Rara placchetta in bronzo con scena tratta dalla Gerusalemme Liberata (?)

di Attlilio trocavini con la collaborazione della Redazione di Antiqua

La Collezione Cagnola di Gazzada (Va) possiede una placchetta in bronzo che, salvo smentite, si deve considerare un esemplare unico. Raffigura una scena in cui si vede, sulla sinistra, un cavaliere con elmo piumato seduto su un trono; ai suoi piedi, un animale che si può identificare come un grosso cane, ma anche un leone; di fronte, un guerriero si porta la mano destra al petto e con la sinistra indica qualcosa; sulla destra, un altro guerriero con lo scudo tiene un cavallo per il morso; alle loro spalle, si vedono armigeri, parte appiedati, parte a cavallo e le tende di un accampamento militare [Figura 1].

placchetta-bronzo-gerusalemme-liberata-xvii-secolo-gazzada-varese-collezione-cagnola

Figura 1. Scena tratta dalla Gerusalemme Liberata (?), bronzo, diametro cm. 7, Gazzada (Va), Collezione Cagnola, inv. PL.85 (foto Vivi Papi).

Non esiste letteratura in materia, fatta eccezione per i due cataloghi della Collezione Cagnola.
Quello redatto da Roberto Paolo Ciardi intitola genericamente la placchetta Scena militare e la attribuisce a un maestro francese attorno al 1550, ritenendola stilisticamente vicina ai modi di Etienne Delaune (1518-1583), orefice, nonché medaglista e incisore francese (nota 1). Tuttavia, le figure delineate da Delaune appaiono più filanti e nervose e, anche nei casi in cui non lo sono [Figura 2], sembrano abbastanza distanti da quelle che appaiono nella placchetta.

etienne-delaune-cincinnato-incisione-edimburgo-gallerie-nazionali-scozzesi-d’arte-moderna

Figura 2. Etienne Delaune, Cincinnato, incisione, cm. 4 x 3,8, Edimburgo, Gallerie Nazionali Scozzesi d’Arte Moderna, inv. P 2911.13.

È della stessa opinione Mario Scalini, il quale, nel catalogo del 1999, mette in dubbio la provenienza francese e propende per una datazione attorno al 1650. Nella scheda, altrettanto laconica, dove parimenti identifica il soggetto come Scena militare, aggiunge un’informazione che, a tutt’oggi, non è risultata utile, ossia che “lo scudiero sulla destra porta uno scudo caricato con un’arme inquartata o crociata con leoni a sinistra ed altre figure non leggibili a destra” (nota 2).
La composizione potrebbe ricordare, in particolare per l’ambientazione, una placchetta tedesca raffigurante Muzio Scevola, pubblicata da Ernst Bange nel 1923[Figura 3, nota 3].

muzio-scevola-bronzo-germania-xvi-secolo

Figura 3. Muzio Scevola, bronzo, diametro cm. 8,8, Germania, secondo quarto del XVI secolo, Bange 1923 n. 1492 tav. 18.

