Bottega Caniana o Rovelli, una questione aperta. Parte I
di Andrea Bardelli
A Michele che ci ha provato in tuti i modi
In un articolo precedente sono stati esaminati alcuni mobili passati sul mercato o in collezioni private che è stato possibile attribuire alla bottega dei Rovelli sulla base di alcuni confronti certi, offerti da opere firmate o documentate (nota 1). In quell’occasione era stato preannunciato un articolo in cui ci saremmo occupati di distinguere i lavori dei Rovelli da quelli dei Caniana. Questi ultimi vantano una discreta letteratura (nota 2), anche se non si può parlare di una monografia paragonabile a quella sui Rovelli – di cui si è diffusamente parlato nell’articolo precedente – e questo rende più complessa l’attribuzione alla loro bottega di mobili non altrimenti documentabili.
In questa sede, prenderemo in esame alcuni mobili che, in base alle conoscenze in nostro possesso, presentano elementi di convergenza tra i lavori delle due botteghe, al punto da rendere l’attribuzione all’una o all’altra del tutto incerta. Precisiamo che queste convergenze riguardano principalmente, per non dire esclusivamente, gli aspetti decorativi.
Un mobile in questo senso emblematico è un cassettone presentato dalla Galleria Previtali di Bergamo alla mostra mercato di Sabbioneta (Mn) nel lontano 1975, attribuito a Giovani Battista Caniana [Figura 1].

Figura 1. Bottega Rovelli (?), cassettone intarsiato, fine del XVII secolo, mercato antiquario.
L’argomento più forte a sostegno dell’attribuzione ai Caniana è il decoro intarsiato raffigurante giochi infantili, che trova confronta nei medesimi soggetti eseguiti nella cosiddetta terza sacrestia di Alzano Lombardo dallo stesso Giovanni Battista Caniana [Figura 2 e 1a].

Figura 1a. Particolare del cassettone di Figura 1.

Giovanni Battista Caniana, Alzano Lombardo, basilica di San Martino, Terza Sacrestia, schienali intarsiati (Labaa 2001 p. 66 n. 36).
Per contro, l’intarsio nelle cartelle grandi, solo simile a quelli utilizzati dai Caniana ad Alzano [Figura 3], risulta pressoché identico a quello che decora il confessionale eseguito nel 1684 da Antonio Rovelli a Mezzoldo (Bg) [Figura 4] e i piedi sono identici a quelli di due cassettoni pubblicati nell’articolo di cui alla nota 1 (ivi Figure 7 e 11), attribuibili ai Rovelli sulla base di confronti del tutto convincenti.

Figura 3. Giovanni Battista Caniana, Alzano Lombardo, basilica di San Martino, Terza Sacrestia, porta (particolare), 1698-1699 (Labaa 2001 p. 49 n. 20).

Figura 4. Antonio Rovelli, confessionale (particolare), 1684, Mezzoldo (Medolago-Boffelli-Calvi 2008, p. 179 n. 419, scheda p. 99 n. 114).
I giochi di putti compaiono in una serie di “spolveri” conservati presso la Fondazione Fantoni di Rovetta (Bg) [Figura 5], attribuiti a Giovani Battista Caniana che li utilizza ad Alzano, come già evidenziato, ma anche in altre occasioni come a Brignano Gera d’Adda (Labaa 2001, p. 100).

Figura 5. Spolvero attribuito a Giovanni Battista Caniana, Rovetta (Bg), Fondazione Fantoni, inv. A3890.
È questo il principale motivo che aveva indotto lo scrivente e Micaela Mander (nota 3) ad attribuire ai Caniana un cassettone in collezione privata [Figura 6] e da qui confermare l’assegnazione a Giovanni Battista Caniana, già suggerita da Enrico Colle (nota 4), per un cassettone conservato nelle collezioni del Castello Sforzesco di Milano [Figura 7].

Figura 6. Cassettone intarsiato, Bottega Rovelli o Caniana, fine XVII secolo, collezione privata (foto Paolo Bellingardi).

Figura 7. Cassettone intarsiato, Bottega Rovelli o Caniana, fine XVII secolo, Milano, Castello Sforzesco, Museo dei mobili inv. 489 (foto Roberto Mascaroni).
L’attribuzione ai Caniana dei due mobili che precedono poggiava anche su altri elementi. Ad esempio, i putti che si mimetizzano tra girali fogliati [Figura 7a] compaiono in alcuni spolveri come quello pubblicato da Labaa con un’attribuzione a Giovanni Battista Caniana (Labaa 2001. P. 23) [Figura 8], anch’esso da lui utilizzato ad Alzano [Figura 9].

