Manutenzione della ceramica: una corretta pulitura

di Pia Virgilio

In questa sede ci occuperemo di alcune considerazioni riguardanti la pulitura degli oggetti ceramici, antichi o d’arte contemporanea che siano, che possono trovarsi a casa di ciascuno di noi. Sorvoleremo pertanto su tutte le infinite questioni legate alle ceramiche di provenienza archeologica.
Se la manutenzione degli oggetti d’arte ceramica è una questione assai trascurata, la pulitura che ne è il primo atto, viene sottovalutata davvero. Sbagliando si ritiene che la ceramica, in quanto materiale inorganico, sia sostanzialmente poco soggetta ad alterazioni o degradi.
Lo sporco non è solo antiestetico perché appesantisce volumi e colori ma può, nel tempo, addirittura trasformarsi in un pericolo potenziale.
Proviamo innanzitutto a chiarire cosa sia definibile come sporco: semplificando potremmo dire che lo sporco sia rappresentato da un corpo estraneo all’oggetto ceramico che si trovi presente nel posto sbagliato [Figura 1].

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Figura 1. Pulitura parziale di una maiolica.

Da un punto di vista chimico però la faccenda è ben più complessa, in quanto il deposito di sporco andrebbe considerato come un sistema composito; talvolta anche assai articolato. Lo sporco inoltre non è di per se inerte, tant’è che in determinate condizioni può addirittura “attivarsi” innescando fenomeni di degrado.
Un caso davvero esemplare in questo senso può essere rappresentato dalla infiltrazione di sali solubili nello spessore del corpo ceramico di una maiolica. A volte i sali possono comparire nella ceramica anche a causa di banali lavaggi casalinghi. Solfati, nitrati, cloruri possono infatti essere veicolati dalla semplice acqua di rubinetto che apparentemente innocua può trasformarsi in deleteria. Va detto che in generale sarebbe meglio evitare del tutto i bagni in acqua ma là dove diventi necessario ricorrevi sarebbe sempre meglio preferire l’acqua demineralizzata.
Per le puliture casalinghe delle superfici (ma solo per queste) può andare bene anche l’utilizzo dei comuni cotton fioc (a meno che non siano già troppo grossi per i dettagli del modellato), bagnati con acqua demineralizzata. A questa, potrebbe anche essere associato alcool, ma solo a patto che si tratti di superfici ceramiche dotate di rivestimento vetroso. Quindi mai per le puliture di terrecotte, di ceramiche ingobbiate o patinate, e, ovviamente mai su quelle dipinte a freddo [Figura 2].

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Figura 2. Pulitura con soluzione di acqua e alcool.

Nello specifico della maiolica – che ricordo essere quel materiale ceramico composto da un corpo in terracotta e uno strato di rivestimento in smalto – i sali agiscono nell’interfaccia tra corpo e rivestimento, per l’esattezza durante il passaggio da parte dei sali dallo stato solubile (quando c’è umidità nell’aria) allo stato di cristallo (quando l’atmosfera diventa secca). Con la cristallizzazione infatti questi finiscono con lo “spingere verso l’alto” lo smalto con un effetto di sollevamento del tutto simile a quello del cric sotto l’automobile e la conseguenza è il suo distacco a scaglie con la perdita [Figura 3].

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Figura 3. Perdita di porzioni di smalto per effetto dei sali.

Come si intuisce facilmente, l’eventuale presenza di sali nello spessore di una ceramica può finire col far danno anche a fronte del semplice alternarsi delle stagioni.
Altra conseguenza indesiderata derivata dai bagni in acqua può essere la comparsa di macchie sotto il rivestimento vetroso, in special modo in prossimità di filature (fratture incomplete) e/o sbeccature. In tali casi infatti l’acqua non fa altro che veicolare lo sporco (anziché eliminarlo) attraverso la porosità dell’impasto, generando così macchie irreversibili. Quello delle macchie sotto il rivestimento è un fenomeno comunissimo nelle terraglie inglesi (proprio perché costituite da un impasto candido e poroso ricoperto da semplice vetrina trasparente) ma è possibile anche in quelle maioliche dove lo smalto sia poco coprente.
Ma ritorniamo all’effetto più macroscopico dei depositi di sporco sulle ceramiche, quello cioè antiestetico. Che uno strato di polvere frammisto a sostanze grasse o altro finisca con l’appesantire l’aspetto di qualunque oggetto appare evidente a chiunque, ma nell’ambito del manufatto d’arte alcune situazioni diventano certamente più pregnanti di altre: è il caso degli oggetti ceramici d’arte moderna e contemporanea.

La superficie di un opera di Fausto Melotti (1901-19986) diventa in tal senso un buon esempio. La ricchissima produzione ceramica dell’artista è caratterizzata dalla sottigliezza a guscio d’uovo della maiolica e dall’esuberanza degli effetti di superficie. Effetti cromatici a volte molto delicati a volte quasi caleidoscopici. Risultati che l’artista otteneva sfruttando sia lo spontaneo lavorio della cottura sia una sapiente sovrapposizione di smalti con colorazioni diverse, spesso scegliendo anche di associare ai rivestimenti lucidi quelli matt. L’effetto finale è quello di una superficie dove liscio e scabro convivono impartendo agli oggetti particolare dinamicità e vibrazione del colore. Va da sé che su una superficie così fatta (terribilmente disomogenea cioè) lo sporco finisca con “l’aggrapparsi” in modo differenziato (in questi casi le periodiche spolverature casalinghe aiutano poco), finendo nel tempo col falsare la percezione complessiva degli effetti di superficie.
Va puntualizzato che la rimozione dello sporco è ritenuta una operazione necessaria a patto però che essa non danneggi l’oggetto e che venga quindi eseguita da un restauratore solo dopo una attenta valutazione dei singoli casi. Nel caso del nostro oggetto oltre alla disomogeneità della superficie a complicare ulteriormente le cose, era anche l’estrema fragilità del corpo ceramico con la tipica sottigliezza dei modellati di Melotti, artista che amava sfidare la materia fino a portarla all’estremo delle sue potenzialità. Spessori che non sono assolutamente in grado di tollerare alcun genere di bagno. In questa specifica circostanza, dopo avere effettuato tutti i “saggi” e le prove di rito , la pulitura è stata risolta con soluzioni di acqua demineralizzata con disciolte percentuali diverse di tensioattivo Contrad 2000 ed il cauto utilizzo di tamponcini, micro spazzolini, aria compressa e pennellini morbidi [Figura 4].

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Figura 4. Pulitura ceramica di Melotti.

Prima pubblicazione: Antiqua.mi, maggio 2011

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