La battaglia di San Flaviano, il pittore miniaturista Valerio Mariani e Jaques Callot

della Redazione di Antiqua

Nella notte tra il 22 e il 23 luglio 1460 si svolse la battaglia nota come battaglia del Tordino o di San Flaviano per essersi svolta nei pressi del fiume Tordino a San Flaviano, l’attuale Giulianova in provincia di Teramo in Abruzzo, sui possedimenti di Giosia Acquaviva conte di San Flaviano e Duca d’Atri.  A fronteggiarsi, l’esercito aragonese e quello dei rappresentanti della Congiura dei Baroni, capeggiati dall’Acquaviva, sostenuto dagli angioini che ebbe la meglio (nota 1).
Questa battaglia è il soggetto di una miniatura di Valerio Mariani (1568-circa 1625) di cui a una scheda dei Beni Culturali che la data al 1605-1620 [Figura 1].

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Figura 1. Valerio Mariani, Battaglia di San Flaviano, miniatura, 1605-1620 circa, ubicazione non identificata (Polo Museale Fiorentino).

La scheda, a cui si rimanda (nota 2), pur contenendo informazioni interessanti, appare piuttosto imprecisa: la battaglia viene erroneamente riferita come battaglia di S. Fabiano e non è del tutto chiaro dove la miniatura sia conservata, sebbene si intuisca che faccia parte del patrimonio del Polo Museale Fiorentino.

Valerio Mariani
Le poche informazioni su Valerio Mariani sono state tratte della scheda sopra citata e da una scheda, a lui dedicata, pubblicata nel sito della Biblioteca Vaticana dedicato alla digitalizzazione della biblioteca di Federico da Montefeltro (1422-1482) (nota 3), a cui si rimanda anche per la bibliografia.
Valerio Mariani fu attivo a Venezia dalla fine del secolo XVI dove apprese una tecnica di miniatura detta “a granito”, probabilmente una sorta di puntinismo, così come l’impiego del fondo oro “a la persiana” (Szépe, Mariani, Valerio, p. 723), metodi che descrisse anche nel suo Trattato sulla pittura e sui colori composto nel 1620 (Biblioteca Vaticana, segnatura, Urb. lat 1280) (nota 4).
Dal 1603 egli fu alla corte dell’ultimo duca di Urbino Francesco Maria II Della Rovere di Urbino (1543-1631), dove lavorò, anche con altri artisti, ad alcune imprese come la Vita di Francesco Maria I Della Rovere (Biblioteca Vaticana, segnatura Urb. lat 1764) la Vita di Federico da Montefeltro (Biblioteca Vaticana, segnatura, Urb. lat 1765) (nota 5) e al completamento della celeberrima Commedia, (Biblioteca Vaticana, segnatura Urb. lat. 365) iniziata da Guglielmo Giraldi (notizie 1441-1496) e Franco dei Russi (notizie 1455-1482) (nota 6), a cui si aggiunge il già citato Trattato sulla pittura e sui colori del 1620.
La scheda dei Beni Culturali (cfr. nota 2), tra le altre opere di Mariani presenti a Firenze, cita “ventisette miniature, incorniciate a una a una, che erano nel Seicento presso Vittoria Della Rovere (1622-1694) a Poggio Imperiale e sono oggi a Pitti, provenienti da offizioli spaginati”.
Ne sono state rintracciate ventidue in altrettante schede dei Beni Culturali, che si dichiara facciano parte di una serie di ventisei provenienti da un “offiziolo”, specificando che “… questo libro, insieme ad altri due con miniature di Simonzio Lupi [(notizie dal 1591 al 1605], anch’essi smembrati e conservati presso la Galleria Palatina, sia stato eseguito in vista del matrimonio di Federico Ubaldo della Rovere (1605-1623) con Claudia de’ Medici (1604-1648)” avvenuto nel 1621 e che la “… serie iconografica dovrebbe corrispondere alla successione delle festività secondo il tempo liturgico [Figura 2, nota 7].

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Figura 2. Valerio Mariani, Annunciazione, miniatura, 1621 circa, Firenze, Palazzo Pitti, Inv. 1890, 3509.

Una delle miniature di Pitti raffigurante L’adorazione dei Magi [Figura 3] potrebbe effettivamente giustificare l’attribuzione alla bottega di Valerio Mariani di un dipinto raffigurante una Madonna del latte, inserito in un altare domestico di fattura ottocentesca, proposto dalla casa d’aste milanese da Lucas nella seduta del 14 settembre 2021 [Figura 4].

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Figura 3. Valerio Mariani, L’adorazione dei Magi, miniatura, 1621 circa, Firenze, Palazzo Pitti, Inv. 1890, 3508.

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Figura 4. Bottega di Valerio Mariani, Madonna del latte, miniatura su pergamena, cm. 10 x 7, all’interno di un altare in legno ebanizzato con colonne in marmo, decorato con inserti e putti in bronzo dorato, Toscana (?), XIX secolo, Lucas 14.9.2021 n. 105.

