Ricamo settecentesco raffigurante il beato Giovanni Oltrati

della Redazione di Antiqua

Ci viene sottoposto per essere analizzato un bellissimo ricamo in seta raffigurante il beato Giovanni Oldrati che riceve una veste dalle mani della Vergine [Figure 1 e 2].

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Figura 1. Il beato Giovanni Oldrati riceve una veste dalle mani della Vergine, XVIII secolo (post 1745), ricamo su seta, cm. 48,5 x 30, collezione privata.

Riportiamo integralmente la descrizione tecnica che ci è stata fornita dal ricamatore siciliano Andrea Ocello che ringraziamo sentitamente:
La scena, realizzata su tessuto di fondo di origine serica (taffeta o raso?), si presenta quasi interamente ricamata ad eccezione degli incarnati, che appaiono invece dipinti con somma perizia miniatoria, secondo una pratica molto diffusa nel XVIII secolo per opere di questo genere.
Il ricamo è pressoché completamente realizzato a punto raso impiegando fili di seta policromi mentre alcuni dettagli quali la raggiera attorno al capo della Vergine che risplende di luce divina, l’aureola e i galloni ad ornamento della pianeta e della stola del Beato Giovanni Oldrato, sono stati eseguiti posando fili di argento filato. Come spesso accade per gli antichi ricami, anche in questo caso il dritto non presenta più le vivaci e primitive cromie dei filati, ormai attenuate dalla prolungata e reiterata esposizione alla luce subita dal manufatto nel corso del tempo, mentre è il rovescio a testimoniare e restituire, in tutta la loro vaga brillantezza, le originali sfumature delle sete impiegate
”.
Sotto il ricamo, che qui di seguito mostriamo senza cornice [Figura 3], è stato applicato un ritaglio di carta recante la seguente scritta: “B. Ioannes Oldratus de Meda tertij conditor Humiliatorum nobilissimi Ordinis candidum à Matre Virgine habitum capiens, Emo Card. Iosepho Puteobonello Mediol. Archiepo bene adprecatur1745. ex Monasterio Varisiensi. In alto a sinistra, si legge: Jacobus Mercoriu Sculp. Mediolani [Figura 4].

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Figura 3. Particolare della Figura 1.

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Figura 4. Scritta, particolare della Figura 1.

La scritta si può tradurre così: “Il beato Giovanno Oldrati di Meda, fondatore del nobilissimo terz’ordine degli Umiliati, mentre riceve una veste candida dalla Vergine Madre, all’eminentissimo cardinale Giuseppe Pozzobonelli arcivescovo di Milano, con buone preghiere, nel 1745 dal Monastero di Varese”.
Siamo stati fortunati nel trovare l’incisione da cui il ritaglio è stato tratto. Si tratta di un’acquaforte raffigurante lo stesso soggetto, eseguita a Milano nel 1745 da Giacomo Mercoli il Vecchio – il Jacobus Mercorius di cui sopra – di cui un esemplare è conservato a Milano presso la Raccolta Bertarelli del Castello Sforzesco [Figura 5, nota 1].

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Figura 5. Giacomo Mercoli il Vecchio, Giovanni Oldrati riceve una veste dalle mani della Vergine, 1745, incisione, cm. 44,4 x 24,7 (parte incisa), Milano, Raccolta delle stampe Achille Bertarelli, inv. Tri. m. 3-27.

La scritta che si legge sotto l’incisione è esattamente identica a quelle di Figura 4. Se ne deduce che l’ignoto ricamatore era in possesso di una copia dell’incisione, l’ha riprodotto fedelmente con ago e fili, poi ha ritagliato la scritta e l’ha apposta sotto il ricamo. Può anche essere, ma non è stato ancora possibile verificarlo, che il ricamo sia stato sovrapposto alla parte figurata dell’incisione risparmiando la scritta.
Quanto all’autore dell’incisione, sappiamo essere Giacomo Mercoli il Vecchio, attivo dal 1745 al 1785, membro di una famiglia di artisti, trasferitisi dall’originaria Mugena (Lugano) a Milano e segnalati anche a Cremona (nota 2).
Identifichiamo meglio i protagonisti della scena, quelli citati nella scritta e le circostanze che li legano.
Giovanni Oldrati (Meda, Mi 1100-Como1159) è noto per essere il fondatore dell’ordine religioso degli Umiliati, movimento riformatore che ebbe molto seguito soprattutto nella zona dei laghi lombardi. Non è del tutto certa la sua canonizzazione, avvenuta dopo la morte da parte di papa Alessandro III (nota 3).
Giuseppe Pozzobonelli (Milano 1696-1783) è stato arcivescovo di Milano e cardinale ed è considerato uno dei personaggi più influenti al tempo della Lombardia austriaca (nota 4).
Resta da scoprire quale fosse il “Monasterio Varesiensi” che gli dedica l’incisione del 1745.
La presenza di Giovanni Oldrati nella scena fa supporre che si tratti di convento degli Umiliati, senonché l’ordine, o almeno il ramo maschile, fu soppresso nel 1571 a seguito dell’attentato compiuto da un frate umiliano ai danni del cardinale Carlo Borromeo (1538-1584).
Possiamo quindi pensare che provenga da un convento del ramo femminile che continuò ad esistere,
… portò ad un attentato compiuto alla vita del Borromeo da un frate umiliato, che ebbe quale risultato la soppressione del ramo maschile (1571) le cui cospicue sostanze furono utilizzate per la fondazione di seminari e di case di nuovi ordini religiosi. “Il ramo femminile invece, per lo più sottoposto alla regola benedettina fatte salve alcune consuetudini proprie, continuò ad esistere fino alle soppressioni del XVIII e del XIX secolo” (nota 5).
Quasi certamente si tratta del convento delle monache umiliate che si trovava a Varese nell’attuale via Morazzone, “demolito per erigere un moderno palazzo di vetro e cemento che oggi cinge in un dissonante abbraccio stilistico la chiesa di San Martino, che Carlo Borromeo volle collegata al convento, di cui resisteva ancora negli Anni Cinquanta parte del colonnato del chiostro” [Figura 6, nota 6].

