Lo stipo Leighton, perduto mobile in ebano e avorio lombardo del XVII secolo
di Andrea Bardelli
English version below
Nel marzo di quest’anno, la studiosa Carlotta Gonzi mi ha contattato dopo avere letto l’articolo Mobili ebano e avorio in Lombardia tra XVII e XIX secolo, pubblicato in questo sito nel giugno 2014 (Leggi), essendo impegnata a svolgere una ricerca su uno stipo in ebano e avorio facente parte della collezione di Frederic Leighton (1830-1896), pittore britannico facente parte del movimento preraffaellita. Carlotta Gonzi mi riferiva che nel 1896, successivamente alla morte di Leighton, il mobile fu venduto da Christie’s a Londra nel 1896, dopodiché se ne persero le tracce.
Il catalogo della casa d’aste londinese così lo descriveva: “An Italian ebony cabinet, with folding doors inlaid in the centre with two male figures in the costumes of circa 1610, bands of scroll work in engraved ivory on either side, enclosing fourteen drawers and small folding doors with equestrian figures, small gilt handles – on an ebonised stand” (Stipo italiano in ebano, con ante a ribalta intarsiate al centro con due figure maschili in costumi del 1610 circa, fasce di volute in avorio inciso su entrambi i lati, contenente quattordici cassetti e piccole ante a ribalta con figure equestri, piccole maniglie dorate. [Collocato] su un supporto ebanizzato).
Ringrazio la studiosa e per avermi fornito l’unica immagine dello stipo, per altro parziale [Figura 1].

Figura 1. Stipo in ebano e avorio, Lombardia, XVII secolo, già collezione Frederic Leighton.
Mi veniva inoltre segnalato, come termine di confronto, uno stipo sul mercato antiquario [Figura 2a e 2b], gemello di quello pubblicato nell’articolo sopra citato (ivi Figura 5).


Figure 2a e 2b. Stipo in ebano e avorio, Lombardia, XVII secolo (?), mercato antiquario.
Altri due stipi pressoché gemelli sono presenti anche nelle collezioni del Castello Sforzesco di Milano [Figura 3].

Figura 3. Coppia di stipi in ebano e avorio, Lombardia, XIX secolo, Milano, Castello Sforzesco, Civiche Raccolte d’Arte, inv. nn. 445 e 200.
Già ritenuti da Gilda Rosa esemplari dell’inizio del XVII secolo (Rosa 1963 p. 60 n. 131), vengono successivamente attribuiti da Enrico Colle ad “anonimi artigiani attivi nel XIX secolo”, vicini alla produzione di Ferdinando Pogliani. Parlando di quello di sinistra, Colle ritiene “improbabile” la “scena mitologica intarsiata sul piano ribaltabile, così come la figura del guerriero dello sportello interno”, quest’ultima molto simile a quella presente su uno stipo analogo (ottocentesco) conservato nel Museo Leone a Vercelli; tardo cinquecentesca viene invece ritenuta la bocchetta in bronzo dorato (Colle 1996, p. 21o n. 302). Considerazioni simili sono svolte a proposito dello stipo di destra (Colle, op. cit. p. 211 n. 303).
Allo stipo del Museo Leone citato da Colle [Figura 4], possiamo affiancare quello conservato nel Castello di Racconigi (Cn) [Figura 5], pressoché identico a quello del Castello Sforzesco di Milano (inv. 200) se non per il fatto che si inverte il rapporto tra intarsio e base: palissandro su avorio, quello di Racconigi, avorio su ebano quello di Milano. Per entrambe, le schede predisposte dalla Soprintendenza per il Catalogo dei Beni Culturali indica una datazione alla seconda metà del XIX secolo.

Figura 4. Stipo in ebano e avorio, Lombardia, XIX secolo, Vercelli, Museo Leone.

Figura 5. Stipo in ebano e avorio, Lombardia, XIX secolo, Racconigi (Cn), Castello Reale, inv. 6386.
Questa relativa abbondanza di casi farebbe pensare a una produzione seriale ottocentesca, confermando il punto di vista di Colle. Tuttavia, un grande esperto di stipi come l’antiquario Paolo Canelli, in una perizia datata 14 febbraio 2001, definiva “opera originale ed autentica di artefici attivi in Lombardia durante la prima metà del XVII secolo” uno dei due stipi appartenenti alla collezione del Museo Mangini di Milano [Figura 6], non facente parte della stessa serie, ma stilisticamente paragonabile.