Miniatura della battaglia di San Flaviano
La scheda citata nella nota 2 riferisce che, nel 1608, Valerio Mariani venne pagato per cinque sue miniature che ornano la Vita di Federico da Montefeltro di cui sopra; la quarta di queste è replicata con varianti nella miniatura di cui alla Figura 1. E prosegue “La variante maggiore è il fante bianco al centro che si ritrova identico in una stampa dei ‘Capricci’ del Callot senza che sia possibile stabilire chi dei due artisti ne sia l’inventore né quali contatti possano esserci stati tra i due”.
Per capire esattamente cosa si intende, abbiamo rintracciato la miniatura originale [Figura 5].

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Figura 5. Figura 3. Valerio Mariani, Battaglia di San Flaviano, miniatura, 1608 circa, in Vita di Federico da Montefeltro (Biblioteca Vaticana, segnatura, Urb. lat 1765).

La scena è quasi identica a quella di Figura 1, fatta eccezione per alcune varianti, tra cui la più evidente è proprio il “fante bianco”, che qui mostriamo a colori [Figura 6], messo a confronto con l’incisione di Jaques Callot (1592-1635) tratta dai suoi Capricci di varie figure [Figura 7].

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Figura 6. Valerio Mariani, Battaglia di San Flaviano, miniatura, 1605-1620 (particolare di Figura 1), ubicazione non identificata (Polo Museale Fiorentino), fonte Commoms-Wikimedia, come La Battaglia di San Floriano [sic].

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Figura 7. Jaques Callot, portastendardo, incisione, 1617, Londra, Victoria&Albert Museum inv. S.1593-2012.

Sappiamo che la miniatura di Mariani, quella originale da cui quella di Figura 1 è tratta, si colloca tra il 1605 (vedi ancora nota 5) e il 1608 quando il miniaturista viene pagato, mentre I capricci di Callot sono da datare al 1617 (nota 7).
La datazione 1605-1620, proposta dalla scheda di cui alla nota 2 per la miniatura di Marini con il fante portastendardo, non viene meglio giustificata.
Tuttavia, la presenza del fante bianco è talmente spropositata e anacronistica da non lasciare molti dubbi sul fatto che Mariani, dopo il 1617, abbia voluto inserire nella configurazione originale un campione di quelle novità stilistiche di cui Callot si era fatto interprete e portavoce.

NOTE

[1] [Leggi].

[2] [Vedi]; nella stessa scheda compare, inspiegabilmente, una placchetta per la quale si rimanda all’Addendum in calce all’articolo.

[3] [Vedi].

[4] Gli altri due esemplari noti sono conservati presso la Beinecke Library of Yale University a New Haven (ms. 372) e la Biblioteca universitaria di Leida (ms. Vossius Germanici Gallici 5q).

[5] Testo originale di Girolamo Muzio (1496-1576), stampato a Venezia presso Ciotti nel 1605, poi copiato e miniato appunto dal Mariani, oggi alla Biblioteca Vaticana con la segnatura Urb. lat. 1765, in seguito erroneamente attribuita a Giulio Clovio (1498-1578), suo maestro di miniatura a Venezia.

[6] La scheda di cui alla nota 2 parla, invece. del “… famoso Dante urbinate, illustrato, per le prime due cantiche, da Botticelli” e cita il codice Urb. lat 363 come segnatura della Biblioteca Vaticana.

[7] [Leggi].

Addendum
Come anticipato, nella scheda di cui alla nota 2 compare l’immagine di una “placchetta” che è stato possibile riconoscere come l’interno di una coppa in argento raffigurante la Prudenza, realizzata da Paul Hubner (attivo tra il 1582 e il 1614) e conservata a Firenze presso il Museo degli Argenti di Palazzo Pitti, già appartenuta a Wolf Dietrich von Raitenau (1559-1617), arcivescovo di Salisburgo [Figura A, nota a].

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Figura A. Paul Hubner, Prudenza, argento dorato, altezza cm. 14,7, 1590, Firenze, Palazzo Pitti, Museo degli Argenti, inv. AsE 51.

L’ubicazione in Palazzo Pitti, la stessa delle miniature di Valerio Mariani di cui alle Figure 2 e 3, è apparentemente l’unico nesso con la miniatura della battaglia di San Flaviano.
Siamo giunti all’identificazione della “placchetta”, grazie alla segnalazione da parte di Michael Riddick – che ringraziamo – di un lavoro simile di Hubner, una coppa raffigurante l’Aria appartenente al lascito Waddeston presso il British Museum di Londra [Figura B, nota b].

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Figura B. Paul Hubner, aria, argento dorato h. cm. 14, 1590 circa, Londra, British Museum, inv. BM WB.97.I.

NOTE all’Addendum

[a] [Vedi].

[b] [Vedi]. In particolare, per ciascuna coppa, le dettagliate note del curatore che raccontano anche le vicende delle cinquantaquattro tazze della collezione Wolf Dietrich von Raitenau di Palazzo Pitti.

Settembre 2026

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