Figura 7a. Particolare del cassettone di Figura 7.

Figura 8. Spolvero attribuito a Giovanni Battista Caniana, Rovetta (Bg), fondazione Fantoni, inv. A3890 (particolare, Labaa 2001 p. 23, idem Olivari 1994 p. 46).

Figura 9. Giovanni Battista Caniana, schienali intarsiati, Alzano Lombardo, basilica di San Martino, Terza Sacrestia, 1698-1699 (Labaa 2001 p. 67 n. 37).
Lo stesso dicasi per i piccoli paesaggi intarsiati entro cornici floreali, comuni ai due cassettoni precedenti [Figura 6a], che trovano confronto negli ovali della cimasa dei bancali della terza sagrestia di Alzano per i paesaggi [Figura 10] e nel paliotto realizzato da Giuseppe e Caterina Caniana nel 1753-1756 nella chiesa di S. Croce in Rocchetta a Bergamo per la cornice [Figura 11].

Figura 6a. Particolare del cassettone di Figura 6.

Figura 10. Giovanni Battista Caniana, cimasa dei bancali, Alzano Lombardo, basilica di San Martino, Terza Sacrestia, 1698-1699 (Labaa 2001 p. 69 n. 38).

Figura 11. Giuseppe e Caterina Caniana, paliotto (particolare), 1753-1756, Bergamo, chiesa di S. Croce in Rocchetta (Labaa p. 235 n. 141).
Nell’articolo citato nella nota 3 si era già avuto modo di far notare come l’aquila coronata sul fianco destro in alto del cassettone del Castello Sforzesco [Figura 7b], fosse del tutto simile a quella intarsiata nel coro della parrocchiale di Averara, realizzato nel 1690-1692 da ad Antonio Rovelli, ma che vede la successiva partecipazione (1722) di Giovanni Paolo Caniana [Figura 12].

Figura 7b. Particolare del fianco del cassettone di Figura 7.

Figura 12. Rovelli Antonio, coro (particolare), 1690-1692, Averara (Bg) Medolago-Boffelli-Calvi 2008 p. 158 n. 317.
Grazie agli approfondimenti seguiti alla pubblicazione del libro sui Rovelli (in corso di pubblicazione all’epoca in cui uscì l’articolo) e protrattisi a lungo, è stato possibile acquisire altri elementi di “contaminazione” tra le produzioni delle due botteghe.
Ad esempio, sul piano del cassettone del Castello Sforzesco [Figura 7c] troviamo sia lo stesso fregio ellittico che decora il confessionale realizzato a Cusio (Bg) da Giuseppe e Ambrogio Rovelli nel 1716 [Figura 13, nota], sia un fregio angolare identico a quello sul coro eseguito probabilmente da Angelo Regazzoni, emulo dei Rovelli, a Ornica dopo il 1754 [Figura 14].

Figura 7c. Piano del cassettone di Figura 7.

Figura 13. Giuseppe e Ambrogio Rovelli, confessionale (particolare), 1716, Cusio (Bg) (Medolago-Boffelli-Calvi 2008 p. 140 n. 245, scheda p. 83 n. 5).

Figura 14. Angelo Regazzoni (?), coro (particolare), post 1754, Ornica (Bg) (Medolago-Boffelli-Calvi 2008 p. 174 n. 398, scheda p. 95 n. 94).
Se decade il presupposto che alcuni elementi decorativi – primo fra tutti i putti sull’altalena – siano una prerogativa della produzione dei Caniana, alcune attribuzione a questa bottega – che si ritenevano consolidate – dovrebbero essere riviste o comunque riconsiderate con maggior attenzione.
Ne avremmo un’ulteriore conferma esaminando il terzo cassettone ad essere preso in considerazione nell’articolo citato nella nota 3 [Figura 15].

Figura 15. Cassettone intarsiato, Bottega Rovelli o Caniana, fine XVII secolo, mercato antiquario (foto Gianni Cigolini).
Tra gli elementi che lo mettono in relazione al cassettone di Figura 6 possiamo citare e documentare visivamente una figura di cane intarsiata [Figure 6b e 15a].

Figura 6b. Particolare di una formella sulla fronte del cassettone di Figura 6 (foto di Paolo Bellingardi).

Figura 15a. Particolare di un fianco del cassettone di Figura 15 (foto di Gianni Cigolini).
Inoltre, come già segnalato nell’articolo di cui alla nota 3, il motivo del garofano intarsiato [Figura 15b] compare in uno spolvero attribuito a Giovanni Battista Caniana, rintracciato presso la Fondazione Fantoni a Rovetta (Bg) [Figura 16]. Tuttavia, un garofano identico a quello riprodotto sul cassettone di Figura 15 figura sulla lesena di un inginocchiatoio pubblicato sulla monografia dei Rovelli e a loro attribuibile senza troppe esitazioni [Figura 17, nota 6].