Figura 6. Stipo in ebano e avorio, Lombardia, XVII secolo, Milano, Museo Mangini.
Al momento attuale, non esistono criteri stilistici per identificare le realizzazioni ottocentesche da quelle originali seicentesche; l’unico metodo è quello dell’analisi tecnico-costruttiva al fine di identificare la presenza di chiodi e connessioni antiche, materiali di qualità e spessore compatibili con l’epoca, ecc.
Tornando allo stipo Leighton, suggestionato da uno stipo genovese già appartenuto alla collezione di Desmond Coke (1879-1931) studiato a suo tempo (Leggi), ma soprattutto dall’opinione di Colle che insiste molto sul carattere ottocentesco delle figure di guerrieri intarsiate, ho iniziato ad associare la figurina in avorio dello stipo Leighton, da un lato, alle cosiddette silhouette, databili dalla fine del XVIII in poi [Figura 7], dall’altro, alle stampe popolari ottocentesche [Figura 8].

Figura 7. Paul Konewka (1840-1871), illustrazione da Falstaff e i suoi amici, edizione inglese del 1872.

Figura 8. Carl von Häberlin (1832-1911), studenti e contadina a Padova nel XVI secolo, incisione, XIX secolo, Fototeca Gilardi.
Sarebbe quindi l’iconografia e, per ora, non altro a suggerire una datazione ottocentesca per lo stipo Leighton in assenza di un’adeguata analisi tecnico-costruttiva.
Infatti, gli stipi seicenteschi raffigurano preferibilmente scene tratte dalla mitologia classica o dai poemi epico o cavallereschi, piuttosto che scene tratte dalla contemporaneità come il figurino dello stipo Leighton [Figura 1a].

Figura 1a. Particolare dello stipo Leighton (Figura 1).
La rappresentazione di un personaggio tipo “moschettiere” ben si addice al gusto storicistico ottocentesco, come dimostra una sedia del genere “ebano-avorio” databile alla fine del XIX secolo e conservata, sempre a Vercelli, ma presso il Museo Borgogna [Figure 9 e 9a].


Figure 9 e 9a. Ferdinando Pogliani (?), Sedia in ebano e avorio, Lombardia XIX secolo, Vercelli, Museo Borgogna.
Tuttavia, c’è un dato cronologico, all’inizio trascurato, che depone decisamente a favore di una datazione seicentesca per lo stipo Leighton.
Non sappiamo esattamente quando Frederic Leighton ne sia entrato in possesso, ma appare difficile credere che egli possa aver acquistato inconsapevolmente un oggetto “contemporaneo”, ossia prodotto a Milano negli stessi anni. Aggiungo che, nel 1896, lo stipo passò per le mani degli esperti di Christie’s che ebbero la possibilità di esaminarlo dal vero rilevando tutti gli aspetti tecnici idonei a rivelarne l’autenticità come manufatto del XVII secolo. Infine, apprendo ancora da Carlotta Gonzi che lo stipo Leighton fu acquistato presso l’asta Christie’s – insieme a moltissimi altri oggetti – da Charles Fairfax Murray (1849-1919), pittore, ma soprattutto collezionista e antiquario, socio dell’illustre galleria Agnew’s e quindi esperto.
Colpo di scena finale!
Uno stipo conservato presso il Rijkmuseum di Amsterdam – della cui immagine siamo appena entrati in possesso – presenta forti analogie con lo stipo Leighton, per i decori intarsiati e soprattutto per il “figurino” intarsiato sull’anta al centro della fronte [Figura 10].