La mostriamo non per suggerire una possibile provenienza tedesca per la placchetta in esame, ma solo richiamare l’attenzione sul soggetto.
Infatti, rinunciando per ora a stabilire per la placchetta Cagnola epoca e provenienza, concentriamo gli sforzi per decifrare la scena. Se il personaggio centrale dirigesse il braccio destro verso un braciere, lo potremmo identificare con sicurezze come l’eroe romano Muzio Scevola e il personaggio in trono sulla sinistra come il re etrusco Porsenna, ma è evidente che si debba cercare altrove.
Abbiamo valutato la possibilità che la scena possa essere tratta dalla Gerusalemme Liberata, scoprendo un mondo tanto complesso, quanto affascinante, come quello delle illustrazioni del poema di Torquato Tasso (1544-1595). Come è noto, la gestazione dell’opera fu complessa lungo un arco di tempo che va dal 1575, quando fu completata dall’autore, al 1581, quando uscì a Ferrara la prima edizione autorizzata dal Tasso medesimo. Se la nostra intuizione di cercare nella Liberata il soggetto della placchetta è corretta, dobbiamo escludere una datazione della stessa attorno al 1550, come sostenuto da Ciardi, a beneficio di una datazione più tarda, dal momento che diverse edizioni si susseguono per tutto il XVII secolo e ben oltre.
Si è proceduto identificando le illustrazioni apparse nelle varie edizioni della Liberata che possano essere messe in relazione alla nostra placchetta. Diciamo subito che ciascuna edizione illustrata si avvale di venti tavole, poste in apertura di ciascuno dei venti canti che costituiscono l’opera, più un frontespizio (nota 4).
Canto VIII
Senza mantenere l’ordine di numerazione dei canti, iniziamo dall’incisione che correda il canto VIII in cui Carlo di Danimarca racconta la morte del re danese Sveno; giungono al campo cristiano le armi insanguinate di Rinaldo; la furia Aletto fa scoppiare un tumulto in cui Goffredo viene accusato della morte dell’eroe; il tumulto viene sedato
Partiamo con l’edizione del 1590, stampata a Genova da Girolamo Bartoli, con le illustrazioni realizzate da Giacomo Franco (1550-1620) e Agostino Carracci (1557-1602) su disegno del pittore genovese Bernardo Castello (1557-1629), ritenuta erroneamente la prima pubblicazione illustrata della Liberata (nota 5).
Nell’incisione [Figura 4] si vede un guerriero, presumibilmente Carlo, che conferisce con Goffredo di Buglione.

bernardo-castello-giacomo-franco-agostino-carracci-canto-viii-gerusalemme-liberata-incisione-girolamo-bertoli-genova-1590

Figura 4. Bernardo Castello (dis.), Giacomo Franco-Agostino Carracci (inc.), canto VIII della Gerusalemme liberata, incisione, Girolamo Bertoli (ed.), Genova 1590.

Rispetto alla placchetta, a parte il trono collocato dalla parte opposta, il contesto di un campo militare con diversi guerrieri schierati sembra lo stesso. Tuttavia, l’incisione fotografa il momento in cui alcuni guerrieri cristiani recano al campo le armi di Rinaldo che nella placchetta non compaiono.
Sempre al 1590 risale la serie incisa dal fiorentino Antonio Tempesta (1555-1630), in passato collocata agli anni Venti del Seicento (nota 6). Qui, l’illustrazione del canto VIII privilegia il momento in cui Goffredo, alzatosi dal trono, calma gli animi [Figura 5], mostrando un clima di concitazione che nella placchetta è totalmente assente.

antonio-tempesta-canto-viii-gerusalemme-liberata-incisione-1590

Figura 5. Antonio Tempesta, canto VIII della Gerusalemme liberata, incisione, 1590.

Si noti che in questa edizione, il cosiddetto “argomento” (di cui alla nota 4) è riprodotto in calce all’incisione
Più simile alla scena della placchetta, quasi un “ritaglio” dell’incisione di cui alla Figura 4, è l’illustrazione del medesimo canto VIII, anch’essa attribuita ad Antonio Tempesta, facente parte della “cosiddetta” I serie [Figura 6, nota 7].

antonio-tempesta-canto-viii-gerusalemme-liberata-incisione-i-serie

Figura 6. Antonio Tempesta, canto VIII della Gerusalemme liberata, incisione, s.d., tratta dalla cosiddetta I serie.

