Mobili intarsiati “alla tedesca” di probabile provenienza cremonese
di Andrea Bardelli
Nel corso di una recente asta presso la casa d’aste romana Arcadia è stato presentato un cassettone a ribalta intarsiato con scene di caccia, animali, fiori, frutta e insetti [Figura 1].

Figura 1. Cassettone a ribalta, Cremona, XVIII secolo, Arcadia 8-9 aprile 2025 n. 33.
Già appartenuto ai discendenti del duca Paolo Camillo Thaon di Revel, il mobile viene attribuito a Cremona. Bum!
Ritengo l’attribuzione del tutto azzeccata quanto inaspettata, dal momento che, soprattutto di questi tempi, le case d’aste e il mercato in generale sono poco propensi a sbilanciarsi sulla provenienza dei mobili ritenendolo un fattore poco determinante.
Non è stato possibile accertare un collegamento tra Cremona e la famiglia Thaon di Revel che è di origine nizzarda e lega da sempre i propri destini al Piemonte nonché, attraverso alcuni suoi membri illustri, alla casa Savoia.
Antefatto
La ricerca su mobili di questo genere parte da lontano e, più precisamente, da un cassettone a ribalta con alzata (trumò) proposto in asta da Porro nel 2005 e successivamente transitato sul mercato come bresciano [Figura 2].

Figura 2. Cassettone a ribalta con alzata, Cremona, prima metà del XVIII secolo, Porro novembre 2005 n. 60.
La forma è assai diversa, ma il tipo di intarsio è del tutto simile a quello che si riscontra nella ribalta di Figura 1. Si veda il confronto tra alcuni particolari dell’intarsio sulla fronte del cassetto della ribalta [Figura 1a] e del trumò di Figura 2 [Figura 2a] dove si possono notare fiori, frutta, uccelli e una piccola rana (nei cerchietti verdi) che sembra tratta dalla stessa fonte iconografica.

Figura 1a. Particolare della Figura 1.

Figura 2a. Particolare della Figura 2.
Di questo secondo mobile si era già occupato Alvar Gonzales Palacios nel capitolo intitolato Il mobile lombardo all’interno del volume Il tempio del gusto del 1986 con queste parole: “La scrivania con alzata qui illustrata è un buon esempio di quanto si dice, e tanto bene si inserisce in questo gusto mitteleuropeo che resto perplesso davanti a una sua precisa ubicazione geografica: Lombardia o Germania? Opto per la prima ipotesi, ma facendo presente il carattere germanizzante del mirabile intarsio” (nota 1).
Sebbene “qualcosa di tedesco” possa essere penetrato in terra bresciana dal Lago di Garda e alcuni particolari come la spalla triangolare ai lati dell’asse ribaltabile, gli spigoli scantonati e il movimento lievemente convesso della fronte si riscontrino nei mobili bresciani (nota 2), ho sempre dubitato che il trumò di Figura 2 si potesse ascrivere a Brescia, quanto, piuttosto lo si potesse collocare in ambito cremonese.
La mia convinzione derivava principalmente dal confronto con un altro cassettone a ribalta con alzata, completamente diverso, ma decorato con le medesime cartelle intarsiate [Figura 3, nota 3].

Figura 3. Cassettone a ribalta con alzata, Cremona (?), prima metà del XVIII secolo, collezione privata.
Se Brescia e Cremona condividono diversi modelli di mobili, questa tipologia di trumò decorato con le cornicette ebanizzate appartiene al lessico lombardo in senso stretto che a Cremona e dintorni è largamente diffuso, ma che Brescia ignora completamente (nota 3).
Mi sono allora rivolto per un consulto a Lucien Zinutti, antiquario e studioso del mobile antico, il quale aveva pubblicato nel 2011 un trumò decorato con cartelle intarsiate dello stesso genere di quelle in esame, collocandolo nella Bassa lombarda [Figura 4, nota 4]

