Un “burò a due corpi” eseguito a Roma nel secondo quarto del Settecento: storia critica e alcuni documenti

dalla Redazione di Antiqua

Nel suo volume sul mobile di corte a Roma, Gonzales Palacios pubblicava per la prima volta un cassettone a ribalta con alzata datandolo al secondo quarto del XVIII secolo (Gonzales Palacios 2004 p. 182, I) [Figura 1, nota 1].

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Figura 1. Cassettone a ribalta con alzata, Roma, secondo quarto del XVIII secolo, collezione privata.

Per quanto riguarda la parte interna del corpo superiore, egli scrive: “Sul retro gli sportelli sono dipinti a monocromo con paesaggi e rovine, attribuiti a Paolo Anesi (Roma 1697-1773); all’interno, due vani con cassetti dipinti color avorio e allietati di intagli dorati” [Figura 1a].

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Figura 1a. Particolare del mobile di Figura 1 aperto.

I due monocromi sono felicemente attribuiti al pittore romano, nelle cui opere ricorrono spesso rovine antiche inquadrate in modo da occupare il margine laterale del dipinto [Figura 2], ma sarebbe altresì interessante domandarsi a cosa fossero destinati i due spazi concavi e centinati, forse all’esposizione di preziose porcellane oppure di alcune sculture.

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Figura 2. Paolo Anesi, capriccio con rovine, olio su tela cm. 46,5 x 31, Pandolfini 8.10.2025 n. 62.

Sempre Gonzales Palacios propone alcuni mobili come termine di paragone, tutti pubblicati da Goffredo Lizzani nel 1970: un trumò appartenuto alla raccolta della principessa Elvira Pallavicini (Lizzani 1970, nn. 222-223) [Figura 3], un altro trumò proveniente dalla raccolta di Francesco Colarossi e, prima ancora, da una vendita Rospigliosi (Lizzani 1970, nn. 222-229) [Figura 4] e un cassettone presso il marchese Paolo Misciatelli Mocenigi Soranzo, richiamato per “La graziosa tripartizione a cartigli del piano a ribalta” che viene definita non frequente a Roma (Lizzani 1970, n. 205 [Figura 5].

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Figura 3. Cassettone a ribalta con alzata, Roma, secondo quarto del XVIII secolo, collezione Pallavicini.

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Figura 4. Cassettone a ribalta con alzata, Roma, secondo quarto del XVIII secolo, collezione Colarossi.

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Figura 5. Cassettone, Roma, secondo quarto del XVIII secolo, collezione Misciatelli.

Ben più calzante, per non dire sorprendente, è il confronto con un trumò passato in asta da Sotheby’s a Milano nel settembre 2025 [Figura 6, nota 2].

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Figura 6. Cassettone a ribalta con alzata, Roma, secondo quarto del XVIII secolo, Sotheby’s 25.9.2025 n. 27.

A parte la diversa soluzione architettonica della cimasa e la mossa della fronte, i due mobili – il presente e quello di Figura 1 – sono assolutamente identici al punto da non potersi dubitare che siano usciti dalla medesima bottega (nota 3).
Tra l’altro, questo ci conferma come una stessa bottega avesse a disposizione varie opzioni formali da adottare a seconda dei casi senza restare vincolata a uno stesso repertorio.
Il mobile, dopo un sapiente restauro condotto nella bottega milanese di Simone Guarracino che l’ha ricondotto al suo aspetto originale, è stato presentato alla mostra antiquaria Tefaf 2026 tenutasi a Maastricht [Figura 7].

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Figura 7. Il mobile di Figura 6 dopo il restauro.

Alcune scritte e documenti
Un motivo di interesse, anche se secondario, legato a questo mobile è la presenza di alcune scritte e di alcuni documenti reperiti al suo interno.
Le scritte sono isolate e di difficile interpretazione; sembra di leggere un “Secondo” e la parte finale di un nome “Riccardo” parzialmente coperta da uno scarabocchio [Figure 8 e 9], per ora non riconducibili al proprietario, tantomeno all’artefice.