Esiste anche una III serie attribuita al Tempesta in cui l’illustrazione in senso stretto, relativa a ciascun canto, costituisce il frammento inferiore di un foglio, la cui parte superiore è occupata dall’ “argomento” del capitolo, all’interno di una cornice ornata con grottesche di volta in volta differenti. Con riferimento al canto VIII, l’illustrazione ricalca sostanzialmente quella dello stesso Tempesta per l’edizione del 1590 [Figura 7], anch’essa quindi lontana dal clima della placchetta.

antonio-tempesta-canto-viii-gerusalemme-liberata-incisione-iii-serie

Figura 7. Antonio Tempesta, canto VIII della Gerusalemme liberata, incisione, s.d., tratta dalla cosiddetta III serie.

L’edizione della Liberata stampata a Genova presso Giuseppe Pavoni nel 1617 fornisce un’ennesima versione dell’illustrazione del canto VIII. I disegni sono ancora una volta di Bernardo Castello [Figura 8], anche se tutti diversi da quelle dell’edizione del 1560; le incisioni sono sempre dalla coppia Franco-Carracci [Figura 9, nota 8].

bernardo-castello-canto-viii-gerusalemme-liberata-disegno-genova-palazzo-rosso-gabinetto-disegni-stampe

Figura 8. Bernardo Castello, canto VIII della Gerusalemme liberata, disegno, Genova, Palazzo Rosso, Gabinetto Disegni e Stampe, inv. D 1994.

bernardo-castello-giacomo-franco-agostino-carracci-canto-viii-gerusalemme-liberata-incisione-giuseppe-pavoni-genova-1617

Figura 9. Bernardo Castello (dis.), Giacomo Franco-Agostino Carracci (inc.), canto VIII della Gerusalemme liberata, incisione, Giuseppe Pavoni (ed.), Genova 1617.

L’episodio descritto è quello in cui Aliprando comunica a Goffredo il ritrovamento del cadavere che si crede essere quello di Rinaldo. Alla sinistra di Goffredo (nel disegno, alla sua destra nell’incisione) spicca una figura barbuta, che si intravede alle sue spalle anche nella placchetta e che potrebbe essere quella di Pietro l’eremita [Figure 1a e 10, nota 9].

placchetta-bronzo-gerusalemme-liberata-xvii-secolo-gazzada-varese-collezione-cagnola

Figura 1a. Particolare della placchetta di Figura 1.

pietro-eremita-incisione-kerckelycke-historie-vande-gheheele-wereldt-cornelius-hazart-anversa-1667

Figura 10. Ritratto di Pietro l’eremita (particolare) di incisore ignoto, tratto da Kerckelycke historie vande gheheele wereldt (trad. Storia ecclesiastica del mondo intero) di Cornelius Hazart, Anversa 1667 (fonte alamy).

Per contro, ancora una volta, nella placchetta non si vedono le armi di Rinaldo che invece, nel disegno e nell’incisione, si notano chiaramente in mezzo agli astanti.
Canto X
Troviamo ancora Pietro l’eremita nell’illustrazione del canto X per l’edizione del 1590 su disegno di Bernardo Castello [Figura 11].

bernardo-castello-giacomo-franco-agostino-carracci-canto-x-gerusalemme-liberata-incisione-girolamo-bertoli-genova-1590

Figura 11. Bernardo Castello (dis.), Giacomo Franco-Agostino Carracci (inc.), canto X della Gerusalemme liberata, incisione, Girolamo Bertoli (ed.), Genova 1590.

In questo canto, Pietro l’eremita compare a pronunciare parole di incoraggiamento ai guerrieri cristiani perché compiano la loro missione divina. Bernardo Castello illustra il momento in cui i cinquanta cavalieri raccontano a Goffredo della loro prigionia nel castello di Armida e della loro liberazione a opera di Ri­naldo.
Anche questa incisione, così come quelle delle Figure 4, 6 e 9, potrebbe essere messa in relazione, con qualche riserva, alla placchetta.
Canto V
Lo stesso dicasi per l’illustrazione del canto V appartenente alla cosiddetta I serie realizzata da Antonio Tempesta [Figura 12].

antonio-tempesta-canto-x-gerusalemme-liberata-incisione-i-serie

Figura 12. Antonio Tempesta, canto V della Gerusalemme liberata, incisione, s.d., tratta dalla cosiddetta I serie.

