Mobili intarsiati tra il Piemonte e il Bresciano

di Mauro Beltrametti e Andrea Bardelli

Ci si imbatte talvolta in mobili “rompicapo” per quanto riguarda l’individuazione dell’area geografica da cui provengono.
È il caso di un cassettone a ribalta della metà circa del XVIII secolo che sappiamo essere appartenuto a una famiglia di Reggio Emilia, presso la quale è stato conservato almeno dagli inizia del Novecento e identificata come lombardo [Figura 1].

ribalta-intarsiata-lombardia-xviii-secolo

Figura 1. Cassettone a ribalta, Lombardia, XVIII secolo, mercato antiquario.

Se il piede è di tipo piemontese, l’impaginazione della fronte dei cassetti rimanda maggiormente a Brescia (nota 1), all’epoca territorio veneto, e alla Lombardia.
La spalla ai lati dell’asse ribaltabile la si riscontra specialmente nel mobile bresciano e in quello cremonese, mentre la cartella lungo lo spigolo si ritrova in numerosi mobili della serie “cornicette ebanizzate” che si ipotizza possano essere di provenienza cremonese [Figura 2, nota 2].

ribalta-cornicette-nere-lombardia-xviii-secolo

Figura 2. Cassettone a ribalta, Lombardia, XVIII secolo, mercato antiquario.

Discorso analogo per quanto riguarda un cassettone passato sul mercato come piemontese, di cui sappiamo avere gli interni in pioppo, dato questo che non ci è di grande aiuto perché il pioppo e usato comunemente sia in Piemonte, sia nel Bresciano [Figura 3].

cassettone-intarsiato-lombardia-xviii-secolo

Figura 3. Cassettone, Lombardia, XVIII secolo, mercato antiquario.

Il confronto con la ribalta di Figura 1 è ineludibile.
Effettivamente, il piede è ancora più piemontese, ma i pomelli sono tipicamente lombardi.
Lo stesso dicasi per un altro cassettone le cui parti interne, schienale e struttura dei cassetti, sono in pioppo e gli intarsi “a buio”, ossia inseriti nel massello all’uso piemontese, diffuso anche nel Piacentino; i pomelli sono di tipo lombardo [Figure 4, 4a e 4b].

cassettone-lombardia-xviii-secolo

Figura 4. Cassettone, Lombardia, XVIII secolo, mercato antiquario.

cassettone-lombardia-xviii-secolo
cassettone-lombardia-xviii-secolo

Figura 4a e 4b. Particolari del cassettone di Figura 4.

Transitato sul mercato antiquario come lombardo, questo mobile presenta – pur nella sua modestia – innegabili analogie con i due precedenti, in particolare con quello di Figura 3.
A questo punto, il dilemma è se considerare i mobili di cui alle Figure 1, 3 e 4 dei mobili piemontesi del tutto anomali oppure se collocarli in un ambito come quello cremonese – eventualmente allargato alla vicina Piacenza – che subisce l’influsso piemontese e che condivide con Brescia, soprattutto nelle zone di confine, diverse soluzioni morfologiche e decorative.
Esiste però una terza e più audace possibilità che, come tale, proponiamo.
Tempo fa era in vendita presso un antiquario di Borgo San Giacomo (Bs) un cassettone in massello di noce, inizialmente proposto come mobile proveniente dalla Valcamonica e successivamente riconsiderato come piemontese. Ne mostriamo un’immagine prima che uno sciagurato restauro modificasse il piede con un decoro intagliato a rilievo, forse per dimostrarne la “piemontesità” [Figura 5].

cassettone-lombardia-xviii-secolo

Figura 5. Cassettone, Lombardia, XVIII secolo, mercato antiquario.

La forma del piede e, soprattutto, il modo di intagliare le cartelle nello spessore del legno parlano piemontese, ma non possiamo dire, pomelli lombardi a parte, che questo mobile si possa considerare tipicamente piemontese.
Un altro esempio è fornito da un cassettone, che si sarebbe tentati di attribuire al Piemonte per il bordo del piano, per lo spigolo arrotondato e per il piede, ma difficilmente classificabile per altri versi, ad esempio il decoro intarsiato sui cassetti [Figura 6].

cassettone-lombardia-xviii-secolo

Figura 6. Cassettone, Lombardia, XVIII secolo, mercato antiquario.

Questo mobile era proposto da un antiquario di Sabbio Chiese (Bs) senza alcuna indicazione di provenienza.
Per tutto quanto precede, si può instillare il dubbio della presenza nelle valli bresciane di una produzione di mobili che, del tutto inaspettatamente e, per ora inspiegabilmente, si rifà alla mobilia piemontese (nota 3).
La questione resta quindi aperta.

NOTE

[1] Si veda, in particolare, il cassettone eseguito da Geronimo Gaia nella Franciacorta bresciana: Cassettone intarsiato firmato Gaia, Brescia 1769 (gennaio 2007) [Leggi].

[2] Si rimanda all’articolo Canterani lombardi “post Veneroni” (marzo 2011) [Leggi, ivi Figura 2].

[3] A proposito di un’altra affinità morfologica tra alcune ribalte piemontesi e altre bresciane, ossia il bordo aggettante ai lati del piano ribaltabile, si rimanda all’articolo Il bordo aggettante delle ribalte è solo piemontese? (luglio 2017) [Leggi]. Cogliamo l’occasione per dire che la ribalta ivi considerata bresciana (vedi Figura 2) potrebbe invece provenire dal Ducato di Modena e Reggio; vedi, in proposito l’articolo Mobili intarsiati in stile Luigi XIV: Brescia o Modena (o Rolo) (novembre 2023) [Leggi].


Ringraziamo per la collaborazione Claudio Cagliero, restauratore e studioso, il quale sostiene che nessuno dei mobili in questione si può considerare piemontese in senso stretto
.

Ottobre 2025

© Riproduzione riservata