Figura 4. Cassettone a ribalta con alzata, Bassa Lombardi (Cremona?), prima metà del XVIII secolo, già Semenzato luglio 1992 n. 124, ivi definito “lombardo-veneto”.
Come si può osservare, quest’ultimo mobile condivide, con il trumò di Figura 2, la spalla triangolare (ai lati dell’asse ribaltabile) che prosegue nello spigolo scantonato e, con il trumò di Figura 3, la specchiatura unica al centro dell’alzata, per altro di sagoma diversa.
Ci troviamo quindi in presenza di una produzione di mobili sostanzialmente dissimili che però sfruttano la medesima idea decorativa.
A Zinutti inviavo le immagini dei mobili di cui alle Figure 2 e 3, le uniche allora in mio possesso, chiedendo i motivi dell’attribuzione del mobile di Figura 4 alla Bassa Lombardia, definizione del tutto compatibile con una sua più precisa collocazione in ambito cremonese.
Lo studioso mi confermava che, a suo avviso, i mobili non avevano nulla che fare con Brescia, ribadendo una provenienza dalla (Bassa) Lombardia e un riferimento alle tarsie dei fratelli Johann Friedrich e Heinrich Wilhelm Spindler, rimarcandone l’influenza sul mobile lombardo (nota 5).
L’opinione coincideva con l’intuizione di Gonzales Palacios, sopra riferita, circa l’origine tedesca di questo genere di decorazione intarsiata.
A titolo esemplificativo, mostriamo un cassettone a ribalta con alzata eseguito dai fratelli Spindler per la famiglia Brandenstaein di cui reca lo stemma, passato in asta lo scorso anno da Van Ham [Figura 5]. Anche in questo caso, la tipologia è del tutto diversa però l’idea decorativa è la stessa (nota 6).

Figura 5, Johann Friedrich e Heinrich Wilhelm Spindler, cassettone a ribalta con alzata, Van Ham 12 novembre 2024 n. 85.
La nuova ribalta
La ribalta da cui siamo partiti (vedi ancora Figura 1), quindi, si inserisce nel contesto di una produzione caratterizzata da un particolare tipo di intarsio che le considerazioni fin qui svolte collocano in Lombardia, forse a Cremona, sotto l’influsso dell’ebanisteria tedesca e, segnatamente, dalle opere dei fratelli Spindler.
Grazie a questa ribalta comparsa di recente, la pista cremonese si fa più consistente per una serie di nuovi indizi che è possibile individuare.
Il primo è il movimento della fronte caratterizzato da un andamento spezzato “a balestra” con spigoli vivi – ancora più evidente nel trumò di Figura 4 – che nel Cremonese è molto diffuso anche se non lo possiamo considerare tipico.
Il secondo indizio è il bordo laterale dell’asse ribaltabile (che prosegue lungo il lato corto del piano superiore) leggermente aggettante rispetto al verticale del fianco. Come si faceva notare in un precedente contributo specifico sull’argomento, questa è una caratteristica prettamente piemontese che, tuttavia, viene presa in prestito dall’ebanisteria bresciana e da quella cremonese (nota 7).
Fonti iconografiche
Agli indubbi influssi tedeschi già evidenziati, penso di poter aggiungere alcune influenze di origine fiamminga.
Il fianco della ribalta in esame è decorato con un pappagallo appollaiato su un trespolo che compare molto spesso sia nel mobile fiammingo, sia in diverse tipologie di mobili italiani di chiara derivazione dalle Fiandre. Accostato al fianco intarsiato della ribalta [Figura 1b] mostro il fianco di un canterano appartenente a una tipologia che si è soliti collocare in Veneto, segnatamente a Padova, anche se non si può escludere che qualche esemplare possa essere di produzione lombarda [Figure 6 e 6a].

Figura 1b. Particolare del fianco della ribalta di Figura 1.

Figura 6a. Particolare del fianco del cassettone di Figura 6 (qui di seguito).

Figura 6. Cassettone, Veneto, XVII-XVIII secolo, mercato antiquario.
Il riferimento alle Fiandre poggia anche su altri elementi. Si vedano, ad esempio, messe a confronto con il decoro esterno dell’asse della ribalta di Figura 1 [Figura 1c], due incisioni del fiammingo Adrien Collaert (1560 circa-1618), tratte da un’invenzione di Hans Bol (1535-1593), anch’egli fiammingo, pubblicate nelle Fiandre nel 1584 da Anna van van Hoeswinckel [Figure 7 e 8].

Figura 1c. Particolare della facciata esterna del piano ribaltabile nella ribalta di Figura 1.