Quest’immagine, l’ennesima in cui si vedono dei guerrieri cristiani conferire con Goffredo, sembra speculare a quella utilizzata per illustrare il canto VIII nella stessa edizione (vedi ancora Figura 6), così come sembrano tra loro speculari le illustrazioni create da Bernardo Castello per l’edizione del 1590 (vedi ancora Figure 4 e 11).
È curioso che l’edizione Pavoni del 1617, proprio per illustrare il canto V, utilizzi una tavola [Figura 13] molto simile a quella che illustra il canto VIII dell’edizione Bertoli del 1590 (vedi ancora Figura 4) e addirittura la medesima con poche varianti, sebbene in controparte, che illustra il canto X della stessa edizione del 1590 (vedi ancora Figura 11).

bernardo-castello-giacomo-franco-agostino-carracci-canto-v-gerusalemme-liberata-incisione-giuseppe-pavoni-genova-1617

Figura 13. Bernardo Castello (dis.), Giacomo Franco-Agostino Carracci (inc.), canto V della Gerusalemme liberata, incisione, Giuseppe Pavoni (ed.), Genova 1617.

Per altro, le due illustrazioni sembrano entrambe poco rappresentative del canto V in cui Armida scatenare la discordia tra i soldati del campo cristiano, Rinaldo uccide il compagno Gernando e un gruppo di cavalieri, contro la volontà di Goffredo, segue Armida verso Gerusalemme per aiutarla a riconquistare il regno, finendo pri­gionieri nel suo castello fatato sulle rive del mar Mor­to.
Canto XIV
L’immagine seguente illustra il canto XIV nell’edizione con le incisioni di Antonio Tempesta del 1590 [Figura 14].

antonio-tempesta-canto-xiv-gerusalemme-liberata-incisione-1590

Figura 14. Antonio Tempesta, canto XIV della Gerusalemme liberata, incisione, 1590.

Si vede la scena che sintetizza il contenuto principale del canto: Goffredo invia Carlo e Ubaldo a liberare Rinaldo, prigioniero di Armida. Sulla sinistra, Pietro l’eremita li istruisce (“Quinci instrutti da Pier, che ‘l tutto spiega”), accanto a lui Goffredo e, più a destra, Carlo e Ubaldo. L’abbiamo presa in considerazione perché vi compaiono Goffredo, ancorché in piedi, e Pietro, ma soprattutto per il gesto di indicare di Carlo o di Ubaldo (che vediamo eseguito nella placchetta dal personaggio centrale), per la presenza del cane (forse l’animale riscontrabile nella placchetta) e per il cavaliere sulla destra che tiene un cavallo per il morso.
A dimostrazione del successo che queste illustrazioni incontravano nel campo delle arti decorative, si veda una trasposizione letterale dell’incisione di Figura 14 su una piastrella di maiolica di Castelli in Abruzzo [Figura 15].

jacopo-leonardis-canto-xiv-gerusalemme-liberata-maiolica-castelli-xvii-xviii-secolo

Figura 15. Jacopo Leonardis [vedi Post-Scriptum], canto XIV della Gerusalemme liberata, maiolica, Castelli, XVII-XVIII secolo, Finarte Roma 29.10.96 n. 185.

Canto VI
Resta da considerare un’ultima illustrazione, quella del canto VI, la cui struttura è piuttosto complessa: il saraceno Argante propone di risolvere con un duello le sorti della guerra, viene scelto Tancredi, ma il duello dura fino al tramonto e nessuno riesce a prevalere; nel frattempo, Erminia, innamorata di Tancredi e in pena per lui, indossa le armi di Clorinda per introdursi nel campo cristiano, ma viene scoperta e deve fuggire.
Mostriamo l’incisione corrispondente nell’edizione Pavoni del 1617 [Figura 16].

bernardo-castello-giacomo-franco-agostino-carracci-canto-vi-gerusalemme-liberata-incisione-giuseppe-pavoni-genova-1617

Figura 16. Bernardo Castello (dis.), Giacomo Franco-Agostino Carracci (inc.), canto VI della Gerusalemme liberata, incisione, Giuseppe Pavoni (ed.), Genova 1617.