Figura 15b. Particolare del cassettone di Figura 15.

Figura 16. Spolvero attribuito a Giovanni Battista Caniana, Rovetta (Bg), Fondazione Fantoni, inv. A3154.

Figura 17. Bottega Rovelli, inginocchiatoio, stemma Calvi di Valnegra, XVII-XVIII secolo, collezione privata (Medolago-Boffelli-Calvi 2008 p. 230 n. 748, scheda p. 130 n. 395).
E ancora, alcune formelle del cassettone di Figura 15 sono le stesse che troviamo nel cassettone di Figura 1 [Figure 15c e 1b].

Figura 15c. Particolare del cassettone di Figura 15.

Figura 1b. Particolare del cassettone di Figura 1.
Infine, lo scontorno delle stesse formelle del cassettone di Figura 15 (vedi ancora Figura 15c) è del tutto simile a quello che delimita sia le ante inferiori di un armadio eseguito da Giovanni Battista Caniana per la parrocchiale di Stezzano (Bg) [Figura 18], sia l’anta del comodino di cui alla Figura 17.

Figura 18. Giovanni Battista Caniana, armadio (particolare), 1708, Stezzano (Bg), parrocchiale (Labaa 2001 p. 43 n. 78).
Il cassettone di Figura 15 può essere messo in relazione con un quarto mobile, inedito, di cui possediamo, purtroppo, solo brutte immagini [Figura 19].

Figura 19. Cassettone intarsiato, Bottega Rovelli o Caniana, fine XVII secolo, collezione privata.
In alcune formelle sulla fronte dei cassetti vediamo i putti sull’altalena di cui allo spolvero di Figura 5, riscontrabili nei cassettoni di cui sopra alle Figure 1 e 6.
In corrispondenza della rientranza della fronte, si osserva un motivo fiammato [Figura 19a], identico a quello che si trova lati della base dell’inginocchiatoio di Figura 17.

Figura 19a. Particolare del cassettone di Figura 19.
Di particolare interesse è il fianco [Figura 19b] in cui troviamo intarsiati sia lo stesso orso, in basso, che compare sul fianco del cassettone di Figura 15 [Figura 15d], sia il pavone, in alto, riscontrabile in un inginocchiatoio della bottega Rovelli pubblicato nell’articolo citato nella nota 1, ivi Figura 19.

Figura 19b. Particolare del cassettone di Figura 19.

Figura 15d. Particolare di un fianco del cassettone di Figura 15 (foto di Gianni Cigolini).
Alla luce di tutto quanto precede, ci si chiede come considerare, ad esempio, un cassettone pubblicato da Silvano Colombo nel 1991 come anonimo lombardo della metà del XVII secolo [Figura 20], poi classificato come proveniente dalla bottega dei Caniana per alcune assonanze con il cassettone di Figura 15, con particolare riferimento al decoro del piede che è uguale.

Figura 20. Bottega Rovelli (?), cassettone intarsiato, fine del XVII secolo, collezione privata (Colombo 1981 n. 324).
Per contro, il fregio intarsiato sulla fronte dei cassetti, già simile a quello di Figura 4, è pressoché identico a quello che decora il bancone da sacrestia nella chiesa di Camerata, frazione Cornello (Bg), opera dei Rovelli, probabilmente di Antonio attorno al 1675-1677 [Figura 21].

Figura 21. Antonio Rovelli (attr.), bancone (particolare), 1675-1677, Camerata, frazione Cornello chiesa dei Santi Cornelio e Cipriano (Medolago-Boffelli-Calvi 2008, p. 202 n. 548, scheda p. 111 n. 210).
A questo punto, si fa strada l’ipotesi che alcuni mobili attribuiti ai Caniana, tra cui quelli qui finora esaminati, possano essere invece attribuibili alla bottega dei Rovelli.
Questo mi induce a fare ammenda a proposito di un cassettone inserito nella monografia sui Revelli che avevo a suo tempo riclassificato come Caniana [Figura 22, nota 7].