Figura 10. Stipo in ebano e avorio, Germania XVII secolo, Amsterdam, Rijkmuseum.
Pubblicato da Edi Baccheschi in un volume del 1969 come “Germania, primo quarto del secolo XVII” (Baccheschi 1969, p. 35), il mobile induce a considerare seriamente l’ipotesi che lo stipo Leighton sia tedesco, riaprendo la questione – ancora non sufficientemente indagata – della relazione tra ebanisteria tedesca e lombarda, i rapporti reciprochi di dipendenza stilistica e la loro direzione.
Nel 2026 ricorrerà il centenario dell’inaugurazione di Leighton House come museo pubblico a Londra ed è in programma un ciclo di mostre ed eventi per celebrare l’importante anniversario.
Un progetto di particolare interesse riguarda le collezioni “perdute” di Leighton, ovvero quegli oggetti di cui si persero le tracce.
È in corso una collaborazione con un’artista, Annemarieke Kloosterhof, che creerà facsimili di carta di alcuni degli oggetti più significativi della collezione andati perduti o a noi inaccessibili.
Uno degli oggetti selezionati è proprio lo stipo oggetto di questo articolo.
Tali facsimili verranno esposti a partire da Ottobre 2025 nella mostra Ghost Objects: Summoning Leighton’s Lost Collection (11 October 2025 – 1 March 2026) [Vedi].
Bibliografia citata
-G. Rosa, I mobili nelle civiche raccolte artistiche di Milano, Martello Editore, Milano, 1963.
-E. Colle, Museo d’Arti Applicate. Mobili e intagli lignei, Electa, Milano 1996.
-E. Baccheschi, Mobili tedeschi, Görlich, Milano 1969.
Ringrazio ancora una volta Carlotta Gonzi per lo spunto datomi e per le informazioni generosamente condivise. Ringrazio anche la Direzione di Leighton House per aver facilitato la pubblicazione di questo articolo.
The Leighton cabinet, a lost 17th-century Lombard ebony and ivory piece of furniture
by Andrea Bardelli
In March of this year, scholar Carlotta Gonzi contacted me after reading the article Mobili ebano e avorio in Lombardia tra XVII e XIX secolo (Ebony and Ivory Furniture in Lombardy between the 17th and 19th Centuries) published on this site in June 2014. (Read).
She was researching an ebony and ivory cabinet from the collection of Frederic Leighton (1830–1896), a British painter and member of the Pre-Raphaelite movement. Carlotta Gonzi informed me that in 1896, following Leighton’s death, the cabinet was sold by Christie’s in London, after which it disappeared. The London auction house’s catalog described it as follows: “An Italian ebony cabinet, with folding doors inlaid in the centre with two male figures in the costumes of circa 1610, bands of scroll work in engraved ivory on either side, enclosing fourteen drawers and small folding doors with equestrian figures, small gilt handles – on an ebonised stand”.
I thank the scholar for having provided me with the only image of the cabinet, which is also partial [Fig. 1].
I was also informed, as a matter of comparison, of a cabinet on the antiques market [Figg 2a and 2b], identical to the one published in the article mentioned above (ibid. Figure 5).
Two other almost identical cabinets are also present in the collections of the Castello Sforzesco in Milan [Fig. 3].
Already considered by Gilda Rosa to be early 17th-century examples (Rosa 1963 p. 60 no. 131), they were later attributed by Enrico Colle to “anonimi artigiani attivi nel XIX secolo” (anonymous craftsmen active in the 19th century)” close to the work of Ferdinando Pogliani. Referring to the one on the left, Colle considers “improbabile” (improbable) the “scena mitologica intarsiata sul piano ribaltabile, così come la figura del guerriero dello sportello interno” (mythological scene inlaid on the hinged top, as well as the figure of the warrior on the internal door). The latter is very similar to that on a similar cabinet (19th-century) preserved in the Museo Leone in Vercelli; the gilded bronze doorplate, however, is believed to be late 16th-century (Colle 1996, p. 21o no. 302). Similar considerations are made regarding the cabinet on the right (Colle, op. cit. p. 211 no. 303).
Alongside the cabinet from the Museo Leone cited by Colle [Fig. 4], we can also find the one preserved in the Racconigi Castle (Cn) [Fig. 5], which is almost identical to the one in the Castello Sforzesco in Milan (inv. 200) except for the inversion of the relationship between the inlay and the base: rosewood on ivory for the Racconigi one, ivory on ebony for the Milan one. For both, the entries prepared by the Superintendency for the Catalogue of Cultural Heritage indicate a dating to the second half of the 19th century.
