Mobili neoclassici tra Bassa Lombardia e Alto Milanese
di Andrea Bardelli
Questo articolo costituisce il sequel di un articolo pubblicato nel 2017 in cui si parlava di mobili tra loro simili – da un punto di vista sia morfologico, sia decorativo – classificati ora come cremonesi o piacentini, ora come briantei (nota 1).
Vi si discuteva della direzione di possibili influssi reciproci tra la Bassa Lombardia, inclusiva del Piacentino, chiaramente in debito con l‘ebanisteria piemontese e l’Alto Milanese, comprendente la Brianza e la cosiddetta zona dei Laghi (nota 2).
Negli articoli appena richiamati in nota, si prendevano in considerazione mobili di varie epoche all’interno del XVIII secolo. Tra i tanti, preme isolare una tipologia – che possiamo collocare in una fase di transizione tra lo stile Luigi XV e lo stile Luigi XVI corrispondente alla seconda metà avanzata dello stesso secolo – caratterizzata da una particolare forma di piede, di cui forniamo due esempi inediti [Figure 1 e 2].

Figura 1. Cassettone neoclassico, Lombardia, 1770-80, Finarte 17-18.5.2004 n. 260 (ivi attribuito a Piacenza).

Figura 2. Cassettone neoclassico, Lombardia, 1770-80, Finarte 13.11.1990 n. 64.
Ritengo che verso la fine del XVIII secolo e nei primi decenni del successivo, negli stessi ambiti, il piede assuma la forma che possiamo vedere nei due esemplari seguenti [Figure 3 e 4] e in un’immagine di dettaglio [Figura 3a, nota 3].

Figura 3. Cassettone neoclassico, Lombardia, XVIII-XIX secolo, mercato antiquario.

Figura 4. Cassettone neoclassico, Lombardia, XVIII-XIX secolo, Sant’Agostino 16.12.14 n. 642.

Figura 3a. Particolare del cassettone di Figura 3.
Il ragionamento potrebbe essere viziato, fin dall’origine, dal fatto che questa forma di piede compare anche in alcuni mobili di acclarata provenienza milanese. Mi riferisco a una coppia di tavolini attribuibili a Giovanni Gorla, recanti l’etichetta del presunto dealer milanese Ferdinando Dardanone (nota 3).
Tuttavia, l’assai significativa presenza di questa forma di piede in mobili di ambito provinciale, certamente non milanesi, giustifica il proseguo dell’indagine.
Di un piede simile, sottolineandone l’ambiguità, si è già parlato in un articolo dedicato a un cassettone di possibile provenienza bergamasca, ma con influssi dalla vicina Brianza (nota 4).
Vediamo se, alla luce di altri esemplari meglio caratterizzati, è possibile ottenere qualche risultato in termini di una migliore identificazione dei mobili che presentano questa tipologia di piede.
Lo troviamo, ad esempio, in alcuni mobili che, sia per le loro caratteristiche decorative sia per una loro denunciata provenienza da parte dei loro possessori, sono propenso a collocare nel solito ambito che ha in Cremona il suo epicentro ideale, ma che si estende a vaste zone delle attuali province di Piacenza, Pavia, Lodi e limitrofe.
Il primo, caratterizzato da medaglioni con figure intarsiate e decori floreali compendiari, è passato in asta un po’ azzardatamente come “ambito di Maggiolini”, ma è in realtà classificabile in una serie di mobili un po’ provinciali, ancora in fase di approfondimento, di plausibile provenienza cremonese [Figura 5]. Allo stesso contesto appartiene anche il secondo cassettone che si può accostare ad alcuni mobili di provenienza cremonese che elaborano modelli milanesi [Figura 6].

Figura 5. Cassettone neoclassico, Lombardia, XVIII-XIX secolo, Koller dicembre 2005 n. 1300.

Figura 6. Cassettone neoclassico, Lombardia, XVIII-XIX secolo, Christie’s novembre 1983 n. 341.
Passiamo a considerare ora un cassettone il cui decoro “a foglioline” sul primo cassetto induce generalmente a collocarlo a Piacenza e dintorni [Figure 7 e 7a].

Figura 7. Cassettone neoclassico, Lombardia, fine XVIII secolo, collezione privata (courtesy Simone Guarracino).

