Il senso di Francesco van Pool per la neve

dalla Redazione di Antiqua

Premessa
Questo articolo viene pubblicato a puntate dal giugno 2026, ciascuna delle quali intitolate a un pittore. Le Figure e le note, ove presenti, seguono la numerazione delle puntate precedenti.

Episodio 1. Gijsbrecht Leytens [giugno 2026]
Nella bellissima mostra Il senso della neve tenutasi al MUDEC di Milano dal 12 febbraio al 28 giugno 2026, all’interno della sezione Vedere la neve dal Rinascimento all’arte contemporanea, troviamo esposto il dipinto Paesaggio invernale con la fuga in Egitto del pittore fiammingo di Anversa Gijsbrecht Leytens (1586-1656), proveniente dalla Galleria Parmeggiani di Reggio Emilia [Figura 1, nota 1].

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Figura 1. Gijsbrecht Leytens, Paesaggio invernale con la fuga in Egitto, olio su tela, cm. 74 x 104, Reggio Emilia, Galleria Parmeggiani, inv. 294.

Di questo soggetto sono note numerose altre versioni simili eseguite da Leytens, come quella venduta da Christie’s a Londra nel 2008 [Figura 2], quella da Bonhams a Parigi nel 2024 [Figura 3], quella già presso la Galleria Florence de Voldère di Parigi [Figura 4] e quella presso la Galleria De Jonckheere di Ginevra [Figura 5].

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Figura 2. Paesaggio invernale con taglialegna e viaggiatori, olio su tavola cm. 44,8 x 72,8, Christie’s 3.12.2008 n. 150.

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Figura 2. Gijsbrecht Leytens, Paesaggio invernale con pescatori e cacciatori vicino a un villaggio e bambini che giocano su un fiume ghiacciato, olio su tavola cm. 63,8 x 104,4, Bonhams, Parigi 30.10.2024 n. 219.

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Figura 4. Paesaggio invernalei, dipinto su tela cm. 49 x 64, nel 2018 presso Galerie Florence de Voldère.

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Figura 5. Gijsbrecht Leytens, Paesaggio invernale con abitanti di un villaggio su un sentiero, olio su tavola, cm. 48 x 74, Ginevra, Galleria De Jonckheere (già Christie’s 14.10.2021 n. 33).

Una cosa che ha destato la nostra curiosità è la targhetta in ottone apposta sulla cornice “guillochet” in cui si legge “Francesco Van Pool/Fuga in Egitto/Scuola fiamminga S. XVII” [Figura 1bis].

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Figura 1bis. Dettaglio della cornice del dipinto di Figura 1.

Non è la prima volta che un dipinto subisce un cambio di attribuzione, anche perché l’autore di queste opere è stato identificato con Gijsbrecht Leytens solo a partire dal 1942 (nota 2).
Senonché una ricerca su quello che, evidentemente, era riteneva l’autore del dipinto, ha rivelato che un pittore di nome Francesco Van Pool … non risulta essere mai esistito (1. continua).

Episodio 2. Rachel Van Pool [luglio 2026]
Facendo una ricerca in rete sul pittore fiammingo Francesco Van Pool, il nome che compare più insistentemente è quello di Rachel Van Pool (Amsterdam 1664-1750), nata Ruysch, figlia di Frederik Ruysch che era un famoso professore di anatomia. Una pittrice donna, quindi anche se nel catalogo delle opere conservate nella Galleria degli Uffizi a Firenze, compilato tra il 1775 e il 1792 dall’allora direttore Giuseppe Bencivenni Pelli (Firenze 1729-1808): “8. Quadro in tavola di frutte al naturale bellissime, cioè pesche, uva, susine, con nidi di uova di uccelli ed alcuni insetti. D Rachel Van Pool o Ruysk di Amsterdam, morto [sic] nel 1750 d’anni 86. A destra il pittore [sic] vi ha lasciato scritto il suo nome è l’anno 1711 in cui fece quest’opera molto singolare nel suo genere (Alto b. -15,8, largo b. 1.1). nv. 1890, n. 1276” (nota 3).
Ecco il dipinto di cui parla Bencivenni [Figura 6].

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Figura 6. Rachel Ruysch Van Pool, Natura morta con frutti e insetti, olio su tavola, cm. 44 x 60, Firenze, Galleria degli Uffizi, inv. 1890 n. 1276.

Non vi sono dubbi che si tratti di una svista perché Rachel Ruysch, cognome con il quale è universalmente nota, era una pittrice – figlia di Frederik Ruysch (1638-1731), professore di anatomia, ma anche botanico – la quale non si è specializzata nella figura umana, bensì proprio nelle nature morte [Figure 7 e 8].

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Figura 7. Rachel Ruysch Van Pool, Natura morta con fiori, olio su tela cm. 75 x 58,5, Stoccolma, Hallwyl Museum, inv. SH.DIG4506.

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Figura 8. Rachel Ruysch Van Pool, Vaso di fiori con pannocchia di grano, 1742, Dublino, Galleria Nazionale d’Irlanda.

Proviamo allora a cercare qualche Van Pool che si possa collocare nel suo ambito (2. Continua).