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Figure 8 e 9. Scritte all’interno del mobile di cui alle Figure 6 e 7.

Per quanto riguarda i documenti, anch’essi non dicono nulla circa la manifattura del mobile, ma certificano alcuni aspetti della vita delle persone che l’hanno presumibilmente posseduto.
Il gruppo più consistente risale al 1849 ed è costituito da ricevute di quietanza rilasciate a un certo Pietro Ranieri per l’acquisto di barili di vino forniti da un altrettanto ignoto Antonio Torroni; a un certo punto si parla “due carretti di zagarola”, riferendosi probabilmente al vino zagarolo che si produce nella zona del comune omonimo. Sempre a Ranieri viene rilasciata una ricevuta per la fornitura e la riparazione di “gargarole” da parte di certo Gaetano Dedominicis; nel documento si legge chiaramente “doghe da gargarola”, facendo presumere che la gargarola sia un recipiente legato alla produzione o al commercio vinicolo, ma tutte le ricerche effettuate non hanno prodotto risultati. Per completezza, una ricevuta è firmata da Giovanni Vesci per una consegna di alcuni barili di (vino) bianco e rosso alle “4 fontane”, ma non si legge il nome del committente [Figura 10].

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Figura 10. Una suggestiva immagine dei documenti su un banco di bottega.

Un ultimo documento è un prestampato intestato a “Opera Pia Riparatrice Perpetua delle Offese a N.S. Gesù Cristo Crocefisso ed in ispecie Delle Profanazioni nel Venerdì Santo” indirizzato alla signora Adele Gentili (a penna), iscritta il giorno 3 maggio 1878 (a penna).
Questa associazione, eretta dalla Società Primaria Romana per gli interessi Cattolici presso la chiesa di Santa Maria della Pace, si propone di “riparare” ai sacrilegi commessi dai “così detti Liberi Pensatori e altri miscredenti”, costituiti da banchetti pubblici e privati, in occasione del Venerdì Santo. Si trattava di esporre il Crocifisso, di varie iniziative di preghiera e di fare una serie elemosine rigorosamente programmate, ottenendo in cambio diverse indulgenze.
La Società Primaria Romana per gli interessi Cattolici era stata fondata nel febbraio 1871 per organizzare l’opposizione cattolica più intransigente all’Unità d’Italia e difendere i diritti del Papa e della Chiesa.
È curioso che, pur nella loro eterogeneità, i documenti di cui sopra siano cronologicamente riconducibili a due episodi cruciali della storia romana durante il XIX secolo: la caduta della Repubblica Romana per mano dei francesi nel 1949 e la presa di Roma da parte dell’esercito piemontese nel 1870

NOTE

[1] Gonzales Palacios si limita a richiamarlo in una pubblicazione del 2024 (Gonzales Palacios p. 181 nota 18).

[2] Lo stesso mobile era stato venduto da Christie’s a Londra in data 5 dicembre 2013, lotto n. 56.

[3] La scheda che accompagna il trumò nel catalogo Sotheby’s riferisce di un unico altro esemplare “straordinariamente simile”, passato in asta da Nagel a Stoccarda nella seduta del 20-21 marzo 1998, lotto n. 1461, che non è stato possibile reperire.

Bibliografia citata
– Alvar Gonzales Palacios, Arredi e ornamenti alla corte di Roma, Electa 2004.
-Goffredo Lizzani, Il mobile romano, Gorlich, Milano 1970.
-Alvar Gonzales Palacios, Il mobile a Roma, il Settecento, Bozzi, Roma 2024.


Saremmo grati a chiunque fosse in grado di darci informazioni sulle “gargarole”
.

Ringraziamo Simone Guarracino, restauratore a Milano e Claudio Cagliero, restauratore a Mathi Canavese (To) e storico del mobile antico.

Luglio 2026

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