L’impostazione è molto simile a quella delle illustrazioni relativa al canto V nella stessa edizione Pavoni del 1617 (vedi ancora Figura 13), nonché a quelle dei canti VIII (vedi ancora Figura 4) e X (vedi ancora Figura 11) nell’edizione Bertoli 1590.
In particolare, però, nell’illustrazione di cui alla Figura 16, la combinazione tra Goffredo seduto in trono e Argante, che si porta la mano destra al petto, rimanda più direttamente alla placchetta in cui il personaggio centrale è vestito alla turchesca con tanto di scimitarra [Figure 1b e 16a].

placchetta-bronzo-gerusalemme-liberata-xvii-secolo-gazzada-varese-collezione-cagnola

Figura 1b Particolare della placchetta di Figura 1.

bernardo-castello-giacomo-franco-agostino-carracci-canto-vi-gerusalemme-liberata-incisione-giuseppe-pavoni-genova-1617

Figura 16a Particolare dell’incisione di Figura 16.

Qui, come nella placchetta, Argante sembra dire “mi offro io per un duello risolutore!” (“Procura almen, che sia per duo guerrieri. Questo tuo gran litigio or difinito!”.
In conclusione, anche se non siamo stati in grado di reperire un riferimento iconografico puntuale, riteniamo che il soggetto della placchetta possa proprio essere il colloquio tra Argante e Goffredo nel campo cristiano, descritto nel canto VI della Gerusalemme Liberata di Torquato Tasso.
Se così fosse, l’autore della placchetta – forse un artefice francese della seconda metà del XVII secolo – potrebbe aver tratti l’immagine da un’illustrazione della Liberata non reperita oppure essersi liberamente ispirato a quella di una delle tante edizioni illustrate.

NOTE

[1] Ciardi Roberto Paolo, La Raccolta Cagnola, Edizioni di Comunità, Cremona 1965, p. 118 n. 2024.

[2] Scalini Mario in AAVV, La collezione Cagnola. Le arti decorative, Nomos, Busto Arsizio (Va) 1999, p. 104, n. 85.

[3] Bange Ernst Friedrich, Die bildwerke des Deutsche Museums. Die bildwerke in bronze und in anderen metallen arbeiten in perlmutter und wachs geschnittene steine, Vol. II, Druck Und Verlag Von Walter De Gruyter & Co., Berlin und Leipzig 1923, n. 1492, tav. 18.

[4] In rete si possono trovare diverse sintesi, più o meno accurate, di ciascun canto. Nelle varie edizioni della Liberata, ciascun canto è preceduto da un “argomento” (oggi lo definiremmo abstract) – diverso da edizione a edizione – che ne delinea, in versi, i contenuti principali.

[5] Si rimanda a un interessante articolo di Andrea Granata, il quale sostiene che la prima edizione del poema tassiano, corredata da incisioni, sempre realizzate da Giacomo Franco e Agostino Carracci su disegno di Bernardo Castello, sia stata data alle stampe nel 1584 nella bottega del tipografo Francesco Osanna: Andrea Granata, Jacques Stella per la serie della Gerusalemme Liberata del Tempesta nell’edizione di François Langlois [Leggi].

[6] Vedi ancora nota 5. Il sito dell’Istituto Centrale per la Grafica di Roma, che ha il merito di pubblicare l’intera serie tratta dal Fondo Corsini, la denomina come II serie (mentre si tratterebbe della prima) [Vedi].