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Figura 6. Chiostro del convento delle Umiliate di Varese, 1950 circa (foto Fabio Nessi, fonte varesenews.it).

A quanto pare, la demolizione dell’edificio risale agli anni Cinquanta del Novecento in pieno boom edilizio varesino, ma lo sgombero avvenne nel 1798 a seguito della soppressione dell’ordine con decreto della Repubblica Cisalpina, ponendo fine a una storia pluricentenaria.
Scrive ancora Fabio Bonoldi: “Le monache Umiliate possedevano un archivio ricco di documenti da cui risultava l’antica origine del convento, che esisteva forse prima del XII secolo e di certo nella prima metà del XIII, da quando, nel 1233, Francesco da Fossano cedette alle monache di San Martino immobili situati lungo l’attuale via Morazzone. Ampliato per volere dell’arcivescovo ambrosiano Carlo Borromeo e da questi fatto unire alla chiesa, il convento ospitava nel 1774 ben cinquantotto sorelle, tra cui molte fanciulle della “Varese bene” del tempo” (vedi ancora nota 6).
Chiarita la questione del destinatario e del mittente, si tratta ora di capire le circostanze in cui l’incisione da cui è tratto il ricamo è stata realizzata.
Giuseppe Pozzobonelli viene eletto arcivescovo di Milano nel giugno 1743 ed è con questa carica che è denominato nella scritta in calce all’incisione realizzata due anni più tardi. Potrebbe quindi trattarsi di un dono con una scritta dedicatoria fatto dalle monache all’arcivescovo per celebrare la sua elezione e magari propiziare una sua visita pastorale a Varese.
Detta visita pastorale avvenne però solo dopo dieci anni, nel 1755, e, a quanto riportano le cronache, fu “un avvenimento da non dimenticare” (nota 7).
L’incisione potrebbe altresì rappresentare una richiesta di perdono e riconciliazione da parte delle monache umiliate dopo che un loro confratello, come sopra riferito, aveva sparato a Carlo Borromeo, al quale il Pozzobonelli è stato spesso paragonato per l’attività in campo sia pastorale che politico in favore della Diocesi di Milano.

NOTE

[1] Nella scheda sul sito graficheincomune.it si legge che l’incisone proviene, con buona probabilità, dalla Raccolta Trivulzio, come risulta nel “Registro di carico del Gabinetto delle Stampe in Milano” alla voce “Stampe di soggetto sacro nella maggior parte immagini venerate nelle Chiese di Milano e Lombardia n. 280” in data 10 maggio 1935. Si cita: P. Arrigoni, A. Bertarelli, Rappresentazioni popolari d’immagini venerate nelle chiese della Lombardia conservate nella Raccolta delle Stampe di Milano, Milano 1936, p. 152 n. 787.

[2] Sui Mercoli, sui loro legami di parentela e sulla possibilità di omonimie, si veda l’interessante voce nel sito degli archivi digitali del Comune di Reggio Emilia [https://collezionidigitali.comune.re.it/cris/rp/rp03279 ].

[3] Vedi.

[4] Vedi.

[5] Vedi.

[6] Si veda l’articolo Metamorfosi urbana a Varese: quando in piazza del tribunale c’era il convento delle Umiliate di Fausto Bonoldi, pubblicato su varesenewsi.t 15.11.2021, da cui è tratta questa e altre notizie presentate in questo articolo [Leggi].

[7] Cfr. Matteo Bollini, Tutto il Sacro Monte risplendeva». Studi sugli apparati scenografici realizzati da Giuseppe e Giulio Baroffio a Varese, in Arte Lombarda n. 181 (2017), pp. 69-86 [Leggi].

Oltre ad Andrea Ocello, ringraziamo Bianca Rosa Bellomo, storica del ricamo.

Settembre 2025

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