Episodio 3. Juriaen Pool II [settembre 2026]

Non abbiamo dovuto fare molta strada perché Rachel Ruysch deve il cognome Van Pool al marito Juriaen Pool II (Amsterdam 1666-1745), sua volta pittore di una certa notorietà.
Li vediamo in un autoritratto a due mani che si conserva presso lo Stadtmuseum di Düsseldorf [Figura 9].

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Figura 9. Juriaen Pool II e Rachel Ruysch, autoritratto di famiglia, 1716, olio su tela cm. 71 x 62,5, Düsseldorf, Stadtmuseum (nota 4).

La specializzazione di Juriaen Pool II era appunto quella di ritrattista di cui mostriamo un altro ritratto, quello di Frederik Ruysch, padre della moglie Rachele, qui raffigurato con un teschio che crediamo non voglia evocare il concetto di vanitas, tantomeno atmosfere shakespeariane, quanto la sua professione di anatomista [Figura 10].

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Figura 10. Juriaen Pool II, Ritratto di Frederik Ruysch, 1702, olio su tela cm. 76,6 x 63, Rotterdam, Museum Boijmans Van Beuningen inv. 1673-OK.

Un secondo ritratto che vogliamo mostrare proviene dal mercato antiquario e raffigura una giovinetta [Figura 11].

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Figura 11. Juriaen Pool II, Ritratto di una giovinetta che incorona un agnello con una ghirlanda di fiori, olio su tela cm. 57 x 47.5, collezione privata (già Galleria White Rose, Gouda).

Dalla scheda che illustra il dipinto nel sito della galleria, contenente numerose notizie sull’artista, ricaviamo che Juriaen Pool II era figlio di un argentiere e medaglista proveniente dalla Slesia, appartenente per la maggior parte alla Polonia, il che spiega il cognome, poiché “Pool” in olandese significa polacco (nota 5).
Trattandosi di un argentiere, non può essere il padre Juriaen Pool I (1618 circa – 1669) l’artista che stiamo cercando anche se i suoi estremi cronologici si addicono – più di quelli di Juriaen Pool II e Rachel Ruysch – al pittore di scuola fiamminga del secolo XVII riportato sulla targhetta metallica del dipinto di Gijsbrecht Leytens esposto al MUDEC.
Dobbiamo quindi cercare un altro “Pool” nato entro la metà dello stesso secolo (3. Continua).

NOTE

[1] Dal tabellone che introduce alla sezione 7: “Nell’arte occidentale la neve compare sporadicamente nei dipinti del XIV secolo. Dal secolo successivo si afferma come elemento scenografico e secondario entri cui ambientare il soggetto principale della composizione, spesso sacro. Nel corso del XVII secolo il manto nevoso diventa invece spunto per composizioni dove il paesaggio è preponderante, in particolare in ambito fiammingo, dove Peter Bruegel il Vecchio occupa un ruolo di primo piano …”.
Dalla didascalia contenuta nella targhetta accanto al dipinto: “Gysbrecht Leytens, a lungo conosciuto come il ‘maestro dei paesaggi invernali’ è un esempio perfetto della tradizione figurativa del Seicento. Il tema religioso che dà il titolo all’opera, la fuga in Egitto, è risolto nella penombra del primo piano, mentre il vero protagonista è un paesaggio ghiacciato, realistico e bizzarro al tempo stesso. Dipinti come questo divennero popolari anche a causa della cosiddetta ‘Piccola era glaciale’ che segnò l’Europa con inverni più lunghi e freddi dalla metà del XIV alla metà del XIX secolo”.

[2] Nella didascalia a corredo del passaggio in asta da Christie’s del dipinto di Figura 5 leggiamo che, nel 1942, P.F.J.J. Reelick proponeva di identificare il cosiddetto ‘maestro dei paesaggi invernali’ con Gijsbrecht Leytens (P.F.J.J. Reelick, Bijdrage tot Identificatie van den Meester der Winterlandschappen G. Leytens?, Oud Holland, LIX, 1942, pp. 74-79) e che, circa quarant’anni dopo, Ursula Härting ha presentato prove incontrovertibili pubblicando un dipinto firmato (U. Härting, Der Meister der Winterlandschaften, der Maler Gysbrecht Leytens, Die Kunst, I, 1988, p. 27).

[3] Catalogo delle pitture della Regia Galleria compilato da Giuseppe Bencivenni già Pelli. Gli Uffizi alla fine del Settecento a cura di M. Fileti Mazza e B. Tomasello, Spes, Firenze 2004 [Vedi]; Leggi .

[4] La maggior parte delle fonti riporta il titolo “Autoritratto di Juriaen con Rachel Ruysch e il loro figlio Jan Willem Pool”, ma in qualche caso si rettifica che non si tratti del figlio Jan Willem (1708-1716), bensì della figlia Rachele (come la mamma) morta nel 1718.

[5] [Vedi].

Ringraziamo (in ordine di coinvolgimento) Roeland Kollewijn, dealer ed esperto di pittura fiamminga, Olga Piccolo, storica dell’arte, Maria Montanari, funzionario dei Musei Civici di Reggio Emilia.

Per visitare la Galleria Parmeggiani di Reggio Emilia [Vedi].

Giugno-Luglio 2026

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