Figura 7a. Particolare del cassettone di Figura 7.
Tuttavia, un medaglione centrale con rosone su fondo rossastro è riscontrabile in un cassettone pubblicato nell’articolo di cui alla nota 4 (ivi Figura 4), dotato dello stesso tipo di piede, per il quale è ipotizzabile una provenienza da Lecco [Figura 8], nonché in un tavolo – dove ricompare il caratteristico piede – il cui proprietario afferma provenire da una casa di famiglia sul lago di Como [Figura 9].

Figura 8. Cassettone neoclassico, Lombardia, inizio XIX secolo, Lecco, Museo Civico.

Figura 9. Tavolo neoclassico, Lombardia, XVIII-XIX secolo, collezione privata (courtesy Alex Marchetti).
Quindi, di nuovo, Piacenza o Lecco?
L’esistenza di un cassettone passato in asta nel 2022, anch’esso decorato “a foglioline”, non aiuta certo a risolvere il problema anzi potrebbe mettere in crisi la convinzione che detto decoro sia “esclusivamente” piacentino [Figure 10 e 10a].

Figura 10. Cassettone neoclassico, Lombardia, XVIII-XIX secolo, Pirone dicembre 2022 n. 23.

Figura 10a. Particolare del cassettone di Figura 10.
Sullo schienale è incollato un cartiglio, probabilmente un’etichetta di spedizione, in cui si legge di un mittente ANGELO VILLA PERNICE & C., Milano Via del Bollo n. 3 e di un presunto destinatario, certo Giuseppe Dina abitante ad Abbadia San Salvatore in provincia di Siena.
Su quest’ultimo non è stato possibile raccogliere notizie, mentre di Angelo Villa Pernice (1827-1892) sappiamo che fu uomo politico e imprenditore milanese che eredità dalla famiglia alcune attività nel settore della produzione serica e della lavorazione del rame ubicata nel Lecchese; che sia lui, in relazione al cassettone di Figura 10, non sussistono dubbi perché un suo magazzino commerciale risulta ubicato proprio in via Del Bollo n. 3 (nota 5).
Apparentemente, quindi, nessun legame con Piacenza o la Bassa Lombardia, semmai con le zone a nord di Milano, oltre che con Milano stessa.
Conclusione
Questo piede eredita le incertezze che avevamo a proposito del piede di cui alle Figure 1 e 2. In altre parole, la forma del piede, seppur particolare, non è determinante ai fini di stabilire la provenienza del mobile. Bisogna pertanto rassegnarsi a decidere caso per caso facendo leva su altri elementi – sia estetici, sia documentali – che colleghino in modo convincente il singolo esemplare a un dato ambito.
NOTE
[1] Si rimanda all’articolo Piacenza, Cremona o … Meda. Parte I (marzo 2017) [Leggi]. L’argomento veniva sviluppato e completato con l’articolo Mobili piacentini, cremonesi o … Parte II (giugno 2017) [Leggi].
[2] La stessa questione è stata riprese nell’articolo Ancora a proposito di una ribalta firmata da Giuseppe Antonio Villa (novembre 2024) [Leggi].
[3] Vedi Coppia di tavolini da gioco con l’etichetta di Ferdinando Dardanone, Milano fine del XVIII secolo (aprile 2024) [Leggi].
[4] Vedi Cassettone neoclassico di provenienza bergamasca (febbraio 2026) [Leggi ].
[5] Notizie generali su Angelo Villa Pernice in: Germano Maifreda, ad vocem, Dizionario Biografico degli Italiani, Treccani, volume 99 (2020). Da un’altra fonte apprendiamo che nel 1888 vendette un soffitto, rimosso da una stanza a pianterreno della casa di via del Bollo, ad Angelo Mencattini, titolare di una galleria antiquaria a Milano, in via San Bernardino dal 1881 al 1885 e in via della Spiga dal 1905 al 1910, il quale lo rivendette al noto antiquario fiorentino Stefano Bardini (1835-1922): Lorenzo Orsini, Corrispondenze antiquarie tra Firenze e Milano: uno sguardo al mercato e al collezionismo d’arte lombarda a fine Ottocento, in Nello specchio del passato riscoprire l’identità e la forma nell’antichità tra rinascimento e neorinascimenti, a cura di Roberta Martinis, Edoardo Rossetti, Scalpendi, Milano 2025, p. 117 e ss.
Luglio 2026
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