La fortuita scoperta di un affresco di Gino Severini
di Alessandro Ubertazzi
Negli anni 1997-1998, gli uffici della Camera dei Deputati (preposti all’amministrazione del Palazzo del Parlamento) mi avevano conferito l’incarico di sistemare alcuni ambienti finalizzati all’archiviazione e alla conservazione dei documenti storici e delle pubblicazioni di quella Istituzione.
In realtà, vista la mia vasta esperienza nella progettazione e nell’assistenza alla realizzazione di un gran numero di librerie (fra le quali tutte le librerie Feltrinelli), la Camera mi assegnò, per chiara fama, la ristrutturazione degli ambienti della ex casa di moda Luisa Spagnoli.
Si trattava di un vecchio edificio (Palazzo Theodoli Bianchelli, situato in via del Corso a Roma), che sarebbe divenuto parte integrante del complesso del Parlamento.
Situati al piano terra dell’edificio, quegli ambienti avrebbero dovuto ospitare il “Centro di Accoglienza e di Informazione Parlamentare” aperto al pubblico. Questo servizio avrebbe dovuto essere finalizzato soprattutto alla consultazione degli atti ufficiali conservati fin dall’origine dello Stato unitario.
Il mio progetto seguì un regolare percorso approvativo ed esecutivo e, pertanto, cominciai a organizzare il cantiere ove, come prima cosa, ritenni necessario smantellare tutte le strutture di arredo che Luisa Spagnoli aveva fissato alle pareti dei locali; dopodiché, chiesi agli operai di cominciare a “piccozzare” i muri per rimuovere dalle pareti il vecchio intonaco ormai esausto, per applicarne uno nuovo e più raffinato.
Durante una delle prime visite al cantiere, la mia attenzione si fissò su un dipinto realizzato sulla parete vicina alla porta d’ingresso da via del Corso: come tutte le pareti del vecchio negozio, anche questo dipinto era stato fortemente maltrattato dagli arredatori che, un tempo, vi avevano fissato le attrezzature di vendita addirittura con la “sparachiodi”; in ogni caso, occorreva coprire comunque le tracce fisiche della precedente sistemazione degli ambienti che, nell’immediato dopoguerra, erano stati destinati al commercio di tessuti.
Preoccupato che l’azione demolitrice proseguisse fino a distruggere il piccolo affresco, fermai gli operai e mi avvicinai per osservarlo meglio; mi accorsi così che si trattava indiscutibilmente di un’opera futurista siglata G. S. e, perciò, non ebbi alcun dubbio che si trattasse di un lavoro di Gino Severini [Figura 1].

Figura 1. Gino Severini, “Macchina tessile”, affresco, 1947-1948.
Emozionato per quella scoperta, chiamai immediatamente al telefono il Presidente della Camera, Luciano Violante, per informarlo del fatto e per chiedergli di venire a vedere l’opera che, gli dissi, mi sembrava molto importante.
Inutile dire che accorse immediatamente; egli avvisò anche il Presidente della Repubblica, il Direttore Generale dell’allora Ministero per i Beni Culturali e Ambientali oltreché il Direttore Generale della Sovrintendenza: tutti accorsero anch’essi immediatamente.
Esaminato l’affresco, il Direttore della Sovrintendenza chiamò, a sua volta, la figlia di Gino Severini, la quale confermò esplicitamente la mia attribuzione e, anzi, ne rintracciò perfino il bozzetto nell’archivio paterno.
Qualche giorno più tardi, fui raggiunto dalla telefonata di Luciano Violante che, con un piglio che a me parve accigliato, mi “accusò” di averlo ingannato, di avergli detto che l’opera valeva molti milioni di lire (di allora). Azzardai a confermare l’ipotesi e, dopo una lunga pausa, che mi preoccupò non poco, «In realtà, l’opera vale molti miliardi!» affermò.
Per chi conosceva la severità di Luciano Violante giudice, era difficile immaginare che quella affermazione potesse costituire una divertente e spiritosa forma di gratitudine per la scoperta effettuata!
Ora l’opera del maestro Severini è stata accuratamente strappata dal vecchio supporto precario (a cavallo fra un tamponamento e un pilastro), meticolosamente restaurata, immatricolata e aggiunta alla pregevole collezione di opere di proprietà della Camera dei Deputati.
Ottobre 2025
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