[7] Il sito dell’Istituto Centrale per la Grafica di Roma, pubblica l’intera serie, tratta da Fondo Pio, e la denomina come I serie [Vedi], mentre è quasi certo che questa serie sia successiva a quella del 1590 di cui alla nota 6. Temiamo altresì che le illustrazioni siano state ordinate da 1 a 20 in base al numero di inventario e che non si verifichi una giusta corrispondenza tra le stesse e il rispettivo canto. Si riporta in appendice una tavola che tenta di restituire il corretto abbinamento tra illustrazione e canto.

[8] Se non vi sono dubbi sull’ideazione delle illustrazioni da parte di Bernardo Castello, la voce Cungi Camillo del Dizionario Biografico degli Italiani, redatta da Marina Venier nel 1985 per il volume 31, attribuisce proprio a Camillo Cungi (o Cungio), attivo nella prima metà del XVII secolo, l’incisione di tutte le tavole dell’edizione Pavoni del 1617 [Leggi].

[9] In realtà, Pietro l’eremita non figura nel canto VIII. Tuttavia, averlo comunque collocato accanto a Goffredo nell’illustrazione è plausibile in quanto “consigliere spirituale di Goffredo e l’interprete della volontà divina”. Cfr. il sito Letteratura italiana con una bella sintesi della Liberata [Leggi].

Appendice.
Ridefinizione delle corrispondenze tra illustrazioni e canti nella “cosiddetta” I serie del Fondo Pio (di cui alla nota 7).
Nota: è stato possibile ricostruire il corretto abbinamento tra illustrazione e canto sulla base di alcune edizioni della Liberata in vendita sul mercato antiquario: quella del 1657 (De Rossi, Roma), che utilizza le stesse incisioni, e quella del 1714 (Gio. Battista Zuccato, Venezia), che utilizza incisioni del tutto simili.

Numero dell’illustrazione secondo il sito calcografica.it Numero dell’illustrazione corretto
I XIX
II I
III XVIII
IV XII
V XX
VI VII
VII VIII
VIII XV
IX XIII
X XI
XI II
XII XVII
XIII IV
XIV VI
XV III
XVI X
XVII (*) IX

(*) In una copia dell’edizione 1657 (De Rossi, Roma), l’incisione è stata impaginata, a nostro avviso erroneamente, come illustrazione del capitolo VIII.

XVIII XVI
XIX XIV
XX V

Ringraziamo Sergio (Angelo) Bisi, libraio antiquario, per lo scambio di opinioni sull’argomento. La parte sulla Gerusalemme Liberata avrebbe dovuto scriverla lui, ma non c’è stato verso.

Ottobre 2025

© Riproduzione riservata

Post-Scriptum [3.10.2025]
Nella didascalia della Figura 15 compare il nome Jacopo Leonardis quale presunto autore della mattonella di Castelli, come desunto dalla didascalia del catalogo d’asta e colpevolmente non sottoposto a verifica.
Abbiamo ricevuto dalla professoressa Angela Fiegna Sorel, che ringraziamo sentitamente, la segnalazione che di Jacopo Leonardis non c’è traccia tra gli artisti castellani dell’epoca, mente con lo stesso nome risulta invece un incisore riproduttore veneto, vissuto nel Settecento che potrebbe forse aver eseguito la stampa desunta da Tempesta.
Abbiamo allora individuato l’incisore Giacomo (o Jacopo) Leonardis (1723-1797), il quale però risulta aver inciso, per un’edizione della Liberata del 1760-1761, le 20 tavole introduttive dei canti tratte da Bernardo Castello e l’antiporta tratta da Pietro Antonio Novelli (fonte wikipedia, ad vocem).
Per quanto riguarda la mattonella, databile al XVIII secolo, la professoressa Fiegna suggerisce possa essere uscita dalla bottega dei Gentile (o Gentili) o dei Grue a Castelli d’Abruzzo.