This relative abundance of examples would suggest a nineteenth-century serial production, confirming Colle’s point. However, a great expert on cabinets, the antiquarian Paolo Canelli, in an appraisal dated February 14, 2001, defined one of the two cabinets belonging to the collection of the Museo Mangini in Milan [Fig. 6], not part of the same series, but stylistically comparable, as an “opera originale ed autentica di artefici attivi in Lombardia durante la prima metà del XVII secolo” (original and authentic work by artists active in Lombardy during the first half of the seventeenth century).
At present, there are no stylistic criteria for distinguishing nineteenth-century creations from seventeenth-century originals; the only method is technical-constructive analysis to identify the presence of antique nails and connections, materials of quality and thickness compatible with the period, etc.
Returning to the Leighton cabinet, inspired by a Genoese cabinet formerly belonging to the collection of Desmond Coke (1879-1931) studied years ago (Read ), but above all by Colle’s opinion, which strongly emphasizes the nineteenth-century character of the inlaid warrior figures, I have begun to associate the ivory figurine in the Leighton cabinet, on the one hand, with the so-called silhouettes, dating from the late eighteenth century onwards [Fig. 7], and on the other, with nineteenth-century popular prints [Fig. 8].
Therefore, it would be iconography and, for now, nothing else that suggests a nineteenth-century dating for the Leighton cabinet in the absence of an adequate technical-constructive analysis.
Actually, seventeenth-century cabinets preferentially depict scenes from classical mythology or epic or chivalric poems, rather than contemporary scenes like the figurine on the Leighton cabinet [Fig. 1a].
The representation of a “musketeer” type character is well suited to the historicist taste of the nineteenth century, as demonstrated by a chair of the “ebony-ivory” genre dating back to the end of the nineteenth century and preserved, again in Vercelli, but at the Museo Borgogna [Figg. 9 and 9a].
However, there is a chronological element, initially overlooked, that strongly supports a seventeenth-century dating for the Leighton cabinet.
We do not know exactly when Frederic Leighton acquired it, but it seems difficult to believe that he could have unknowingly purchased a “contemporary” object, that is, one produced in Milan during the same period. I would add that, in 1896, the cabinet came into the hands of Christie’s experts, who had the opportunity to examine it in person, noting all the technical aspects necessary to reveal its authenticity as a seventeenth-century artifact. Finally, I learned again from Carlotta Gonzi that the Leighton cabinet was purchased at Christie’s auction—along with many other objects—by Charles Fairfax Murray (1849–1919), a painter, but above all a collector and antiques dealer, a partner in the illustrious Agnew’s gallery and therefore an expert.
Final twist!
A cabinet preserved in the Rijksmuseum in Amsterdam – a picture of which we have just acquired – bears strong similarities to the Leighton cabinet, with its inlaid decorations and especially the “figure” inlaid on the door in the center of the front [Fig. 10].
Published by Edi Baccheschi in a 1969 volume as “Germany, first quarter of the 17th century” (Baccheschi 1969, p. 35), the piece of furniture leads us to seriously consider the hypothesis that the Leighton cabinet is German, reopening the question – still not sufficiently investigated – of the relationship between German and Lombard cabinetmaking, the reciprocal relationships of stylistic dependence and their direction.
2026 will mark the centenary of Leighton House’s opening as a public museum in London, and a series of exhibitions and events are planned to celebrate this important anniversary.
A particularly interesting project concerns Leighton’s “lost” collections—objects that have disappeared.
A collaboration is underway with artist Annemarieke Kloosterhof, who will create paper facsimiles of some of the collection’s most significant objects that have been lost or are inaccessible to us.
One of the selected objects is the cabinet that is the subject of this article.
These facsimiles will be exhibited starting in October 2025 in the exhibition Ghost Objects: Summoning Leighton’s Lost Collection (11 October 2025 – 1 March 2026) [See].
Cited bibliography
-G. Rosa, I mobili nelle civiche raccolte artistiche di Milano, Martello Editore, Milano, 1963.
-E. Colle, Museo d’Arti Applicate. Mobili e intagli lignei, Electa, Milano 1996.
-E. Baccheschi, Mobili tedeschi, Görlich, Milano 1969.
I thank Carlotta Gonzi once again for the inspiration and the information she generously shared. I also thank the management of Leighton House for facilitating the publication of this article.