Un bel servizio di piatti napoletani in terraglia del XIX secolo

di Gianni Giancane

Da parte di una gentile lettrice è stato sottoposto all’attenzione di chi scrive un insieme di stoviglie formato da 24 piatti piani, 4 fondi, 6 piattini da dessert, 5 piatti da portata (3 ovali e 2 tondi) ed infine 2 ciotole grandi per un totale di 41 pezzi [Figura 1].

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Figura 1. Il servizio di stoviglie nella sua costituzione attuale, in ottimo stato di conservazione a eccezione di una delle due ciotole, in basso a sinistra, con evidente frattura (foto della lettrice).

Da quanto riferito dalla proprietaria, il servizio è la restante parte di un più nutrito e complesso numero di pezzi all’origine, i quali furono parzialmente alienati dal vecchio proprietario negli anni Settanta del XX secolo.
In particolare, sempre secondo quanto sostenuto dalla lettrice, il servizio nella sua interezza fu acquistato da un sacerdote, tal Don Ermenegildo Fabbri  a Civitacampomarano (Cb), presso la casa natale di Gabriele Pepe (Civitacampomarano, 07.12.1779 – ivi, 26.07.1849), militare, patriota, letterato, ufficiale dell’esercito napoletano e infine deputato del Regno di Napoli.
In tempi pressoché coevi una parte dell’insieme fu venduta dal Fabbri (a Torino) per poter finanziare alcuni interventi di restauro (acquisto di marmi) di un importante edificio legato al culto sito in area molisana e, nello specifico, il Santuario della Madonna delle Grazie di Termoli (Cb) del quale era rettore.
Prima della morte del prelato, avvenuta nel 1978, egli, amico di famiglia della nostra gentilissima lettrice, le volle far dono della parte rimasta dell’intero, l’insieme dei piatti oggetto della presente e sottoposti alla nostra attenzione.
Osserviamo da vicino uno dei piatti e cerchiamo di scoprire le sue peculiarità [Figura 2].

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Figura 2. Uno dei piatti fondi del servizio.

Elegante nella linea stilistica, presenta sulla tesa un ricco decoro floreale giocato su due principali motivi nastriformi policromi, intrecciati e contrapposti, uno nei toni dominanti della malva, l’altro in quelli del verde; l’insieme risultante è scandito da un doppio filetto a foglioline ricorrenti nei toni del rosso e con uguale vergenza.
Il tutto giace su un delicato fondo senza ulteriori raffigurazioni nel cavetto centrale.
Per estendere lo studio del gruppo di stoviglie osserviamo ora il retro di una di esse alla ricerca di altre informazioni tecniche che potrebbero ricondurre anche all’eventuale manifattura [Figura 3].

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Figura 3.  Al centro di uno dei pezzi di Figura 1, non meglio precisato dalla lettrice, compare un marchio di fabbrica formato dalle lettere F.M.G. ed N sottostante ripetuto due volte in posizione speculare.

Osserviamo anche il retro di un altro componente il set [Figura 4].

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Figura 4.  Il retro di un’altra delle stoviglie con il marchio di fabbrica.

Anche in questo caso compare lo stesso marchio F.M.G. con la lettera N sottostante che senza possibilità di equivoci consente di assegnare le due stoviglie, così come tutti gli altri pezzi del servizio alla Manifattura Migliuolo-Giustiniani attiva in Napoli tra il 1810 ed il 1818.
In realtà non bisognerebbe parlare di “manifattura” ma bensì di “sodalizio” così come già dettagliatamente riferito in un precedente lavoro a mia firma I Giustiniani e l’associazione con la manifattura Migliuolo (1810-1818) (settembre 2015) dove si possono rintracciare i principali elementi inerenti alla breve ma importante e congiunta attività dei Giustiniani con i Migliuolo nel panorama delle ceramiche napoletane del primo quarto del XIX secolo e al quale si rimanda [Leggi].
Occupiamoci intanto di un interessante dettaglio che consente di aggiungere una nota tecnica a quanto finora evidenziato [Figura 5].

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Figura 5. Una delle ciotole con evidente frattura.

L’immagine, oltre a fornirci un buon dettaglio del decoro floreale (nota 1), consente di sbirciare all’interno del prodotto mostrandoci anche la natura dell’impasto ceramico: una terraglia dal colore ocraceo tenue, così come allo scrivente è capitato di riscontrare in altri manufatti della stessa fabbrica, sia quali Giustiniani, sia Migliuolo-Giustiniani.
La natura della frattura, irregolare ma composta [Figura 5a] consentirebbe un agevole (e opportuno) intervento di restauro che restituirebbe alla stoviglia naturale identità.