Figura 7. Adriaen Collaert da Hans Bol, caccia al cinghiale, incisione cm. 14,3 x 20, editore Anna van Hoeswinckel, Anversa 1584, Chicago Art Institute.

Figura 8. Adriaen Collaert da Hans Bol, caccia al cervo, incisione cm. 14,3 x 20, editore Anna van Hoeswinckel, Anversa 1584, Chicago Art Institute.
Non solo le due incisioni raffigurano due soggetti di caccia molto simili, ma la cornice con alternanza di animali e fiori ricorda le composizioni a intarsio che decorano tutti i mobili di cui ci stiamo occupando [Figure 1d e 7a].

Figura 1d. Particolare del fianco della ribalta di Figura 1.

Figura 7a. Particolare dell’incisione di Figura 7.
NOTE
[1] A.G.Palacios, Il tempio del gusto (Il Granducato di Toscana e gli Stati Settentrionali), Longanesi, Milano 1986, p. 254, ill. 543-544.
[2] Per la forma dei mobili bresciani in discorso si veda l’articolo Mobili intarsiati in stile Luigi XIV: Brescia o Modena (o Rolo) (novembre 2023) [Leggi ].
[3] Sul mobile cremonese si rimanda all’articolo Appunti sull’ebanisteria a Cremona (febbraio 2013) [Leggi], ivi Figure 5 e 6.
[4] L. Zinutti, Il linguaggio del mobile antico, Devanzis, Treviso 2011, p. 212.
[5] A questo proposito, si rimanda all’articolo Il cassettone lombardo alla veneta: no alla tedesca (luglio 2014) [Leggi].
[6]
Evidenzio, a margine, alcuni particolari allo scopo di rafforzare il legame tra la produzione degli Spindler e i mobili che stiamo esaminando e, possibilmente, con l’ebanisteria cremonese.
Il cappello o cimasa del trumò Spindler assomiglia a quello del mobile di Figura 2 e, ancor più, a quello di una serie di trumò attribuibili a un ignoto ebanista noto come “Il Sartirana”, che si ritiene fosse attivo a Cremona (vedi ancora l’articolo richiamato nella nota 3, ivi Figure 7 e 8); il piede del mobile di Figura 4 (vedi sopra) è uguale a quello di una ribalta presentata in un altro contesto, eseguita nel 1771 da Johann Friedrich Spindler per la famiglia romana Odescalchi. Vedi l’articolo Giovani Clavella alias Garofalo, ebanista del Settecento (maggio 2023) [Leggi], ivi Figura 3.
[7] Si rimanda all’articolo Il bordo aggettante della ribalta è solo piemontese? (luglio 2017) [Leggi ]. Come segnalato in questo articolo e in quello della nota 3 più volte citato, il mobile cremonese, in qualche caso, costituisce una sintesi tra stilemi piemontesi e veneti (talvolta mediati da Brescia).
Un ringraziamento agli antiquari, nonché periti ed esperti, Lucien Zinutti e Mauro Beltrametti
Agosto 2025
© Riproduzione riservata
Post-scriptum [1.8.2025]
A seguito della segnalazione di Claudio Cagliero, restauratore e studioso, che ringrazio, è stato possibile precisare il legame tra i Thaon di Ravel e Cremona.
La didascalia che accompagna la ribalta nel catalogo Arcadia, non si limitava a citare come proprietari i discendenti Thaon de Revel, bensì specificava la provenienza del mobile dalla collezione Imperiali.
Come si legge nell’archivio Ala Ponzone Cattaneo presso l’Archivio di Stato di Cremona, Clorinda Thaon de Revel, figlia di Paolo, e moglie di Mariano Imperiali, duca di Francavilla, ricevette dagli eredi degli Ala Ponzone, estintisi nel 1885 con la morte di Filippo, il palazzo di via Oscasali a Cremona con quanto in esso contenuto [https://archiviodistatocremona.cultura.gov.it/sites/default/files/pdf-fondi-archivio/Ala%20Ponzone%20Cattaneo%20I.pdf, p. 3]. Il palazzo, già appartenuto ad Antonio Cattaneo, alla sua morte avvenuta nel 1817, pervenne al marchese Ala Ponzone, figlio dell’unica sorella Paola.