean (nel 1691) che avrebbe continuato ed ulteriormente incrementato la prestigiosa attività familiare.
Madeleine de Colmont scomparve nel 1661 (dopo aver dato alla luce quattro figli tra i quali il succitato Jean), ma intanto il matrimonio aveva sancito un’importantissima unione sì affettiva, ma ancor più commerciale, decretando un sodalizio che avrebbe acquisito nel tempo successo e prestigio internazionali, anche per mano di Jean (1660-1742) e successivamente del nipote Pierre-Jean (1694-1774).
Altre preziose informazioni sono fornite da R. A. Weigert nel suo lavoro Le Commerce de la gravure en France au XVIIe siècle. Les deux premiers Mariette et François Langlois dit Ciartres in Gazette des Beaux-Arts, marzo 1953, pagine 167-188.
Qui leggiamo ad esempio che l’inventario redatto nel 1644, tre anni dopo la morte della moglie Madeleine, portava a un patrimonio calcolato in 70.000 lire francesi dell’epoca!
Pierre Mariette II scomparve il 13 maggio del 1716, all’età di 82 anni.
Gli editori Mariette sono citati nell’articolo Il sogno di Giuseppe di Sébastien Bourdon pubblicato su Antiqua nel gennaio 2014 [Leggi].

[6] On connaît quatres états de ces planches:
I. …L’inscription du cippe du Frontespice finit par ces mots ILLE EGO SVM RAPHAEL et le repli du bas de l’écriteau de la Dédicace est avant l’écriture. – Trè rare
II. Ressemble au 1er, sauf que le repli du bas de l’écriteau de la Dédicace contient ces mots: Cum privilegio Regis. Rare
III. Après le mots ILLE EGO SVM RAPHAEL par où finissait l’inscription du cippe du Frontespice, on lit:
LUTETIAE PARISIORUM
Apud Petrum Mariette
via Iacobæa sub signo Spei
Cum Privilegio Regis.
L’inscription Cum priuilegio Regis du repli du bas de l’écriteau de la Dédicace a été enlevée et remplacée par: Petrus Mariette excudit; à l’exception des morceaux chiffrés 24, 31, 42-45, 49-52, tous les autres portent dans les marges ou sur les terrasses l’adresse de Mariette… – Commun
IV. Retouché. A cela près il ressemble au III, sauf pourtant que l’inscription additionnelle du titre se réduit à: LUTETIÆ PARISIORUM, le surplus ayant été enlevé… – Très-commun.

[7] L’esistenza dei quattro stati con le caratteristiche appena descritte è anche confermata nel lavoro di Jaques-Charles Brunet, op. cit. p. 1108.

[8] I due fogli, oggi in una collezione privata salentina, furono prelevati da un volume ancora intonso, proposti a scelta dal venditore all’acquirente il quale li “selezionò” tra le 54 tavole; l’antiquario, infatti, onde assicurarsi un miglior realizzo, preferiva vendere fogli singoli dell’opera più che la stessa nella sua interezza, visto anche il costo (alquanto rilevante!) che egli chiedeva per l’intero volume. Quanto detto per sottolineare un’importante nota tecnica: le due tavole, pur assolutamente facenti parte dello stesso ed originale volume, presentano grammatura e spessore leggermente diversi ma soprattutto filigrane differenti, come ben evincibile dalle Figure 1b e 2c, alle quali si rimanda, la qual cosa può apparire quanto meno inconsueta lasciando spazio a differenti ipotesi di lavoro al momento in corso di ulteriori approfondimenti e studio avanzato da parte dello scrivente.

[9] Col termine foxing si intende un processo di alterazione e di degrado più o meno avanzato dei supporti cartacei caratterizzati da un insieme di puntinature, macchioline dal contorno pseudo globulare (ma anche con andamento irregolare) dal colore cangiante dal giallo-arancio al rosso brunastro, tipo quello del manto di una volpe (fox), dal quale prende il nome.
Le origini sono attribuite e fattori biotici ed abiotici.
Ai primi annoveriamo soprattutto colonie fungine tipo Alternaria, Penicillum, per esempio, che troverebbero tessuto facile in presenza di determinate condizioni di umidità, di temperatura e della circolazione dell’aria nell’ambiente di collocazione della stampa. Gli stessi funghi possono avere un’origine primaria, sin dalla realizzazione del supporto cartaceo, o secondaria, da contatto con fogli di conservazione o comunque con ambienti già inquinati dalla presenza di tali microrganismi.
L’attività metabolica dei funghi, con la produzione di diversi tipi di sostanze, tipo gli enzimi, è la responsabile della formazione e conseguente comparsa del foxing.
Ai secondi si annoverano fattori chimico-fisici tipo la presenza di metalli come il rame, il ferro, tanto sulla carta quanto nell’ambiente circostante; essi in favorevoli situazioni al contorno (temperatura, umidità, etc.) determinano l’innesco di reazioni di ossidazione della cellulosa con lo sviluppo delle tipiche macchioline di foxing.
Tali metalli, oltre che dagli ambienti aerei immediatamente contigui al foglio di stampa (oggi come nel passato), potrebbero “arrivare”, addirittura, dai macchinari con i quali è stata prodotto il supporto cartaceo anche secoli e secoli fa.
Bisogna considerare, inoltre, come un ambiente acido favorisca la reazione di ossidazione della cellulosa, ecco perché si consiglia sempre di conservare le antiche stampe con fogli cartacei acid free e anche nella delicata fase dell’incorniciatura utilizzare passepartouts e fogli di chiusura sul retro della stampa sempre acid free.

Bibliografia
-Pietro Zani, Enciclopedia Metodica Critica-Ragionata delle Belle Arti, Parte seconda, Vol. II, Bibbie del secolo XVII, Tipografia Ducale, Parma 1819.
-A.P.F. Robert-Dumesnil, Le peintre graveur français, ou catalogue raisonné des estampes gravées par les peintres et les dessinateurs de l’école francaise, tomo VI, Parigi, 1842.
-Jaques-Charles Brunet, Manuel du libraire et de l’amateur de livres, tomo IV, Firmin Didot frères, fils, etc., Parigi 1863 (primo tomo già pubblicato nel 1842).
-Louis Etienne Faucheux in Revue Universelle de Arts, publieé par Paul Lacroix, Tome sixième, Bruxelles 1857.
-J.D.Passavant, Raphael d’Urbin et son père Giovanni Santi, Vol II, V. Jules Renouard  Editeur, Parigi 1860.
-Rogert-Armand Weigert, Le Commerce de la gravure en France au XVIIe siècle. Les deux premiers Mariette et François Langlois dit Ciartres, in: Gazette des Beaux-Arts Paris-New York, marzo 1953.

Sitografia
Britishmuseum.org
gallica.bnf.fr / Bibliothèque nationale de France

Luglio 2022

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