Figura 22. Cassettone intarsiato, Bottega Rovelli o Caniana, fine XVII secolo, Finarte 6-7 maggio 2009 n. 363 (Medolago-Boffelli-Calvi 2008 p. 233 nn. 759-760, scheda p. 129 n. 380, ivi attribuito ai Rovelli).
Oggi non mi sentirei più di essere così perentorio perché il mobile in oggetto, appartenente alla stessa “famiglia” di quelli di cui alle Figure 6, 7 e 15, presenta sul fianco – almeno su quello che si può intuire nella Figura 22 – due formelle rettangolari in cui è intarsiato, su quella superiore, il pavone di cui alla Figura 19b e, su quella inferiore, lo stesso drago che decora i piedi del cassettone di Figura 1, entrambi riferibili più propriamente al “mondo” dei Rovelli.
Conclusioni
Abbiamo esaminato alcuni mobili in cui sembrano convivere elementi decorativi che portano ai Caniana – desumibili in buona parte da fonti iconografiche come gli spolveri – e altri che trovano riscontri puntuali nella produzione certa dei Rovelli.
Questi ultimi riscontri sembrano costituire un elemento sostanziale, tale da indurre ad attrarre nell’orbita Rovelli tutti i mobili in discorso. Tuttavia, poiché la bottega dei Rovelli si consolida in un’epoca, anche se di poco, precedente a quella in cui i Caniana iniziano a occupare la scena, è plausibile che i Caniana abbiano fatto proprio parte del repertorio figurativo dei Rovelli (nota 8).
Più in generale, le contaminazioni descritte possono derivare da comprovato forme di collaborazione tra le due botteghe oltre che al consueto scambio/utilizzo incrociato di fonti iconografiche.
Nella seconda parte di questo articolo, affronteremo altri casi, cercando di sviluppare ulteriormente queste considerazioni.
NOTE
[1] [Leggi/].
[2] Il principale testo di riferimento è quello scritto da Renza Labaa nel 2001 su Giovani Battista Caniana – preceduto dal catalogo curato con Emiliano Tironi nel 1973 – nei quali, tuttavia, viene dato precipuo rilievo alla sua attività di architetto. Possiamo poi citare il volume a cura di Mariolina Olivari sulle sacrestie di Alzano Lombardo (Bg) del 1994 e il più recente volume di Giosué Berbenni sui disegni d’organo da noi recensito [Leggi].
[3] Cfr. Andrea Bardelli-Micaela Mander, Su Giovan Battista e Giovanni Paolo Caniana, in Rassegna di Studi e Notizie del Castello Sforzesco, Milano 2007-2008, pp. 37-51. Chi fosse interessato a ricevere il pdf dell’articolo lo può richiedere scrivendo a info@antiquanuovaserie.it.
[4] Colle 1996, scheda n. 45 p. 60.
[5] L’immagine del confessionale è publicata nell’articolo citato nella nota 1, ivi Figura 12.
[6] Si veda in particolare il confronto con il pulpito di Antonio Rovelli per la parrocchiale di Mezzoldo (Bg) di cui abbiamo pubblicato un particolare nell’articolo citato nella nota 1, ivi Figura 24.
[7] Si rimanda all’articolo Della bottega Caniana il cassettone Finarte maggio 2009 (giugno 2009) [Leggi].
[8] Scrive Renza Labaa a proposito dei Caniana: “Le opere uscite dalle loro mani, nel periodo antecedente la prima rilevante commissione di Alzano, sono ancora anonime e risentono del tipo di produzione tipica del quadratore di mobili” (Labaa p. 45).
Bibliografia citata
-R. Labaa, E. Tironi, I Caniana architetti e intarsiatori, catalogo della mostra, Bergamo 1973.
-S. Colombo, L’arte del legno e del mobile in Italia, Bramante, Milano 1981.
-M. Olivari, Le sacrestie di Alzano Lombardo nella Basilica di San Martino, Amilcare Pizzi, Cisisello Balsamo (Mi) 1994.
-E. Colle, Museo d’Arti Applicate. Mobili e intagli lignei, Electa, Milano 1996.
-R. Labaa, Gian Battista Caniana Architetto e Intarsiatore, Press R3 per BCC Calcio e Covo, Almenno San Bartolomeo (Bg) 2001.
-A. Bardelli-M. Mander, Su Giovan Battista e Giovanni Paolo Caniana, in Rassegna di Studi e Notizie del Castello Sforzesco, Milano 2007-2008
-G. Medolago-R. Boffelli-G. Calvi, I Rovelli di Cusio e l’arte dell’intarsio e della tarsia lignea in Valle Brembana (secoli XVI-XX), A.V.B. Valtorta (Bg) 2008.
-G. Berbenni, Disegni d’organo dal XVI al XIX secolo dei Fantoni e dei Caniana, celebri intagliatori, scultori, intarsiatori e architetti bergamaschi, Associazione Giuseppe Serassi, Collana d’arte organaria, vol. XC, 2024.
Novembre 2026
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