Lo stipo Mosini

della Redazione di Antiqua

Fino a qualche tempo fa era sul mercato antiquario uno straordinario stipo a due corpi, ora in collezione privata, il cui corpo inferiore è costituito da una consolle sorretta anteriormente da due draghi (diavoli?) volanti monopodi molto ben scolpiti, mentre il corpo superiore ha la caratteristica di uno stipo vero e proprio con alcuni tiretti e un’anta centrale decorata da un pannello intagliato a rilievo in cui si vedono una donna seduta a un tavolo e un amorino svolazzante che tenta di attirare la sua attenzione. Il mobile è ebanizzato e decorato da numerosi fregi in bronzo dorato che risaltano sulla superficie scura [Figure 1, 1 e 1b].

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Figura 1. Stipo a due corpi, cm. 221x91x60, Milano, fine del XIX secolo, collezione privata (già Antichità Giglio, Milano).

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Figure 1a e 1b. Particolari dello stipo di Figura 1.

Lo stipo reca una piccola targa metallica su cui si legge M. Mosini Milano 1881 [Figura 1c].

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Figura 1c. Particolari dell’etichetta metallica nello stipo di Figura 1.

L’antiquario che possedeva il mobile lo presentava attribuendolo alla manifattura di Mauro Mosini attiva a Milano nella seconda metà del XIX secolo senza specificarne esattamente la natura. Scelta prudente e corretta perché il Mosini non risulta fosse un ebanista come ci si sarebbe aspettati.
Nel 1898, 17 anni dopo, “Mauro Mosini” esegue una coppa d’argento con “una Diana cacciatrice che sorregge la tazza”, scelta tra i premi di una gara di tiro a segno organizzata nell’ambito dell’Esposizione nazionale che si svolse al Parco del Valentino di Torino [Figura 2, nota 1].

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Figura 2. Mauro Mosini, coppa in argento, 1898.

Abbiamo cercato nell’ambito degli argentieri, trovando alcuni oggetti transitati sul mercato delle aste, come una caffettiera in argento alta 32 centimetri dell’“orafo” M. Mosini di Milano, all’interno di un lotto misto da Wannenes il 16 maggio 2016 n. 30 (ivi datata al XX secolo), oppure un calamaio in argento fuso e cesellato dell’“argentiere” M. Mosini di Milano, presso Cambi il 13 giugno 2019 n. 199 [Figura 3].

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Figura 3. M. Mosini di Milano, calamaio in argento fuso e cesellato, Cambi 15.6.2018 n. 199 (ivi definito prima metà del XIX secolo).

Eppure, Mosini non compare nei più importanti cataloghi, tra cui Donaver-Dabbene del 1985 (nota 2).
Come sia possibile che l’oggetto porti comunque il marchio dell’artefice e il titolo del metallo, in questo caso 800, è spiegato benissimo da Gianni Giancane in un articolo pubblicato nell’aprile 2020: dopo il 1870, si assiste al tentativo, sostanzialmente non riuscito, di mettere ordine nel sistema di marchiatura dei manufatti d’argento, la cui normativa sarà codificata solo nel 1935 (nota 3).
Procedendo nella ricerca, ritroviamo Mauro Mosini in un opuscolo pubblicato nel 1899 dal Circolo artistico Onoranze a Volta, relativo a un’esposizione di belle arti (nota 4).
Nella Galleria mobili, ceramiche-industrie, galleria di sinistra, al n. 10 compare Mauro Mosini, incisioni, Milano. Che non si tratti di un incisore in senso stretto è testimoniato dalla presenza al n. 2 della galleria di mezzo di Stefano Johnson, “incisioni Milano”, della nota ditta che produceva soprattutto medaglie (nota 5). Qui, incisore, va inteso come attività più affine all’oreficeria e simili che alla stampa.
Abbiamo allora condotto una ricerca sulle Guide di Milano di vari anni. Mauro Mosini non è inserito nella Guida per gli anni 1881, 1885 e 1899 edita a Milano da Bernardoni e Rebeschini, mentre compare nella Guida Savallo del 1881 come Cesellatore e Bronzista, operante in via Solferino al numero civico 7 (G. Savallo, Nuova Guida della città di Milano e sobborghi, Agenzia E. Savallo, Milano 1881, p. 57).
Ci si avvicina a una possibile spiegazione riguardo al mobile.
È probabile che Mauro Masini svolgesse un’attività composita nel campo dell’oreficeria invadendo i campi dell’argenteria e dell’arte fusoria e che siano di sua produzione diretta i fregi bronzei che adornano il mobile, contrassegnandolo in modo determinante [Figura 1d], al punto da ritenersi autorizzato a “firmare” l’intero manufatto con una sua targhetta (vedi ancora Figura 1c).

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Figura1d. Particolare dello stipo di Figura 1.

C’è da chiedersi, a questo punto, chi sia l’esecutore del mobile vero e proprio che si rivela di ottima fattura per non parlare delle parti scolpite.
Pensiamo che Mauro Mosini abbia operato in joint venture con qualche bottega specializzata, quella del “solito” Ferdinando Pogliani o di qualche altro bravo ebanista e/o intagliatore su piazza.

NOTE

[1] L’Esposizione Nazionale 1898. Torino, Roux Trassati & C., 1898, fascicolo 7, pp. 49-50.

[2] V. Donaver – R. Dabbene, Punzoni degli argentieri milanesi dell’800, Edizioni San Gottardo, Milano 1985.

[3] Si rimanda alle Considerazioni preliminari in Particolari punzonature in area italiana. Individuazione e metodi di indagine (maggio 2020) [Leggi].

[4] Circolo Artistico Onoranze a Volta, Esposizione Belle Arti, Arte sacra, mobili e ceramiche, catalogo ufficiale, Tipografia Cooperativa Comense, Como 1899.

[5] Sulla ditta Johnson si veda l bella scheda di Lombardia Beni Culturali [Vedi].

Novembre 2025

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