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Figura 5a. La temporanea ricomposizione della ciotola.

Tornando all’aspetto prettamente stilistico-formale, occorre sottolineare come sia il colore di fondo bianco avorio sia i sottili motivi floreali a intreccio, generalmente pensati sulla tesa delle stoviglie nelle differenti declinazioni del tema, si ritrovano con buona frequenza nelle terraglie napoletane del primo Ottocento, pur provenendo da differenti manifatture: Giustiniani, Del Vecchio, Migliuolo, Francesco Securo (per citare le più importanti), quasi un elemento comune.
A tale proposito si presentano due manufatti per confronto.
Il primo è un piatto realizzato nella fabbrica dei F.lli Del Vecchio a Napoli in tempi coevi ai pezzi del servizio qui studiato [Figura 6].

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Figura 6. Piatto tondo, diametro cm. 24, terraglia, F.lli Del Vecchio, Napoli, primo quarto del XIX secolo (foto dell’autore).

Pur arricchito da un rametto centrale sui toni del verde (ormai consunto), il piatto presenta sulla tesa un nastro a foglioline (color malva) intrecciato a sinusoide contrapposta a un altro a fiori policromi; un elegante decoro stilizzato segna inoltre il bordo interno della tesa.
Sebbene con toni più morbidi e più distesi, la dipintura sul bordo del piatto è facilmente annoverabile tra gli stilemi oggetto della nostra attenzione. Osserviamo ora il retro [Figura 6a].

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Figure 6a. Sul retro compare ripetuto due volte, una al centro e una in basso a sinistra (qui parzialmente visibile) il marchio di fabbrica rappresentato dalle lettere F.D.V. allineate ed N sottostante.

Tale marchio appartiene senza dubbio alcuno ai fratelli Del Vecchio, importante manifattura operante tra il 1781 e il 1855 in Via della Marinella, nel Borgo Loreto, a pochi isolati di distanza dall’opificio dei Giustiniani (nota 2).
Il secondo oggetto è un altro piatto, fabbricato sempre a Napoli nell’opificio di Francesco Securo [Figura 7].

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Figura 7. Piatto da portata, diametro cm. 31,5, Francesco Securo, Napoli, intorno al 1820 (foto dell’autore).

In questo caso il decoro è ospitato esclusivamente sulla tesa del piatto. Doppiamente bordato da anelli nei toni del verde azzurrino, a loro volta profilati in nero, compare un festone policromo con delicati racemi verde pisello che si intrecciano a un ramo a filo continuo nei colori del rosso, della malva e dell’azzurro.
È questa una delle varianti decorative, quelle “differenti declinazioni del tema” alle quali si faceva in precedenza riferimento.
Analizziamo ora del marchio presente sul retro del grande piatto [Figura 7a].

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Figura 7a.  Ben evidente e perfettamente leggibile il marchio presente.

Esso è costituto dalle lettere F.S. ed N. sottostante con barretta diagonale ad andamento opposto che consente di assegnare l’elegante manufatto alla fabbrica del “Brigadiere” Francesco Securo in Napoli, ivi attiva per pochi anni all’interno nel primo quarto del XIX secolo.
Alle complesse e tormentate vicissitudini di questo particolare opificio napoletano, fortemente pensato e voluto soprattutto in funzione della ricerca fatta dal nostro sulla fabbricazione di porcellane da ottenersi con i materiali indigeni del Regno (quindi non importati), lo scrivente ha prodotto un contributo dal titolo Le porcellane del Brigadiere Francesco Securo (maggio 2017) [Leggi].

NOTE

[1] Per la tipologia stilistica della dipintura sulla tesa nei vari pezzi del servizio, vedasi Donatone 1991, tavv. 14 a e 14 b, raffiguranti due piatti dei Migliuolo-Giustiniani i quali evidentemente usavano con buona frequenza tale impianto stilistico.

[2] Molto interessanti le vicissitudini storico-artistiche dei Del Vecchio: considerati da una parte della critica (poco attenta e frettolosamente) “leggermente inferiori” ai Giustiniani, sono stati ampiamente rivalutati da importanti studiosi del settore quali Angela Caròla Perrotti (Caròla Perroti 1972, pp. 865-866) e Guido Donatone (Donatone 1991, pp. 93-100).

Bibliografia citata
-Angela Caròla Perrotti, Porcellane e Terraglie napoletane dell’Ottocento, in Storia di Napoli, Cava dei Tirreni, 1972.
-Guido Donatone, La terraglia napoletana 1782-1860, Grimaldi, Napoli 1991.

Settembre 2025

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